Axum (sommergibile)

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Axum
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipo Sommergibile di piccola crociera
Classe Adua
Proprietà Regia Marina
Cantiere CRDA, Monfalcone
Impostata 8 marzo 1936
Varata 27 settembre 1936
Entrata in servizio 2 dicembre 1936
Destino finale incagliato ed autoaffondato il 28 dicembre 1943
Caratteristiche generali
Dislocamento in superficie 697,254 t
in immersione 856,397 t
Lunghezza fuori tutto 60,18 m
Larghezza 6,45 m
Pescaggio 4,66 m
Profondità operativa 80 m
Propulsione 2 motori diesel FIAT da 1400 CV totali
2 motori elettrici Magneti Marelli da 800 CV totali
Velocità in superficie: 14 nodi
in immersione: 7,5 nodi
Autonomia in emersione: 2200 mn a 14 nodi
o 3180 mn a 10 nodi
in immersione:7,5 mn alla velocità di 7,5 nodi
o 74 mn a 4 nodi
Equipaggio 4 ufficiali, 32 sottufficiali e marinai
Armamento
Armamento [1]

informazioni prese da [2]

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L’Axum è stato un sommergibile della Regia Marina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Una volta in servizio entrò a far parte della 32ª Squadriglia Sommergibili, basata a Napoli[3].

Il 27 agosto 1937, nel corso della guerra di Spagna, svolse una missione a favore delle forze franchiste: tale missione, svolta nel Canale di Sicilia, si concluse il 5 settembre senza che fosse stata avvistata alcuna unità sospetta[3][4].

Assegnato poi alla 71ª Squadriglia del VII Gruppo Sommergibili di Cagliari[5], rimase in realtà di base a Napoli, e così si trovava all’ingresso dell’Italia nel secondo conflitto mondiale[3]. Nella prima fase della guerra operò principalmente nel bacino occidentale del Mediterraneo[3].

Il 9 novembre 1940, di pomeriggio, lasciò Cagliari e fu inviato al largo dell'isola La Galite insieme ad altri quattro sommergibili (tra cui i gemelli Alagi ed Aradam) in opposizione all’operazione britannica «Coat» (con vari obiettivi, tra i quali l’invio di navi da guerra da Gibilterra ad Alessandria, di convogli a Malta e in Grecia, l’attacco aerosilurante contro Taranto e l’attacco a convogli italiani nel Basso Adriatico): quello stesso giorni, poco dopo le sette di sera, ascoltò all’idrofono rumori di turbine, ma la distanza risultò eccessiva anche solo per tentare una manovra di avvicinamento[6].

Il 16 giugno 1941, nel corso di un’altra missione (al comando del capitano di corvetta Emilio Gariazzo), raggiunse il proprio settore d’agguato tra Ras Uleima e Marsa Matruh, da dove, il 20, fu fatto spostare più vicino a Bengasi[3]. Il 23 giugno, nottetempo, individuò una nave che navigava verso ovest e l’attaccò con il lancio di un siluro da 800 metri; essendo l’arma difettosa, mancò il bersaglio e fu quindi lanciato un altro siluro, che tuttavia mancò ancora l’unità nemica, transitandole pochi metri a poppa[3]. Individuato dalla nave, l’Axum si dovette immergere e fu bombardato per poco tempo con cariche di profondità, senza comunque subire danni[3].

Nel settembre 1941, durante l’operazione britannica «Halberd» (si trattava di una missione di rifornimento di Malta, ma i comandi italiani pensarono potesse trattarsi di un’azione di bombardamento navale contro le coste italiane) fu dislocato a levante delle Baleari in funzione difensiva (insieme ad altri tre sommergibili), ma la formazione britannica non passò in quelle acque[7].

Il 15 luglio 1942, in missione – al comando del tenente di vascello Emilio Ferrini – ad est dell’Isola dei Cani, individuò il posamine veloche HMS Welshman in navigazione alla volta di Malta; si portò all’attacco – complicato dal fatto che il mare mosso ostacolava il mantenimento della quota periscopica – e, nottetempo, lanciò tre siluri, che però non andarono a segno per via delle avverse condizioni meteomarine[3].

L’11 agosto 1942 fu tra gli undici sommergibili disposti in agguato a settentrione della Tunisia, tra Scoglio Fratelli e Banco Skerki, per attaccare un convoglio britannico per Malta: si trattava dell’operazione britannica «Pedestal», poi sfociata nella Battaglia di mezzo agosto[3][8]. Il 14 agosto individuò il convoglio inglese, che notò (alle 19.33) essere composto da circa 15 mercantili, due incrociatori e vari cacciatorpediniere; alle 19.42 si portò a 15 metri e manovrò per avvicinarsi al convoglio, alle 19.48 tornò a quota periscopica, e, alle 19.55, da distanze comprese tra i 1300 ed i 1800 metri, lanciò una salva di quattro siluri: tre andarono a segno, colpendo il moderno incrociatore leggero Nigeria (8530 t), il vecchio incrociatore antiaereo Cairo (4190 t) e la nave cisterna Ohio (9514 tsl)[3][8]. Sul Cairo una devastante esplosione asportò la poppa ed uccise 24 uomini[9]; dopo vari tentarivi di rimorchio la nave, in fiamme ed immobilizzata, dovette essere affondata a cannonate dall’HMS Derwent[3][8]. Il Nigeria ebbe 52 morti a bordo e, in fiamme e con forte sbandamento, dovette tornare a Gibilterra con la scorta di tre cacciatorpediniere (la nave era peraltro l’ammiraglia del comandante della Forza X di scorta al convoglio, ammiraglio Harold Borrough, che dovette trasferirsi sul cacciatorpediniere Ashanti), restando fuori uso sino al settembre 1943[3][8]. L'Ohio ebbe gravi danni ma riuscì a proseguire per Malta e a raggiungerla dopo un’autentica epopea, durante la quale fu colpita nuovamente da aerei; affondò nel porto dell’isola dopo aver scaricato il carburante[3][8]. Intanto l'Axum, che si era immerso, fu sottoposto, a partire dalle 19.59, a caccia con bombe di profondità, protrattasi per circa due ore; il sommergibile rimase ad una quota compresa tra i 100 ed i 120 metri, senza riportare danni, ed emerse alle 22.50 osservando gli effetti del suo lancio e degli altri contemporanei attacchi aerei e subacquei[8].

Alla proclamazione dell’armistizio (8 settembre 1943) il sommergibile stava effettuando la riparazione dei motori Diesel a Pozzuoli[3]; trasferitosi in un primo tempo a Palermo, ove si consegnò agli Alleati, lasciò tale porto il 20 settembre insieme a cinque sommergibili e a numerose altre unità navali, portandosi a Malta[10]. Il 9 ottobre lasciò Malta e rientrò in Italia[11], a Taranto[3].

Con il tenente di vascello Giovanni Sorrentino come comandante, fu impiegato nel trasporto di spie e sabotatori da sbarcare in territori occupati dai tedeschi[3].

Il 20 novembre partì per la sua prima missione, sbarcando operatori nei pressi di Morea (Grecia); rientrò alla base il 7 dicembre[3].

Il 19 dicembre lasciò Brindisi per la seconda missione, ma dovette subito rientrare per un guasto ad uno dei motori diesel[3].

Il 25 dicembre 1943 salpò da Taranto[3] per recuperare degli informatori nel Golfo di Arcadia, a sud di Capo Katacolon (Grecia)[12]. Il 27 dicembre, di sera, raggiunse il punto stabilito per il reimbarco e ricevette i segnali concordati da terra; fu quindi calato un canotto, guidato da un ufficiale inglese[12]. Mentre, nell’attesa del ritorno, manovrava a poca distanza dalla riva, l’Axum finì con l’incagliarsi su di una secca non segnalata nelle poco dettagliate carte in dotazione[3][12]. Nonostante le manovre tentate, non fu possibile disincagliare l’unità; l’equipaggio fu sbarcato ed il 29, nella prima mattinata, il comandante Sorrentino ed i pochi altri rimasti a bordo autoaffondarono il sommergibile[3][12].

Equipaggio ed informatori effettuarono una marcia di cinque giorni attraverso le montagne della Morea, raggiungendo un’area più sicura per il reimbarco; il 29 gennaio 1944 furono tutti recuperati dalla torpediniera Ardimentoso[3][12].

In tutto l’Axum aveva svolto 27 missioni offensivo-esplorative e 22 di trasferimento, per una percorrenza totale di 22.889 miglia in superficie e 3.413 miglia in immersione[3]. Nel corso della guerra erano deceduti due membri dell’equipaggio, il capo di seconda classe Giuseppe Bocci ed il marinaio Emilio Poletti, rispettivamente il 28 giugno 1941 ed il 6 aprile 1942[13].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Da Navypedia.
  2. ^ :: Museo della Cantieristica ::
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w :: Museo della Cantieristica ::
  4. ^ Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini ad oggi, p. 197
  5. ^ Untitled Document
  6. ^ Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini ad oggi, p. 267-268
  7. ^ Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini ad oggi, p. 299
  8. ^ a b c d e f Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini ad oggi, p. 333-337-338
  9. ^ Royal Navy casualties, killed and died, August 1942
  10. ^ J. Caruana su Storia Militare n. 204 – settembre 2010, p. 56
  11. ^ J. Caruana su Storia Militare n. 204 – settembre 2010, p. 63
  12. ^ a b c d e Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini ad oggi, p. 379-380
  13. ^ Caduti
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