Gondar (sommergibile)

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Gondar
Rsmgondar.jpg
Vista di poppa del Gondar. Notare gli alloggiamenti cilindrici per SLC
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipo Sommergibile di piccola crociera
Classe Adua
Proprietà Regia Marina
Cantiere OTO, Muggiano
Impostazione 15 gennaio 1937
Varo 3 ottobre 1937
Entrata in servizio 28 febbraio 1938
Destino finale autoaffondato dopo essere stato danneggiato da cacciatorpediniere ed aerei britannici il 30 settembre 1940
Caratteristiche generali
Dislocamento in immersione 856,397 t
Dislocamento in emersione 697,254 t
Lunghezza fuori tutto 60,18 m
Larghezza 6,45 m
Pescaggio 4,66 m
Profondità operativa 80 m
Propulsione 2 motori diesel FIAT da 1400 CV totali
2 motori elettrici Magneti Marelli da 800 CV totali
Velocità in immersione  7,5 nodi
Velocità in emersione  14 nodi
Autonomia in emersione: 2200 mn a 14 nodi
o 3180 mn a 10 nodi
in immersione:7,5 mn alla velocità di 7,5 nodi
o 74 mn a 4 nodi
Equipaggio 4 ufficiali, 32 sottufficiali e marinai
Armamento
Armamento [1]
  • 4 tubi lanciasiluri da 533 mm a prora
  • 2 tubi lanciasiluri da 533 mm a poppa
  • 2 mitragliere singole Breda Mod. 31 da 13,2 mm (3.000 colpi)

informazioni prese da [1] e [2]

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Il Gondar è stato un sommergibile della Regia Marina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Faceva parte della XI Squadriglia Sommergibili, basata a La Spezia[2]

Fu scelto per l'impiego come mezzo «avvicinatore» di SLC e nell'agosto-settembre 1940 modificato di conseguenza: furono eliminati il cannone da 100/47 Mod. 1935, le sue munizioni, due siluri ed altro materiale; sul ponte di coperta del sommergibile furono collocati tre cilindri a tenuta stagna (uno a prua e due, affiancati, a poppa), nei quali potevano essere alloggiati altrettanti SLC[3]. Del peso di 2,8 tonnellate, tali cilindri erano in grado di resistere fino a 90 metri di profondità, il triplo della profondità consentita dal sistema, più rudimentale, adottato sul primo sommergibile avvicinatore, l’Iride[2][3].

Un siluro a lenta corsa durante le prove

Dopo il fallimento del primo tentativo di attacco contro il porto di Alessandria d'Egitto – conclusosi con l'affondamento dell’Iride e della nave appoggio Monte Gargano ad opera di aerosiluranti[4] –, il Gondar fu scelto per il secondo tentativo, denominato operazione «G.A. 2», che prese avvio il 19 settembre 1940[2][5].

Il 21 settembre il sommergibile, una volta imbarcati i tre SLC, lasciò La Spezia al comando del tenente di vascello Francesco Brunetti, ex comandante del predecessore del Gondar, l'Iride[2][5]. Giunto a Messina nella serata del 23, il Gondar prese a bordo gli uomini della X Flottiglia MAS destinati all'impresa: il capitano di fregata Mario Giorgini – comandante della I Flottiglia MAS e dell'operazione –, i sei operatori degli SLC (quattro ufficiali e due sottufficiali), fra cui vi era anche il capitano del Genio Navale Elios Toschi, inventore, insieme a Teseo Tesei, degli SLC, e due sottufficiali operatori di riserva[2][5].

Il Gondar partì da Messina alle 7.30 del 24 settembre, diretto nel punto «D» al largo di Alessandria, dove avrebbe dovuto verificare che non vi fossero unità nemiche di vigilanza; sarebbe quindi proseguito sino al punto «A», dove si sarebbe fermato per rilasciare gli SLC[2][5].

Arrivato nel punto «D» nella notte tra il 28 ed il 29 settembre, il sommergibile rilevò però i segni di un'intensa attività navale britannica: fu avvistata una corvetta e all'idrofono furono avvertiti i rumori di turbine appartenenti ad almeno tre navi differenti, nonché, in un secondo tempo, anche quelli dei motori di altre navi che si stavano allontanando[5]. Solo alle sette di sera del 29 fu possibile emergere, in ritardo sulle previsioni, ma quasi subito fu ricevuto a bordo un messaggio di precedenza assoluta inviato da Supermarina alle 13.55: il Gondar sarebbe dovuto rientrare subito a Tobruk, dato che l'operazione era stata rimandata per la partenza da Alessandria della maggior parte della flotta inglese (bersaglio dell'attacco), uscita in mare con le navi maggiori e 10 cacciatorpediniere il giorno 28, a protezione di due incrociatori, il Liverpool ed il Gloucester, impegnati in missione di trasporto a Malta di 2000 uomini[5].

Alle 20.30, sulla rotta di rientro, il Gondar s'imbatté nel cacciatorpediniere australiano Stuart a soli 1500 metri, dovendosi immergere con rapidità ad 80 metri[2][5]. La nave avversaria individuò però in breve il sommergibile con l'ecogoniometro, iniziando a bombardarlo con cariche di profondità; due ore dopo (alle 22.30) si unirono alla caccia il cacciatorpediniere Diamond ed una corvetta, cui si aggiunsero poi anche ricognitori ed aerei antisommergibili (in particolare un idrovolante Short Sunderland)[2][5]. Investito da una simile pioggia di bombe di profondità, il Gondar, gravemente danneggiato nonostante tutte le manovre evasive, dovette emergere, dopo aver resistito per dodici ore: erano le 8.30 del 30 settembre[2][5].

Un siluro a lenta corsa in un museo navale

Una volta a galla alcuni uomini, tra cui Brunetti, avviarono le manovre di autoaffondamento: il sommergibile s'inabissò di poppa nel giro di poche decine di secondi, su un fondale di 2000 metri, a circa 110 miglia per 300° dal faro di Alessandria[2][5].

Nell'affondamento vi fu una vittima, il marinaio elettricista Luigi Longobardi, attardatosi a bordo con il comandante Brunetti e pochi altri per avviare le manovre di autoaffondamento e ucciso in mare, dove era stato fra gli ultimi a buttarsi, dallo scoppio di una bomba: alla sua memoria fu conferita la Medaglia d'oro al valor militare[6]. Il resto dell'equipaggio fu tratto in salvo – e fatto prigioniero – dallo Stuart[2][5].

Con l'affondamento del Gondar i servizi segreti britannici iniziarono ad insospettirsi circa l'esistenza di un corpo speciale della Regia Marina incaricato delle incursioni nei porti nemici, (reparto sul quale del resto avevano già alcune informazioni): notarono infatti la presenza dei tre cilindri presenti sul ponte del sommergibile, nonché la presenza, fra i prigionieri, di numerosi subacquei[5].

Il Gondar aveva svolto in tutto 4 missioni di guerra, percorrendo complessivamente 3440 miglia in superficie e 534 in immersione[7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Da Navypedia.
  2. ^ a b c d e f g h i j k Regio Sommergibile Gondar
  3. ^ a b Giorgio Giorgerini, Attacco dal mare. Storia dei mezzi d'assalto della Marina italiana, p. 112-113
  4. ^ Giorgio Giorgerini, Attacco dal mare. Storia dei mezzi d'assalto della Marina italiana, p. 172
  5. ^ a b c d e f g h i j k l "Giorgio Giorgerini, Attacco dal mare. Storia dei mezzi d'assalto della Marina italiana, p. da 175 a 178"
  6. ^ http://www.marina.difesa.it/storia/movm/Parte06/MOVM6071.asp
  7. ^ Attività Operativa
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