Atleti Olimpici Rifugiati

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Atleti Olimpici Rifugiati ai Giochi olimpici
Atleti Olimpici Rifugiati
Codice CIO EOR
Cronologia olimpica
Giochi olimpici estivi

2016 · 2020

Giochi olimpici invernali

nessuna partecipazione

Atleti Olimpici Rifugiati è il nome della squadra di atleti rifugiati organizzata da Comitato Olimpico Internazionale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La creazione della squadra venne annunciata dal Presidente del CIO Thomas Bach all'Assemblea generale delle Nazioni Unite (ONU) nell'ottobre 2015[1], frutto di un'iniziativa del Comitato Olimpico Internazionale per portare attenzione sulla crisi globale dei rifugiati e "agire come simbolo di speranza per i rifugiati"[2] e partecipò per la prima volta ai Giochi olimpici alla XXXI Olimpiade, che si svolse a Rio de Janeiro (Brasile) dal 5 al 21 agosto 2016.[3][2]

Giochi olimpici di Rio de Janeiro 2016[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Atleti Olimpici Rifugiati ai Giochi della XXXI Olimpiade.

Il 3 giugno 2016 il CIO annunciò i componenti della squadra[4].

Parteciparono complessivamente 10 atleti, sei maschi e quattro femmine, provenienti da quattro distinti Paesi: James Chiengjiek, Yiech Biel, Paulo Lokoro, Rose Lokonyen e Anjelina Lohalith del Sudan del Sud, tutti attivi nell'atletica leggera, che facevano riferimento al Comitato olimpico del Kenia; i judoka Popole Misenga e Yolande Mabika della Repubblica Democratica del Congo, che facevano riferimento al Comiato olimpico brasiliano; i nuotatori siriani Rami Anis e Yusra Mardini, che facevano riferimento rispettivamente ai comitati olimpici di Belgio e Germania; ed il maratoneta etiope Yonas Kinde, che faceva riferimento al comitato olimpico del Lussemburgo.

I dieci atleti furono affiliati dell'atleta keniota Tegla Lorouple ed alla cerimonia di apertura sfilo come portabandiera l'ottocentista Rose Nathike.[1]. Il CIO decise di attribuire al comitato il codice ROT, acronimo del nome inglese della squadra Refugee Olympic Team.

Giochi olimpici di Tokyo 2020[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Atleti Olimpici Rifugiati ai Giochi della XXXII Olimpiade.

Nell'ottobre del 2018 la sessione del CIO decise di replicare l'iniziativa anche per le successive olimpiadi estive di Tokyo 2020 e decise di affidare all'Olympic Solidarity l'onere di individuare le modalità ed i criteri di partecipazione, nonche le regole per la selezione degli atleti. L'Olympic Solidarity collaborò alla determinazione dei criteri con l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), i Comitati Olimpici Nazionali, le Federazioni Sportive Internazionali e il Comitato Organizzatore nipponico nel corso degli anni 2019, 2020 e 2021, considederato che l'insorgere dell'emergenza sanitaria, conseguentemente alla pandemia di COVID-19 determinò lo slittamento di un anno della XXXIII edizione dei Giochi.

Al fine di consentire la partecipazione ai Giochi olimpici diversi atleti ricevettero borse di studio per rifugiati del CIO, nonché finanziamenti e supporto formativo da parte dei Comitati Olimpici Nazionali.

L'8 maggio 2021 il CIO annunciò i 29 atleti che avrebbero partecipato nel 2021 ai Giochi olimpici di Tokyo con il nome Équipe olympique des réfugiés (francese) e la nuova sigla EOR (in inglese, IOC Refugee Olympic Team)[5].

Gli atleti provenirono da 11 paesi e gareggiarono in 12 discipline. Vennero selezionati dal Consiglio Esecutivo del CIO da un gruppo iniziale di 56 atleti sostenuti con borse di studio[5]. Tutti gli atleti alloggiarono nel Villaggio Olimpico[5]. Secondo l'ordine della scrittura giapponese, detto Gojūon (IOC si dice Ai Ō Shī in giapponese), la squadra dei rifugiati sfilo alla cerimonia di apertura subito dopo quella della Grecia. Portabandiera furono la nuotatrice Yusra Mardini e il maratoneta Tachlowini Gabriyesos.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Storia della Squadra Olimpica deRifugiati del CIO, su https://olympics.com, 10 giugno 2021.
  2. ^ a b (FR) Le CIO crée une équipe d'athlètes olympiques réfugiés, in olympic.org, Comitato Olimpico Internazionale, 15 luglio 2016. URL consultato il 24 febbraio 2017.
  3. ^ Storie dalla squadra olimpica dei rifugiati, su Il Post. URL consultato il 24 febbraio 2017.
  4. ^ Refugee Olympic Team to Shine Spotlight On Worldwide Refugee Crisis, su olympic.org, International Olympic Committee, 3 giugno 2016. URL consultato il 24 febbraio 2017.
  5. ^ a b c Annunciata la Squadra Olimpica Rifugiati del CIO per i Giochi Olimpici di Tokyo 2020, su https://olympics.com/it/, 10 giugno 2021.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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