Vojislav Šešelj

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« Il concetto della Grande Serbia è lo scopo dell'esistenza del Partito Radicale Serbo»
(dr.Vojislav Šešelj)
Vojislav Šešelj,presidente del Partito Radicale Serbo

Vojislav Šešelj (serbo: Војислав Шешељ) (Sarajevo, 11 ottobre 1954) è un politico serbo, fondatore e presidente del Partito Radicale Serbo.

Per più di dieci anni è stato eletto deputato all'Assemblea Nazionale di Serbia e all'Assemblea Federale della Repubblica Federale di Jugoslavia. È stato Vice Primo Ministro di Serbia (1998-2000), e nel periodo 1996-1998 è stato sindaco di Zemun. Šešelj è stato estradato il 24 febbraio 2003 al Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia, all'Aja dove è sotto processo con l'accusa di omicidio, atti inumani, persecuzioni per motivi politici, razziali e religiosi, sterminio e attacchi contro civili nei territori di Croazia e Bosnia ed Erzegovina[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia Šešelj proviene dalla Bassa Erzegovina, dal villaggio di Mareva Ljut nei pressi di Popovo Polje, vicino al villaggio di Zavala. Suo padre si chiamava Nikola e mentre la madre Danica, mentre Vojislav prende il nome dal nonno. Fu battezzato il 25 novembre 1955 nel monastero di Zavala, secondo il rito serbo-ortodosso.

Vojislav nasce nel 1954 in una povera famiglia di Sarajevo. La famiglia viveva nella vecchia stazione ferroviaria, poiché il padre lavorava come conduttore a Sarajevo. Vojislav ha completato la scuola elementare nel reparto sperimentale, dopo di che si è iscritto al liceo.[2] Si è laureato presso la Facoltà di Giurisprudenza di Sarajevo in soli due anni e otto mesi nel 1976 e completando poi un master nel 1977 ("Il concetto marxista del popolo armato"). Ha conseguito un dottorato di ricerca a Belgrado il 26 novembre 1979, sulla tesi "L'essenza politica del militarismo e fascismo". È tuttora il più giovane dottorando[3] in tutta l'ex-Jugoslavia.

Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

La prima moglie fu Vesna Tunić con la quale ebbe un figlio Nikola (1984), mentre era in prigione. Poco dopo il divorzio ha sposato Jadranka attuale moglie, e ha avuto tre figli: Aleksandar (1993), Mihajlo (1996) e Vladimir (1998).

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Inizi[modifica | modifica wikitesto]

A soli 17 anni è ammesso nella Lega dei comunisti di Jugoslavia, in riconoscimento della straordinaria dedizione al lavoro dopo l'azione di volontariato dopo il terremoto a Banja Luka[4]. In seguito ha rifiutato l'ideologia comunista, diventando un dissidente e critico del regime comunista jugoslavo.

Agli inizi degli anni ottanta stabilisce legami con un gruppo di intellettuali serbi di orientamento pattriotico a Belgrado. Egli entrò in conflitto con le autorità comuniste della Repubblica Socialista di Bosnia ed Erzegovina e in particolare con gli allora leader della Lega dei comunisti della Bosnia ed Erzegovina Branko Mikulić e Hamdija Pozderac, in seguito alla protesta di plagio della tesi dottorale di Šešelj contro Branko Miljuš[5], protetto della coppia. Šešelj, fu così espulso dall'Università e poco dopo incarcerato e condannato a 8 anni di galera per "per posizioni anarco-liberaliste e nazionaliste" e accusato di "crimine contro-rivoluzionario al fine di mettere in pericolo l'ordine sociale".

Su decisione della Corte Suprema di Jugoslavia, la sua pena fu ridotta a 6, poi a 4 e infine 2 anni. Nel carcere di Zenica ha trascorso 22 mesi, di cui più di sei mesi in isolamento. La liberazione anticipata nel 1986 fu influenzata da numerose proteste e petizioni di intellettuali provenienti da tutta la Jugoslavia[5] e probabilmente dall'interesse della stampa per il suo caso. Dopo la liberazione fu però espulso dalla Società Filosofica Croata[5].

Uscito dal carcere, si trasferisce a Belgrado dove inizia a scrivere e pubblicare libri. Diventa così membro dell'Associazione degli scrittori di Serbia. Inizia una stretta collaborazione con l'intelletuale monarchico Vuk Drašković (in seguito suo avversario politico), che gli fece da testimone al battesimo del figlio Nikola.[5]

Durante il 1989, Vojislav Šešelj tenne un totale di 97 lezioni ai serbi nella diaspora, la maggior parte dei quali negli Stati Uniti e in Canada e in piccola parte in Europa Occidentale e Australia. Nello stesso anno, il giorno della festa serba di Vidovdan, fu ordinato vojvoda cetnico per "particolari meriti nella lotta per l'interesse nazionale serbo" dal vojvoda cetnico in esilio Momčilo Đujić.

Dopo il ritorno dagli Stati Uniti, il 23 gennaio 1990 Šešelj fonda il Movimento Libertario Serbo, mentre il 14 marzo dello stesso anno il suo movimento si unisce al Rinnovamento Nazionale Serbo (erede dell'Associazione Sava, prima associazione anticomunista serba). L'unione dei due partiti portò alla creazione del Movimento del Rinnovamento Serbo (SPO).

Nonostante ciò nel maggio del 1990, i due leader di SPO Vuk Drašković e Šešelj, si dividono e Šešelj insieme all'ala destra di SPO, abbandona il partito e fonda il Movimento Cetnico Serbo.

Nell'ottobre del 1990 Šešelj viene arrestato per la seconda volta a causa della tentata distruzione della "Casa dei fiori", tomba di Josip Broz Tito, protestando contro l'insediamento del croato Stjepan Mesić alla presidenza della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia e per il raccoglimento di volontari per la difesa della Repubblica Serba di Krajina.

Appena uscito dal carcere il 14 novembre si candida a presidente della Serbia. Šešelj alle elezioni del 1990 arriva al quinto posto con 96.277 voti, dopo Slobodan Milošević, Vuk Drašković, Ivan Đurić e Sulejman Ugljanin.

Primi anni novanta[modifica | modifica wikitesto]

Il 23 febbraio 1991 a Kragujevac, viene fondato il Partito Radicale Serbo,di cui Šešelj è eletto presidente, dall'unione del suo Movimento Cetnico Serbo e dai comitati locali del Partito Radicale Popolare di Tomislav Nikolić.

Nel giugno 1991,nel comune di Rakovica, vengono ripetute le elezioni per un deputato all'Assemblea Nazionale di Serbia, Šešelj si candida e vince sconfiggendo Goran Karaklajić del Partito Socialista di Serbia e Borislav Pekić del Partito Democratico.

Durante le guerre nella ex-Jugoslavia, Šešelj si caratterizza per toni radicalmente nazionalisti, auspicando la creazione della "Grande Serbia", lungo la linea Karlobag-Ogulin-Virovitica-Karlovac. Egli raccolse volontari mandati in guerra sotto il comando dell'Armata Popolare Jugoslava (JNA). Egli visitò vari luoghi del conflitto Plitvice, Vukovar e Erzegovina e Semberija. A Vukovar è stato quasi ucciso da due proiettili[5]. Si adoperò anche sulla questione del Kosovo, chiedendo l'espulsione dei terroristi e degli albanesi giunti dopo la Seconda guerra mondiale[6].

Nel dicembre 1992, Šešelj riuscì a far cadere il governo federale jugoslavo guidato da Milan Panić e poco dopo nel giugno del 1993 a ottenere le dimissioni del presidente della Repubblica Federale di Jugoslavia.

Nella sfera pubblica diventa famoso come grande oratore, veloce e tagliente, quasi invincibile nei conflitti politici pubblici. Le sue orazioni sono caratterizzate da "grida, urla e pressioni psicologiche in modo che l'avversario non possa riprendere fiato"[7][6] tanto che egli non esita, spesso e volentieri a insultarlo. Šešelj è stato coinvolto in scontri con la sicurezza del Parlamento[8], durante il dibattito nell'Assemblea Federale in occasione della sua espulsione dal Montenegro da parte del regime di Momir Bulatović (dopo il comizio a Herceg-Novi) dopo aver sputato il presidente del Parlamento Radoman Bozovic[8]. Più tardi fu espulso anche dalla Bosnia ed Erzegovina.

Dall'opposizione a Milošević fino alla Bulldozer Revolution[modifica | modifica wikitesto]

Finisce in prigione per la terza volta dal 29 settembre 1994 al 29 settembre 1995. Alle elezioni locali SRS riesce a conquistare il comune di Zemun, di cui Šešelj è eletto sindaco. Nel 1996 gli fanno visita il leader del Partito Liberal-Democratico di Russia Vladimir Žirinovskij e il presidente del Front Natìonal Jean-Marie Le Pen, nominato cittadino onorario di Zemun.Per tutto il periodo 1993-1998 Šešelj, conduce una politica di ferrea opposizione al regime del Partito Socialista di Serbia (SPS) di Slobodan Milošević.

Alle elezioni presidenziali in Serbia del 21 settembre 1997, Vojislav Šešelj ottiene 1.125.140 voti ed entra nel secondo turno, battendo con il 50,61% dei voti validi il rivale Zoran Lilić (SPS), ma la commissione annulla il risultato poiché l'affluenza è stata del 48,88%, ovvero inferiore al quorum necessario del 50%. L'elezione suppletiva tenutasi il 7 dicembre viene vinta da Milan Milutinović (SPS), che riesce a sconfiggere Šešelj.

Nonostante ciò in seguito alle elezioni parlamentari, SPS e SRS fanno una coalizione,creando un "governo di unità nazionale" di cui Šešelj è eletto vicepremier, infatti la posizione della Serbia all'inizio del mandato di questo governo era seria. I rapporti con il governo autonomista del Montenegro, guidato da Milo Djukanović erano estremamente tesi e come se non bastasse la ribellione armata nel Kosovo, sfociò dopo il referendum in cui si respinse la partecipazione di negoziatori internazionali e il collasso dei negoziati a Rambouillet, nell'aggressione della NATO contro la Repubblica Federale di Jugoslavia iniziata nella primavera del 1999.

L'aggressione fu interrotta con la firma dell'accordo di Kumanovo che ha istituito un protettorato delle Nazioni Unite e di fatto sospeso ogni sovranità serba in Kosovo; Šešelj e il suo SRS si opposero a questa soluzione abbandonando il governo nel 2000.

Il Partito Radicale Serbo registrò un pessimo punteggio sia nelle elezioni federali, che nelle elezioni parlamentari del 2000,che segnarono il crollo del regime di Milošević e la Bulldozer Revolution.

In seguito con l'arresto di Slobodan Milošević e la sua estradizione all'Aja, Šešelj divenne il punto di riferimento dei nazionalisti serbi tanto che ottenne l'appoggio dello stesso Milošević,in occasione delle elezioni presidenziali del 2002 (anch'esse annullate per via dell'affluenza) dove conquistò ben il 37% dei voti.

L'estradizione al Tribunale dell'Aja[modifica | modifica wikitesto]

Il Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia (ICTY), ha incriminato nel gennaio 2003 Vojislav Šešelj per crimini contro l'umanità e violazioni delle leggi e delle usanze di guerra in Croazia, Bosnia ed Erzegovina e Vojvodina. È stato accusato di "discorsi e dichiarazioni che hanno contribuito alla decisione di commettere questi crimini". Šešelj si è consegnato volontariamente il 23 febbraio 2003, dove è stato in detenzione per quattro anni e mezzo in attesa di giudizio, fino al novembre 2007. Nel frattempo, nell'autunno del 2005, ha testimoniato nel processo contro Slobodan Milošević.

Tomislav Nikolić, vicepresidente di SRS assunse la leadership del partito dopo l'arresto di Šešelj.Anche dopo l'arresto SRS rimase relativamente molto forte (28% dei voti circa).

SRS è stata all'opposizione del governo serbo guidato da Vojislav Koštunica, e composto dal Partito Democratico di Serbia, G17 Plus e il Movimento del Rinnovamento Serbo-Nuova Serbia. Nell'autunno del 2006, SRS ha sostenuto l'adozione della nuova Costituzione della Serbia.

Ai primi di novembre 2007, è finalmente stato avviato il processo di Šešelj. Nel febbraio 2008 la dichiarazione d'indipendenza del Kosovo, causò la caduta del secondo governo di Koštunica e nuove elezioni indette per il 11 maggio. A queste elezioni, SRS è arrivata al secondo posto con 78 deputati, rimanendo all'opposizione del governo di Mirko Cvetković.

Nel settembre 2008 però Šešelj e Tomislav Nikolić, si scontrano sulla linea di SRS riguardo all'entrata nell'UE. Ciò causa l'abbandono di SRS da parte di Nikolić, che insieme a 20 deputati ha formato il Partito Progressista Serbo (SNS). Šešelj accusò Nikolić che era stato "spinto dai servizi segreti stranieri" a causare la scissione in SRS.

Tutte le parti del processo contro Šešelj sono trasmesse in diretta dalla Televisione Nazionale Serba.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Ordine della Stella dei Karađorđević di primo grado con fusciacca - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Stella dei Karađorđević di primo grado con fusciacca
immagine del nastrino non ancora presente Ordine della Repubblica Serba


Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. Il concetto marxista del popolo armato (Марксистички концепт наоружаног народа), 1983.
  2. Accusa contro Josip Broz Tito (Оптужница против Јосипа Броза Тита), 1990.
  3. La fenomenologia del dispotismo balcanico (Феноменологија балканског деспотизма), 1992.
  4. Milošević arresta i radicali (Милошевић хапси радикале), 1994.
  5. Il popolo serbo e il nuovo ordine mondiale (Српски народ и нови светски поредак), 1999.
  6. Un controrivoluzionario nella Bulldozer Revolution (Контрареволуционар у булдожер револуцији), 2001.
  7. L'ideologia del nazionalismo serbo (Идеологија српског национализма), 2002.
  8. L'affare Hrtkovci e la puttana ustascia Nataša Kandić (Афера Хртковци и усташка курва Наташа Кандић), 2003.
  9. Saddam Hussein contro l'aggressione globalista (Садам Хусеин против агресивног глобализма), 2003.
  10. Nelle fauci della puttana Del Ponte (У чељустима курве Дел Понте), 2004.
  11. L'aiutante del diavolo il papa criminale Giovanni Paolo II (Ђаволов шегрт злочиначки римски папа Јован Павле Други), 2005.
  12. L'Unione europea creazione satanista (Европска унија сатанистичка творевина), 2006.

Le altre sono disponibili su www.vseselj.com.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Accusa dell'ONU, 26 febbraio 2008.
  2. ^ Детињство
  3. ^ Шешељев профил на БиБиСију
  4. ^ Интервју, Алтернативна телевизија Бања Лука, 7. фебруар 2003.
  5. ^ a b c d e Чланак Милоша Васића у Времену, 23.05.1994.
  6. ^ a b „Шешељ: Каријера претњи и увреда“ Недељник „Време“, број 476, 19. фебруар 2000.
  7. ^ "Nasa Borba" - Dr Slobodan Antonic o TV duelu Draskovic - Seselj, Yurope.com. URL consultato il 24. 06. 2010..
  8. ^ a b http://www.nin.co.yu/arhiva/2407/3.html

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