Spinosaurus aegyptiacus

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Spinosaurus aegyptiacus
Stato di conservazione: Fossile
Spinosaurus BW2.png
Ricostruzione
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Sauropsida
Superordine Dinosauria
Ordine Saurischia
Sottordine Theropoda
Infraordine Tetanurae
Superfamiglia Megalosauroidea
Famiglia Spinosauridae
Genere Spinosaurus
Specie S. aegyptiacus
Nomenclatura binomiale
Spinosaurus aegyptiacus
Stromer, 1915

Lo spinosauro (Spinosaurus aegyptiacus Stromer, 1915) era un dinosauro teropode della famiglia degli spinosauridi, vissuto durante il Cretaceo nell'attuale Nordafrica. Generalmente lo si ritiene l'unica specie ascritta al genere Spinosaurus, tuttavia in base ai resti fossili è stata ipotizzata l'esistenza di una seconda specie, Spinosaurus moroccanus.

Questo dinosauro è vissuto fra i 112 e i 97 milioni di anni fa (dall'Albiano inferiore al Cenomaniano inferiore)[1][2].

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Dimensioni stimate di alcune specie di teropodi, con Spinosaurus primo a partire da sinistra.

Sin dalla sua scoperta lo spinosauro è stato considerato uno dei più grandi teropodi mai esistiti: sia Friedrich von Huene nel 1926[3] che Donald Glut nel 1982[4] ne stimano una lunghezza di 15 metri ed un peso di 6 tonnellate, mentre Gregory Paul, pur lasciandone inalterata la lunghezza, ne ritenne la massa un po' meno imponente, stimandola in 4 tonnellate. Tuttavia nel 2005, ipotizzando che lo spinosauro avesse dimensioni corporee simili in proporzione ad altre specie correlate come Suchomimus, alcuni studiosi calcolarono che questo animale misurasse fra i 16 ed i 18 metri di lunghezza e pesasse fino a 9 tonnellate: questa stima venne però dibattuta fin dall'inizio a causa dell'alta possibilità di inesattezza dei dati utilizzati.
Nel 2007, gli studiosi François Therrien e Donald Henderson, partendo dalla lunghezza stimata del cranio, giunsero alla conclusione che questo animale misurasse fra i 12,6 ed i 14,3 m di lunghezza e pesasse fra le 12 e le 20,9 tonnellate[5]: anche questo modello venne tuttavia osteggiato, in quanto i due scienziati presero a modello per la stima dei teropodi della famiglia dei tirannosauridi, che hanno una conformazione decisamente più massiccia rispetto agli spinosauridi[6][7][8].
Ad ogni modo, questo animale si contende con altri giganti come Giganotosaurus e Carcharodontosaurus il primato di più grande teropode finora scoperto.

Ricostruzione delle ossa della testa

Questo animale possedeva un cranio lungo ed affusolato, simile a quello osservabile negli attuali coccodrillo. In ambedue le mascelle trovava posto una fila di lunghi denti conici ed appuntiti, presenti in numero di 6-7 su ciascun lato del premascellare e altri 12 in ciascuna delle mascelle. Il secondo ed il terzo dente di ciascun lato appaiono di dimension maggiori rispetto agli altri del premascellare, creando uno spazio nel quale trovavano posto i grossi denti della mandibola. Fra gli occhi era presente una piccola cresta.
Utilizzando come termine di paragone tre esemplari noti come MSNM V4047, UCPC-2 e BSP 1912 VIII 19 ed ipotizzando che la forma e le proporzioni del postorbitale dello spinosauro fossero uguali a quelle riscontrabili in una specie simile come Irritator, la lunghezza del cranio di Spinosaurus aegyptiacus è stata stimata in 175 cm[9].

Altra caratteristica dello spinosauro, quella che gli ha dato il nome scientifico, è la presenza di processi spinosi molto accentuati sulle vertebre dorsali, che divenivano lunghe fino a 165 cm. Tali processi fecero immediatamente pensare alla presenza di una vela dorsale, dalla funzione di termoregolazione o d'interazione con altri esemplari: tuttavia apparendo piuttosto corti, spessi e perciò dissimili da quelli di altri animali preistorici muniti di vela dorsale, come Edaphosaurus, Dimetrodon, Amargasaurus ed Ouranosaurus, fu lo stesso Stromer già a partire dalla scoperta di questo animale si pensò che potessero servire piuttosto da supporto per una gibbosità dorsale, similmente a quanto osservabile nei resti fossili di animali come Megacerops e Bison latifrons[10].

Ricostruzione di uno spinosauro in postura bipede

Sebbene tradizionalmente considerato un animale bipede, fin dai primi anni settanta è stato preso in considerazione un quadrupedalismo almeno occasionale di questo animale, dovuto al peso della vela dorsale (che sarebbe stato ancora maggiore in caso di presenza di gobba adiposa)[11]: molti spinosauridi inoltre mostrano zampe anteriori abbastanza lunghe e robuste da permetterne un movimento quadrupede[12], tuttavia, come tutti i teropodi, non erano in grado di rotare abbastanza i polsi da permettere al palmo di toccare il suolo[13]. Non è tuttavia da escludere che essi potessero rimanere a quattro zampe in posizione di riposo, appoggiandosi sul fianco della mano[14]

Classificazione[modifica | modifica sorgente]

La specie venne descritta nel 1915 dal paleontologo tedesco Ernst Stromer a partire da alcuni reperti ritrovati tre anni prima da Richard Markgraf nella formazione Bahariya, in Egitto occidentale[15]: tali resti sono andati perduti durante la seconda guerra mondiale, sebbene siano stati poi reperiti nuovi fossili ascrivibili a questo animale. Stromer scelse il nome scientifico del genere (Spinosaurus, "lucertola munita di spine") ipotizzando che le bizzarre protrusioni delle vertebre dorsali fossero spine, mentre scelse il nome della specie (aegyptiacus, "proveniente dall'Egitto") in onore del luogo dal quale provenivano i fossili da lui utilizzati per descriverla.

Spinosaurus aegyptiacus è una delle due specie (assieme a Spinosaurus maroccanus) ascritte al genere Spinosaurus, che assieme alle tre specie Brasiliane Oxalaia, Irritator e Angaturama (quest'ultimo probabilmente sinonimo di Irritator), definisce la sottofamiglia Spinosaurinae, che assieme ai Baryonichinae forma la famiglia Spinosauridae[16][17]. In passato lo spinosauro veniva classificato nel clade degli Spinosauroidea, in seguito sinonimizzato con Megalosauroidea, sebbene molti studiosi continuino ad utilizzare tale nome per descrivere la superfamiglia[18].

Resti fossili[modifica | modifica sorgente]

Di questa specie sono stati sinora ritrovati unicamente resti frammentari: i più importanti sono:

  • BSP 1912 VIII 19, rappresentante l'olotipo della specie, proveniente dalla formazione egiziana di Bahariya e descritto da Stromer nel 1915. Esso consiste di parti della mandibola, 20 denti, 7 vertebre dorsali, 2 cervicali, 3 sacrali, 1 caudale, 4 costole toraciche e gastralia. Questo esemplare venne distrutto durante il bombardamento inglese di Monaco, durante la notte fra il 24 ed il 25 aprile 1944: tuttavia, di esso rimangono numerose tavole ben illustrate.
  • MNHN SAM 124, di proprietà del Muséum National d'Histoire Naturelle, consiste nella punta di un muso (parte di mascella e premascellare, vomere e frammenti dentari), ritrovati in Algeria e descritti da Taquet e Russell nel 1998[19]. I due studiosi ritengono che questo reperto, assieme ad altri (SAM 125, SAM 126-127 e SAM 128), appartengano alla specie maroccanus.
  • BM231, di proprietà dell'Office National des Mines, a Tunisi, consiste in un frammento dentario rinvenuto nella formazione Chenini, in Tunisia, e descritto da Buffetaut and Ouaja nel 2002.
  • UCPC-2, facente parte della collezione paleontologica della University of Chicago, consiste di due ossi nasali con una piccola cresta infraoculare, rinvenuti nei giacimenti di Kem Kem nel 1996 ma descritti solo nel 2005 da Cristiano Dal Sasso, del Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
Simone Maganuco, collega e collaboratore di Cristiano Dal Sasso, mostra il reperto MSNM V4047[20]
MSNM V4047 esposto nel Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
  • MSNM V4047, di proprietà del Museo Civico di Storia Naturale di Milano), ritrovato anch'esso a Kem Kem e descritto da Dal Sasso et al. nel 2005, consiste nella parte anteriore del cranio (premascellare, parte della mascella e delle ossa nasali) per una lunghezza di 98,8 cm.

Altri reperti sinora ritrovati consistono perlopiù di frammenti di ossa e denti:

  • Materiale appartenente a questa specie è stato ritrovato in Kenya, nei Tirkana Grits[21].
  • Una pubblicazione del 1986 parla di strutture prismatiche assunte dallo smalto di due denti di spinosauro di provenienza tunisina[22].
  • Buffetaut descrisse fra il 1989 ed il 1992 tre reperti, comprendenti due parti della mascella e un dente, di proprietà del Museum für Geologie und Paläontologie dell'Università di Gottinga: IMGP 969-1, IMGP 969-2, IMGP 969-3[23][24].
  • Kellner and Mader descrissero nel 1997 due denti di provenienza marocchina (LINHM 001-002), molto simili a quelli dell'olotipo[25]
  • Alcuni denti provenienti dalla formazione tunisina di Chenini sono stati assegnati a Spinosaurus nel 2000[26].
  • Nel 2007, altri denti provenienti dalla formazione Echkar, nel Niger, sono stati attribuiti a questa specie, sebbene con qualche dubbio[27].

Paleobiologia[modifica | modifica sorgente]

Lo spinosauro abitava in gran parte dell'attuale Nordafrica, probabilmente eleggendo a propria dimora le aree paludose e i mangrovieti[28][29].

Ricostruzione dello scheletro di un esemplare subadulto

La vela sul dorso (se di vela si trattava) poteva servire per la termoregolazione o per l'interazione con altri animali della stessa specie, (ad esempio facendo apparire l'animale più grosso della realtà oppure intimidendo i rivali e attraendo il sesso opposto con colori vivaci) oppure ad entrambi gli scopi. La termoregolazione sarebbe tornata molto utile ad animali solo parzialmente endotermi che vivessero in aree dal clima difficile (sbalzi termici, notti fredde) come doveva esserlo il Nordafrica cretacico, già ai tempi sito ai confini di un deserto[30].

Non è ancora chiaro se lo spinosauro fosse un predatore terrestre o un mangiatore di pesci come Mawsonia, come sembrerebbero suggerire le fauci allungate, i denti lunghi e conici e le narici site verso l'alto: un'altra prova a favore della dieta piscivora starebbe nel ritrovamento di squame semidigerite sulle costole dell'olotipo. Inoltre, anche altri spinosauridi (come Baryonyx) sembrerebbero essere stati mangiatori di pesce che ogni tanto integravano la dieta con prede terrestri.
Il recente ritrovamento di un dente di spinosauro conficcato fra le ossa di uno pterosauro[31], assieme alle altre deduzione, lascia supporre che Spinosaurus aegyptiacus, seppure votato alla pesca, fosse un predatore opportunista che mangiava ciò che gli capitava, alla maniera degli attuali orsi bruni[32]

La tomografia computerizzata effettuata nel 2009 da Dal Sasso et alsul reperto MSNM V4047 ha portato alla scoperta di uno spazio interno al muso comunicante con l'esterno tramite numerosi forami: questa cavità è stata interpretata come sede di un organo meccanorecettore che funzionava da linea laterale, permettendo all'animale di percepire movimenti subacquei tenendo la parte superiore della testa fuori dall'acqua[33].
Un'analisi effettuata da Romain Amiot nel 2010 sugli isotopi dell'ossigeno dei denti di S. aegyptiacus ed altri spinosauridi indicherebbero uno stile di vita semiacquatico, essendo il livello degli isotopi più vicino a quello degli attuali coccodrilli e tartarughe acquatiche che a quello di altri teropodi terrestri[34]. Probabilmente perciò lo spinosauro aveva vita più o meno terrestre a seconda della competizione da parte dei grossi teropodi o dei grossi coccodrilli a esso contemporanei.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Gradstein, F.M.; Ogg, J.G.; and Smith, A.G. (a cura di), A Geologic Time Scale 2004, Cambridge and New York, Cambridge University Press, 2004, p. 380. ISBN 0-521-78673-8.
  2. ^ J.B. Smith, M.C. Lamanna, H. Mayr e K.J. and Lacovara, New information regarding the holotype of Spinosaurus aegyptiacus Stromer, 1915 in Journal of Paleontology, vol. 80, 2006, pp. 400–406. DOI:10.1666/0022-3360(2006)080[0400:NIRTHO]2.0.CO;2.
  3. ^ F.R. von Huene, The carnivorous saurischia in the Jura and Cretaceous formations principally in Europe in Rev. Mus. La Plata, vol. 29, 1926, pp. 35–167.
  4. ^ D.F. Glut, The New Dinosaur Dictionary, Secaucus, NJ, Citadel Press, 1982, pp. 226–228. ISBN 0-8065-0782-9.
  5. ^ F. Therrien, and Henderson, D.M., My theropod is bigger than yours...or not: estimating body size from skull length in theropods in Journal of Vertebrate Paleontology, vol. 27, n. 1, 2007, pp. 108–115. DOI:10.1671/0272-4634(2007)27[108:MTIBTY]2.0.CO;2.
  6. ^ M. Mortimer, Comments on Therrien and Henderson's new paper, Dinosaur Mailing List, 25 marzo 2007. URL consultato il 22 settembre 2010.
  7. ^ J.D. Harris, Re: Comments on Therrien and Henderson's new paper, Dinosaur Mailing List, 26 marzo 2007. URL consultato il 22 settembre 2010.
  8. ^ K.T. Bates, P.L. Manning, D. Hodgetts, W.I. and Sellers e William I. Sellers, Estimating mass properties of dinosaurs using laser imaging and 3D computer modelling in PLoS ONE, vol. 4, n. 2, 2009, pp. e4532. Bibcode:2009PLoSO...4.4532B, DOI:10.1371/journal.pone.0004532, PMC 2639725, PMID 19225569.
  9. ^ C. Dal Sasso, Maganuco, S.; Buffetaut, E.; and Mendez, M.A., New information on the skull of the enigmatic theropod Spinosaurus, with remarks on its sizes and affinities in Journal of Vertebrate Paleontology, vol. 25, n. 4, 2005, pp. 888–896. DOI:10.1671/0272-4634(2005)025[0888:NIOTSO]2.0.CO;2.
  10. ^ J.B. Bailey, Neural spine elongation in dinosaurs: sailbacks or buffalo-backs? in Journal of Paleontology, vol. 71, n. 6, 1997, pp. 1124–1146.
  11. ^ D.F. Glut, Spinosaurus in Dinosaurs: The Encyclopedia. 1st Supplement, Jefferson, North Carolina, McFarland & Company, Inc, 2000, pp. 329–333. ISBN 0-7864-0591-0.
  12. ^ A.J. Charig, and Milner, A.C., Baryonyx walkeri, a fish-eating dinosaur from the Wealden of Surrey in Bulletin of the Natural History Museum, Geology Series, vol. 53, 1997, pp. 11–70.
  13. ^ K. Carpenter, Forelimb biomechanics of nonavian theropod dinosaurs in predation in Senckenbergiana lethaea, vol. 82, n. 1, 2002, pp. 59–76. DOI:10.1007/BF03043773.
  14. ^ A.R.C. Milner, Harris, J.D.; Lockley, M.G.; Kirkland, J.I.; and Matthews, N.A., Bird-like anatomy, posture, and behavior revealed by an Early Jurassic theropod dinosaur resting trace in PLoS One, vol. 4, n. 3, 2009, p. e4591. DOI:10.1371/journal.pone.0004591.
  15. ^ (DE) E. Stromer, Ergebnisse der Forschungsreisen Prof. E. Stromers in den Wüsten Ägyptens. II. Wirbeltier-Reste der Baharije-Stufe (unterstes Cenoman). 3. Das Original des Theropoden Spinosaurus aegyptiacus nov. gen., nov. spec. in Abhandlungen der Königlich Bayerischen Akademie der Wissenschaften, Mathematisch-physikalische Klasse, vol. 28, n. 3, 1915, pp. 1–32.
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  19. ^ P. Taquet e D.A. and Russell, New data on spinosaurid dinosaurs from the Early Cretaceous of the Sahara in Comptes Rendus de l'Académie des Sciences - Series IIA - Earth & Planetary Sciences, vol. 327, 1998, pp. 347−353. Bibcode:1998CRASE.327..347T, DOI:10.1016/S1251-8050(98)80054-2. URL consultato il 22 settembre 2010.
  20. ^ Cau, A., Pescare nel Cretacico (Fish in the Cretaceous) in Ultrazionale (Ultra-Rational), 28 maggio 2007. URL consultato il 31 agosto 2010.
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Progetti correlati[modifica | modifica sorgente]

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