Sergio Quinzio
Sergio Quinzio (Alassio, 5 maggio 1927 – Roma, 22 marzo 1996) è stato un teologo, aforista ed esegeta italiano, tra i più originali del XX secolo[1].
Indice |
[modifica] Biografia
| « Sono rimasto quello che ero, con il mio obbediente adeguarmi alla situazione, nella consapevolezza dell'impossibilità di cambiarla nel senso decisivo che sento indispensabile, con la mia sorridente disperazione, con la mia, giustamente, sempre più stanca e confusa confusione » | |
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(dal Diario profetico, Adelphi, p.19)
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Ha prestato servizio per 17 anni nella Guardia di Finanza. Dopo la morte della giovane moglie Stefania, si è ritirato in isolamento per 14 anni a Isola del Piano, un piccolo paese delle Marche, dove si è dedicato totalmente allo studio della Bibbia. Tra le sue opere è da segnalare un monumentale Commento alla Bibbia (1972). Ha collaborato con diversi quotidiani nazionali (La Stampa, il Corriere della sera, l'Espresso).
[modifica] Pensiero
| « Lungo le pagine della Bibbia la salvezza diventa sempre più lontana quanto più appare vicina, è sempre più sfuggente, è pagata sempre più terribilmente, è sempre più implicata nelle morte; eppure proprio per questo diventa sempre più necessaria e urgente, più disperatamente dolce. Il rantolo di chi muore esprime un infinito bisogno di vita, come il primo grido di Adamo (Gen. 2,23)[2] » |
Già nelle prime opere, come Diario profetico e Religione e futuro, l'autore preferisce l'incrociarsi del motivo autobiografico con le argomentazioni teologiche, sul filo di un disagio esistenziale in cui lo stesso scrivere "è già tradire tutto":
| « Sento confusamente tante cose, ma non riesco a distinguerle [...] una incertezza anche maggiore si ha nelle scelte quotidiane: nessuna mi attrae abbastanza, e il non scegliere mi è intollerabile, perché sento che bisogna fare qualcosa. Una grande confusione, per l'impossibilità di essere compresi nel parlare di una cosa qualunque nello scrivere nel piangere nel ridere, sempre, per la solitudine abissale, tanto che devi fingere qualcosa per riempirla, fare e dire qualcosa che non serve, perché non si può stare senza fare e senza dire » | |
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(Religione e futuro, 1962[3])
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Nel Commento alla Bibbia (prima edizione 1972), che è l'opera più importante, Quinzio riprende e commenta per citazioni tutte le scritture, dalla Genesi all'Apocalisse, affermando una tesi essenziale: la salvezza portata da Dio all'uomo è una salvezza disperata, perché Dio non è perfettamente onnipotente.[4] L'unica vera speranza consiste nella venuta del Regno promessa da Cristo, in cui i morti risorgeranno e Gesù tornerà per sempre a vivere tra coloro che lo hanno atteso nei millenni.[5]
In Dalla gola del leone (1980), una delle opere più interessanti (citata da Emanuele Severino in La strada),[6] troviamo considerazioni intime dolorosamente e sinceramente autobiografiche, nate perlopiù dal carteggio con Anna Giannatiempo (con cui si è poi sposato in seconde nozze), e che si mescolano con intuizioni e riflessioni sulla verità biblica e sulla sua disperata speranza.[7]
Ne La sconfitta di Dio (1992), palesa tutto il senso della debolezza di Dio di fronte all'urgenza di salvezza degli uomini: "E, mentre l'indice addita il futuro sperato, lo addita dall'esperienza di un Dio assente dal mondo, un Dio che deve misteriosamente pervenire alla propria divinità attraverso la lacerazione e la sconfitta" (p.49).
In Mysterium iniquitatis (1995), dal paolino 2 Tessalonicesi 2, 7, prende le profezie di Malachia come spunto per un esito di tipo escatologico: la Chiesa è destinata a scomparire con un'enciclica che sancisce "il dogma del fallimento del cristianesimo nella storia del mondo". E con tale fallimento divenuto vergognosamente insopportabile, scandalosamente insostenibile, l'ultimo papa presagisce anche la fine della Storia.
[modifica] Opere
- Diario profetico, Guanda, Milano, 1958 (Adelphi, 1996);
- Religione e futuro, Realtà nuova, Firenze, 1962;
- Giudizio sulla storia, Silva, Milano, 1964;
- Cristianesimo dell'inizio e della fine, Adelphi, Milano, 1967;
- Laicità e verità filosofica. La religione nella scuola, Armando, Roma, 1970;
- Le dimensioni del nostro tempo, Rebellato, Cittadella, 1970;
- I potenti della letteratura, Rusconi, Milano, 1970;
- Un Commento alla Bibbia, Adelphi, Milano, 1972 (II. ed. 1995)
- Monoteismo ed ebraismo, Armando, Roma, 1975;
- L'impossibile morte dell'intellettuale, Armando, Roma, 1977;
- La fede sepolta, Adelphi, Milano, 1978;
- Dalla gola del leone, 1980
- L'incoronazione, Armando, Roma, 1981;
- Silenzio di Dio, Mondadori, Milano, 1982;
- La croce e il nulla, Adelphi, Milano, 1984;
- La speranza nell'apocalisse, Ed. Paoline, Milano, 1984;
- Domande sulla santità, Ed. Gruppo Abele, Torino 1986;
- Radici ebraiche del moderno,[8] Adelphi, Milano, 1991;
- La sconfitta di Dio, Adelphi, Milano, 1993;
- Mysterium iniquitatis, Adelphi, Milano, 1995 - ISBN 9788845911071;
- L'esilio e la gloria, scritti inediti (1969-1996), In forma di parole, Città di Castello 1998[9]
[modifica] Bibliografia
- Massimo Iritano Teologia dell'ora nona (il pensiero di S.Quinzio tra fede e filosofia), Città aperta 2006
[modifica] Note
- ^ Il profeta dell’impazienza, di Paolo Pegoraro, in sanpaolo.org
- ^ S:Quinzio, Un commento alla Bibbia III, Adelphi, Milano 1974, p. XXV
- ^ S.Q., Religione e futuro, Realtà Nuova, 1962; Adelphi 2001 (p.66).
- ^ Intervista a S.Quinzio in emsf.rai.it
- ^ Sergio Quinzio su filosofico.net
- ^ E.Severino, La strada, Rizzoli, Milano 1983, pp.206-208. "Quinzio allontana da sé la filosofia; ma è stato il pensiero greco a impedire - identificando Dio al supremo ordine necessario e al supremo punto di riferimento - che il dio biblico rimanesse al livello del mitologico dio greco sottoposto al Fato, così vicino al 'Dio' di Quinzio, che, perdute l'onnipotenza e l'onniscienza, è ridotto a una persona che ha fede e prega e studia la Torah " (ibidem, p.208)
- ^ E.De Luca, Il testamento... articolo sul Corriere della sera, 1997
- ^ Significativa per comprendere lo spirito dell'autore è la citazione in epigrafe dell'opera, dal Deuteronomio: "Non troverai sollievo e non vi sarà luogo di riposo per la pianta dei tuoi piedi; là il Signore ti darà un cuore trepidante, languore di occhi e angoscia di anima. La tua vita ti sarà dinanzi come sospesa a un filo; e tu sarai spaventato giorno e notte e non sarai sicuro della tua vita... a causa del timore che invaderà il tuo cuore e delle cose che i tuoi occhi vedranno" (Dt 28, 65-67).
- ^ Lettere a H.Alphandery, L.Andreini, M.Andrisani, L.Barbati, C.Bassi, I.Bertoletti, A.Bodrato, Massimo Cacciari, Marcello Camillucci, Guido Ceronetti, M.Ciampa e Gabriella Caramore, Claudio Ciancio, Paola Costanzo, Umberto Galimberti, G.Gatti, Anna Giannatiempo Quinzio, A.Gilardino, Gino Girolomoni, T.Giuffrè Mercadante, Sergio Givone, Manlio Guberti, A.Ingrassia, Fleur Jaeggy, C.Laurenzi, L.M.Marchetti, Giancarlo Marinelli, Vittorio Messori, Guido Monte, Silvio Morando, Venceslao Plisek, B.Salvarani, G.Sori, M.L.Stefani, Piero Stefani, Marcello Tobia, David Maria Turoldo, Gianni Vattimo.
[modifica] Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni di o su Sergio Quinzio
[modifica] Collegamenti esterni
- Biografia di Quinzio e alcuni interventi
- Sul pensiero di Sergio Quinzio
- Il profeta dell’impazienza, di Paolo Pegoraro, in sanpaolo.org
[modifica] Voci correlate
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