Santissimo Nome di Gesù

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo titolo cardinalizio, vedi Santissimo Nome di Gesù (diaconia).
bussola Disambiguazione – Se stai cercando l'omonima Concattedrale di Gerusalemme, vedi Concattedrale del Santissimo Nome di Gesù.
« Cantate al Signore, benedite il suo nome,

annunziate di giorno in giorno la sua salvezza »

(Sal 95,2)
« In nessun altro c'è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati »
(Atti 4,12)

La venerazione del Santissimo Nome di Gesù ebbe inizio de facto nei primi tempi della Chiesa, come mostrano i cristogrammi che decorano l'arte paleocristiana.

Soltanto nel XIV secolo, tuttavia, essa acquisì rilevanza liturgica, dando origine a un vero e proprio culto – grazie all'impegno per la sua diffusione e il suo riconoscimento ufficiale profuso da san Bernardino da Siena e dai suoi seguaci, fra cui soprattutto i beati Alberto da Sarteáno e Bernardino da Feltre.

La ricorrenza liturgica del Santissimo Nome di Gesù è celebrata nella Comunione anglicana, compresi gli ambienti episcopaliani, e nel rito romano della Chiesa cattolica.

Il Nome di Dio nella Bibbia[modifica | modifica sorgente]

Quando nell'Antico Testamento un profeta parla nel nome di Javhè, si intende che è Jahvè che parla per suo tramite. Un messaggero parla in nome di colui che lo invia: è il nome del mandante a conferirgli autorità. Molto spesso, però, il Nome di Dio è una metonimia per indicare Dio stesso. "Il nome divino diventa progressivamente un sostituto della persona divina; senza essere Dio stesso, la cui trascendenza viene salvaguardata pienamente"[1].

Al Nome di Dio, quindi, viene attribuita l'opera di Dio (cfr. Salmi 20,2;54,3;89,25). Il nome esprime la potenza divina. Ad esempio è il nome di Dio l'arma di Davide davanti a Golia (1 Samuele 17,45). Benché le traduzioni in lingua italiana corrente omettano molto spesso la locuzione nome di, per eliminare una fraseologia poco comprensibile ai moderni, il testo dell'Antico Testamento è pieno del Nome di Dio per indicare Dio stesso. Anche per gli scrittori del Nuovo Testamento il nome di Dio è l'equivalente della persona divina.

Il Nome di Gesù[modifica | modifica sorgente]

"L'originalità del Nuovo Testamento sta nel fatto che il nome divino viene applicato a Gesù, il quale non viene identificato formalmente con Dio ma è pure elevato ad una dignità caratteristica della persona divina"[2]. Nel suo nome si compiono prodigi (Marco 16, 17), si guariscono gli ammalati (Atti 3,6), si cacciano i demoni (Marco 9,38). L'invocazione del suo nome è fonte di salvezza, di remissione dei peccati e di vita eterna (Atti 4,12; 1 Giovanni 2,12; 1 Corinzi 6,11; Giovanni 3,18; 1 Giovanni 5,13). Il nome di Gesù è "al di sopra di ogni altro nome" (Filippesi 2,9-11; Efesini 1,21; 1,4). Le parole più note sono quelle della Lettera ai Filippesi di San Paolo:

« ... umiliò se stesso facendosi obbediente sino alla morte e alla morte in croce. Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre. »
(Filippesi 2,8-11)

Le origini e la storia del culto[modifica | modifica sorgente]

Durante il Medioevo la devozione per il Nome di Gesù è ben presente in alcuni Dottori della Chiesa, fra cui Bernardo di Chiaravalle, e in san Francesco d'Assisi. Fu poi praticata in tutto il Senese, pochi decenni prima della predicazione di Bernardino da Siena, dai Gesuati (una fraternità laica dedita all’assistenza degli infermi, fondata nel 1360 dal senese beato Giovanni Colombini), i quali erano così detti per il loro frequente ripetere il nome di Gesù.

L'elaborazione, però, di una liturgia associata al Nome di Gesù è conseguenza della predicazione di san Bernardino da Siena, il quale focalizzò sul Nome di Gesù il suo sforzo di rinnovare la Chiesa, sottolineando la centralità della persona di Gesù Cristo. Diceva san Bernardino: “Questa è mia intenzione, di rinnovare e chiarificare il nome di Gesù, come fu nella primitiva Chiesa”, spiegando che, mentre la croce evocava la Passione di Cristo, il suo Nome rammentava ogni aspetto della sua vita, la povertà del presepio, la modesta bottega di falegname, la penitenza nel deserto, i miracoli della carità divina, la sofferenza sul Calvario, il trionfo della Resurrezione e dell’Ascensione. Nella sottomissione al Nome di Gesù Bernardino risolveva i problemi concreti e attuali della vita pratica e sociale: gli odi politici, l'etica familiare, i doveri dei mercanti, la maldicenza, ecc.

In antitesi alle insegne araldiche delle famiglie nobiliari, le cui contese insanguinavano le città italiane, Bernardino inventò uno stemma dai colori vivaci, con cui rappresentare il Nome di Gesù. Esso era costituito dal trigramma IHS, inscritto in un sole dorato con dodici raggi serpeggianti sopra uno scudo azzurro. Riprodotto su una tavoletta di legno, lo stemma era posto sull'altare durante la messa e i fedeli erano invitati a baciarlo al termine. Questo stratagemma dava concretezza e visibilità alle parole di Cristo: "Se due o tre si riuniscono per invocare il mio nome, io sono presente in mezzo a loro" (Matteo 18,20). Bernardino, quindi, è considerato a buon titolo il santo patrono dei pubblicitari. Le famiglie, poi, ponevano l'emblema del nome di Cristo sopra il portone della propria casa, per indicare che a Gesù si erano affidati; e così facevano corporazioni e comuni ponendolo sulle proprie sedi.

Il simbolismo solare associato a Cristo, utilizzato da Bernardino, suscitò qualche opposizione, ma fu approvato da papa Martino V nel 1450 a causa delle sue profonde radici nell'Antico Testamento e grazie all'appassionata difesa da parte di san Giovanni da Capestrano.

La liturgia del Nome di Gesù si diffuse alla fine del XV secolo. Nel 1530, papa Clemente VII autorizzò l’Ordine Francescano a recitare l’Ufficio del Santissimo Nome di Gesù; e la celebrazione ormai presente in varie località, fu estesa a tutta la Chiesa da papa Innocenzo XIII nel 1721.

Bernardino fu uno dei precursori della Riforma cattolica e la sua predicazione non venne dimenticata dopo la Riforma. La Compagnia di Gesù diventò sostenitrice del culto e della dottrina, prendendo il trigramma bernardiniano come suo emblema e dedicando al Santissimo Nome di Gesù le sue più belle e grandi chiese, edificate in tutto il mondo. Fra tutte si ricorda, la Chiesa del Gesù a Roma, la maggiore e più insigne chiesa dei Gesuiti; vi è nella volta il “Trionfo del Nome di Gesù”, affresco del 1679, opera del genovese Giovanni Battista Gaulli detto ‘il Baciccia’; dove centinaia di figure si muovono in uno spazio chiaro con veloce impeto, attratte dal centrale Nome di Gesù.

Il culto del Santissimo Nome di Gesù nel rito romano[modifica | modifica sorgente]

Nel Martirologio Romano, questa memoria è così definita: «Santissimo Nome di Gesù, il solo in cui, nei cieli, sulla terra e sotto terra, si pieghi ogni ginocchio a gloria della maestà divina»[3]. Queste parole sono tratte dalla Lettera ai Filippesi (2,9-11).

La ricorrenza del Santissimo Nome di Gesù viene celebrata nella forma ordinaria del rito romano, con il grado di memoria facoltativa, il 3 gennaio. La suddetta ricorrenza viene celebrata nella forma extra-ordinaria dello stesso rito, con il grado di festa di seconda classe e:

  • nelle regioni in cui l'Epifania è di precetto, nella domenica cadente tra il 2 ed il 5 gennaio compresi o, se nessuna domenica cade tra il 2 ed il 5 gennaio compresi, il 2 gennaio, o
  • nelle regioni in cui l'Epifania non è di precetto, il 2 gennaio sempre che l'Epifania cada in una domenica compresa tra il 3 ed l'8 gennaio.

Siccome nel Calendario romano generale di forma ordinaria per alcuni decenni la detta ricorrenza è stata assente, è doveroso fare qualche chiarimento in proposito. Le norme generali sull'Anno liturgico ed il Calendario stabiliscono, alla lettera f) del n.35, che nell'ambito della Solennità di Maria SS. Madre di Dio nell'Ottava di Natale si commemori l'imposizione del Santissimo Nome di Gesù: questa disposizione è oggettivamente equivoca e l'equivoco sta proprio nell'uso del verbo commemorare che sembra richiamare il grado liturgico della commemorazione anche se, fin dall'inizio, nessun testo liturgico ufficiale ha mai fatto riferimento alla detta commemorazione nell'ambito del titolo della detta Solennità. È il Commento alla riforma dell'Anno liturgico e del nuovo Calendario[4] che stabilisce la soppressione della ricorrenza del Santissimo Nome di Gesù in quanto del Nome di Gesù si fa menzione nel Vangelo della Messa della Solennità di Maria SS. Madre di Dio nell'Ottava di Natale e la tematica del nome viene già presentata nella prima lettura della stessa messa. La suddetta soppressione non riguarda, però, l'anno liturgico bensì il Calendario romano generale in quanto si demanda la conservazione della ricorrenza ai calendari particolari e, a solo titolo esemplificativo, quello francescano l'ha mantenuta assegnandola al 3 gennaio. La citata soppressione non riguarda neanche il Messale Romano di papa Paolo VI del 1970 poiché tra le messe votive viene inserito il formulario della Messa del Santissimo Nome di Gesù. Le opinioni che sostengono il contrario risultano, quindi, infondate in tutti e due i casi. Va però menzionato che tutto ciò ha prodotto una disputa che è stata risolta alcuni decenni dopo per via pratica: infatti, nel 2002, contestualmente alla pubblicazione della terza editio typica del Messale Romano da parte di papa Giovanni Paolo II, viene reintrodotta nel Calendario romano generale, di forma ordinaria, la ricorrenza del Santissimo Nome di Gesù con le coordinate celebrative menzionate.

Litanie al Santissimo Nome di Gesù[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ L. Monlougou e F.M. Du Buit, Dizionario Biblico Storico/Critico, Edizioni Borla, 1987, p.688
  2. ^ Idem, p.689
  3. ^ Fonte: http://www.santiebeati.it/dettaglio/25625
  4. ^ Commento alla riforma dell'Anno liturgico e del nuovo Calendario a cura del Consilium per l'esecuzione della Costituzione sulla sacra Liturgia: circa la soppressione, nella forma ordinaria del Calendario romano generale della ricorrenza del Santissimo Nome di Gesù cfr in particolare il Capitolo Primo, Sezione II, n.1; e circa il mantenimento della messa del Santissimo Nome di Gesù nel Messale Romano di papa Paolo VI del 1970 e la demandazione della celebrazione della detta ricorrenza ai calendari particolari cfr in particolare il Capitolo Secondo, Sezione I, n.1, lettera A).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Santissimo Nome di Gesù in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei santi, santiebeati.it.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

cattolicesimo Portale Cattolicesimo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cattolicesimo