Repubblica bavarese dei Consigli

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Baviera
Baviera – Bandiera
Dati amministrativi
Nome completo Repubblica bavarese dei Consigli
Nome ufficiale Bayerische Räterepublik
Lingue ufficiali Tedesco
Lingue parlate
Capitale Monaco di Baviera
Politica
Forma di Stato Repubblica socialista
Forma di governo
Presidente Kurt Eisner, Ernst Toller, Eugen Levine
Nascita 8 novembre 1918 con Kurt Eisner
Causa rivoluzione
Fine 2 maggio 1919 con Eugen Levine
Causa controrivoluzione
Territorio e popolazione
Bacino geografico Europa centrale
Religione e società
Religioni preminenti Cattolicesimo
Religioni minoritarie Luteranesimo, Ebraismo
Baviera - Mappa
Evoluzione storica
Preceduto da Regno di Baviera
Succeduto da Libero Stato di Baviera

La Repubblica bavarese dei Consigli (Bayerische Räterepublik) o Repubblica Sovietica Bavarese, fu un governo rivoluzionario, durato pochi mesi tra il 1918 e il 1919, formatosi in Baviera con lo scopo di sostituirsi alla monarchia.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dopo che la Baviera ebbe rovesciato il suo monarca il 7 novembre 1918, Kurt Eisner del Partito Socialista Indipendente, dichiarò la Baviera una repubblica socialista, ma si distanziò dai bolscevichi russi, dichiarando che il suo governo avrebbe protetto la proprietà privata. Per alcuni giorni, il noto economista di Monaco Lujo Brentano, servì da Ministro del Commercio (Volkskommissar für Handel).

Il 21 febbraio 1919, Anton Graf von Arco auf Valley, un aristocratico monacense che, avendo una madre ebraica non era stato accettato nella loggia segreta di estrema destra e antisemita Thule Gesellschaft, sparò al Presidente bavarese di origine ebraica Kurt Eisner, mentre questi si recava a rassegnare le sue dimissioni. Questo assassinio provocò rivolte e illegalità in Baviera, e la notizia di una rivoluzione sovietica in Ungheria incoraggiò i comunisti e gli anarchici a prendere il potere. Socialisti e Comunisti lottano per il potere vacante.

Il 6 aprile, la "Repubblica Sovietica Bavarese" venne proclamata. Inizialmente venne governata dai Socialisti Indipendenti, come Ernst Toller e Gustav Landauer, e dagli anarchici come Erich Mühsam. Comunque, Ernst Toller, un commediografo, si dimostrò inadeguato a gestire le questioni politiche, e il suo governo fece poco per ripristinare l'ordine in città.

Anche i membri del suo gabinetto erano poco esperti e commisero diversi errori. Ad esempio, l'incaricato agli affari esteri (che era stato ricoverato diverse volte in un ospedale psichiatrico), dichiarò guerra alla Svizzera, per via del rifiuto di quest'ultima a prestare 60 locomotive alla Repubblica Sovietica Bavarese. Questo governo collassò dopo sei giorni, venendo sostituito dai comunisti, con a capo Eugen Levine, talvolta caratterizzato come il "potenziale Lenin tedesco".

Eugene Levine diede il via a delle riforme comuniste, che comprendevano l'espropriazione di abitazioni lussuose che venivano poi concesse ai senzatetto, il porre le fabbriche sotto la proprietà e il controllo degli operai, ecc. Levine aveva anche dei progetti per l'abolizione della cartamoneta e la riforma del sistema educativo. Comunque, non ebbe tempo per implementare tali idee.

Levine si rifiutò di collaborare con l'esercito regolare della città, e anzi organizzò una sua forza personale, l'Armata Rossa (Rote Armee), al comando di Rudolf Egelhofer, simile all'Armata Rossa dell'Unione Sovietica. Allo scopo di proteggere la rivoluzione, migliaia di disoccupati si offrirono volontari. Presto le file della Rote Armee raggiunsero le 20.000 unità. Le "Guardie Rosse" iniziarono ad arrestare dei noti contro-rivoluzionari e il 29 aprile 1919, otto uomini vennero giustiziati come spie di destra.

Dal 29 aprile al 2 maggio 1919, a Monaco (Baviera), l’esercito governativo contro-rivoluzionario diretto dal social-democratico Gustav Noske schiacciò nel sangue la "Repubblica dei consigli di Baviera", grazie all’aiuto decisivo di gruppi paramilitari nazionalisti (nel quale militavano molti futuri nazisti).

Subito dopo, il 3 maggio 1919, 30.000 uomini appartenenti ai Freikorps (organizzazioni paramilitari di destra) e finanziati dalla loggia Thule Gesellschaft, marciarono da Garmisch a Monaco, taluni portando anche bandiere con svastiche, le quali però non avevano ancora un significato politico ben definito. Le cosiddette "Guardie Bianche" (Weißkorps), nelle quali militavano anche alcuni futuri gerarchi nazisti, invasero la Repubblica dei consigli compiendo un bagno di sangue. Dopo aspri combattimenti nei quali persero la vita oltre 1.000 volontari del governo social-comunista, i Freikorps ebbero ragione delle ultime forze nemiche e iniziò la rappresaglia: circa 800 uomini e donne furono arrestati e massacrati; tra questi vi era anche Eugen Levine, il quale fu trovato colpevole dell'uccisione delle otto spie.

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