Rastrellamento del Velodromo d'Inverno

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Arresto di ebrei condotto a Parigi dalla polizia francese il 20 agosto 1941

Il Rastrellamento del Velodromo d'inverno (francese: Rafle du Vélodrome d'Hiver, comunemente chiamato Rafle du Vel' d'Hiv: "Retata del Vel' d'Hiv", dal nome con cui viene chiamato il Vélodrome d'Hiver - "Velodromo d'inverno", stadio e circuito per gare di ciclismo), fu il maggiore arresto di massa contro ebrei sul suolo francese durante la seconda guerra mondiale. Esso fu operato dalla polizia francese nell'intera città di Parigi, il 16 e 17 luglio del 1942. L'operazione, nota con il nome in codice Opération Vent printanier ("Operazione Vento di Primavera"), fu condotta su iniziativa delle stesse milizie francesi[1].

Adolf Eichmann, che non l'aveva richiesto, si limitò ad autorizzarlo alcuni giorni dopo[1].

Secondo i dati della prefettura di polizia, vennero arrestate 13.152 persone[2] e imprigionate nel Vélodrome d'Hiver e nel campo di internamento di Drancy, e successivamente trasportati con il treno ad Auschwitz per lo sterminio.

Nel 1995 il presidente francese Jacques Chirac ha chiesto ufficialmente scusa per il ruolo di complicità avuto dalla polizia e dai funzionari francesi nel raid.

La preparazione della retata[modifica | modifica sorgente]

Gli ebrei francesi furono legalmente censiti a partire dal 1940 (l'ultimo censimento a carattere religioso risaliva al 1866) permettendo di redigere, con i dati registrati, il cosiddetto dossier Tulard.[3]

René Bousquet, segretario generale della polizia nazionale, accompagnato da Louis Darquier de Pellepoix, commissario generale delle questioni ebraiche, incontra il 4 luglio, alla sede della Gestapo a Parigi, gli ufficiali delle SS Knochen e Dannecker, il primo comandante della polizia tedesca in Francia. Un nuovo incontro, negli uffici di Dannecker in avenue Foch, per organizzare la retata prevista per il 13 luglio 1942, si tiene il 7 luglio in compagnia di Jean Leguay, l'aggiunta di Bousquet, accompagnato da François, direttore della polizia, Hennequin, direttore della polizia municipale, André Tulard, incaricato delle questioni ebraiche alla prefettura, Garnier, sotto-direttore del rifornimento di carburante alla prefettura della Senna, Guidot, commissario della polizia allo Stato Maggiore della polizia municipale e infine Schweblin, direttore della polizia alle questioni ebraiche. Il capitano delle SS Dannecker dichiara: « I poliziotti francesi — malgrado alcuni scrupoli — non hanno fatto altro che eseguire gli ordini! »[senza fonte]. La retata coinvolge ebrei tedeschi, austriaci, polacchi, cechi, russi e di nazionalità incerta, di tutte le età. Delle deroghe speciali erano previste per le donne « il cui stato di gravidanza era molto avanzato» o « allattavano il loro bébé al seno », ma « per evitare ogni possibile perdita di tempo, tale misura non sarà fatta al domicilio ma al primo centro di assembramento dal commissario della via pubblica». I nazisti prevedono di far arrestare in Francia dalla polizia francese 22 000 ebrei stranieri nell'area della Grande Parigi, che saranno condotti a Drancy, Compiègne, Pithiviers e Beaune-la-Rolande. Per ciò, « il servizio di M. Tulard farà pervenire alla Direzione della polizia municipale i documenti degli ebrei da arrestare (…) I bambini con meno di quindici o sedici anni saranno confinati nell'unione generale degli Israeliti di Francia che a sua volta li collocherà nelle fondazioni. La selezione dei bambini sarà fatta nei centri primari di assembramento. »[senza fonte]

Il 15 maggio del 1940: la prima retata del Vel d'Hiv contro i rifugiati[modifica | modifica sorgente]

Più di due anni prima della retata nazista la Francia mette in atto un'altra retata portando gli arrestati al Vel d'Hiv. Questa ha luogo il 15 maggio 1940, cinque giorni prima dell'invasione tedesca della Francia. La polizia imprigiona migliaia di donne rifugiate, già citate come indesiderate in un decreto del 12 ottobre 1938, tra cui sono numerose quelle di origine ebraica e le ferventi antinaziste, che si sono rifugiate in Francia a seguito delle persecuzioni degli anni trenta. L'enorme velodromo è stato per la prima volta trasformato in un centro d'internamento. I 5.000 fermati vi saranno reclusi da una fino a tre settimane senza giornali ne comunicazioni ufficiali. All'interno i militari, all'esterno la polizia. Nessuno si può lavare, le toilette si bloccano e diventano rapidamente inutilizzabili, il tetto è di vetro e non è presente alcun sistema di ventilazione. Sospettati di essere degli agenti segreti del Reich, nemici della Francia, i rifugiati, in realtà perseguitati dal proprio paese, vengono traditi anche dalla Francia, loro terra d'accoglienza. Tra di essi abbiamo mogli di soldati francesi e partecipanti ad unità ausiliarie dell'esercito, oltre che membri perseguitati della repubblica di Weimar. Nel frattempo la retata di donne tedesche, caso unico e raro in Europa, è estesa a tutta la Francia. I prigionieri sono poi trasferiti al campo di concentramento di Gurs nel sud ovest. Fin dal maggio del 1940 a Gours affluiscono 9.771 donne tedesche "indesiderabili". Molti scappano, soprattutto dopo il terribile inverno del 1940, ed alcuni di essi saranno arrestati di nuovo e riportati nel velodromo nel 1942.

Numerose donne tedesche raggruppate al Vel d'Hiv o in provincia figurarono nei ranghi della resistenza francese, a fianco anche di uomini tedeschi, fino a costituire tra il 1940 e il 1941 un quarto della resistenza. Salvo rare eccezioni il loro ricordo si perderà.

Malgrado la presenza tra di esse di personalità, di femministe, intellettuali, tra cui Hannah Arendt che, rifugiata in Francia nel 1933 e internata nel campo di Gours nel maggio del 1940, riuscirà ad evadere, questa prima retata con l'assembramento degli arrestati al Vel d'Hiv, perpetrata durante la terza repubblica, resta ancora un tabù in Francia, ed un episodio "orfano" della memoria.

Il ricordo della retata[modifica | modifica sorgente]

Tra le iniziative in tal senso abbiamo:

  • la giornata nazionale;[quando?], che si svolge ogni anno la prima domenica successiva al 16 luglio.
  • il monumento commemorativo;[dove?]
  • il riconoscimento della responsabilità dello stato francese, e della sua amministrazione dell'epoca, espresso dal presidente Jacques Chirac nel discorso commemorativo tenuto il 16 luglio 1995 in memoria dei fatti del Velodrome d'Hiver;[quando e da chi?]
  • la targa nella stazione della metro Bir-Hakeim;
  • il museo dei bambini del Vel d'Hiv a Orleans.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Documentari[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Donne e bambini, l' orrore del «Velodromo d' inverno» su Corriere della Sera
  2. ^ (FR) AIDH.org, Pourquoi le rafle n'a pas ateint son objectif, p. 52
  3. ^ (FR) Le «fichier Tulard» détruit, restent les fiches des victimes in Libération, 5 luglio 1996. URL consultato il 27/01/2014.
  4. ^ (FR) film-documentaire.fr - film - Enfants du Vel d'hiv
  5. ^ (FR) ICH BIN

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Romanzi[modifica | modifica sorgente]

  • Érik Orsenna. Dans L'Exposition coloniale. Parigi (Seuil) 1988. Capitolo Un vélodrome d'hiver.
  • Alain Korkos, En attendant Éliane, romanzo apparso nel 1996 edizioni Syros, edito di nuovo nel 2002 edizioni Pocket Jeunesse.
  • Alexandre Jardin, "Des gens très bien" edizioni Grasset, 2010.
  • Tatiana de Rosnay, Elle s'appelait Sarah, edizioni Héloïse d'Ormesson (ISBN 978-2-35087-045-8) (titolo originale Sarah's Key).

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]