Pistola a ruota

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Pistola a ruota
Dag, Puffer
Pistola a ruota, Augusta (Germania) (ca. 1580)
Pistola a ruota, Augusta (Germania) (ca. 1580)
Tipo Pistola
Origine Europa
Impiego
Utilizzatori Reiter
Corazzieri
Harquebusiers
Conflitti Guerre di religione francesi
Guerra degli Ottant'Anni
Lunga Guerra
Guerra dei Trent'Anni
Entrata in servizio XVI secolo
Ritiro dal servizio fine XVII secolo
Descrizione
Peso 2 kg
Lunghezza 40-50 cm
Lunghezza canna 30 cm
Calibro 12 mm
Tipo munizioni palle di ferro (XVI secolo)
Azionamento avancarica
Alimentazione colpo singolo

[senza fonte]

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La Pistola a ruota fu la prima arma da fuoco portatile ad impiegare l'acciarino, in sostituzione della miccia, per comunicare il fuoco alla carica. Venne appositamente sviluppata per le forze di cavalleria pesante (Reiter e Corazzieri) nelle terre gravitanti intorno al Sacro Romano Impero Germanico (Germania, Italia e Borgogna) nei primordi del XVI secolo.

Costruzione[modifica | modifica sorgente]

La pistola azionata da acciarino a ruota fu, di fatto, il primo modello di pistola mai realizzato. Rispetto alle odierne armi da fuoco portatili, era un oggetto decisamente ingombrante (fino a 50 cm di lunghezza complessiva) e dalle munizioni pesanti (palle di ferro o piombo di grosso calibro).

Elementi caratteristici della pistola a ruota erano:

  • Il meccanismo d'accensione (v. acciarino), costituito da un tamburello d'acciaio (la ruota), munito di una molla a spirale interna che si tendeva per mezzo di una chiave. Il tamburello era sostenuto da due colonnine e trattenuto da un dente che il grilletto faceva scattare, Liberato dal dente il tamburello girava rapidamente su sé stesso, fregando la Pirite o la pietra focaia, tenuta ferma da un cane, abbassato in mezzo allo scodellino o bacinetto. Lo strofinìo dava luogo a scintille che accendevano la polvere;
  • L'impugnatura, inizialmente quasi diritta, poi via via più ricurva, chiusa all'estremità da un massiccio pomo per garantire miglior presa al tiratore, normalmente munito di guanto d'arme, e facilitare l'estrazione dell'arma. Uno spinotto assicurava il pomo al corpo del calcio.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'invenzione dell'acciarino a ruota e, conseguentemente, la sua applicazione alle armi da fuoco portatili data ad un anno non ben precisato del primo ventennio del XVI secolo. Ostacolo ad una datazione corretta è, sostanzialmente, il conflitto tra tre diverse fonti: la presenza di uno schizzo raffigurante un acciarino a ruota nel Codice Atlantico di Leonardo da Vinci (A); due bandi emessi dal duca Alfonso I d'Este, l'uno in data 1513 e l'altro in data 1522, proibenti l'uso di archibugi "non a miccia" alle forze di fanteria ducali; l'attribuzione, ad un orologiaio di Norimberga dell'invenzione del primo acciarino nel 1517.[1][2] [3]

Prescindendo dalla data esatta d'invenzione del meccanismo d'accensione, le pistole a ruota erano ben diffuse tra le forze di cavalleria pesante di un po' tutta Europa entro la seconda metà del Cinquecento:

L'introduzione della pistola nell'equipaggiamento del cavaliere ebbe pesantissime ripercussioni sull'arte della guerra occidentale. La lancia da giostra, arma d'elezione del cavaliere medievale (ancora in uso, certamente in Francia ed Inghilterra, intorno al 1550), perse il suo primato e scomparve dalla panoplia della cavalleria pesante entro il Seicento. Appositi corpi di cavalleria deputati all'uso della pistola o del petrinale (arma ibrida, a metà strada tra la pistola e l'archibugio), come i corazzieri ed i Reiter, vennero introdotti sui campi di battaglia europei dai condottieri tedeschi ed italiani. Nel tentativo di sfruttare questa nuova cavalleria pesante come strumento risolutivo contro i quadrati di picchieri che avevano dominato il teatro bellico europeo sin dal Tardo Medioevo, venne inventata un'apposita manovra: il Caracollo. I cavalieri sfilavano letteralmente davanti ai quadrati della fanteria per scaricare loro addosso il fuoco delle pistole, o degli archibugi, onde scompaginarne le file per avere buon gioco nella carica finale all'arma bianca[5].

Nonostante le indubbie pecche del "caracollo", superato dalle aggressive cariche all'arma bianca della cavalleria svedese di Gustavo II Adolfo di Svezia nella Guerra dei Trent'Anni (v. Battaglia di Breitenfeld (1631)), la svolta impressa alla storia della cavalleria dall'introduzione della pistola segnò uno dei passi definitivi nell'affermazione delle armi da fuoco quali padrone del teatro bellico moderno.

Il successo delle pistole a ruota spinse gli armaioli europei ad utilizzarne il meccanismo d'accensione anche per gli archibugi. I costi eccessivamente alti non permisero però mai la massiccia produzione dei nuovi archibugi a ruota. Le pistole a ruota convissero così con i vecchi archibugi a miccia fino a che l'introduzione dell'acciarino a pietra e a martellina non sostituì entrambi i precedenti meccanismi d'innesco alla fine del XVII secolo.

Sin dagli ultimi decenni del Cinquecento, vennero sviluppati particolari modelli di pistola a ruota che tentarono di sopperire ai limiti del "colpo singolo" tipici delle prime armi da fuoco. L'approccio degli armaioli, principalmente italiani e tedeschi, fu duplice:

  • Vennero prodotte pistole multicanna (2 o 3) con acciarini multipli, ove ad ogni canna corrispondeva un acciarino, e pistole a canna singola con diverse camere di scoppio servite da acciarini autonomi l'uno dall'altro;
  • Alcuni armaioli (es. Zane Irrizary nel 1597)[6] realizzarono pistole ed archibugi con tamburo a più colpi, facente riferimento ad un unico acciarino; da questa particolare tipologia di armi da fuoco sviluppò, a partire dal XVIII secolo, la rivoltella.

Utilizzo[modifica | modifica sorgente]

Ricaricabili stando chiusi tra gli arcioni della sella e molto meno ingombranti dell'archibugio, le pistole ad avancarica furono armi d'elezione delle forze di cavalleria. Venivano tenute dai cavalieri in appositi foderi assicurati alla sella. La chiave per il caricamento della molla necessaria allo sblocco dell'acciarino, oggetto chiaramente di grandi dimensioni dato che doveva venir utilizzato da un uomo la cui mano era coperta dal guanto d'arme, era invece portata in un apposito incastro della corazza pettorale (panziera).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vernard Foley, Steven Rowley, David F. Cassidy, F. Charles Logan, Leonardo, the Wheel Lock, and the Milling Process in Technology and Culture, vol. 24, nº 3, luglio 1983, pp. 399–427.
  2. ^ Claude Blair, Further Notes on the Origins of the Wheel Lock, a cura di Robert Held, Arms and Armour Annual 1, 1973, pp. 28–47.
  3. ^ Morin Marco, The Origins of the Wheel Lock: A German Hypothesis: An Alternative to the Italian Hypothesis, a cura di Robert Held, Art, Arms and Armour 1, 1979-80, pp. 80–99.
  4. ^ Pratt, Josiah [a cura di] (1870), The act and monuments of John Foxe, Londra, p. 580. Il riferimento è doppiamente importante perché costituisce una delle prime evidenze accertate d'uso del vocabolo dag in lingua inglese per sottendere la prima tipologia di pistola.
  5. ^ Una delle prime testimonianze certe dell'uso del caracollo data al 1547, quando venne impiegato dai mercenari spagnoli di Pedro de Gamboa contro gli scozzesi nella Battaglia di Pinkie Cleugh. Cit. in Taylor, James [et al.] (1859), The pictorial history of Scotland, Londra, v. I, p. 607 ; Tytler, Patrick Fraser (1842), History of Scotland, Edimburgo, v. VI, p. 607 ; Wright, Thomas (1852), The history of Scotland, Londra [e] N.Y., p. 463
  6. ^ Pauly, Roger (2004), Firearms: The Life Story of a Technology, Greenwood Publishing Group, ISBN 0313327963.
  7. ^ Boeheim, Wendelin (1890), Handbuch der Waffenkunde. Das Waffenwesen in seiner historischen Entwicklung vom Beginn des Mittelalters bis zum Ende des 18 Jahrhunders, Leipzig.
  8. ^ Boeheim, Wendelin, Op. Cit.
  9. ^ Boeheim, Wendelin, Op. Cit.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Boeheim, Wendelin (1890), Handbuch der Waffenkunde. Das Waffenwesen in seiner historischen Entwicklung vom Beginn des Mittelalters bis zum Ende des 18 Jahrhunders, Leipzig.
  • Górski, Konstanty (1895), Historya jazdy polskiej, Cracovia.
  • Hoeven, Marco : Van der (1997), Exercise of arms: warfare in the Netherlands, 1568-1648, New York, ISBN 90-04-10727-4. [1]
  • Kupisz, Dariusz (2001), Smoleńsk 1632-1634, Bellona, ISBN 83-11-09282-6.
  • Kwaśniewicz, Włodzimierz (2004), Leksykon dawnej broni palnej, Varsavia, ISBN 83-11-09874-3.
  • Manganoni, Carlo (1927), Armi da fuoco portatili. Nozioni generali, Enrico Schioppo, Torino.
  • Nimwegen, Olaf : Van (2010), The Dutch Army and the Military Revolutions, 1588-1688, New York, ISBN 978-1-84383-575-2 [2]
  • Pauly, Roger (2004), Firearms: The Life Story of a Technology, Greenwood Publishing Group, ISBN 0313327963.
  • Turnbull, Stephen R. (2007), Wojny złotego wieku: od upadku Konstantynopola do wojny trzydziestoletniej, Varsavia, ISBN 978-83-11-10825-7.
  • Weigley, Rusell Frank (2004), The Age of Battles: The Quest for Decisive Warfare from Breitenfeld to Waterloo, Indiana University Press, ISBN 0-253-21707-5. [3]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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