Pietra focaia

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Pezzo di selce sagomato per l'uso sulle armi da fuoco: la parte a destra è quella che veniva stretta tra le ganasce del cane. Quella a sinistra (più scheggiata) era quella destinata a battere sulla martellina

Pietra focaia era chiamata la pietra adoperata per produrre le scintille necessarie ad accendere un'esca o la polvere da sparo nelle armi da fuoco portatili, a ruota ed acciarino. Dal XIV secolo essa sostituì il sistema a serpentino e miccia.

La pietra focaia più usata era la pirite propriamente detta, e cioè bisolfuro di ferro monometrico. Tale pietra, è così chiamata, perché se vivamente sfregata con l'acciarino, produce sprazzi di scintille che possono incendiare un'esca o la polvere da sparo

È di colore e splendore simile a quello dell'oro, dura e non soggetta a decomporsi in scaglie come altri minerali dalle caratteristiche analoghe.

Fu successivamente sostituita dalla selce che, pur avendo i difetti di dover essere opportunamente sagomata (tanto che esistevano artigiani in questo specializzati) e di spezzarsi più facilmente, produceva le scintille in un tempo minore aumentando la velocità di sparo e la facilità di colpire bersagli in movimento (era più breve infatti il tempo intercorrente tra la trazione del grilletto e la partenza del colpo).

La pietra focaia rimase in uso fino a quasi tutta la prima metà del XIX secolo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Manganoni Carlo. Armi da fuoco portatili. Nozioni generali. Volume I: Armi da fuoco in genere. Volume II: Armi portatili. Enrico Schioppo, Torino, 1927.
  • Montù Carlo. Storia dell'Artiglieria italiana. Edito a cura della Rivista d'Artiglieria e Genio, Roma, 1934;
  • Ricketts H., Armi da Fuoco, Milano,Mursia, 1962
  • Peterson H., Armi da Fuoco nei Secoli, Milano, Mondadori, 1964

Argomenti correlati[modifica | modifica wikitesto]

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