Nido artificiale

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Un tordo azzurrino occidentale (Sialia mexicana) spicca il volo da una cassetta nido.
Uno scricciolo delle case nutre i suoi nidiacei in un nido artificiale (video)
Nido in cemento, di forma cilindrica/ogivale
Vita in un cassetta-nido di cinciarelle

Il nido artificiale è un manufatto destinato a offrire ospitalità e protezione agli uccelli impegnati nella delicata fase della nidificazione e della cova, o a garantire ricovero ai pipistrelli. Solitamente in legno, il nido può essere realizzato anche con un'ampia scelta di altri materiali, come terracotta, plastiche o cemento, perfino una zucca seccata[1], o riutilizzando oggetti dismessi, originariamente destinati ad altre funzioni. Diverse sono anche le tipologie e le dimensioni, che dipendono dalla specie animale che i nidi saranno destinati a ospitare.

È detto anche nido a cassetta, dall'aspetto esteriore di alcune realizzazioni tipiche.

Il nido artificiale può essere acquistato già pronto, o in kit, in negozi specializzati, o dai cataloghi di associazioni di protezione della natura e dell'avifauna, come la Royal Society for the Protection of Birds[2], o essere oggetto di una realizzazione fai da te, anche con l'utilizzo di materiale di risulta. Esistono pubblicazioni espressamente dedicate all'argomento, tra cui è considerata di altissimo livello[3] la guida Nestboxes. BTO Guide 3 (Tring, 1971), curata da Jim J. M. Flegg e David E. Glue, pubblicata dal British Trust for Ornithology, organizzazione britannica non profit dedicata alla salvaguardia degli uccelli.

La collocazione dei nidi, diversa a seconda della specie, può avvenire in natura, ma anche in contesti abitati, negli spazi verdi urbani, agganciati a tronchi o rami d'albero o a pali, o in situazioni ancora più artificiali, fissati a pareti e tetti di costruzioni e abitazioni, appoggiati a muri o palificazioni, ecc.

Scopi[modifica | modifica sorgente]

Varie sono le finalità sottese alla predisposizione di siti artificiali di nidificazione.

Finalità ecologiche e naturalistiche[modifica | modifica sorgente]

Tra gli scopi dei nidi artificiali vi può essere quello di sopperire alla penuria di occasioni naturali di nidificazione, particolarmente sentita in contesti urbani, ma sensibile anche in spazi aperti e campagne, a causa di fenomeni di erosione della naturalità degli habitat. In alcuni casi, si osserva che i nidi artificiali sono frequentati da uccelli, piccoli mammiferi, o rettili, come posatoio o riparo, soprattutto nei periodi più freddi[4].

La collocazione di nidi artificiali offre anche la possibilità di dare soddisfazione al desiderio di contatto diretto con la vita selvatica, superando le difficoltà nascenti dal comportamento elusivo dei volatili[5]: la nidificazione in cassette permette l'osservazione ravvicinata degli uccelli, provvedendo o contribuendo alla loro nutrizione, in maniera non invasiva, senza necessità di ricorrere alle pratiche tradizionali dell'ornitofilia, che prevedono l'ingabbiamento e l'allevamento in cattività[5]. A fini osservativi o di studio, può essere installata all'interno un'apparecchiatura di videoripresa che consente il monitoraggio della situazione. Allo scopo, esistono anche webcam wireless.

Lotta biologica in agricoltura e igiene urbana[modifica | modifica sorgente]

Oltre allo scopo naturalistico, la collocazione di nidi artificiali può servire per beneficiare dell'utilità legata alla presenza di alcuni uccelli: la frequentazione da parte di esemplari di specie insettivore (non necessariamente uccelli, com'è il caso dei pipistrelli) può essere vantaggiosa in campo agricolo, come mezzo di lotta biologica; allo stesso modo, incentivare e incrementare, con nidi artificiali, la presenza di rapaci, favorisce la lotta ai roditori; gli stessi effetti possono essere utili anche in contesti cittadini, come mezzo di lotta contro moscerini, zanzare, roditori e piccioni. In alcune città, ad esempio, è incentivata la nidificazione dei rapaci non solo per il contenimento della proliferazione dei piccioni, ma anche per ostacolarne gli assembramenti su edifici e monumenti.

Realizzazioni[modifica | modifica sorgente]

Nido in PVC con una covata di rondine arboricola

Un nido artificiale può essere realizzato in forme e materiali diversi. Tra quest'ultimi spicca il legno, che si presta particolarmente per la facile ed economica disponibilità, per la versatilità, e per la facilità con cui può essere tagliato o assemblato e per le ottime qualità di isolamento termico, un motivo, quest'ultimo, che sconsiglia invece l'uso del metallo, almeno all'esterno o in situazioni di esposizione al sole, che ne potrebbero determinare l'eccessivo surriscaldamento[1] (un'eccezione e è rappresentata dalle colonie-nido per le rondini porporine (Progne subis), che possono essere realizzati in alluminio per evitare pesi eccessivi[1]). Possono prestarsi allo scopo anche oggetti desueti, in origine destinati ad altra funzione, come brocche o contenitori in ceramica, pentolame o altri oggetti, dopo aver adottato opportuni accorgimenti (foratura, posizionamento inclinato, ecc.) per scongiurare il pericolo di accumulo di acque di sentina[6].

Finitura esterna[modifica | modifica sorgente]

La superficie interna, compresa quella interna al foro, deve essere lasciata al naturale[1], senza alcun trattamento di verniciatura[7]. In generale, non è richiesto che la superficie esterna sia verniciata, anche se è raccomandabile, a solo scopo protettivo, al fine allungare la durata del legno (specialmente per essenze poco durevoli come il pioppo o il pino[7]). Risparmiando il foro d'entrata[7], la superficie potrà essere esteriormente trattata con un apposito prodotto per legno da esterni[4], come un rivestimento acrilico[7]. Non vanno usate vernici pigmentate o, nel caso, solo tinte tenui e naturali[7], ad eccezione delle colonie-nido per la rondine porporina (Progne subis), che dovranno essere dipinti di bianco per evitare il surriscaldamento vista la loro esposizione in spazi completamente aperti[7].

Il tetto, soprattutto se orizzontale, può essere protetto dall'acqua fissandovi o inchiodandovi una copertura in lamiera, in guaina incatramata, o in altro materiale.

Cassetta nido[modifica | modifica sorgente]

Una forma tipica è quella cubico/parallelepipeda, solitamente in legno, nelle due tipologie, chiusa o aperta, a seconda degli uccelli che è destinata a ospitare[8]: le cassette chiuse sono adatte agli uccelli silvestri, molto frequenti in ambiente suburbano o perfino urbano[8]. Altri uccelli, come il pettirosso, il merlo e la ballerina bianca, prediligono gli spazi aperti, come ripiani o piccole cengie, e accettano solo nidi artificiali di forma aperta, prive di una o più pareti, o del tetto, o perfino ridotti a un semplice ripiano[8].

Cassetta chiusa[modifica | modifica sorgente]

Forme di cassette chiuse e aperte, secondo i dettami dello zoologo polacco Jan Sokołowski

La casetta chiusa riproduce un tipico luogo di nidificazione silvestre, la cavità nell'albero: si tratta di un ambiente molto raro, soprattutto in città, ma che può essere difficile da trovare anche in natura, a causa dell'abbattimento di alberi vetusti o danneggiati nei boschi meno intatti. La penuria di cavità idonee fa sì che le cassette chiuse siano occupate con maggior probabilità (all'incirca il doppio[9]) rispetto ai nidi a cassetta aperta[8]. La forma è generalmente parallelepipeda, per semplicità di realizzazione con tavole di legno, ma può essere cilindrica o assumere altre forme quando si usino materiali diversi, come cemento, plastiche (come ad esempio, tubi in PVC[1]), terracotta, ecc.

Apertura di ingresso[modifica | modifica sorgente]

L'ingresso degli uccelli nidificanti avverrà attraverso un'apertura, solitamente circolare o ovale, in altri casi rettangolare, posta nella parte alta della scatola. Le dimensioni dell'apertura sono condizionate dalla specie che la cassetta è destinata a ospitare: i nidi adatti a specie silvestri sono dotati di fori abbastanza piccoli, il cui diametro si aggiri sui 28 millimetri, al fine di scoraggiare la nidificazione di uccelli più comuni e invasivi, come lo storno e il passero[8]. Nel caso, invece, di cassette destinate ai passeri o agli storni, il diametro dovrà essere, rispettivamente, di 32 e 45 mm, ma nel caso dello storno, la cassetta dovrà avere dimensioni maggiori[2].

Non è necessario un trespolo in prossimità dell'entrata e nemmeno scanalature nella parte esterna: gli uccelli non ne hanno bisogno e della loro presenza potrebbero solo avvantaggiarsi eventuali predatori[10].

Per facilitare l'arrampicata degli uccelli verso il foro di uscita, l'interno della parete, al di sotto dell'apertura, potrà essere scabra, con presenza con incisioni profonde circa 3 millimetri (1/8 in) ricavate con la sega o con tacche o incisioni ricavate con un cacciavite[11].

Isolamento termico, drenaggio e ventilazione[modifica | modifica sorgente]

Lo spessore delle pareti si aggira tipicamente sui 19 millimetri (3/4 in[1]), un valore in grado di garantire una buona durata nel tempo e di fornire adeguata protezione dal freddo e dagli eccessivi sbalzi di temperatura[12]. Una migliore protezione dalle intemperie si ha con un tetto spiovente, che sporga leggermente rispetto alle pareti per favorire il deflusso delle acque meteoriche[12]. Una funzione affine assolve il foro (o i fori) spesso presenti sul pavimento, allo scopo di favorire il deflusso di infiltrazioni e di fluidi organici e agevolare la ventilazione[4]. Allo stesso scopo, la ventilazione può essere agevolata da fori, del diametro da 6 a 8 mm (da 1/4 a 5/16 in[13]), nella parte alta del nido, lateralmente, immediatamente sotto la sporgenza della gronda[13]. Per scoraggiare infiltrazioni d'acqua, le giunture e i punti di contatto tra le tavole sono sigillati con mastice resistente agli agenti atmosferici o connesse tra loro senza lasciare eccessive fessure[12].

Ispezionabilità e igiene[modifica | modifica sorgente]

Poiché le cassette devono poter essere riutilizzate in stagioni successive, un lato dovrà essere rimovibile per permettere ispezioni, manutenzione e pulizia: questo può avvenire attraverso il tetto, reso sollevabile con un meccanismo a cerniera, ma stabilmente bloccato in posizione chiusa con un gancetto o simili. O può trattarsi di una parete laterale basculante, imperniata in alto, orizzontalmente, con dei chiodini[14]. La parete incernierata può essere anche quella anteriore. Queste ultime soluzioni risultano meno critiche, rispetto al tetto basculante, per quanto riguarda il pericolo di infiltrazioni di acqua piovana.

Pulizia e sanificazione[modifica | modifica sorgente]

La pulizia dei nidi, e la sanificazione da insetti e parassiti, deve essere effettuata prima che inizi la stagione riproduttiva e deve essere ripetuta ogni volta che una nidiata si è involata, anche se la coppia adulta dà segno di voler rimanere per una seconda nidificazione[15]. Dovrà essere rimosso tutto il materiale di nidificazione, insieme a resti di uova, uova non schiuse, nidiacei morti, ecc[15].

Al fine di agevolare la lotta ai parassiti, può essere d'aiuto la presenza di un bagno per uccelli con acqua pulita o di un luogo per un bagno di sabbia o di polvere[15].

Dimensioni dei nidi a cassetta chiusa[16][modifica | modifica sorgente]
Specie Diametro apertura Dimensioni del fondo Altezza parete anteriore Altezza parete posteriore Note (i numeri di pag. si riferiscono al testo di Tony Soper[16])
A B C D
allocco
23x23
23x23
52
75
Tetto orizzontale leggermente sporgente. Il fondo, preferibilmente in lamiera ferrosa, perforato da sei buchi, coperti da trucioli
picchio verde e storno
6-7
13 x 13
30
45
p. 99
storno
5
23 x 23
35
40
p. 121. Alternativo al nido "tipo picchio verde"
cinciallegra
3
almeno 10x10
16
21
codirosso
3-5
almeno 10x10
almeno 18
23
p. 115
passera mattugia
2,8
almeno 10x10
almeno 18
almeno 23
p. 115
cinciarella, cincia mora
2,8
almeno 10x10
16
21
cincia dal ciuffo
2,8-3,8
almeno 13x10
almeno 16
21
picchio muratore
2,8-3,8
almeno 10x10
almeno 16
21

Cassetta aperta[modifica | modifica sorgente]

I nidi a cassetta aperta possono avere varie forme: la parete anteriore è assente o ridotta a un basso parapetto (si veda il tipo 2 in figura). Possono anche essere assenti una o più delle altre tre pareti, e perfino il tetto. Nel caso minimale, mancando pareti e tetto, il nido artificiale si riduce a un semplice vassoio o mensola[8].

In alcuni casi, soprattutto se di grosse dimensioni, il tetto del nido aperto può essere orizzontale.

Dimensioni dei nidi a cassetta aperta[16][modifica | modifica sorgente]
Specie Altezza apertura Dimensioni del fondo Altezza parapetto anteriore Altezza parete posteriore Note (i numeri di pag. si riferiscono al testo di Tony Soper[16])
A B C D
pettirosso, ballerina bianca
11
10 x 10
0
16
p. 117 e 120 (anche un semplice ripiano completamente aperto)
pigliamosche
11
8 x 8
0
16
p. 118
merlo
11
30 x 30
0
16
p. 114
gheppio e civetta
12
33 x 50
21
33
Tetto orizzontale e sporgente. Sul parapetto C può essere fissato uno spezzone di manico di scopa per un "labbro" che agevoli la presa degli artigli
civetta
almeno 10
20 x 20
30
40
Alternativa al nido "tipo gheppio"

Collocazione dei nidi[modifica | modifica sorgente]

Le cassette nido devono essere collocate con un certo anticipo rispetto alla stagione di cova, come, ad esempio, in autunno o inverno, e comunque non oltre la fine di febbraio[17].

Il posizionamento deve evitare l'esposizione eccessiva e garantire riparo da forti venti: per questo è preferibile che l'apertura sia orientata in una direzione compresa tra i punti cardinali nord e sud-est, passando per est[18], o tra nord-est e sud-est, passando per est[10]. Una collocazione simile può garantire, in alcune situazioni ambientali, protezione dalle piogge fredde primaverili. Inoltre, alcuni studi sembrano indicare un maggior successo per i nidi orientati verso il sorgere del sole, forse grazie al vantaggio dell'esposizione al tepore del primo sole mattutino[10].

Bat-box[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rifugio per pipistrelli.
Schema generico di cassetta per pipistrelli. Le pareti potranno essere parallele (B=0). Per le dimensioni nei singoli casi, fare riferimento al testo della voce

Le bat-box si distinguono dalle casette nido per uccelli sia per le caratteristiche con cui sono realizzate, sia per la funzione che sono chiamate ad assolvere. I pipistrelli, infatti, essendo mammiferi, non conoscono nidificazione e cova: pertanto, le cassette a loro dedicate servono a garantire rifugio nelle ore in cui non sono a caccia di insetti e possono pertanto essere occupate durante tutto l'anno anziché in specifiche stagioni. Dal punto di vista costruttivo, poi, le cassette per pipistrelli, rispetto a quelle per uccelli, sono dotate di aperture solitamente molto più piccole, ubicate spesso nella parte inferiore della scatola.

Molte specie di pipistrello sono minacciate dalla pressione antropica e la predisposizione di adeguate cassette può essere d'aiuto al sostenimento di popolazioni localmente importanti per la loro funzione ecologia: i pipistrelli, infatti, sono predatori naturali di zanzare e insetti e proprio per questo, in varie parti del mondo, sono sfruttati come mezzi in grado di controllarne la proliferazione. Un singolo pipistrello può infatti mangiare da 500 a 1000 zanzare per notte[19] così come altri insetti nocivi[20] I rifugi per pipistrelli sono uno strumento ecocompatibile di lotta biologica alle zanzare mentre i pesticidi hanno un impatto negativo sui predatori piuttosto che sulle zanzare[21].

Progetti[modifica | modifica sorgente]

Australia[modifica | modifica sorgente]

Progetti pluriennali sono stati condotti in Australia, in particolare all'interno dell'Organ Pipes National Park, con 42 posatoi artificiali realizzati secondo le indicazioni di Robert E. Stebbings, che sono arrivati a ospitare al loro interno fino a 280 esemplari. Il problema principale di questi e di altri nidi è la loro manutenzione periodica: il deterioramento del legno in cui sono costruiti, la caduta in terra, l'occupazione o l'infestazione da parte di insetti e ragni, o da parte di altri mammiferi come ratti e possum.

Italia[modifica | modifica sorgente]

Le prime attestazioni dell'uso di rifugi per pipistrelli in Italia risalgono ai primi anni del '900, quando, durante la Bonifica dell'Agro Pontino, furono installati enormi pipistrellai, in forma di torri a tronco-piramidali come strumento di lotta biologica contro la malaria, seguendo l'esempio americano[22].

Un progetto di studio e sensibilizzazione per l'adozione su larga scala di cassette per pipistrelli quale sistema di controllo della proliferazione delle zanzare è stato proposto dal Museo di zoologia La Specola dell'Università di Firenze. Nel 2007 sono state distribuite gratuitamente 220 cassette[22]. In seguito, grazie alla partnership con un gruppo italiano della grande distribuzione commerciale e con un'importante casa editrice di fumetti, è stato possibile aumentare i volumi, distribuendo i ricoveri per pipistrelli nei punti vendita del gruppo, al solo prezzo di costo[22]. I volumi di distribuzione sono saliti così a 3.000 nel 2008, 8.000 nel 2009 e 14.000 nel 2010[22]. Lo schema di costruzione è stato reso disponibile in rete, in modo da permettere l'autocostruzione[23].

Realizzazione delle cassette per pipistrelli[modifica | modifica sorgente]

Istruzioni per realizzare rifugi a base aperta destinati a ospitare piccole o grandi colonie[21][24], e siti che ne effettuano la commercializzazione, sono disponibili sulla rete internet[25].

Un esempio di questi contenuti pubblicati in rete è lo schema di base del progetto "BAT BOX: un pipistrello per amico", accessibile sul sito internet del Museo di storia naturale La Specola, sezione di zoologia[23].

Cassette del progetto "BAT BOX: un pipistrello per amico"[modifica | modifica sorgente]

Lo schema predisposto dal Museo della Specola, nell'ambito del progetto "BAT BOX: un pipistrello per amico", è rivolto alle più comuni specie che frequentano ambienti urbani e suburbani. Esso prevede grosso modo due pareti di legno parallele, dello spessore di 1,5 cm, delle dimensioni di 36x66cm (parete posteriore) e 36x56cm (parete anteriore), separate da un'intercapedine di 2 cm, ottenuto mediante interposizione di una cornice perimetrale spessa 2 cm e larga 3 cm. La cornice è priva del lato inferiore, in modo da lasciare in basso l'apertura di ingresso dei volatili. La parete anteriore non è continua, ma ottenuta da due pezzi (36x15cm e 36x45cm) separati da una fessura orizzontale di 1 cm. È importante che i vari pezzi siano ben connessi in modo da non disperdere il calore all'interno dell'incavo, favorendo la stratificazione termica che permette agli ospiti di scegliere il microclima preferito[26].

Le pareti, nella parte interna, sono interamente solcate da scanalature orizzontali grezze, profonde 2 o 3 millimetri, a non più di 1 cm l'una dall'altra, che facilitano l'arrampicata e forniscono appiglio. I solchi orizzontali percorrono per quasi tutta la larghezza, lasciando liberi 3 cm per lato, in corrispondenza dei lati che vanno a congiungersi con la cornice in modo da evitare la creazione di spifferi che disturbino la stratificazione del calore all'interno[26].

L'apertura verso il basso semplifica la gestione delle cassette, dal momento che, a differenza nelle cassette chiuse per uccelli, queste per pipistrelli non richiedono interventi di pulizia per la rimozione di deiezioni, materiali per il nido, ecc.

Dimensionamento delle bat-box[modifica | modifica sorgente]

Cassetta da pipistrelli secondo il progetto "BAT BOX: un pipistrello per amico" del Museo della Specola[23]
Specie A B C D Larghezza Note
Generico
(specie urbane e suburbane)
2
0
10
56
36
Pareti parallele (B=0). La parete anteriore (56 cm) è divisa in due bande orizzontali di h= 15 (banda inferiore) e h= 40 cm (superiore), applicate sulla cornice lasciando tra le due una fessura di 1 cm[23]. (D=56=15+1+40)
Cassetta da pipistrelli secondo lo schema di Jan Sokołowski
Specie A B C D Larghezza Note
Generico per pipistrelli
2-2,5
3-14
5-7
12-50
=D
Le superfici interne dei pannelli dovranno presentare scanalature profonde circa 2 mm, distanziate 1-1,5 cm. I pannelli possono essere paralleli (B=0)
Specifico per:
Pipistrellus, barbastello
2
0-2
3-5
12-50
=D
Le superfici interne dei pannelli dovranno presentare scanalature profonde circa 2 mm, distanziate 1-1,5 cm. I pannelli possono essere paralleli (B=0)

Colombare[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Colombare.

Una forma molto antica di sito artificiale per la nidificazione è quella offerta dalle colombare, costruzioni attestate da epoche molto remote e realizzate in varie forme architettoniche, spesso molto riconoscibili nel paesaggio agricolo, quali corpi di fabbrica a sé stanti, o quali annessi di abitazioni, come torri, soffitte, o superfetazioni architettoniche appositamente adibite allo scopo.

Le finalità a cui questi manufatti architettonici erano asserviti riguardavano sostanzialmente l'approvvigionamento di proteine da introdurre nella dieta, grazie alla carne ottenuta dai volatili[27].

In altri casi, le colombare assolvevano alla funzione di fornire ospitalità ai piccioni viaggiatori[27].

L'utilizzo delle colombaie, limitatamente agli usi alimentari, sarebbe declinato a partire dal Settecento, quando la disponibilità di tuberi e le coltivazioni foraggifere a trifoglio resero più facile l'allevamento invernale di bestiame e meno impellente il ricorso ai volatili quali fornitori delle componenti proteiche della dieta[27].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f (EN) R. J. Johnson et al., Bird Houses and Shelves: Materials, Università del Nebraska a Lincoln, 2002
  2. ^ a b The RSPB: A to Z of a Wildlife Garden: Nest box, pagina dedicata dalla Royal Society for the Protection of Birds
  3. ^ Tony Soper, La gabbia senza sbarre, 1990 p. 52
  4. ^ a b c Tony Soper, La gabbia senza sbarre, 1990 p. 45
  5. ^ a b Fulco Pratesi, Introduzione a Tony Soper, La gabbia senza sbarre, 1990 p. 5
  6. ^ Tony Soper, La gabbia senza sbarre, 1990 p. 35
  7. ^ a b c d e f (EN) R. J. Johnson et al., Bird Houses and Shelves: Paint, Università del Nebraska a Lincoln, 2002
  8. ^ a b c d e f Tony Soper, La gabbia senza sbarre, 1990 p. 40
  9. ^ Tony Soper, La gabbia senza sbarre, 1990 p. 48
  10. ^ a b c (EN) R. J. Johnson et al., Bird Houses and Shelves: Entrances, Università del Nebraska a Lincoln, 2002
  11. ^ (EN) R. J. Johnson et al., Bird Houses and Shelves: Exit Staurway, Università del Nebraska a Lincoln, 2002
  12. ^ a b c Tony Soper, La gabbia senza sbarre, 1990 p. 43
  13. ^ a b (EN) R. J. Johnson et al., Bird Houses and Shelves: Drainage and Ventilation, Università del Nebraska a Lincoln, 2002
  14. ^ (EN) R. J. Johnson et al., Bird Houses and Shelves: Access, Università del Nebraska a Lincoln, 2002
  15. ^ a b c (EN) R. J. Johnson et al., Bird Houses and Shelves: Sanitation, Università del Nebraska a Lincoln, 2002
  16. ^ a b c d Indicazioni approssimative per i nidi a cassetta, secondo le indicazioni del cap. VI di Tony Soper, La gabbia senza sbarre, 1990, pp. 86-126. Nelle tabelle, le lettere A, B, C, e D fanno riferimento ai disegni riportati nella figura sopra, riprodotti dagli schemi proposti dallo zoologo polacco Jan Sokołowski. Tutte le dimensioni sono espresse in cm.
  17. ^ Tony Soper, La gabbia senza sbarre, 1990 p. 46
  18. ^ Tony Soper, La gabbia senza sbarre, 1990 p. 32
  19. ^ Bats and Bat Houses, Mosquito Abatement District-Davis Headquarters, Kaysville, UT. URL consultato il 17 novembre 2007.
  20. ^ Gene McAvoy, Hendry County Horticulture News: Bats Eat Mosquitoes as Well as Numerous Garden Pests, University of Florida; Cooperative Extension Service. URL consultato il 17 novembre 2007.
  21. ^ a b Carla Brown, Why I Built A Bat House, National Wildlife Federation. URL consultato il 17 novembre 2007.
  22. ^ a b c d AA.VV. Speciale bat-box, dalla Newsletter del GIRC (Gruppo italiano ricerca chirotteri), n. 7 - gennaio 2011, Università dell'Insubria
  23. ^ a b c d BAT BOX: un pipistrello per amico: Schema bat box, dal sito del Museo di storia naturale sezione di zoologia La Specola di Firenze
  24. ^ Single chamber bat house (wall mounted), Bat Conservation International. URL consultato il 17 novembre 2007 (archiviato dall'url originale il 31 ottobre 2007).
  25. ^ Vaughan Boleky, Why Are Bat Houses Important?, Organization for Bat Conservation, 2005-2006. URL consultato il 17 novembre 2007 (archiviato dall'url originale il 10 novembre 2007).
  26. ^ a b BAT BOX: un pipistrello per amico, dal sito del Museo di storia naturale sezione di zoologia La Specola di Firenze
  27. ^ a b c Tony Soper, La gabbia senza sbarre, 1990 p. 34

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti della voce
Letteratura ulteriore

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]