Ministero dello Sviluppo Economico

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Ministero dello Sviluppo Economico
Stato Italia Italia
Tipo Ministero
Sigla MISE
Istituito 2006
da Governo Prodi II
Ministro Federica Guidi
Vice ministro
Sottosegretario
Claudio De Vincenti, Carlo Calenda. Antonello Giacomelli
Simona Vicari
Indirizzo via Molise, 2 - 00187 Roma
Sito web www.sviluppoeconomico.gov.it
Federica Guidi, l'attuale ministro dello sviluppo economico.

Il Ministero dello Sviluppo Economico, conosciuto anche con la sigla MISE, è il dicastero del governo italiano che comprende secondo la riorganizzazione avvenuta mediante il DPR del 28 novembre 2008, Attività Produttive, Commercio Internazionale, Comunicazioni, Energia e Politiche di Coesione.

L'attuale Ministro dello Sviluppo Economico è Federica Guidi dal 22 febbraio 2014.

Le competenze[modifica | modifica wikitesto]

Il Ministero ha competenza in materia di: politiche di supporto alla competitività delle grandi imprese nei settori strategici, politiche dei distretti industriali, sviluppo per l'innovazione tecnologica, interventi di reindustrializzazione e riconversione dei settori di aree industriali colpite da crisi, e sostegno ed incentivi per le piccole e medie imprese (PMI). Il Ministero provvede inoltre all'elaborazione delle linee di strategia energetica di rilievo nazionale (SEN) e coordina le attività connesse agli interventi di programmazione nazionale e regionale nei settori energetico e minerario. Si occupa anche di Telecomunicazioni, internazionalizzazione delle imprese, import/export, promozione e tutela della proprietà industriale e intellettuale, tutela dei diritti dei consumatori, monitoraggio ed azioni di contrasto al fenomeno della contraffazione e sostegno e promozione del Made in Italy.

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha numerose funzioni e sovraintende a numerosi organismi: cura la strategia dei prezzi attraverso l'Osservatorio per la sorveglianza dei prezzi e delle tariffe (meglio conosciuto come Mister prezzi) che, con le politiche per l'efficienza energetica, la ricerca e sviluppo, danno attuazione alle disposizioni del Codice del consumo di cui al D. Lgs. 6 settembre 2005 n. 206, al Codice delle assicurazioni private di cui al D. Lgs. 7 settembre 2005 n. 209, al Codice della proprietà industriale di cui al D. Lgs. 10 febbraio 2005 n. 30, al Codice delle comunicazioni elettroniche di cui al D. Lgs. 1º agosto 2003 n. 259. Il Ministero inoltre cura gli accordi in materia di energia, industria, tutela del consumatore, liberalizzazioni, lotta alla contraffazione, enti cooperativi. Il Ministero gestisce anche l'osservatorio per il settore chimico, l'ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e la geotermia e l'osservatorio sul commercio estero.

Inoltre, bisogna ricordare che il settore comunicazioni è governato dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni - AGCOM, autorità amministrativa indipendente istituita dalla legge 31 luglio 1997 n. 249, sottraendo le competenze sulla regolazione del settore comunicazioni al Ministero. L'Autorità agisce attraverso i Corecom, i Comitati regionali per le comunicazioni presenti in tutte le regioni italiane, istituiti dalla legge n. 223 del 1990, e riformati dalla predetta legge n. 249 del 1997, eletti dai Consigli regionali, come organi di consulenza delle Regioni, al fine di assicurare le necessarie funzioni del governo di garanzia e controllo in tema di comunicazione, attraverso un decentramento operativo sul territorio.

Invece, il settore dell'energia elettrica e il gas è regolamentato dall'autorithy di settore, istituita ai sensi della legge 14 novembre 1995 n. 481, ossia l'Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas - AEEG, al fine di garantire la correttezza del mercato delle energie.

Infine, seppur indipendente, il Ministro nomina il segretario generale presso l'Autorità garante della concorrenza e del mercato - AGCM, detta anche Antitrust, istituita dalla legge 10 ottobre 1990 n. 287, per la tutela contro le pratiche commerciali sleali, le concentrazioni societarie e le intese fraudolente tra le imprese, quale autorità amministrativa indipendente.

Il Ministro dello Sviluppo Economico è componente del Consiglio supremo di difesa.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

L'antesignano del Ministero dello Sviluppo Economico lo troviamo dall'Unità d'Italia, nel 1861, col Governo Cavour con la denominazione di "Ministero per l'Agricoltura, l'Industria e il Commercio".

Viene soppresso dal 26 dicembre 1877 al 30 giugno 1878, e non risulta presente nel Governo Depretis II.

Il 22 giugno 1916, col Governo Boselli, il Ministero per l'Agricoltura, l'Industria e il Commercio viene suddiviso in due dicasteri: il Ministero per l'Industria, il Commercio e il Lavoro, cui viene aggiunta la componente sul Lavoro, ed il Ministero dell'Agricoltura.

Il 3 giugno 1920 il dicastero viene suddiviso ulteriormente in due: da una parte il Ministero dell'Industria e Commercio e dall'altra viene eretto a dicastero autonomo la componente sul Lavoro, con la denominazione di Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale.

Dal 5 luglio 1923 col Governo Mussolini, il Ministero dell'Industria e il Commercio viene assorbito dal nuovo Ministero dell'Economia Nazionale, istituito contestualmente accorpando il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, il Ministero dell'Agricoltura ed, appunto, il Ministero dell'Industria e il Commercio.

Poco tempo dopo, il 12 settembre 1929, il dicastero viene soppresso e trasformato in Ministero dell'Agricoltura e Foreste, e parte delle competenze vengono assorbite dal Ministero delle Corporazioni, già istituito il 2 luglio 1926.

Con la caduta del Governo Mussolini, il 25 luglio 1943, viene soppresso il Ministero per le Corporazioni, dal Governo Badoglio I, con la reistituzione del Ministero del Commercio e dell'Industria, cui si aggiunge la competenza sul Lavoro dall'agosto 1943, con conseguente modifica della denominazione in Ministero del Commercio, dell'Industria e del Lavoro.

Il dicastero viene nuovamente suddiviso in due con decreto luogotenenziale del 21 giugno 1945, n. 377, da parte del Governo Parri: da una parte il Ministero dell'Industria e il Commercio e dall'altra il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale.

Col Governo De Gasperi II, il 9 gennaio 1946, viene scorporata la parte afferente col commercio estero ed eretta in dicastero autonomo con la denominazione di Ministero del Commercio con l'Estero. Col Governo Moro III nel 1966 viene aggiunta la competenza sull'Artigianato con modifica del nome in Ministero dell'Industria, Commercio ed Artigianato.

Con la Riforma Bassanini del D. Lgs. n. 300/1999, il dicastero viene trasformato in Ministero delle Attività Produttive, e a decorrere dalla XIV Legislatura, nel 2001, accorpa il Ministero del Commercio con l'Estero, ed il Ministero delle Comunicazioni . Tuttavia, il Governo Berlusconi II, nel 2001, decise di non accorpare la parte afferente alle Comunicazioni nel dicastero delle Attività Produttive, e lasciarlo quale Ministero delle Comunicazioni.

Col Governo Prodi II, nel 2006, al Ministero delle Attività Produttive, vengono cedute le competenze del Dipartimento Coesione e Sviluppo dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, con conseguente cambiamento dei denominazione in Ministero dello Sviluppo Economico.

Con la finanziaria 2008, la legge n. 244/2007, del secondo governo Prodi, si decise di ripristinare la riforma Bassanini, del d. lgs. n. 300/1999, accorpando, pertanto, le funzioni del Ministero delle Comunicazioni e del Ministero del Commercio Internazionale, nome con quale era stato ridenominato dal Governo Prodi II il Ministero del Commercio con l'Estero, scorporato proprio nel 2006 dallo stesso Governo. Pertanto dal Governo Berlusconi IV, nel 2008, il Ministero dello Sviluppo Economico accorpa il Ministero delle Comunicazioni ed il Ministero del Commercio Internazionale.

L'accorpamento delle tre strutture ministeriali ha ridotto il numero di direzioni generali, raggruppandole in Dipartimenti: il Ministero oggi si articola in quattro Dipartimenti e in un Ufficio per gli affari generali e le risorse. Grazie al processo di razionalizzazione delle risorse, si è resa possibile una riduzione delle posizioni dirigenziali di livello generale e di livello non generale (queste ultime passate da 245 a 208), mentre la riduzione della dotazione organica del personale non dirigenziale, nella misura di oltre il 13%, corrisponde a un’economia complessiva di circa 20 milioni di euro l’anno.[senza fonte]

La situazione di interim a seguito delle dimissioni di Scajola[modifica | modifica wikitesto]

A seguito delle dimissioni di Claudio Scajola il 4 maggio 2010 nell'ambito dello scandalo dei favori della cricca di Anemone a vari politici, l'interim del ministero viene preso da Silvio Berlusconi, che cerca senza successo di offrire il posto a Luca Cordero di Montezemolo, Emma Marcegaglia e Raffaele Bonanni.

Il ministero resta così senza titolare per più di quattro mesi e numerose sue dotazioni vengono ridotte o attribuite ad altri ministeri (fondi UE e Fondo per le aree sottoutilizzate al Ministero degli Affari Regionali, fondi per il turismo al Ministero del Turismo, soppressione dell'Istituto per la promozione industriale, riduzione di 900 milioni di euro di budget con la manovra 2011).[1].

Il 4 ottobre 2010 dopo 153 giorni di interim preso da Silvio Berlusconi viene nominato Paolo Romani come nuovo ministro dello sviluppo economico. Egli ricopriva la carica di vice ministro con delega alle comunicazioni.[2].


Struttura e organizzazione interna[modifica | modifica wikitesto]

Il Ministero è stato riorganizzato per via dell'accorpamento avvenuto, mediante il DPR 28 novembre 2008 n. 197, recante Regolamento di riorganizzazione del Ministero dello Sviluppo Economico, in GU n. 294 del 17 dicembre 2008, in vigore dal 1º gennaio 2009, e dal DPR 28 novembre 2008 n. 198, recante Regolamento di definizione della struttura degli uffici di diretta collaborazione del Ministro dello sviluppo economico, in GU n. 294 del 17-12-2008, in vigore anch'esso dal 1º gennaio 2009.

Il dicastero dello Sviluppo Economico è organizzato in uffici a diretta collaborazione del Ministro ed in dipartimenti, a cui si aggiunge un ufficio per gli affari generali e per le risorse.

Sono uffici a diretta collaborazione i seguenti:

  • l'ufficio di gabinetto;
  • la segreteria del ministro;
  • la segreteria tecnica del ministro;
  • il segretario particolare del ministro;
  • il portavoce del ministro;
  • il consigliere diplomatico;
  • l'ufficio legislativo;
  • il servizio di controllo interno ed i relativi uffici di supporto;
  • l'ufficio stampa;
  • le segreterie dei sottosegretari di Stato.

L'Ufficio per gli affari generali e per le risorse, di livello dirigenziale generale e di natura non dipartimentale, è articolato in dodici uffici di livello dirigenziale non generale.

Il Ministero è strutturato in 4 dipartimenti:

  • il Dipartimento impresa e internazionalizzazione, suddiviso in 6 direzioni generali:
    • DG per la politica industriale e la competitività;
    • DG per la lotta alla contraffazione - Ufficio italiano brevetti e marchi;
    • DG per il mercato, la concorrenza, il consumatore, la vigilanza e la normativa tecnica;
    • DG per le piccole e medie imprese e gli enti cooperativi;
    • DG per la politica commerciale internazionale;
    • DG per le politiche di internazionalizzazione e la promozione degli scambi.
  • il Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica, suddiviso in 3 direzioni generali:
    • DG per la politica regionale unitaria comunitaria;
    • DG per la politica regionale unitaria nazionale;
    • DG per l'incentivazione delle attività imprenditoriali.
  • il Dipartimento comunicazioni, suddiviso in 3 direzioni generali:
    • DG per la pianificazione e la gestione dello spettro radioelettrico;
    • DG per i servizi di comunicazione elettronica e di radiodiffusione;
    • DG per la regolamentazione del settore postale.
  • il Dipartimento energia, suddiviso in 3 direzioni generali:

Ogni dipartimento prevede 2 uffici del personale di livello dirigenziale non generale.

Dipende dal ministro anche l'Istituto superiore delle comunicazioni e tecnologie dell'informazione - ISCOM.

Organi consultivi[modifica | modifica wikitesto]

Sono organismi collegiali e comitati del Ministero, i seguenti organi:

  • il Consiglio superiore delle comunicazioni, organo consultivo alle dirette dipendenze del Ministro;
  • la Commissione consultiva nazionale per l'immissione nel mercato, la libera circolazione e la messa in servizio delle apparecchiature radio e delle apparecchiature terminali di telecomunicazione;
  • la Consulta per l'emissione delle carte valori postali e la filatelia, la consulta esprime parere sul programma annuale delle emissioni dei francobolli;
  • la Commissione per lo studio delle carte e dei valori postali, la Commissione esprime parere sull'immagine da raffigurare sui francobolli in merito alle caratteristiche tecniche e all'aspetto grafico;
  • l'Osservatorio permanente per la sicurezza e la tutela delle reti e delle comunicazioni, ha il compito di operare nel settore della sicurezza delle reti e della tutela delle comunicazioni a supporto degli interventi normativi regolamentari ed amministrativi;
  • il Comitato televendite, cura il rispetto e l’applicazione del Codice di Autoregolamentazione delle televendite del 2002 delle emittenti televisive, nazionali e locali;
  • il Comitato paritetico per le pari opportunità, ha il compito di proporre misure adatte a creare effettive condizioni di pari opportunità tra uomo e donna;
  • Comitato paritetico sul fenomeno del mobbing, ha lo scopo di avviare opportune iniziative al fine di contrastare la diffusione del fenomeno del mobbing.

Uffici periferici[modifica | modifica wikitesto]

Il Ministero dello Sviluppo Economico a livello periferico è strutturato in diversi uffici:

Enti vigilati e società controllate[modifica | modifica wikitesto]

Il dicastero vigila sui seguenti enti o società:

  • l'ICE, l'Istituto nazionale per il commercio estero, ente pubblico che ha il compito di sviluppare i rapporti economici e commerciali italiani con l'estero, sotto la sorveglianza del Ministero dello Sviluppo Economico. L'ICE ha sede a Roma, 16 uffici in Italia e 115 uffici in 84 Paesi del mondo;
  • Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa S.p.A. (in breve "Invitalia), l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, già Sviluppo Italia S.p.a.. Controllata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, il MISE esercita il controllo analogo sulla società che opera in regime di affidamento in-house per il MISE e per alcune altre pubbliche amministrazioni.
  • il "Banco Nazionale di prova per le armi da fuoco portatili e per le munizioni commerciali", quale ente strumentale nel campo dei test balistici per armi e munizioni commerciali, escluse quelle di competenza del Ministero dell'Interno

Ministri dello Sviluppo Economico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elenco dei Ministri dell'Industria e del Commercio della Repubblica Italiana.

L'elenco comprende, in realtà, tutti i nominativi dei Ministri che hanno ricoperto l'incarico di Ministro dell'Industria e il Commercio prima, sin dal 1946, col Governo De Gasperi II, cui si aggiunse con Governo Moro III, nel 1968, anche la competenza sull'artigianato, sino alla Riforma Bassanini, il d. lgs. n. 300/1999, che modifica a far data dal 2001, col Governo Berlusconi II la denominazione in Ministero delle Attività Produttive e successivamente col Governo Prodi II, nel 2006 in quello attuale di Ministero dello Sviluppo Economico.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Massimo Giannini, Sviluppo economico, 4 mesi senza ministro mentre il Paese insegue la ripresa, 31 agosto 2010. URL consultato il 1-9-2010.
  2. ^ Matteo Tonelli, Sviluppo, Berlusconi lascia l'interim Romani ministro dopo cinque mesi, 4 ottobre 2010. URL consultato il 4-10-2010.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]