MS St. Louis

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MS St. Louis
La MS St. Louis, L'Avana, giugno 1939.
La MS St. Louis, L'Avana, giugno 1939.
Flag of Weimar Republic (merchant).svg Flag of the NSDAP (1920–1945).svg Flag of Germany (1946-1949).svg Flag of Germany.svg
Entrata in servizio 6 maggio 1928
Destino finale Demolita in Germania nel 1952
Caratteristiche generali
Stazza lorda 16,732 tsl
Lunghezza 175 m
Larghezza 22 m
Velocità 16 nodi
Passeggeri 973

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La MS St. Louis è stato un transatlantico tedesco di proprietà della Hamburg-America Line, divenuto famoso per aver effettuato un viaggio nel 1939, con al comando il capitano Gustav Schröder con a bordo 963 profughi ebrei che lasciarono la Germania durante l'estate del 1939.

Costruzione[modifica | modifica sorgente]

Costruito dalla Bremer Vulkan nei cantieri di Brema per l'America Line di Amburgo, la MS St. Louis era una nave a propulsione diesel e correttamente riferita con il prefisso di "MS o "MV". Spesso conosciuta con il nome di "SS St. Louis".

La St. Louis ha percorso regolarmente la rotta transatlantica da Amburgo ad Halifax, Nuova Scozia (Canada) e New York oltre a compiere saltuarie crociere verso le indie occidentali. La St. Louis fu progettata e costruita sia come nave di linea per le rotte transatlantiche che per il servizio di crociera.

Viaggio dei Maledetti[modifica | modifica sorgente]

Imbarco nel porto di Amburgo

La St. Louis navigò da Amburgo a Cuba il 13 maggio 1939, trasportando sette non ebrei e 930 rifugiati ebrei (principalmente tedeschi) in fuga dalle persecuzioni naziste.[1][2] All'arrivo della nave a Cuba, il governo cubano, con l'allora capo del governo Federico Laredo Brú, rifiutò ai passeggeri il permesso di sbarco sia come turisti ( le leggi relative ai visti turistici erano cambiate di recente) sia come rifugiati politici. Durante le negoziazioni, il governo chiese ulteriori $500 di tassa per il visto per ogni passeggero, soldi che molti dei rifugiati non avevano. Comunque, 29 dei rifugiati riuscirono a sbarcare a L'Avana.[3]

Rifugiati ebrei a bordo della MS St. Louis mentre la nave è ormeggiata nel porto dell'Avana.

Nel 1939, Cuba promulgo il decreto legge numero 55, che stabiliva due categorie differenti di persone possibili richiedenti visto in Cuba: turista e rifugiato. Ad un rifugiato veniva richiesto, per ottenere il visto, un ulteriore pagamento di $500, mentre un turista non doveva adempiere a queste richieste aggiuntive rispetto alle normali tasse di ingresso. Durante l'applicazione del decreto legge numero 55, si evidenziò una svista presente nella legge: pur istituendo le due diverse categorie di visto, la legge non definiva l'esatta differenza tra turisti e rifugiati. Manuel Benitez, Direttore dell'immigrazione, sfrutto questa lacuna e definì i rifugiati a bordo della S.S. St. Louis come turisti. Questa distinzione permise a Benitez di vendere i permessi di sbarco (qualcosa che solo una persona con lo status di turista poteva facilmente ottenere) ai rifugiati sulla S.S. St. Louis per $150 cadauno. Benitez beneficiò della vendita dei permersi di sbarco sino a che l'allora presidente cubano Federico Laredo Brú fece approvare il decreto 937, che rimediava alla svista del decreto 55.[4]

Alcune testimonianze raccontano che il 4 giugno 1939 il capitano Schröder credeva che gli sarebbe stato proibito lo sbarco nella punta della Florida. Il materiale disponibile sull'evento è conflittuale. Legalmente i rifugiati non potevano entrare con il visto turistico negli USA, perché non disponevano di un indirizzo a cui fare ritorno, e inoltre gli Stati Uniti avevano promulgato delle quote di immigrazione nel 1924. Registrazioni telefoniche descrivono la discussione sulla situazione tra il Segretario di Stato Cordell Hull ed il Segretario del Tesoro Henry Morgenthau, entrambi membri del gabinetto del Presidente Franklin D. Roosevelt, che cercò di persuadere Cuba ad accettare i rifugiati.[5] Alla Guardia Costiera non fu ordinato di respingere i rifugiati, ma gli Stati Uniti non fecero nulla per agevolare il loro arrivo.[6] Infine, la St. Louis venne respinta dagli Stati Uniti, mentre un gruppo di accademici e religiosi canadesi cercò di persuadere il Primo Ministro Canadese William Lyon Mackenzie King ad offrire rifugio alla nave, che si trovava a soli due giorni di navigazione da Halifax.[7] Comunque ufficiali dell'immigrazione canadese e ministri di gabinetto ostili all'immigrazione ebrea persuasero il Primo Ministro a non intervenire il 9 giugno.[8]

Il capitano Gustav Schröder,[9] comandante della nave, era un tedesco non ebreo e anti nazista che fece di tutto per assicurare un trattamento dignitoso per i suoi passeggeri. Provvedette per dei servizi religiosi ebraici e ordinò al suo equipaggio di trattare i rifugiati come qualsiasi altro normale passeggero in crociera. Come la situazione deteriorò, lui personalmente negoziò e pianifico per cercare di portare i rifugiati in un posto sicuro, valutando persino di incagliare la nave sulla costa britannica per forzare la Gran Bretagna ad accogliere i passeggeri come naufraghi. Rifiutò inoltre di restituire la nave alla Germania sino a che i passeggeri non fossero entrati in qualche altro paese.

Ufficiali americani lavorarono con le nazioni europee e la Gran Bretagna per trovare un rifugio sicuro per i viaggiatori in Europa.[5] La nave ritornò in Europa ed attraccò ad Anversa, Belgio. Il Regno Unito acconsenti ad accogliere 288 passeggeri, che furono sbarcati e raggiunsero il Regno Unito tramite altri piroscafi. Dopo molte negoziazioni del comandante Schröder, i rimanenti 619 passeggeri furono sbarcati ad Anversa; di questi, 224 furono accettati dalla Francia, 214 dal Belgio, e 181 dall'Olanda. A quel tempo sembrò quindi che essi fossero stati posti in salvo dalle persecuzioni di Hitler.

Negli anni a venire, dopo l'invasione tedesca del Belgio e della Francia del 10 maggio 1940, gli ebrei furono esposti nuovamente ai rischi delle persecuzioni naziste.[10][11] Sbarcati tutti i suoi passeggeri, la St. Louis tornò ad Amburgo e sopravvisse alla guerra.

St. Louis Il Capitano Gustav Schröder negozia il permesso di sbarco per i passeggeri con ufficiali Belgi nel porto di Anversa.

Utilizzando il tasso di sopravvivenza degli ebrei in diversi paesi, Thomas e Morgan-Witts, autori del Voyage of the Damned, stimarono che circa 180 passeggeri della St. Louis rifugiati in Francia, più 152 di quelli rifugiati in Belgio e 60 di quelli rifugiati in Olanda sopravvissero all'Olocausto. Degli originali 936 rifugiati, stimarono un totale di circa 709 sopravvissuti e 227 uccisi.[12][13]

Successive ricerche da parte di Scott Miller e Sarah Ogilvie del United States Holocaust Memorial Museum danno un più preciso ed alto numero di deceduti, per un totale di 254 morti:

« "Dei 620 passeggeri della St. Louis che tornarono nel continente Europeo, abbiamo determinato che ottantasette furono in grado di emigrare prima che la Germania iniziasse l'invasione dell'Europa occidentale il 10 maggio1940. Duecentocinquantaquattro passeggeri in Belgio, Francia e Olanda morirono dopo quella data durante l'Olocausto. Molte di queste persone furono assassinate nei Campo di sterminio di Auschwitz e Sobibor; i restanti morirono in campi di internamento o nel tentativo di nascondersi o eludere i nazisti. Trecentosessantacinque dei 620 passeggeri che ritornarono nel continente Europeo sopravvissero alla guerra."[14] »

Fatti successivi[modifica | modifica sorgente]

Storia successiva della St. Louis[modifica | modifica sorgente]

La nave divenne una nave alloggio della marina tedesca dal 1940 al 1944. Fu pesantemente danneggiata da un bombardamento alleato a Kiel il 30 agosto 1944, ma fu riparata e usata come nave hotel a Amburgo nel 1946. La nave fu messa fuori servizio nel 1952.

Cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) United States Holocaust Memorial Museum, United States Holocaust Memorial Museum completes ten-year search to uncover the fates of St. Louis passengers, ottobre 2006.
  2. ^ Rosen, p. 563.
  3. ^ Rosen, p. 103.
  4. ^ http://www.jewishvirtuallibrary.org/jsource/Holocaust/stlouis.html, "La tragedia del S.S. St. Louis," Libreria virtuale ebrea: Una divisione dell'American-Israeli Cooperative Enterprise, consultato il 11 aprile 2010
  5. ^ a b Robert Rosen, "Discorso alla Carter Center Library" sulla "The S.S. St. Louis", Salvare gli ebrei: Franklin D. Roosevelt e l'Olocausto, consultato il 10 agosto 2009
  6. ^ "La St. Louis", US Coast Guard's official FAQ,consultato il 10 agosto 2009
  7. ^ "Museo marittimo sul tragico viaggio della MS St. Louis", 5 novembre, 2010, Nova Scotia Government Press Release
  8. ^ "Scuse per il respingimento della St. Louis", CBC website, consultato l'8 agosto 2008.
  9. ^ "Gustav Schröder", Yad-Vashem, consultato il 10 agosto 2009
  10. ^ Rosen, pp. 103, 567.
  11. ^ La Tragedia della S.S. St. Louis. URL consultato il 17 luglio 2007.
  12. ^ Rosen, pp. 447, 567 citando Morgan-Witts and Thomas (1994) pp.8, 238
  13. ^ Template:Cite speech
  14. ^ Miller and Ogilvie, pp. 174–175.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]