Isole Chatham

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Isole Chatham
Chatham Islands
Rekohu
Wharekauri
Chatham Islands from space ISS005-E-15265.jpg
Geografia fisica
Localizzazione Oceano Pacifico
Coordinate 44°02′00″S 176°26′00″E / 44.033333°S 176.433333°E-44.033333; 176.433333Coordinate: 44°02′00″S 176°26′00″E / 44.033333°S 176.433333°E-44.033333; 176.433333
Superficie 966 km²
Numero isole 10
Altitudine massima 294 m s.l.m.
Classificazione geologica Isole vulcaniche
Geografia politica
Stato Nuova Zelanda Nuova Zelanda
Centro principale Waitangi (300)
Fuso orario UTC+12:45
Demografia
Abitanti 650
Cartografia
Chatham-Islands map topo en.svg
Mappa di localizzazione: Oceano Pacifico
Isole Chatham

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Le Isole Chatham sono un arcipelago con due isole principali a est della Nuova Zelanda, con una popolazione di 609 abitanti secondo l'ultimo censimento (2006). Culturalmente le isole Chatham appartengono alla Polinesia, mentre politicamente fanno parte della Nuova Zelanda.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Le Chatham furono inizialmente popolate da gruppi di navigatori polinesiani. Si presume siano discendenti dei Maori della Nuova Zelanda, ma altre teorie suggeriscono una discendenza da polinesiani di altre isole più a nord. In ogni caso l'isolamento portò al formarsi di un'identità propria, e gli abitanti originari si identificano come Moriori. Prima del contatto con gli europei costituirono una società primitiva e pacifica stimata a circa 2000 abitanti.

Il contatto europeo avvenne il 29 novembre 1791, con l'arrivo del veliero HMS Chatham, comandato dal capitano William Broughton. In seguito le isole divennero un centro della caccia alle balene e alle foche.

Nel 1835 le isole furono invase da circa 500 Maori provenienti dalla Nuova Zelanda, che giunsero su due velieri il 19 novembre e il 24 dicembre. Gli invasori uccisero la maggior parte degli abitanti originari, circa 2000, che avevano deciso di non opporre resistenza e che comunque erano di indole pacifica, nel corso di vari mesi[1]. I pochi sopravvissuti formarono una società mista con i Maori invasori e con i balenieri di origine europea.

Nel 1842 le isole Chatham diventarono parte della Nuova Zelanda, a quel tempo colonia britannica.

Nel 1843 arrivò un gruppo di missionari luterani dalla Germania.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Una veduta delle isole

L'arcipelago si trova a circa 43°59′17″S 176°27′13″W / 43.988056°S 176.453611°W-43.988056; -176.453611, a circa 800 km a Est della Nuova Zelanda. La sua posizione sul globo terrestre è quindi quasi agli antipodi della penisola italiana, ed in particolare l'Isola di Sud-Est è la terra emersa più lontana dall'Italia, distando circa 19250 km dal centro di Roma (l'antipodo esatto dell'isola si trova nel dipartimento francese del Lozère).

La posizione delle isole Chatham e di altri arcipelaghi a Sud e a Est della Nuova Zelanda.

Le due isole abitate sono Chatham Island (Rehoku in Moriori, e Wharekauri in Maori) e Isola Pitt (Rangiauria). Le altre isole costituiscono una riserva naturale. Di queste, la più distante è l'isola Forty-Fours (Motuhara) a circa 50 km a est di Chatham Island

I centri abitati principali sono Waitangi (circa 200 abitanti), Te One, Kaingaroa, Owenga e Port Hutt. Waitangi ha un ospedale e vari negozi e officine, ed è il porto principale. In tutto le isole hanno tre scuole, che portano l'insegnamento fino all'ottavo anno scolastico.

L'aeroporto, con pista di terra battuta, si trova a Hapupu, nel nord dell'isola Chatham. La Air Chathams offre servizi regolari a tre città neozelandesi, Auckland, Wellington, e Christchurch. Un mercantile provvede a rifornire gli abitanti dell'isola di cibo, indumenti, benzina e beni vari. Le isole sono meta turistica ed esportano prodotti agricoli e marini, soprattutto i gamberi.

Le isole sono collinose. La vegetazione comprende piante locali, compresi alberi di macrocarpa. Il punto più elevato è a 286 metri sull'isola Mangere. L'isola Chatham ha parecchi laghi e lagune, compresa la Laguna Te Whanga, la maggiore, e alcuni corsi d'acqua.

Il fuso orario delle isole Chatham precede l'ora della Nuova Zelanda di 45 minuti (anche durante l'ora legale), ma la data è la stessa, nonostante le isole Chatham siano a est della linea internazionale del cambio di data, e la Nuova Zelanda a ovest.

Ambiente[modifica | modifica sorgente]

Al largo delle coste orientali della Nuova Zelanda, il gruppo insulare attorno all'isola Chatham costituisce un altro ben noto caso di isolamento faunistico (con evoluzione di diversi interessanti elementi endemici) e di successiva devastante azione dell'uomo, che ha distrutto e scompaginato il delicato ambiente insulare con incendi, coltivazioni, tagli boschivi, o l'introduzione di predatori estranei come gatti, cani, e ratti. Qui vivevano ad esempio due piccoli Rallidi, chiamati dai Maori rispettivamente "Matirakahu" e "Meriki": il primo (Gallirallus modestus), già al momento della scoperta, nel 1871, era ormai confinato sull'isoletta Mangere, grande poco più di un chilometro quadrato, e qui fu estinto definitivamente nel breve giro di 25 anni grazie agli incendi, all'alterazione dell'habitat e - ne fa fede lo specialista neozelandese W. R. B. Oliver - alla sconsiderata azione dei collezionisti; del secondo (Gallirallus dieffenbachi), scoperto nel 1840, non è noto che un solo esemplare, catturato appunto in quell'anno da E. Dieffenbach, e occorre pensare che si sia estinto non molto tempo dopo a causa, principalmente, della predazione operata da gatti, cani e ratti. Pure estinti sono ormai un Silvide endemico (Bowdleria rufescens), scomparso intorno al 1895 dai suoi ultimi rifugi, le isolette di Managre, Mangere e Pitt e un grazioso Melifagide verde-blu, il "mako-mako" (Anthornis melanocephalus), distrutto da predatori e tagli boschivi intorno al 1906. Sopravvive precariamente ancora, invece, una sorta di pigliamosche (Petroica traversi), la cui intera popolazione era composta nel 1984 da sole cinque coppie, asserragliate in pochi ettari di macchia sull'isoletta Piccola Mangere (l'unica delle Chatham ancora libera da gatti).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ * Jared Diamond, Armi, acciaio e malattie. Breve storia degli ultimi tredicimila anni, traduzione di Luigi Civalleri, collane "Saggi" n. 821 - "Super ET", Einaudi, 1997, pp. XI, 366, ISBN 88-06-15619-5 ISBN 978-88-06-18354-7.

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