Insula dell'Ara Coeli

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Coordinate: 41°53′38.83″N 12°28′56.1″E / 41.89412°N 12.48225°E41.89412; 12.48225

Insula dell'Ara Coeli
Secondo e terzo piano
Secondo e terzo piano
Civiltà romana
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Roma

La Insula Romana (letteralmente "isola romana", noi diremmo "isolato") è un edificio risalente al II secolo d.C. che si trova a Roma in via del Teatro di Marcello, sotto la Basilica di Santa Maria in Ara Coeli in prossimità del Campidoglio.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le botteghe

L'edificio, originariamente di 5 piani, risale al II secolo e testimonia abbastanza fedelmente l'urbanistica estensiva di Roma nella piena età imperiale, con esempi confrontabili a Ostia.

Nel Medioevo dalla parte più alta dell'edificio fu ricavata la piccola chiesa di San Biagio del Mercato (sul pendio ai piedi del Campidoglio e dell'Aracoeli era infatti situato un mercato, fino al XV secolo).

Sulla chiesa medioevale venne poi costruita nel 1653 (regnante Alessandro VII Chigi, architetto Carlo Fontana) un'altra chiesa dedicata a Santa Rita da Cascia, che fu smontata negli anni trenta, durante i lavori di risistemazione del Vittoriano, e ricostruita poco più giù, all'angolo di via Montanara, nel 1937-40. La sua demolizione riportò alla luce l'edificio romano sottostante, che fu conservato, a differenza dei numerosi edifici che occupavano la zona.

Dell'oratorio medioevale rimangono il campanile e un'absidiola affrescata, la cui scena principale rappresenta la sepoltura del Cristo, con la Madonna e san Giovanni. Tutto, compreso il campanile, è di dimensioni molto ridotte.

Fu scoperta tra il 1931 e il 1942 durante i lavori di "isolamento" del Campidoglio.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Interno del primo piano
Lunetta affrescata della chiesa di San Biagio del Mercato (XII secolo)

Il ritrovamento ha consentito di definire con maggiori certezze la tipologia immobiliare popolare della Roma antica, ed in particolare la tipologia di insula, costituita da un edificio a più piani al cui interno si distinguevano più unità immobiliari, prevalentemente a destinazione abitativa. Queste abitazioni erano direttamente utilizzate dalla popolazione romana, ma non si esclude che potessero anche essere prese in affitto dai ricchi possidenti dell'epoca. Si tratta perciò di una delle prime forme di edificio a proprietà ripartita, in tutto un antenato del moderno condominio ed in tutto un esempio già compiuto di compresenza della funzione abitativa diretta e della funzione di rendita di un bene immobile.

In particolare, l'insula romana era un fabbricato in muratura (altre tipologie di insulae erano in legno), aveva forse sei piani, ma ne sono stati recuperati solo quattro, considerando anche il mezzanino, tutti ben conservati tranne l'ultimo, di cui rimangono solo alcune tracce. Come molti coevi edifici di questo tipo, al pian terreno ospita delle tabernae, piccoli locali affacciati su una corte e riparati da un porticato, e che probabilmente erano destinati all'uso di negozio o magazzino.

A salire dal primo piano si trovano le abitazioni, destinate alla locazione. Si notano la pavimentazione ad assiti di legno e la previsione di finestre rettangolari, con serramenti in legno. Alcuni aspetti del dislocamento dei vani, più piccoli man mano che si sale di piano, lasciano supporre distinzioni di valore fra le unità dei diversi livelli, nel senso che le unità ai piani più elevati avessero valori minori (non è dato sapere se i parametri d'estimo si riferissero al numero dei vani o alla superficie) e dunque fossero destinati a utilizzatori più poveri, mentre le unità dei piani inferiori fossero più apprezzate e dunque riservate a soggetti più facoltosi; l'ipotesi è suffragata dalla considerazione sia della maggior gravosità del raggiungimento dei piani alti per mezzo delle scale, sia della maggior pericolosità di tali unità, potenzialmente derivante dalla frequenza con cui questi ancora rudimentali edifici venivano interessati da incendi o crolli (e dalla difficoltà di fuga in simili contingenze). In tutta la profondità dell'edificio gli ambienti prendono luce soltanto da finestre rivolte verso la strada, che al secondo piano mantiene le tracce di una balconata.

Si è calcolato che l'insula romana potesse ospitare circa 380 persone e la si considera testimonianza diretta di come vicino alla zona monumentale della Roma imperiale, alle pendici del colle più importante e più sacro della città, vivessero comunque i cittadini normali, i plebei, anche se in condizioni poco confortevoli.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Filippo Coarelli, Guida archeologica di Roma, Arnoldo Mondadori Editore, Verona 1975.

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