Helleborus foetidus

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Elleboro puzzolente
Helleborus foetidus 3.jpg
Helleborus foetidus
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Magnoliidae
Ordine Ranunculales
Famiglia Ranunculaceae
Genere Helleborus
Specie H. foetidus
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
Ordine Ranunculales
Famiglia Ranunculaceae
Nomenclatura binomiale
Helleborus foetidus
L., 1753
Sinonimi

Helleboraster foetidus
Helleborus beugesiacus
Helleborus deflexifolius

Nomi comuni

Elleboro fetido
Elleboro nero
(DE) Stinkende Nieswurz
(FR) Ellébore fétide
(EN) Stinking Hellebore

L'Elleboro puzzolente (nome scientifico Helleborus foetidus L., 1753) è una piccola pianta, dai fiori tutti verdi, appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

La denominazione del genere Helleborus è stata attribuita dal botanico francese Joseph Pitton de Tournefort (Aix-en-Provence, 5 giugno 1656 – Parigi, 28 dicembre 1708) ed è stata formata (a quanto pare) dall'unione di due parole greche il cui significato finale è : pietanza, nutrimento o cibo mortale. Altre etimologie sembrerebbero far riferimento ad una antica città greca famosa per curare la pazzia con una pianta di questo genere. Il nome specifico foetidus fa riferimento all'odore fetido della pianta (ma non per tutte le piante)
Il binomio scientifico attualmente accettato (Helleborus foetidus) è stato proposto da Carl von Linné (1707 – 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il portamento

Sono piante erbacee la cui altezza totale varia da 20 a 60 cm (massimo 80 cm) mentre alcuni individui possono raggiungere un diametro di 1 metro. La forma biologica di questa pianta è camefita suffruticosa (Ch suffr), ossia è una pianta perenne e legnosa alla base, con gemme svernanti poste ad un'altezza dal suolo tra i 2 ed i 30 cm; le porzioni erbacee seccano annualmente e rimangono in vita soltanto le parti legnose (e in alcuni casi anche le foglie).

Radici[modifica | modifica sorgente]

L'apparato radicale è di tipo fibroso; le radici sono grosse e scure.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea è priva del rizoma e può essere considerata assente.
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è eretta (nella parte iniziale è strisciante), lignificato alla base e sempreverde. La parte eretta può essere alta 10 – 25 cm. Il fusto è ricoperto da guaine a forma triangolare: sono delle foglie morte.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie
  • Foglie basali: assenti.
  • Foglie cauline: in questo tipo di pianta le foglie sono solo cauline[1] con lamina divisa totalmente in 7 – 11 segmenti (lembo fogliare di tipo palmato-diviso). Di questi, 3 – 4 laterali, sono riuniti indipendentemente con un breve picciolo; mentre quello mediano si presenta singolo e isolato. Il picciolo è lungo 10 – 20 cm. I segmenti hanno una forma lanceolato-lineare; sul bordo sono seghettati. Dimensione dei segmenti: larghezza 1 – 1,6 cm; lunghezza 6 – 17 cm). Larghezza totale della foglia: oltre 30 cm.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

Infiorescenza

L'infiorescenza si compone di 3 – 15 fiori pendenti. Il colore dell'infiorescenza, in genere, è verde chiaro (rispetto alle foglie che sono più scure).

Fiore[modifica | modifica sorgente]

Il fiore

I fiori sono ermafroditi e attinomorfi con verticilli spiralati. Il perianzio ha un solo verticillo (perianzio “aploclamidato”)[2]: il calice è di tipo petaloide, mentre la corolla è atrofizzata o molto ridotta. Le strutture rimanenti (androceo e gineceo) sono perlopiù a disposizione spiralata. Questa morfologia degli “ellebori” è probabilmente la forma più arcaica nell'ambito della famiglia delle Ranunculaceae. Il colore dei fiori è verdognolo (con riflessi giallognoli). Diametro dei fiori: 2 – 3,5 cm

* K 5, C 5, A molti G 3-7[3]
  • Calice: il calice (la parte più in vista del fiore) è composto da cinque grandi sepali conniventi a campanula, a forma obovata o obcuneata di tipo corollino (o petaloide) e quindi possono essere chiamata anche tepali. Sono larghi quanto sono lunghi, la forma è quindi largamente ellittica o sub-rotonda. Il bordo dei sepali è auto-ricoprente con margine violetto-purpureo. In questa struttura è possibile osservare il passaggio graduale da brattee a sepali[4]. Dimensione dei sepali: larghezza 13 mm; lunghezza 18 mm.
  • Corolla: i petali veri e propri (da 8 a 12) sono ridotti a piccoli cornetti tubulari con funzione nettarifera (di origine staminale) provvisti all'apice di un'unghia (sono più corti degli stami, meno della metà). I sepali sono persistenti dopo l'impollinazione e sembra che possano contribuire in modo positivo allo sviluppo successivo dei semi[5]. Sembra inoltre che i nettari contengano del lievito capace di innalzare la temperatura e facendo così evaporare i composti organici volatili capaci di attirate gli insetti impollinatori anche durante i mesi più freddi[6].
I petali e gli stami
  • Androceo: gli stami (a disposizione spiralata) sono molto numerosi (più o meno una cinquantina), bilobi e colorati di giallognolo.
  • Gineceo: l'ovario è supero e “apocarpo” (derivato da carpelli indipendenti). I carpelli sono da 3 a 7, sessili e disposti in modo spiralato anche questi, ma indipendenti tra di loro.
  • Fioritura: da gennaio a maggio.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Il frutto

I frutti (due baccelli affiancati contrapposti ) sono delle capsule (o follicoli) coriacee (3 – 7) con appendice (un rostro quasi uncinato) contenenti molti semi. La deiscenza è all'apice del follicoli. I semi hanno un colore nero ma brillante. Dimensione dei follicoli: 2,5 – 3 cm.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

La riproduzione di questa pianta avviene per via sessuata grazie all'impollinazione degli insetti pronubi in quanto è una pianta provvista di nettare (impollinazione entomogama).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Distribuzione della pianta
  • Habitat: l'habitat tipico di questa pianta sono i margini dei boschi termofili (querceti sub-mediterranei), o boschi anche a regime ceduo; ma anche zone sassose e cespugliose. Il substrato preferito è sia calcareo che misto (calcareo/siliceo) con pH basico-neutro e terreno a valori medi di nutrizione e leggermente secco.
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 1000 m s.l.m. (raramente fino a 1800 m s.l.m.); frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare e montano.

Fitosociologia[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale[7]:

Formazione: delle comunità forestali
Classe: Quercetea pubescentis

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

Il genere degli Ellebori, in Italia, non è molto numeroso (una decina di specie al massimo). Normalmente queste specie vengono divise in due gruppi[8]:

  • piante con foglie caduche annuali;
  • piante con foglie sempreverdi e coriacee.

Il secondo gruppo a sua volta viene ulteriormente suddiviso in piante con scapi a fiori singoli o piante con scapi fiorali dicotomizzati 2 – 3 volte e quindi con numerosi fiori. È a quest'ultima suddivisione che appartiene l'Elleboro puzzolente.
Il numero cromosomico di Helleborus foetidus è: 2n = 32[9][10].

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Helleboraster foetidus (L.) Moench (1794)
  • Helleborus beugesiacus Jordan & Fourr. (1868)
  • Helleborus deflexifolius Jordan & Fourr. (1868)

Specie simili[modifica | modifica sorgente]

La specie più simile a H. foetidus è Helleborus viridis. Quest'ultimo si distingue in quanto i fiori sono più grandi e non hanno i margini sfumati di purpureo; inoltre l'infiorescenza è meno copiosa.

Usi[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica sorgente]

Sono considerate piante velenose in quanto contengono “elleborina” e altre sostanze alcaloidi tossiche e velenose (come del resto buona parte delle Ranunculaceae). Se ingerite in quantità possono provocare vomito, diarrea e arresto cardiaco (contengono glicosidi cardiaci). Il veleno può essere assorbito anche attraverso la pelle.
La medicina popolare la usa per ridurre la pressione sanguigna. Le radici sono considerate antielmintiche (eliminano svariati tipi di vermi o elminti parassiti), cardiotonicahe(regolano la frequenza cardiaca), catartiche (proprietà generiche di purificazione dell'organismo), diuretiche (facilita il rilascio dell'urina), emetiche (utile in caso di avvelenamento in quanto provoca il vomito), emmenagoghe (regolano il flusso mestruale) e violentemente stupefacenti[11].

Giardinaggio[modifica | modifica sorgente]

Sono piante di facile coltura; hanno bisogno di un terreno fresco e ben nutrito in posizioni di semi-ombra. Possono essere coltivate anche in vaso. Hanno un certo interesse nel campo della floricoltura in quanto sono stati preparati diversi cultivar:

  • Green Giant: dai fiori colorati con fogliame finemente suddiviso;
  • Miss Jekyll: i fiori sono profumati con intensità variabile durante la giornata;
  • Wester Flisk Group: le foglie sono colorate di rosso e gli steli sono verde-grigio;
  • Sierra Nevada Group: è una pianta nana (non più di 30 cm di altezza).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pignatti, op. cit., vol. 1 - p. 279
  2. ^ 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  3. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 27 maggio 2009.
  4. ^ Strasburger, op. cit., vol. 2 - p. 755
  5. ^ Carlos M. Herrera, Post-floral perianth functionality: contribution of persistent sepals to seed development in Helleborus foetidus (Ranunculaceae) in American Journal of Botany. 2005;92:1486-1491.
  6. ^ Carlos M. Herrera and María I. Pozo, Nectar yeasts warm the flowers of a winter-blooming plant in Proceedings della Royal Society Biological.10 February 2010..
  7. ^ Flora Alpina, op. cit., vol. 1 - p. 120
  8. ^ Motta, op. cit., vol. 2 - p. 423
  9. ^ Tropicos Database. URL consultato il 21 agosto 2010.
  10. ^ Index synonymique de la flore de France. URL consultato il 21 agosto 2010.
  11. ^ Plants For A Future. URL consultato il 21 agosto 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume secondo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 422.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume primo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 280, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume primo, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 120.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume 2, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, pag. 817, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd-Campbell-Kellogg-Stevens-Donoghue, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, pag. 327, ISBN 978-88-299-1824-9.

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