Ferruccio Ranza

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Ferruccio Ranza
Ferrucio Ranza.jpg
9 settembre 1892 - 25 aprile 1973
Nato a Fiorenzuola d'Arda
Morto a Bologna
Dati militari
Paese servito bandiera Regno d'Italia
Forza armata Regio Esercito
Regia Aeronautica
Corpo Corpo aeronautico militare
Specialità Caccia
Anni di servizio 1914 - 1945
Grado generale di squadra aerea
Comandanti Fulco Ruffo di Calabria
Francesco Baracca
Guerre Prima guerra mondiale
Guerra d'Etiopia
Seconda guerra mondiale
Comandante di 91ª Squadriglia[1]
13º Gruppo
2º Stormo Caccia
Aviazione della Tripolitania
capo di stato maggiore della 1ª ZAT
aviazione dell'Africa Orientale Italiana
aviazione dell'Albania
Decorazioni Medaglia d'Argento al Valor Militare (3)

wwiaviation.com[2]

voci di militari presenti su Wikipedia

Ferruccio Ranza (Fiorenzuola d'Arda, 9 settembre 1892Bologna, 25 aprile 1973) è stato un generale e aviatore italiano, pluridecorato medaglia d'argento al valor militare. Asso dell'aviazione da caccia, è accreditato di 17 abbattimenti[3][4] durante la prima guerra mondiale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ferruccio nasce sul finire del XIX secolo a Fiorenzuola d'Arda, cittadina situata nella pianura emiliana sul versante settentrionale dell'appennino tosco emiliano, in provincia di Piacenza.[5]

La prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni componenti della 91ª Squadriglia Aeroplani da Caccia. Da sinistra; ten. Gastone Novelli, ten. Ferruccio Ranza, cap. Fulco Ruffo di Calabria, cap. Bartolomeo Costantini, magg. Francesco Baracca.

Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, mentre svolgeva il servizio militare di leva nel Regio Esercito, all'età di 22 anni viene assegnato, con il grado di sottotenente al 1º Reggimento genio. Affascinato dalla nascita della nuova forza aerea esprime la richiesta, nello stesso anno, di poter frequentare la scuola di volo di Venaria, ottenendo il brevetto di pilota il 14 ottobre 1915 per poi essere assegnato alla 43ª Squadriglia del Corpo Aeronautico Militare.[5]

L'anno successivo viene assegnato a missioni di ricognizione sul Fronte italiano ottenendo, nel giugno 1916, la prima onorificenza, la medaglia di bronzo al valore, per aver compiuto con successo una missione pur sotto il fuoco dell'artiglieria nemica.[5]

Ranza richiede di passare al servizio permanente e di essere assegnato ad un'unità di caccia, ottenendo di essere trasferito alla 77ª Squadriglia, equipaggiata con i Nieuport-Macchi Ni.10 dove trova come comandante un altro futuro asso, Fulco Ruffo di Calabria. Ai comandi di un Ni.10 ottiene il suo primo abbattimento il 27 luglio quando costringe a terra un ricognitore della k.u.k. Luftfahrtruppen Hansa-Brandenburg C.I nel cielo sopra Martello.[4][5]

Nel successivo mese di novembre gli viene affidato il comando temporaneo della squadriglia quando problemi di salute allontanano Ruffo di Calabria per qualche periodo; in questo lasso di tempo ottiene tre abbattimenti che gli fanno guadagnare una medaglia d'argento al valor militare.[4][5]

La 91ª Squadriglia Aeroplani da Caccia. Da sinistra; serg. Mario D'Urso, serg. Gaetano Aliperta, ten. Gastone Novelli, ten. Cesare Magistrini, cap. Bartolomeo Costantini, cap. Fulco Ruffo di Calabria, col. Pier Ruggero Piccio, ten. Guido Keller, magg. Francesco Baracca, ten. Ferruccio Ranza, ten. Mario de Bernardi, ten. Adriano Bacula, serg. Guido Nardini, sott. Eduardo Olivero.

Il 1º maggio 1917 viene trasferito alla 91ª Squadriglia Aeroplani da Caccia, la famosa Squadriglia degli Assi comandata da Francesco Baracca, pur operando ancora con la 77ª fino alla metà del mese successivo, periodo in cui consegue altre due medaglie d'argento al valor militare. Il primo abbattimento accreditato con la nuova squadriglia lo ottiene nel cielo sopra Barco, località nel territorio municipale di Molvena, alle 7.20 del 23 giugno, quando abbatté un biposto da ricognizione.[4] Nel nuovo reparto si distingue per aver adottato come simbolo una civetta dipinta sulla fusoliera, emblema che manterrà fino all'abbattimento e conseguente morte del compagno ed amico Giovanni Sabelli, una scala, che in seguito alla sua scomparsa adotterà lui stesso per onorarne la memoria.[5]

Al termine del conflitto è accreditato di 17 abbattimenti, su 20 richieste, in un totale di 465 missioni,[4][5], tre medaglie d'argento, due di bronzo al Valor Militare ed una promozione per merito sul campo, da Tenente a Capitano.[6]

Il periodo interbellico[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1920 Ranza è protagonista di una delle prime manifestazioni aeree che contribuiranno alla notorietà dell'aeronautica italiana in campo mondiale nel decennio successivo, il Raid Roma-Tokyo, dove si aggiudicò la "Coppa Baracca" giungendo per primo a Calcutta. Negli anni successivi partecipò al Raid aereo Nizza-Torino, in competizione con Italo Balbo, al Raid Roma-Londra ed infine al Raid Roma-Berlino-Roma.[6]

Dopo l'istituzione, nel 1923, della Regia Aeronautica, il Ministero gli conferisce il comando del 13º Gruppo nel 1924 che mantenne fino al 1927, quando gli viene assegnato il comando del 2º Stormo Caccia Terrestre[5]

Negli anni successivi assume il comando dell'Aviazione della Tripolitania, diventa capo di stato maggiore della 1ª Zona Aerea Territoriale (ZAT) quindi assume il comando dell'aviazione dell'Africa Orientale Italiana e, dopo l'occupazione italiana del Regno di Albania del 1939, dell'aviazione dell'Albania.[5]

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Ferruccio Ranza, secondo da sinistra, con i gradi da generale di divisione della Regia Aeronautica

Durante il secondo conflitto mondiale, Ranza prese il comando dell'aeronautica dell'Albania supportando l'esercito Italiano della campagna di Grecia, e fu proprio grazie all'Aeronautica che la situazione non facile per l'Italia in Grecia non si trasformò in una disfatta. Ranza oltretutto visse un pericoloso episodio di fuoco amico. Il 15 aprile 1941, mentre volava su un bimotore da trasporto Breda 44, venne attaccato da un caccia italiano, un Fiat CR.42, in conseguenza di questo assalto anche la contraerea lo scambiò per un nemico. Nonostante il fuoco incrociato, da terra e dall'aria, il pilota dell'aereo di Ranza riuscì a salvarsi con un atterraggio di fortuna in cui il velivolo rimase distrutto. Alla fine del 1941 Ranza viene trasferito al comando della quarta Squadra Aerea di Bari. L'8 settembre 1943 trova Ranza al suo posto, affiancato da Enrico Grande. Il ruolo di Ranza fu fondamentale per la tenuta in mano italiana degli aeroporti di Lecce, Gioia del Colle, Manduria, Bari, Grottaglie, San Vito dei Normanni, Foggia, Scanzano, Brindisi, San Pancrazio e Taranto. Tutti questi campi ed edifici annessi furono poi passati in buona efficienza agli alleati. Nonostante il divieto assoluto di voli imposto dagli angloamericani dal 15 settembre 1943, gli aeroplani italiani continuarono a decollare per missioni contro i tedeschi. Fu proprio l'intervento di Ranza in colloqui con i marescialli dell'aria Tedder e Cunningham a convincere gli inglesi che l'Italia aveva le forze e la volontà politica per contribuire alla propria liberazione e quindi a porre la pietra miliare per la nascita dell'Aeronautica Cobelligerante Italiana.

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Al termine del conflitto si congeda, nel maggio 1945, con il grado di Generale di Squadra Aerea, ritirandosi a vita privata fino al suo decesso, avvenuto a Bologna nel 1973.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Anche il figlio Paolo fu ufficiale e pilota del 51º Stormo nel secondo dopoguerra[7].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Argento al Valor Militare
«Pilota da caccia abilissimo, infaticabile ed audace, ha compiuto numeorissimi voli sul nemico con mirabili risultati, sostenendo molti combattimenti aerei. Il 25 novembre 1916 abbatteva sull'Hermada e a Schonpass due velivoli nemici. Il 4 aprile 1917 attaccava sopra Oppachiasella un apparecchio avversario e lo incalzava costringendolo a atterrare a Prosecco; subito dopo ne attaccava a fondo un altro su Sagrado e a colpi di mitragliatrice lo fugava decisamente. novembre 1916 -aprile 1917»
— Cielo Carsico
Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Argento al Valor Militare
«Pilota da caccia di grande valore, dava bella prova di sereno ardimento sostenendo brillantemente combattimenti con velivoli nemici,abbattendone uno e danneggiandone altri gravemente. Disceso a bassa quota, nonostante l'intenso fuoco delle artiglierie, eseguiva utili e precise fotografie delle difese avversarie. 23 giugno-2 e 14 agosto 1917»
— Cielo di Cima della Caldiera, dei Monti Faiti e di Assling,
Medaglia di Bronzo al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di Bronzo al Valor Militare
«destinato ad eseguire fotografie dei trinceramenti nemici, volò alla quota di 1000 metri mantenendola costante per tutta la zona da fotografare e nonostante fosse fatto segno a tiro intenso e prolungato di fucileria e d'artiglieria nemica, con spregio del pericolo, con ardimento e calma riuscì nell'intento. Ebbe l'apparecchio colpito 11 volte. 1 aprile 1916»
— in volo sul Carso
Medaglia di Bronzo al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di Bronzo al Valor Militare
«In un arditissimo combattimento abbatteva un idroplano memico. 14 settembre 1916»
— Golfo di Trieste
Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Argento al Valor Militare
«Comandante dell'aviazione in Somalia, in epico volo affrontando le più avverse difficoltà atmosferiche, portava il 6 marzo 1936 su Addis Abeba ancora inviolata, le ali tricolori, a monito sicuro, alle genti inconsapevoli, della vittoria nostra imminente. Eroe della grande guerra, delle guerre coloniali della Tripolitania-Cirenaica, Eritrea e Somalia: esempio magnifico di ardimento e valore come aviatore e come comandante. 6 marzo 1936»
— Cielo di Neghelli Addis Abeba, Neghelli

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Squadriglia degli assi
  2. ^ William Ira Boucher, Italian Aces of WW1 - Ferruccio Ranza in wwiaviation.com. URL consultato l'11 agosto 2014.
  3. ^ Ali Italiane 1908-1922 - Distribuzione Rizzoli Editore 1978
  4. ^ a b c d e Ferrucco Ranza in The Aerodrome.
  5. ^ a b c d e f g h i Ferrucco Ranza in AS Peter Pan.
  6. ^ a b Ferruccio Ranza in Associazione Arma Aeronautica Piacenza.
  7. ^ Nicola MaliziaF-47 Thunderbolt, IBN Editore 2005.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberto Gentili. Ali in pace e in Guerra 1903-1930 - omaggio a Ferruccio Ranza. 1996, Edizioni Costa & Conca.
  • Roberto Gentili. Antonio Iozzi. Paolo Varriale Gli assi dell'aviazione italiana nella grande guerra. 2002, Aeronautica Militare-Ufficio Storico.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]