Evangelium Vitae

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Evangelium Vitae
Lettera enciclica di Papa Giovanni Paolo II
Stemma di Papa Giovanni Paolo II
Anno 25 marzo 1995
Anno di pontificato XVII
Traduzione del titolo Il vangelo della vita
Argomenti trattati L'inviolabilità della vita
Enciclica papale nº XI di XIV
Enciclica precedente Veritatis Splendor
Enciclica successiva Ut Unum Sint

La Evangelium Vitae (queste due parole sono l'inizio del testo latino e si traducono: "il vangelo della vita") è una enciclica scritta da papa Giovanni Paolo II per esprimere la posizione della Chiesa cattolica sul valore e l'inviolabilità della vita umana. Venne promulgata il 25 marzo 1995. Per i temi trattati e per la sua completezza magisteriale questo documento si collega direttamente all'enciclica Humanae Vitae, scritta da papa Paolo VI il 25 luglio 1968.

Sommario dell'enciclica[modifica | modifica sorgente]

L'indice della Evangelium Vitae (EV) è così strutturato:

  • Introduzione (n. 1-6)
  • Capitolo I - "La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo" - Le attuali minacce alla vita umana (n. 7-28)
  • Capitolo II - "Sono venuto perché abbiano la vita" - Il messaggio cristiano sulla vita (n. 29-51)
  • Capitolo III - "Non uccidere" - La legge santa di Dio (n. 52-77)
  • Capitolo IV - "L'avete fatto a me" - Per una nuova cultura della vita umana (n. 78-101)
  • Conclusione (n. 102-105)

Panoramica dei contenuti[modifica | modifica sorgente]

« L'uomo è chiamato a una pienezza di vita che va ben oltre le dimensioni della sua esistenza terrena, poiché consiste nella partecipazione alla vita stessa di Dio »
(EV 2)

Attraverso una panoramica iniziale sulle minacce alla vita umana nel passato e nel tempo presente, l'enciclica offre una breve storia dei passaggi biblici che condannano la soppressione della vita. Alla luce di questi passaggi l'enciclica prende direttamente in esame azioni specifiche, tra cui l'aborto (che viene definito, citando Tertulliano, "un omicidio anticipato per impedire a qualcuno di nascere", EV 61) e l'eutanasia (che Giovanni Paolo II chiama "preoccupante «perversione» della pietà", EV 66). L'enciclica condanna anche l'uso della pena di morte nel mondo contemporaneo, dato che non bisogna

« giungere alla misura estrema della soppressione del reo se non in casi di assoluta necessità, quando cioè la difesa della società non fosse possibile altrimenti. Oggi, però, a seguito dell'organizzazione sempre più adeguata dell'istituzione penale, questi casi sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti. »
(EV 56)

L'enciclica analizza poi fattori sociali e culturali, sottolineando l'importanza di una società costruita attorno alla famiglia, piuttosto che al desiderio di una sempre maggiore efficienza, e sottolineando l'impegno di farsi carico dei poveri e dei malati.

Autorevolezza dell'insegnamento dell'enciclica[modifica | modifica sorgente]

Questa enciclica, essendo parte integrante del magistero papale, contiene insegnamenti di dottrina cattolica espressi in maniera autorevole, anche se non infallibile. Ma ci sono anche tre passaggi che si esprimono in maniera più solenne e apodittica su specifiche questioni di morale. La maggior parte dei teologi cattolici, considerandone il tenore verbale diretto e solenne, valutano questi tre passaggi come pronunciamenti infallibili, nei quali la Chiesa, per mezzo del papa, impegna nel massimo grado la propria autorevolezza.

Il primo passo riguarda l'omicidio:

« Pertanto, con l'autorità che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi Successori, in comunione con i Vescovi della Chiesa cattolica, confermo che l'uccisione diretta e volontaria di un essere umano innocente è sempre gravemente immorale. Tale dottrina, fondata in quella legge non scritta che ogni uomo, alla luce della ragione, trova nel proprio cuore (cf. Rm 2, 14-15), è riaffermata dalla Sacra Scrittura, trasmessa dalla Tradizione della Chiesa e insegnata dal Magistero ordinario e universale (cf. Lumen Gentium 25) »
(EV 57)

Il secondo è sull'aborto:

« Di fronte a una simile unanimità nella tradizione dottrinale e disciplinare della Chiesa, Paolo VI ha potuto dichiarare che tale insegnamento non è mutato ed è immutabile (Humanae Vitae 14). Pertanto, con l'autorità che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi Successori, in comunione con i Vescovi —che a varie riprese hanno condannato l'aborto e che nella consultazione precedentemente citata, pur dispersi per il mondo, hanno unanimemente consentito circa questa dottrina— dichiaro che l'aborto diretto, cioè voluto come fine o come mezzo, costituisce sempre un disordine morale grave, in quanto uccisione deliberata di un essere umano innocente. Tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa ed insegnata dal Magistero ordinario e universale (cf. Lumen Gentium 25) »
(EV 62)

Il terzo riguarda l'eutanasia:

« In conformità con il Magistero dei miei Predecessori e in comunione con i Vescovi della Chiesa cattolica, confermo che l'eutanasia è una grave violazione della Legge di Dio, in quanto uccisione deliberata moralmente inaccettabile di una persona umana. Tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa ed insegnata dal Magistero ordinario e universale (cf. Lumen Gentium 25) »
(EV 65)

La maggior parte dei teologi cattolici sono concordi nel considerare infallibili questi insegnamenti sull'immoralità dell'omicidio, dell'aborto procurato e dell'eutanasia. Altri teologi ne accettano l'infallibilità, ma sostengono che questi insegnamenti non sono esempi dell'infallibilità papale, quanto piuttosto esempi dell'infallibilità del magistero ordinario e universale della Chiesa (quando cioè tutti i vescovi dispersi nel mondo sono concordi nel ritenere infallibile una certa dottrina).

Alcuni punti di vista a questo riguardo:

  • Secondo la teologia cattolica, un insegnamento del magistero ordinario e universale è infallibile
« quando i vescovi, anche dispersi per il mondo, ma conservando il vincolo della comunione tra di loro e col successore di Pietro, si accordano per insegnare autenticamente che una dottrina concernente la fede e i costumi si impone in maniera assoluta »
(Lumen Gentium 25)
Sono considerate parte del magistero ordinario e universale anche materie costantemente insegnate dalla Sede di Pietro, cioè dottrine lungamente approvate dalla tradizione della chiesa. Prima di scrivere la Evangelium Vitae, Giovanni Paolo II consultò tutti i vescovi del mondo chiedendo se fossero tutti d'accordo nel ritenere immorali l'omicidio, l'aborto procurato e l'eutanasia, ed essi risposero concordemente che erano d'accordo. Per rendere esplicito questo legame tra il papa e tutti i vescovi, ognuno dei tre passaggi citati di Evangelium Vitae si conclude con un riferimento al "magistero ordinario e universale" e con una nota che rimanda a Lumen Gentium 25, dove tale magistero è definito.
  • La Congregazione per la dottrina della fede, nel suo documento "Formula da usarsi per la professione di fede e il giuramento di fedeltà nell’assumere un officio da esercitarsi a nome della Chiesa, con Nota dottrinale illustrativa della formula conclusiva della Professio fidei” (29 giugno 1998, leggi tutto), firmato dall'allora prefetto Joseph Ratzinger e dall'allora segretario Tarcisio Bertone, scrive a proposito di "tutte e singole le verità circa la dottrina che riguarda la fede o i costumi proposte dalla chiesa in modo definitivo":
« si può anche richiamare la dottrina circa l'illiceità della eutanasia, insegnata nell'Enciclica Evangelium vitae. Confermando che l'eutanasia è «una grave violazione della legge di Dio», il Papa dichiara che «tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa e insegnata dal magistero ordinario e universale» »
(Nota dottrinale illustrativa della formula conclusiva della Professio fidei, 11)
  • Fra i teologi cattolici che hanno scritto riguardo all'infallibilità, quasi tutti concordano che i tre pronunciamenti di cui sopra costituiscono insegnamenti infallibili. Tra questi teologi ci sono teologi "liberali" (Richard Gaillardetz, Hermann Pottmeyer), teologi "moderati" (Francis A. Sullivan) e teologi conservatori (Mark Lowery, Lawrence J. Welch).

D'altra parte, i teologi radicali che non credono nel concetto di infallibilità (come Hans Küng) non accettano che questo insegnamento - o qualunque altro - sia infallibile. Tuttavia questa visione non può essere propriamente chiamata una visione "cattolica", perché essa richiede di rigettare non solo l'infallibilità papale ma anche l'infallibilità dei concili, dato che l'infallibilità papale è stata solennemente proclamata dal Concilio Vaticano I. Effettivamente Hans Küng ha esplicitamente negato tutte le forme dell'infallibilità della chiesa che sono affermate dai teologi cattolici.

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