Erzsébet Báthory

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Erzsébet Báthory
Erzsébet Báthory
Contessa Báthory
Stemma
In carica 4 gennaio 1604 - 21 agosto 1614
Trattamento Contessa
Nascita Nyirbàtor, 7 agosto 1560
Morte Cachtice, 21 agosto 1614
Luogo di sepoltura Nagyecsed
Dinastia Báthory
Padre George VI
Madre Anna Báthory
Consorte Ferenc I Nádasdy
Figli Anna, Orsolya, Katalin, Pal
Erzsébet Báthory

Erzsébet Báthory, conosciuta anche come Elizabeth Bathory o Elisabetta Bathory, soprannominata la Contessa Dracula o Contessa Sanguinaria (magiaro Báthory Erzsébet (/ˈbaːtori ˈɛrʒeːbɛt/), slovacco Alžbeta Bátoriová; Nyírbátor, 7 agosto 1560Čachtice, 21 agosto 1614), fu una leggendaria serial killer ungherese, considerata la più famosa assassina seriale sia in Slovacchia che in Ungheria. Lei e quattro suoi collaboratori furono accusati di aver torturato e ucciso centinaia di giovani donne. Le vittime oscillerebbero tra le 100 accertate e altre 300 di cui era fortemente sospettata all'epoca; secondo un diario trovato durante la perquisizione in casa sua, le vittime sarebbero 650, e ciò farebbe di lei la peggiore assassina seriale mai esistita; ma gli storici tengono per vera la stima delle 100/300 vittime e sono scettici circa la veridicità e/o esistenza di questo diario.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Giovinezza[modifica | modifica sorgente]

Il castello di Cachtice, residenza e prigione della contessa.

Erzsébet nacque nel 1560 a Nyírbátor, un villaggio nel nord-est dell'attuale Ungheria, ma venne allevata nella proprietà di famiglia di Ecsed in Transilvania (odierna Romania). La sua famiglia, i Báthory-Ecsed e i Báthory-Somlyó, faceva parte delle casate protestanti ungheresi. L'albero genealogico dei Báthory comprendeva vari eroi di guerra, un cardinale e un re di Polonia. Nella sua famiglia, a causa della consanguineità (anche il padre aveva sposato una sua cugina), non mancavano malattie del sistema nervoso: molti suoi membri mostravano segni di epilessia, schizofrenia e altri disturbi mentali.[1]

Fin da bambina, ella dava segni di squilibrio passando repentinamente dalla quiete alla collera. All'età di circa sei anni fu testimone di un fatto che lasciò su di lei una traccia indelebile: un gruppo di zingari venne invitato nella sua casa per intrattenere la corte; uno di essi venne però condannato a morte per aver venduto i figli ai turchi. Le sue grida lamentose giunsero fino al castello, attirando l'attenzione di Erzsébet, la quale, all'alba, fuggì dal castello per vedere la condanna: dei soldati tagliarono il ventre di un cavallo legato a terra, il condannato venne preso e infilato nel ventre, rimase fuori solo la testa, poi un soldato ricucì il ventre del cavallo con il condannato al suo interno[senza fonte]. Nel 1571, all'età di 11 anni, si fidanzò con Ferenc Nádasdy, di sette anni più grande di lei, e andò a vivere nel castello di Nádasdy di Sárvár nel Transdanubio, presso il confine austriaco.[2]

All'età di 13 anni, incontrò un suo cugino, il principe di Transilvania, il quale, sotto i suoi occhi, fece tagliare naso e orecchie a 54 persone sospettate di aver fomentato una ribellione dei contadini. L'8 maggio 1575 sposò, quindicenne, il promesso Ferenc Nádasdy a Vranov nad Topľou (Varanno), presso Prešov, nell'attuale Slovacchia nord-orientale. Al matrimonio fu invitato persino il sovrano del Sacro Romano Impero Massimiliano II, il quale, tuttavia, causa la lontananza, non poté partecipare, ma inviò una delegazione con un costoso gioiello come regalo di nozze.

Vita coniugale[modifica | modifica sorgente]

Il marito, persona crudele e spietata, aveva studiato a Vienna, dove si era dimostrato un buon atleta (ma non un bravo studente); inoltre faceva all'epoca parte di un gruppo di spadaccini noto come il "Terribile Quintetto". Amava torturare i servi, senza però ucciderli: una delle sue torture preferite consisteva nel cospargere di miele una ragazza nuda e lasciarla legata vicino alle arnie di sua proprietà. Essendo Nádasdy quasi sempre lontano da casa per combattere i turchi, la responsabilità del castello di Sárvár era affidata ad Erzsébet.

Erzsébet amava vestirsi da maschio e verso i 18-19 anni ebbe una figlia illegittima che venne affidata ad un contadino. Nella leggenda popolare si dice che questa bambina sia la progenitrice di alcune delle famiglie più antiche della zona, quali i Mansfeld, i Riddler e gli Helbinger. Nei primi dieci anni di matrimonio non ebbe figli, ma nei nove anni seguenti partorì tre figlie e un figlio. Fu una madre molto protettiva.[3]

Sadismo e magia nera[modifica | modifica sorgente]

Ferenc I Nádasdy, marito di Erzsébet (1555-1604).

Per passare il tempo quando il marito era lontano da casa, Erzsébet cominciò a far visite alla contessa Karla[senza fonte], sua zia, ed a partecipare alle orge da lei organizzate. Conobbe nello stesso periodo Dorothea Szentes, un'esperta di magia nera che incoraggiò le sue tendenze sadiche. Dorothea conosciuta come Dorkò e il suo servo Thorko insegnarono a Erzsébet la stregoneria.

Ecco cosa scrive in una lettera al marito:

« Ho appreso da Thorko una nuova deliziosa tecnica: prendi una gallina nera e la percuoti a morte con la verga bianca; ne conservi il sangue e ne spalmi un poco sul tuo nemico. Se non hai la possibilità di cospargerlo sul suo corpo, fai in modo di procurarti uno dei suoi capi di vestiario e impregnalo con il sangue. »

Erzsébet riteneva un affronto intollerabile la fuga di una serva e la punizione era quasi sempre la morte. Una sera, una ragazza di 12 anni, Dora, riuscì a fuggire dal castello con indosso solo una lunga camicia bianca. Venne presa poco dopo e condotta dalla contessa, la quale la costrinse ad entrare in una gabbia cilindrica troppo stretta per sedersi e troppo bassa per stare in piedi. La gabbia venne quindi sollevata da terra tramite delle carrucole e spinta contro dei paletti appuntiti. Il nano al servizio di Erzsébet, Fizcko, manovrò le corde in modo che la gabbia oscillasse: in questo modo, il corpo venne fatto a pezzi. In un'altra occasione, in pieno inverno, fece condurre nel cortile, sotto la sua finestra, delle ragazze denudate. Ordinò quindi di versare acqua su di loro. Le ragazze morirono per assideramento.[4]

Suo marito non era da meno: una volta ai due sposi venne il sospetto che una serva si fosse finta malata, le fecero così infilare tra le dita dei pezzi di carta impregnati d'olio a cui fu poi dato fuoco; dopo questo fatto ben pochi osarono dichiararsi ammalati. I segni della sua pazzia si palesavano sulle sue serve, punite sempre più duramente per i loro errori.

Si dice che un giorno, dopo averne schiaffeggiata una, alcune gocce di sangue colarono dal naso di questa sulla mano della contessa. La Báthory credette, in seguito, che in quel punto specifico della mano la sua pelle fosse ringiovanita. Chiese agli alchimisti delucidazioni. Costoro, pur di compiacerla, si inventarono la storia che raccontava di una giovane vergine il cui sangue aveva avuto effetti analoghi sull'epidermide raggrinzita di un aristocratico. La Báthory finì con il convincersi che fare abluzioni nel sangue di giovani vergini (in particolare della sua stessa classe sociale), o berlo quando queste fossero state particolarmente avvenenti, le avrebbe garantito la giovinezza eterna.[5]

Si stima che abbia cominciato ad uccidere nel periodo tra il 1585 ed il 1610. Il marito ed i parenti sapevano delle sue inclinazioni sadiche, ma non intervennero. Cominciò a torturare e ad uccidere barbaramente giovani contadine, ed in seguito, anche le figlie della piccola nobiltà. Infatti, nel 1609 Erzsébet istituì, nel suo castello, un'accademia che aveva come fine (ma solo formale) l'educazione di ragazze provenienti da famiglie agiate. Le sue vittime, venivano spogliate, incatenate a capo in giù, quindi, seviziate. Le loro gole venivano recise ed il sangue fluiva, pronto per essere raccolto e usato da Erzsébet. Si narra che la Contessa abbia fatto costruire da un orologiaio svizzero un marchingegno chiamato "Vergine di Ferro" (simile alla futura Vergine di Norimberga), la quale aveva la forma di una donna dai lunghissimi capelli biondo argenteo (probabilmente appartenuta a qualche fanciulla uccisa da lei stessa) che arrivavano fino quasi ai piedi. Ogni qualvolta una ragazza le si avvicinava, la Vergine di Ferro alzava le braccia e stringendola con una morsa mortale la uccideva, trapassandola con dei coltellacci acuminati fuoriusciti dal petto.[6]

La fine[modifica | modifica sorgente]

La contessa Erzsébet.

Quando le denunce per le sparizioni delle signorine aristocratiche arrivarono alla Chiesa cattolica, l'imperatore Mattia intervenne ordinando un'indagine sulla nobildonna. Gli inviati dell'imperatore entrarono di nascosto nel castello e colsero sul fatto la Báthory mentre torturava alcune ragazze; trovarono anche in molte stanze e nelle prigioni diversi cadaveri straziati e donne ancora vive con parti del corpo amputate. Fu incriminata e murata viva nella sua stanza con un foro per ricevere il cibo. Morì suicida quattro anni più tardi, lasciandosi morire di fame in cella. Altre quattro persone, tra cui la fedelissima domestica Ilona Joo e l'amante Laszlo, un esponente della piccola nobiltà locale, furono condannati come suoi complici e torturati con le seguenti sentenze: Fizkco, venne decapitato e gettato nel fuoco, Ilona Joo ebbe le dita amputate e fu bruciata viva assieme a Dorko. Katalyna Beniezky, la meno cattiva del gruppo della Contessa Bathory, ebbe una condanna mite, perché ella si limitava solamente a nascondere i cadaveri delle fanciulle uccise e a volte cercava di dar loro da mangiare a rischio della sua stessa vita.[7]

Non è mai stato chiarito il numero esatto delle sue vittime, ma dai suoi diari e i suoi appunti emergono 650 nomi accuratamente trascritti. Questo farebbe di lei la più efferata e prolifica serial killer della storia. Ma, come indicato sopra, gli storici hanno portato le vittime in una soglia compresa tra le almeno 100 e le circa 300. La sua storia sfuma nella leggenda ed è condita di tradizioni popolari. Erzsébet Báthory è infatti diventata un personaggio di culto dell'immaginario vampiresco.[8]

  • La contessa divenne estremamente potente alla morte del marito Ferenc Nádasdy, avvenuta nel 1604. A seguito del decesso del marito divenne amministratrice dei beni del figlio di soli sei anni.
  • La contessa acquistò ancora più potere quando nel 1607 il principe Gábor Báthory (Gabriele Báthory), nipote della contessa Erzsébet, venne eletto Principe di Transilvania. Tale elezione fu a scapito del potente conte György Thurzó (Giorgio Thurzó).
  • È stato lontanamente ipotizzato (ma ciò non può essere accertato) che la congiura ai danni della contessa fu organizzata dallo stesso Thurzó, divenuto Conte Palatino d'Ungheria nel 1609, che il 5 marzo 1610 ordinò l'inchiesta iniziale contro Erzsébet, sulla base di alcune denunce anonime. Ma sembra che le denunce non siano arrivate da lui ma direttamente a Mattia II. Ad approfittare dell'occasione fu il sovrano d'Ungheria Mattia II, il quale vide nel "processo Báthory" la possibilità di confiscare l'imponente patrimonio della famiglia della Contessa e ridimensionare l'influenza politica della sua famiglia. Fu il re a firmare il decreto di prigionia per la contessa, obbligandola alla fissa dimora in un luogo rinchiuso, per soddisfare le impellenti richieste delle famiglie nobili delle vittime uccise e dissanguate.[9]

Albero genealogico[modifica | modifica sorgente]

Isabella Báthory di Ecsed Padre:
Giorgio Báthory di Ecsed
Nonno paterno:
Andrea Báthory di Ecsed
Bisnonno paterno:
Andrea Báthory di Ecsed
Trisnonno paterno:
Stefano Báthory di Ecsed
Trisnonna paterna:
Barbara Buthkay
Bisnonna paterna:
Giuliana Drágfy di Béltek
Trisnonno paterno:
Nicola Drágfy di Béltek
Trisnonna paterna:
Eufemia Jakcs di Kusaly
Nonna paterna:
Caterina Rozgonyi di Rozgony
Bisnonno paterno:
Stefano Rozgonyi di Rozgony
Trisnonno paterno:
Giovanni Rozgonyi di Rozgony
Trisnonna paterna:
Margherita Modrár
Bisnonna paterna:
Caterina Héderváry di Hédervár
Trisnonno paterno:
Nicola Héderváry di Hédervár
Trisnonna paterna:
Orsola Henning
Madre:
Anna Báthory di Somlyó
Nonno materno:
Stefano Báthory di Somlyó
Bisnonno materno:
Nicola Báthory di Somlyó
Trisnonno materno:
Stefano Báthory di Somlyó
Trisnonna materna:
Dorotea Várday di Kisvárda
Bisnonna materna:
Sofia Bánffy di Losonc
Trisnonno materno:
Giovanni Bánffy di Losonc
Trisnonna materna:
Margherita Malacz
Nonna materna:
Caterina Telegdy di Kincstartó
Bisnonno materno:
Stefano Telegdy di Kincstartó
Trisnonno materno:
Giovanni Telegdy di Kincstartó
Trisnonna materna:
Isabella Báthory di Ecsed
Bisnonna materna:
Margherita Bebek di Pelsőcz
Trisnonno materno:
Giorgio Bebek di Pelsőcz
Trisnonna materna:
Francesca Héderváry di Hédervár

Influsso culturale[modifica | modifica sorgente]

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

  • Nella seconda puntata della serie della HBO, True Blood, dal titolo "I Piani del Re", all'arrivo di Bill alla reggia del Re del Mississippi, che lo aveva precedentemente salvato dai lupi mannari, il suo compagno Talbot spiega a Bill di come abbia fatto ri-arredare la stanza degli ospiti a cui lo sta accompagnando, dicendogli anche che il letto che vi ha situato apparteneva alla contessa Báthory.

Musica[modifica | modifica sorgente]

Altro[modifica | modifica sorgente]

  • Nel celebre gioco da tavolo Warhammer, la vampira Isabella Von Carstein è in possesso di un manufatto, appartenuto a sua bis-nonna chiamato "Calice del Sangue di Bathori" dal quale scorga costantemente sangue fresco.
  • Il videogioco per PC Diablo II fa riferimento a questo personaggio in una sua quest. Durante il gioco, infatti, si deve sconfiggere una malvagia Contessa che è stata murata viva dopo essersi fatta il bagno nel sangue di cento vergini allo scopo di rimanere giovane.
  • Nel gioco MMORPG Ragnarok Online c'è una strega, a cavallo di una scopa, di nome Bathory.
  • Nel Videogioco MMORPG per PC Shaiya c'è una strega dal nome Blizabeth Eathory, nome che si ottiene invertendo le iniziali di nome e cognome.
  • Nel videogioco Mortal Kombat IX c'è un personaggio a lei ispirato, Skarlet, che usa il sangue degli avversari per aumentare la sua forza.
  • Nei musical di Sailor Moon, vi è un personaggio-vampiro a lei ispirato[senza fonte].
  • La celebre mangaka giapponese Riyoko Ikeda si è ispirata a questo personaggio per un racconto breve in coda alla sua opera più celebre, Le Rose di Versailles ("Lady Oscar"). Si intitola La contessa dagli abiti neri, ed è la prima storia breve che si affianca alla serie regolare. Ambientata in un periodo non specificato, precedente alla Rivoluzione Francese, tratta di una nobile francese ossessionata dal mito dell'eterna giovinezza, la quale per rimanere giovane e bella necessita di giovani donne di particolare bellezza, cui toglie la vita per ottenerne il sangue. Le sue vicende si mescolano a quelle dei protagonisti originali. Al termine del racconto l'autrice cita la vicenda originaria di Erzsébet Bàthory, da cui ha preso spunto.
  • Il manhwa Horror Collector di Lee So-Young è ispirato alla storia della contessa sanguinaria Elizabeth Báthory.
  • Nel fumetto Dampyr la contessa appare in un albo speciale intitolato "Dracula Park", dove la si vede svolgere una delle sue azioni abituali preferite: fare il bagno in una vasca colma di sangue.
  • Nel gioco da tavolo Atmosfear una delle pedine utilizzate per giocare porta il nome "Elizabeth Bathory, la Vampiressa" chiaramente ispirato a Erzsébet Bàthory e alle sue manie sanguinarie.
  • Nel videogioco Bloodrayne, uno dei boss si presenta come discendente di Erzsébet Báthory.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Johns, p.21
  2. ^ Thorne, p.30
  3. ^ Johns, p.40
  4. ^ Thorne, p.60
  5. ^ Thorne, p.58
  6. ^ Thorne, p.120
  7. ^ Johns, p. 67
  8. ^ Gervasone, p. 38
  9. ^ Quattrocchi, p.32

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • I Personaggi Più Malvagi della Storia, di S. Klein & M. Twiss, edizioni Newton & Compton, Londra, 2002.
  • Serial Killer. Storie di ossessione omicida, di Carlo Lucarelli & Massimo Picozzi, Milano, edizioni A. Mondadori, 2003. ISBN 88-04-51634-8
  • Erzsébet Bàthory - Sangue e Perfezione, di Simona Gervasone, Zerounoundici 2006.
  • Elisabeth Bathory. La torturatrice, di Angelo Quattrocchi, Malatempora 2008.
  • La contessa Dracula, di Tony Thorne, Mondadori 1997.
  • La contessa nera, di Rebecca Johns, Garzanti 2010.
  • Il bacio del diavolo, storia della Contessa sanguinaria, di Adriana Assini, Spring, Caserta 2004

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 3264288 LCCN: n82134611