Casimiro di Cracovia

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San Casimiro
Icona raffigurante Casimiro
Icona raffigurante Casimiro
Principe di Polonia e Granduca di Lituania
Nascita 1458
Morte 1484
Venerato da Chiesa cattolica
Canonizzazione (1521?) - 1602
Santuario principale Cattedrale di San Casimiro, Vilnius
Ricorrenza 4 marzo - 12 maggio
Attributi giglio, due mani destre, pergamena con inno mariano
Patrono di Lituania - Giovani

San Casimiro (Cracovia, 3 ottobre 1458Grodno, 4 marzo 1484) venerato come santo patrono della Polonia e della Lituania[1] dalla Chiesa cattolica, che lo ricorda il 4 marzo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Casimiro della nobile famiglia dinastica dei Jagelloni, nacque a Cracovia nel Wawel, il famoso palazzo reale della città. Terzogenito di Casimiro IV re di Polonia, e della regina Elisabetta d'Austria, nipote di Ladislao II di Polonia. Suo nonno materno era Alberto II d'Asburgo, Re di Boemia, d'Ungheria, e "Re dei Romani" nel Sacro Romano Impero.

Dall'età di nove anni ricevette la propria educazione da Giovanni Dlugosz, storiografo e canonico di Cracovia, e da Filippo Buonaccorsi (anche conosciuto come Callimachus). A tredici anni gli fu offerto il trono d'Ungheria dalle fazioni avverse al Re Mattia Corvino al momento in carica. Casimiro, inizialmente entusiasta di difendere i territori cristiani dai Turchi, esternò la propria disponibilità in tal senso e si recò in Ungheria per essere incoronato. La sua nomina aveva legittimazione per il fatto che suo zio Ladislao III, Re di Polonia e di Ungheria, era stato ucciso nella battaglia di Varna nel 1444. Appena seppe però della contrarietà del Papa Sisto IV alla sua incoronazione, contrarietà legata all'obiettivo di non accrescere le tensioni già elevate con l'Impero Ottomano, Casimiro fece ritorno nella propria terra polacca.

Suo padre, Re Casimiro IV, iniziò allora ad indirizzarlo verso la politica interna della Confederazione polacco-lituana e sugli affari pubblici del regno e quando suo fratello Ladislao ascese al trono boemo, Casimiro diventò l'erede designato per il trono polacco. Nel 1479 il Re si recò per 5 anni in Lituania, lasciando di fatto il figlio al potere in Polonia. Dal 1481 al 1483 amministrò lo Stato con grande saggezza ed equilibrio. Suo padre nel frattempo cercò di combinare il suo matrimonio con la figlia dell'Imperatore Federico III, ma Casimiro preferì rimanere celibe. Per la sua grande devozione religiosa, si esponeva a frequenti e prolungati digiuni che forse minarono il suo stato di salute. Indebolito nel fisico, fu colpito dalla tubercolosi, dalla quale non riuscì più a guarire. Nel 1484, durante un suo viaggio in terra lituana, morì a Hrodna. I suoi resti mortali furono sepolti a Vilnius, dove sono ancora conservati in una cappella della Cattedrale della città.

Culto e canonizzazione[modifica | modifica wikitesto]

San Casimiro in un dipinto di Carlo Dolci

L'iter di canonizzazione prese il via nel 1517 quando il vescovo Alberto da Vilnius e Re Sigismondo III inoltrarono la richiesta a Roma, dove Papa Leone X incaricò Monsignor Zaccaria Ferreri di recarsi in Polonia per indagare su tale presunta santità. La documentazione inerente a Casimiro fu inviata da quest'ultimo al Pontefice nel 1520 il quale, secondo una leggenda non supportata da fonti storiche, nel 1521 lo canonizzò. In realtà sia la documentazione sia gli atti della glorificazione di Casimiro (se mai sono esistiti) sono andati successivamente persi. Di Monsignor Zaccaria Ferreri rimane solo una Vita beati Casimiri confessoris dove il Granduca di Lituania ci viene presentato come un giovane integerrimo, sempre pronto ad aiutare il prossimo il cui corpo tuttavia, provato da continue veglie e digiuni, non era riuscito a sorreggere un'anima di tal fatta. Tali riferimenti, di spiccato accento agiografico e come tali storicamente poco attendibili, dimostrano tuttavia l'estremo tentativo da parte della Chiesa cattolica di fornire un modello agli abitanti della Lituania, in cui solo da poco si era affermato il cristianesimo (il nonno di Casimiro, prima della conversione, era infatti di religione pagana).

Chiesa di San Casimiro di Cracovia.

Il culto del santo subì tuttavia un arresto per buona parte del XVI secolo, a causa della penetrazione della fede protestante in Polonia e nel Granducato, per poi tornare a manifestarsi nel secolo successivo, dopo che le tendenze luterane, calviniste e ariane, che inizialmente avevano attecchito nella Confederazione, erano state nuovamente soppiantate dal Cattolicesimo della Controriforma.

Nel 1602 Papa Clemente VIII approvò la festa del santo, sancendone la definitiva canonizzazione, nel 1604 iniziò ufficialmente il culto con l'invio da Roma a Vilnus di uno stendardo con l'effigie di Casimiro. Nel 1621 Papa Paolo V inserì la festa del santo nel messale e nel breviario mentre nel 1636 Papa Urbano VIII proclamò Casimiro patrono ufficiale della Lituania. Nel 1948 Papa Pio XII lo proclamò patrono speciale dei Giovani.

Nel 1907 a Scranton venne fondata a venne fondata la congregazione delle Suore di San Casimiro, per l'assistenza agli emigrati lituani.

Il culto di Casimiro, lungi da restare relegato nei territori facenti un tempo parte della Confederazione polacco-lituana, si è diffuso in tutta la Cristianità, tanto che la Basilica di San Lorenzo a Firenze ne conserva alcuni resti inviati a Cosimo III nel 1667 da un vescovo di Vilnus.

Antenati[modifica | modifica wikitesto]

Casimiro di Cracovia Padre:
Casimiro IV di Polonia
Nonno paterno:
Jogaila
Bisnonno paterno:
Algirdas
Trisnonno paterno:
Gediminas
Trisnonna paterna:
Jaunė di Polack
Bisnonna paterna:
Uliana di Tver'
Trisnonno paterno:
Alessandro I di Tver'
Trisnonna paterna:
Anastasia di Galizia
Nonna paterna:
Sofia di Halshany
Bisnonno paterno:
Andrzej Iwanowitsch di Kiev
Trisnonno paterno:
Ivan Olshansky
Trisnonna paterna:
Agrippina (Svyatoslavna) di Smolensk
Bisnonna paterna:
Aleksandra Dimitrijevna Drutskoij
Trisnonno paterno:
Demetrio I Starshy
Trisnonna paterna:
Anna Ivanovna Drucka
Madre:
Elisabetta d'Asburgo
Nonno materno:
Alberto II d'Asburgo
Bisnonno materno:
Alberto IV d'Asburgo
Trisnonno materno:
Alberto III d'Asburgo
Trisnonna materna:
Beatrice di Hohenzollern-Norimberga
Bisnonna materna:
Giovanna Sofia di Baviera
Trisnonno materno:
Alberto I di Baviera
Trisnonna materna:
Margherita di Brieg
Nonna materna:
Elisabetta di Lussemburgo
Bisnonno materno:
Sigismondo di Lussemburgo
Trisnonno materno:
Carlo IV di Lussemburgo
Trisnonna materna:
Elisabetta di Pomerania
Bisnonna materna:
Barbara di Cilli
Trisnonno materno:
Ermanno II di Cilli
Trisnonna materna:
Anna di Schaunberg

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ san Casimiro

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Claudio Carpini, Storia della Lituania - identità europea e cristiana di un popolo, Città Nuova Editrice, Roma, 2007, ISBN 978-88-311-0341-1

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • San Casimiro in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei santi, santiebeati.it.
  • (EN) San Casimiro sulla Catholic Encyclopedia

Controllo di autorità VIAF: 79399455 LCCN: n85016849