Buddhismo in Thailandia

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Monaci novizi thailandesi.

Il Buddhismo in Thailandia è presente nella sua quasi totalità attraverso la scuola Theravada, anche se integratosi nel tempo con credenze derivanti dal folklore tradizionale[1], così come dalla religione popolare cinese, presente in Thailandia grazie anche al suo folto gruppo di immigrati[2].

I templi buddhisti thailandesi sono caratterizzati da alti stupa dorati e l'arte ed archiettura buddhista del paese è del tutto simile a quella delle altre nazioni del Sudest asiatico, in particolare di Cambogia e Laos, con cui la Thailandia condivide molto del suo patrimonio storico-culturale.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Monaco seduto in meditazione nel parco storico di Sukhothai davanti all'immagine di Buddha del tempio-Wat Mahathat.

Il buddhismo thai è basato sul movimento religioso fondato nel VI° secolo a.C. dal principe Siddharta Gautama, divenuto in seguito noto come il Buddha (l'illuminato, il risvegliato); egli ha esortato il mondo ad abbandonare gli estremi della sensualità e dell'auto-mortificazione ascetica, per seguire invece una più saggia "Via di Mezzo": il focus di tutta la sia dottrina è incentrato eminentemente sull'essere umano, non contemplando l'idea di una figura divina onnipotente e creatrice.

Il presupposto è che l'esistenza in sé è costituita di dolore e sofferenza, le quali son conseguenze del desiderio, pertanto la sofferenza può avere termine soltanto se il desiderio cessa: la fine di tutta la sofferenza è costituita dal raggiungimento del Nibbana, spesso definito come l'assenza completa di qualsivoglia desiderio, quindi anche di sofferenza; mentre altre volte viene identificato come lo stato beatifico donato dalla condizione di illuminazione[3].

Nel III° secolo a.C. il buddhismo si era oramai ampiamente diffuso in Asia, e le interpretazioni in parte divergenti degli insegnamenti lasciati dal Maestro aveva portato alla creazione di diverse scuole settarie. Le dottrine che avevano raggiunto l'isola di Ceylon giunsero in lingua pali (appartenente alla grande famiglia di lingue indoeuropee e strettamente imparentata col sanscrito) nel I° secolo: queste dottrine costituiscono il Tripitaka (i "3 cesti" delle scritture sacre) del buddhismo Theravada.

Secondo vari storici e studiosi intorno al 228 a.C. uno dei monaci inviati in giro per il mondo da Ashoka (il fondatore dell'impero Maurya) di nome Sohn Uttar Sthavira, è giunto fino a Suvarnabhumi (o Suvannabhumi) - identificata con la terra thai - assieme ad altri monaci e libri sacri[3].
Questa forma di buddhismo è poi divenuta poi religione di stato, ma solamente con la costituzione del regno Thai con capitale Sukhotai nel XIII° secolo (vedi Regno di Sukhothai)[3].

La questua quotidiana dei monaci theravada.

Influenze[modifica | modifica sorgente]

Tre sono le forze principali che hanno influenzato lo sviluppo del buddhismo in Thailandia; l'influenza più evidente è quella della scuola Theravada importata dallo Sri Lanka, come detto: mentre ci sono notevoli variazioni locali e regionali, questa scuola fornisce la maggior parte dei principali temi del buddhismo thailandese
Per tradizione il pali è la lingua religiosa, essendo le scritture registrate in essa e venendo utilizzata anche nella liturgia; il Tripitaka è il canone dei testi sacri principali (lo stesso codice monastico-Prātimokṣa/Patimokkha seguito dai monaci thai è tratto da esso), anche se successivamente molti altri testi locali sono stati composti in modo da riassumere il vasto numero d'insegnamenti ivi contenuti.

La seconda grande influenza avvenuta sul buddhismo thailandese è costituita dalle credenze indù provenienti dalla Cambogia, questo soprattutto durante il periodo Sukhotai; l'induismo vedico ha giocato un ruolo notevole nel primo istituto della regalità thai, proprio come accadde in Cambogia, ed esercitò una forte influenza nella legislazione e nell'ordinamento sociale.
Certi riti praticati nell'odierna Thailandia, sia da monaci che da specialisti dei rituali indù, sono esplicitamente identificati come di origine induista e/o facilmente visibili essere il risultato di pratiche derivanti dalla religione induista. Mentre la visibilità dell'induismo è stata diminuita sensibilmente nel corso della dinastia Chakri, ma altre influenze - in particolare i santuari dedicati al dio Brahma - continueranno ad essere attive all'interno delle cerimonie istituzionali buddhiste.

Il folklore thai viene a costituire la grande terza influenza sul buddhismo thailandese; mentre gli osservatori occidentali hanno spesso tracciato una linea netta tra il buddhismo e le pratiche religiose popolari, questa distinzione si riscontra raramente nei luoghi più rurali: qui il potere spirituale derivante dall'osservanza dei precetti buddhisti e ritualistici è impiegato nel tentativo di placare gli spiriti della natura locale.
Molte tra le limitazioni osservate dai monaci dei villaggi sono derivate non dall'ortodossia Vinaya, bensì dai tabù derivanti dalla pratica di magia popolare come astrologia cinese, numerologia e la creazione di amuleti e talismani vengono a svolgere un ruolo di primissimo piano nei riti di fede quotidiana praticata dal popolo; tutte pratiche queste in realtà vietate nei discorsi del Buddha raccolti nel Dīgha Nikāya.

Inoltre influenze più lievi sono osservabili anche dal contatto derivante col Mahayana; alcune funzionalità del buddhismo thai, come la comparsa del bodhisattva Lokesvara-Avalokiteśvara in alcune architetture religiose e la convinzione che il re Thai fosse una sua reincarnazione rivelano l'influenza dei concetti mahayanici.

La statua raffigurante il Buddha all'interno del tempio di Lampang Luang.

Legami governativi[modifica | modifica sorgente]

Mentre la Thailandia è attualmente una monarchia costituzionale, ha ereditato una forte tradizione che la identifica come maggiore regalità buddhista di tutta la regione; ciò ha collegato la legittimazione religiosa dello stato in cambio della protezione e sostegno alle istituzioni buddhiste. Una tal concessione è stata mantenuta anche in epoca moderna, col clero istituzionale che ha sempre goduto della concessione di speciali vantaggi.

Nel 2007 era stata fatta da molti la richiesta di riconoscere nella nuova costituzione nazionale il buddhismo come religione di stato, ma questo suggerimento è stato inizialmente respinto dalla commissione incaricata di redigere la nuova carta costituzionale[4]; ciò ha provocato tutta una serie di proteste da parte dei sostenitori dell'iniziativa, tra cui una serie di marce sulla capitale ed uno sciopero della fame condotto da 12 monaci[5]. Alcuni critici della proposta han sostenuto che il movimento a favore della dichiarazione del buddhismo come religione di stato era motivato da fini eminentemente politici, potendo esser manipolati dai sostenitori del deposto premier Thaksin Shinawatra[5].

La commissione deputata alla redazione della costituzione dopo aver votato in senso contrario alla concessione di statuto speciale da dare alla fede buddhista, vi è stata una risposta di condanna da parte dei gruppi religiosi[6]: la regina Sirikit non ha mancato d'esprimere la propria preoccupazione nei riguardi della questione, affermando che il credo religioso deve stare separato e distinto dalla politica e ciò ha indotto alcune organizzazioni pro-buddhiste ad interrompere le campagne di protesta.[7].

Giovani monaci buddhisti Thai.

Ordinazione e clero[modifica | modifica sorgente]

Come nella maggior parte delle altre nazioni a maggioranza Theravada, anche in Thailandia la fede buddhista è principalmente rappresentata dall'estrema visibilità dei monaci, che fungono da officianti in tutte le occasioni cerimoniali, oltre ad essere i massimi responsabili per la conservazione e trasmissione degli insegnamenti dell'Illuminato, il Signore Buddha.

Dalla metà del XX° secolo la maggior parte dei monaci iniziano la loro carriera servendo come dek-wat (เด็กวัด), letteral. "bambini del Wat; tradizionalmente di almeno otto anni di età, svolgono i lavori domestici minori intorno al tempio. Il motivo principale che spinge a far diventare i figli dei dek wat è quello di permettergli così di fargli ottenere una base d'istruzione, i fondamenti della lettura e scrittura e la memorizzazione delle scritture cantate durante le occasioni rituali.
Prima dell'istituzione di scuole elementari statali, i templi dei villaggi fungevano come forma primaria di educazione per la maggior arte dei ragazzi thailandesi; prestare servizio all'interno del tempio come dek wat è sempre stato un prerequisito necessario per il raggiungimento d'una qualsiasi istruzione di tipo superiore, ed è stata fino a tempi recentissimi l'unica l'unica formazione educativa a disposizione dei contadini.
Dal momento della creazione di un apparato didattico gestito dal governo il numero di bambino che vivono un periodo di tempo della loro vita come dek wat è diminuito sensibilmente; tuttavia, molte scuole statali continuano ad operare sul presupposto che la primissima istruzione sia stata impartita dal tempio del villaggio locale.

Oggi i ragazzi che saltano i canonici 4 anni come dek wat possono venir ordinati come Srāmanera e in alcune località anche le ragazze possono diventarlo; questi novizi si trovano a vivere secondo i 10 precetti (astenersi dall'uccidere esseri viventi; dal rubare; dall'impudicizia; dal linguaggio scorretto; dall'assumere intossicanti; dal cibarsi dopo mezzogiorno; da qualsiasi forma di spettacolo-canto-ballo-musica; dal mettersi profumi e cosmetici; dal dormire su letti morbidi; dall'accettare denaro), ma non sono tenuti a seguire l'intera gamma di regole monastiche del codice buddhista.

I novizi poi, a differenza dei monaci ordinati, possono ancora passare più tempo a stretto contatto con le famiglie d'origine, non partecipano alla recita del codice e alla confessione pubblica delle infrazioni commesse che hanno luogo nei giorni di uposatha; i novizi solitamente vengono ordinati durante una delle pause scolastiche, ma per coloro che intendono intraprendere la vita religiosa possono iniziar a ricevere l'adeguata istruzione all'interno del tempio.

I giovani non vivono solitamente in qualità di novizi per più di un paio d'anni; all'età di 20 divengono idonei a ricevere l'Upasaṃpadā, l'ordinazione superiore che li rende a pieno titolo dei bhikkhu-monaci completi tenuti a rispettare tutte le regole. Un novizio viene tecnicamente sponsorizzato dai genitori per l'ordinazione, ma in pratica nei villaggi rurali l'intero paese si trova a partecipare fornendo la veste, la ciotola per l'elemosina e gli altri oggetti che saranno richiesti per la vita monastica.

Passare un periodo temporaneo della propria vita in qualità di monaci è la norma tra buddhisti thailandesi; la maggior parte dei giovani tradizionalmente sono ordinati solo per la durata di una stagione delle piogge e conosciuto come Vassa: quelli che rimangono oltre il primo vassa tipicamente sostano in monastero da uno a tre anni e vengono impiegati principalmente in ambito liturgico da compiere nei villaggi circostanti

La tradizione Thai supporta ed incoraggia i laici ad entrar per un tempo provvisorio in monastero e comportarsi e studiando come tali per tutto il tempo della loro permanenza; si può scegliere di vivere come monaco per tre giorni, tre settimane, tre medi o tre anni (o magari tre settimane e tre giorni). Questa forma di ritiro spirituale è previsto per tutti i maschi thailandesi, sia ricchi che poveri e speso viene programmato al termine del liceo: ciò rende onore alla famiglia e crea meriti per il giovane. Mentre osservano tale pratica, agli uomini viene anche conservato l'eventuale posto di lavoro.

Movimenti di riforma[modifica | modifica sorgente]

Posizione delle donne[modifica | modifica sorgente]

Diversamente da quanto vige sia in Birmania che in Sri Lanka, non è mai stato stabilito un ordinamento monastico preciso per le donne; di conseguenza v'è la percezione diffusa tra i thailandesi che le monache non sono destinate a svolgere un ruolo attivo nella vita monastica, mentre ci si aspetta di più da loro che vivano come seguaci allo stato laicale ed acquisir così merito nella vita attuale nella speranza di rinascere maschi nell'esistenza successiva.

Recentemente vi sono stati diversi tentativi per tentar d'introdurre un ordinamento monastico femminile regolato come quello maschile, questo come primo passo verso un miglioramento della condizione delle donne all'interno del buddhismo thailandese: principale fautore di questo movimento è "Dhammananda Bhikkhuni", badessa del tempio-monastero di Songdhammakalyani fondato dalla madre nel 1960[8].
A differenza delle iniziative simili svoltesi in Sri Lanka, questi sforzi sono stati estremamente controversi in Thailandia[9].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ 'Lamphun's Little-Known Animal Shrines' in: Forbes, Andrew, and Henley, David, Ancient Chiang Mai Volume 1. Chiang Mai ,Cognoscenti Books, 2012.
  2. ^ CIA World Factbook: Thailand, Central Intelligence Agency, 8 febbraio 2007. URL consultato il 7 marzo 2007.
  3. ^ a b c Tuchrello, William P. "The Society and Its Environment" (Religion: Historical Background section). Thailand: A Country Study. Federal Research Division, Library of Congress; Barbara Leitch LePoer, ed. This article incorporates text from this source, which is in the public domain.[1]
  4. ^ Charoensuthipan, Penchan, Thai Buddhists call for top status 'unnecessary'. URL consultato il 18 aprile 2007.
  5. ^ a b Monks push for Buddhism to be named Thailand’s religion
  6. ^ Prapasri Osathanon, Nerisa Nerykhiew, Drafters reject Buddhism as state religion, The Nation, 1º luglio 2007. URL consultato il 18 agosto 2007 (archiviato dall'url originale il 29 settembre 2007).
  7. ^ Buddhist groups, monks halt campaigns against draft charter, The Nation, 12 agosto 2007. URL consultato il 18 agosto 2007 (archiviato dall'url originale il 29 settembre 2007).
  8. ^ Prof Jan Willis: Building a Place for the Theris
  9. ^ Issues | Bhikkhuni says she is glum on future of ordination

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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