Asia Bibi

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Asia Bibi (più correttamente Aasiya Bibi) (ca. 1971) è una donna cristiana cattolica[1] condannata a morte in Pakistan con l'accusa di aver offeso il profeta islamico Maometto.

La sentenza è stata emessa nel 2010 da una corte del distretto pakistano di Nankana, nella provincia centrale del Punjab[2]. In Pakistan la blasfemia è un reato punibile con la condanna a morte.

Il caso[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda risale al giugno 2009 quando ad Asia Bibi, una lavoratrice agricola, viene chiesto di andare a prendere dell'acqua. A quel punto un gruppo di donne musulmane l'avrebbe respinta sostenendo che lei, in quanto cristiana, non avrebbe dovuto toccare il recipiente e si sono quindi rivolte alle autorità sostenendo che lei nella discussione avrebbe offeso Maometto[3]. Asia Bibi, picchiata, chiusa in uno stanzino, stuprata[4], infine arrestata pochi giorni dopo nel villaggio di Ittanwalai, ha negato le accuse e ha replicato di essere perseguitata e discriminata a causa del suo credo religioso[5].

Oltre un anno dopo l'arresto, il giudice Naveed Iqbal emette la sentenza, nella quale esclude «totalmente» la possibilità che Asia Bibi sia accusata ingiustamente, aggiungendo inoltre che «non esistono circostanze attenuanti» per lei.[6]

La famiglia ha presentato ricorso contro la sentenza.

Nel dicembre 2011 una delegazione della Masihi Foundation (Mf), ONG che si occupa dell'assistenza legale e materiale di Asia Bibi, ha visitato la donna in carcere. Le sue condizioni di igiene personale erano terribili e le sue condizioni di salute, sia fisica che psichica, sono apparse critiche. Secondo Haroon Barkat Masih, direttore internazionale di Mf, Asia Bibi ha comunque espresso parole di perdono nei confronti dei suoi accusatori: "In primo luogo vivevo frustrazione, rabbia, aggressività. Poi, grazie alla fede, dopo aver digiunato e pregato, le cose sono cambiate in me: ho già perdonato chi mi ha accusato di blasfemia. Questo è un capitolo della mia vita che voglio dimenticare". La donna ha quindi espresso il desiderio di poter tornare alla sua famiglia[7].

Nel 2012, secondo alcune fonti, Qari Salam, l'uomo che ha accusato Asia Bibi di blasfemia avrebbe dichiarato di essersi pentito di aver sporto la denuncia, che sarebbe stata basata su pregiudizi personali ed emozioni religiose esasperate di alcune donne del villaggio. L'uomo starebbe quindi pensando di non portare avanti l'accusa ma sarebbe comunque in difficoltà perché sotto pressione da parte di organizzazioni fondamentaliste islamiche[8].

Le reazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il governatore del Punjab, Salmaan Taseer, assassinato da un fondamentalista nel 2011.

Il caso ha suscitato proteste da parte di gruppi cristiani e di organizzazioni per la difesa dei diritti umani[5] e ha portato molti pakistani a chiedere di cancellare o rivedere la legislazione nazionale sulla blasfemia[9]. Tra questi il governatore del Punjab, Salmaan Taseer, che si è recato a trovare Asia Bibi in carcere e che proprio per il suo impegno nella revisione delle norme sulla blasfemia è stato ucciso il 4 gennaio 2011 a Islamabad da una delle sue guardie del corpo[10]. In seguito Shahbaz Taseer, figlio di Salmaan, verrà rapito con l'intento, secondo alcuni esperti, di ottenere la liberazione dell'assassino di suo padre.[11]

Come Salmaan Taseer, due mesi dopo, anche il ministro per le Minoranze religiose Shahbaz Bhatti, cattolico, è stato assassinato da estremisti islamici.[12] Scriverà in una lettera Asia Bibi a proposito:

« Tutti e due sapevano che stavano rischiando la vita, perché i fanatici religiosi avevano minacciato di ucciderli. Malgrado ciò, questi uomini pieni di virtù e di umanità non hanno rinunciato a battersi per la libertà religiosa, affinché in terra islamica cristiani, musulmani e indù possano vivere in pace, mano nella mano. Un musulmano e un cristiano che versano il loro sangue per la stessa causa: forse in questo c'è un messaggio di speranza. »
(Asia Bibi[1])

L'11 novembre 2010 Antonio Socci denuncia l'indifferenza delle più importanti istituzioni mondiali intorno al caso di Asia Bibi.[13]

Il 18 novembre 2010 papa Benedetto XVI ne chiede la liberazione.[14][15]

La Commissione pakistana sulla condizione delle donne, costituita nel 2000 per rimuovere le discriminazioni di genere, ha sostenuto di essere rimasta "choccata" dalla notizia della condanna a morte e ha chiesto l'immediata liberazione di Asia Bibi. In particolare la Commissione ha condannato la decisione del tribunale sulla base degli articoli 295-B e C del Codice penale pachistano e ha ribadito come sia illegittimo richiedere a una donna cristiana di aderire ai principi dell'Islam[16].

Asia Bibi riceve continue minacce di morte da parte degli integralisti islamici ed in seguito all'uccisione di Osama bin Laden è stata rafforzata la sicurezza intorno alla sua cella.[17]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Asia Bibi, Io, Asia Bibi, muoio: ascoltate la mia voce! in Avvenire, 15 giugno 2011. URL consultato il 18 giugno 2011.
  2. ^ Marco Tosatti, Asia Bibi, ricorso presentato contro la sentenza di morte in La Stampa, 13 novembre 2010. URL consultato il 18 giugno 2011.
  3. ^ Il Messaggero, 12 novembre 2010, Asia Bibi, cristiana condannata a morte in Pakistan: si mobilitano i vescovi - Il Messaggero
  4. ^ "Asia Bibi è libera", poi la smentita. Ore d'ansia per la Sakineh cristiana in La Stampa, 22 novembre 2010. URL consultato il 18 giugno 2011.
  5. ^ a b (EN) Rob Crilly, Aoun Sahi, Christian woman sentenced to death in Pakistan "for blasphemy" in The Daily Telegraph, 9 novembre 2010. URL consultato il 18 giugno 2011.
  6. ^ Alberto Chiara, Asia Bibi e gli altri in Famiglia Cristiana, 25 novembre 2010. URL consultato il 18 giugno 2011.
  7. ^ Avvenire, «Asia Bibi in drammatiche condizioni psico-fisiche», 20 dicembre 2011.
  8. ^ Marco Tosatti, Asia Bibi, strani giochi, La Stampa, 26 febbraio 2012, [1]
  9. ^ Jibran Khan, Cristiani, musulmani, ong per la vita di Asia Bibi. La legge sulla blasfemia è "oscena" in AsiaNews.it, 15 novembre 2010. URL consultato il 18 giugno 2011.
  10. ^ Marco Tosatti, Asia Bibi: ucciso il governatore che la difendeva in La Stampa, 4 gennaio 2011. URL consultato il 18 giugno 2011.
  11. ^ Jibran Khan, Lahore: sequestrato Shahbaz Taseer, figlio del governatore del Punjab ucciso in AsiaNews.it, 26 agosto 2011. URL consultato il 21 settembre 2011.
  12. ^ Alberto Bobbio e Alberto Chiara, Pakistan, chi difende Asia Bibi muore in Famiglia Cristiana, 2 marzo 2011. URL consultato il 18 giugno 2011.
  13. ^ Antonio Socci, Salviamo Asia Bibi in Libero, 11 novembre 2010. URL consultato il 18 giugno 2011.
  14. ^ Lorenzo Fazzini, Asia Bibi sia liberata in Avvenire, 18 novembre 2010. URL consultato il 18 giugno 2011.
  15. ^ Papa Benedetto XVI, Udienza Generale, 17 novembre 2010. URL consultato il 18 giugno 2011.
  16. ^ Donne in campo per Asia in Avvenire, 17 novembre 2010. URL consultato il 18 giugno 2011.
  17. ^ Jibran Khan, Asia Bibi: dopo la morte di Bin Laden, rafforzata la sicurezza in carcere in AsiaNews.it, 24 maggio 2011. URL consultato il 18 giugno 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bibi Asia, Anne-Isabelle Tollet, Blasfema. Condannata a morte per un sorso d’acqua, Mondadori, 2011.

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