Aristosseno

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« Diceva Aristosseno che il vero amore del bello sta nelle attività pratiche e nelle scienze; perché l’amare e il voler bene hanno inizio dalle buone usanze e occupazioni, così come, nelle scienze ed esperienze, quelle buone ed oneste amano davvero il bello; mentre ciò che dai più è detto amore del bello, cioè quello che si manifesta nelle necessità e nei bisogni della vita è, se mai, la spoglia del vero amore. »
(Stobeo, Florilegi, III, 1, 101.)
Ritratto di Aristosseno.

Aristosseno (in greco antico Ἀριστόξενος, traslitterato in Aristòxenos, in latino: Aristoxĕnus; Taranto, ... – ...) è stato un compositore e filosofo greco antico, peripatetico e illustre scrittore di teoria musicale vissuto alla fine del IV secolo a.C.. Figlio di Spintaro (allievo di Socrate), fu da questi e dal padre avviato alla musica e alla filosofia. S'interessò alla dottrina pitagorica, per poi diventare discepolo di Lampo Eritreo, di Senofilo e infine uno dei principali allievi di Aristotele. Infatti ebbe l'incarico di tenere nella sua scuola lezioni di musicologia. Aspirò alla successione del maestro e la nomina di Teofrasto alla direzione della scuola peripatetica, dopo la morte di Aristotele, fu la profonda delusione della sua vita. Infatti si trasferì a Mantina, una città del Peloponneso famosa per la diffusione della musica, dove visse per molti anni, ebbe molti discepoli detti Aristosseni e fu consigliere del re Neleo.

Gli è stato intitolato il cratere Aristoxenus, sulla superficie del pianeta Mercurio.

Musica ed estetica[modifica | modifica sorgente]

Claudio Eliano ce lo descrive accigliato, "nemico del riso", e ne elogia la severa concezione della vita. Delle moltissime sue opere di cui possediamo i titoli, due sono state parzialmente conservate e sono gli Elementi di armonia e gli Elementi ritmici, dove Aristosseno espone e sistema gli elementi della teoria musicale greca. Inoltre ha scritto vari trattati sulla Composizione, sugli Strumenti, sui Toni, sulla Perforazione dell'aulo, sulla Unità di tempo e sulla Danza tragica e tra le sue opere più significative vanno ricordate le biografie sui Suonatori d'aulo e i Poeti tragici.[1]

Interessa più ancora rilevare negli scritti di Aristosseno la presenza più o meno esplicita di un pensiero estetico: un'idea di quel che sia o come debba essere intesa l'opera d'arte musicale. Alla musica attribuì un notevole influsso etico ed educativo ma anche un uso terapeutico. Applicò alla musica il duplice metodo, sperimentale e teorico, di chiara influenza aristotelica.

Aristosseno scrisse che i pitagorici "usavano medicine per purificare il corpo e musica per purificare la mente". Abbinò questi studi allo sviluppo della dottrina dell'anima come armonia del corpo, perfezionando gli astratti presupposti dell'aritmetica pitagorica con l'osservazione attenta dei fenomeni del suono. È andata perduta un'opera di Aristosseno che era intitolata Sull'ascoltare musica, nella quale pare si sostenesse il carattere necessariamente attivo di questa operazione, che richiede un vigile e assiduo confronto tra i suoni passati e quelli presenti e futuri. Ossia, Aristosseno riconobbe la funzione fondamentale della memoria nell'intelligenza della musica, come risulta da un paragrafo degli Elementi di armonia: "Di queste due cose, invero, la musica è coesistenza: sensazione e memoria. Bisogna infatti sentire ciò che accade e ricordare ciò che è accaduto."

Gli Elementi di armonia sono divisi in tre libri: nel primo, intitolato Principii vengono esposti la definizione della scienza armonica e i suoi argomenti, quali la voce, acuto e grave, intervalli, melodia, generi, suoni e tonalità; nel secondo vi è una introduzione filosofica, una presentazione innovativa delle caratteristiche dell'armonia, una polemica contro gli esperti di musica passati e tradizionalisti; il terzo libro inizia con l'approfondimento degli intervalli e s'interrompe sulla parte intitolata Elementi.

Grazie a Plutarco sono giunte fino a noi altre parti del modello musicale elaborato da Aristosseno, il quale era consapevole che la musica non poteva essere limitata a una ricreazione scientifica e nemmeno a un gioco di sensazioni, bensì alla riuscita di tutte le sue parti, dalle parole ai ritmi e ai suoni, e il compito del genio è quello di creare le corrispondenze fra questi elementi, attraverso un lavoro di sintesi. Il compito dell'ascoltatore, secondo le teorie di Aristosseno è quello di ricostruire l'opera stessa e se la fusione è esaustiva, in qualche modo l'opera esiste.[1]

Aristosseno ebbe interesse anche in altri campi: scienze naturali, psicologia, morale, politica e storia. Scrisse una vita di Pitagora e una di Platone, nei cui confronti è quasi sempre polemico. Tuttavia il tempo non ci ha conservato che pochissimi frammenti.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b "Dizionario di Musica", di A.Della Corte e G.M.Gatti, edito da Paravia & C., Torino, 1956, voce "Aristosseno", pag.21-22

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Amedeo Visconti, Aristosseno di Taranto. Biografia e formazione spirituale. Études IV. Napoli: Centre Bérard, 1999.
  • Aristoxenus of Tarentum: Discussion, ed. Carl A. Huffman, New Brunswick - London, 2011

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