Antipapa Felice II

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
San Felice II
Ritratto dell'antipapa Felice II.
Ritratto dell'antipapa Felice II.

Ariano

Morte 22 novembre 365
Venerato da Chiesa cattolica
Santuario principale Chiesa della Madonna di Ceri

Felice (Roma, ... – Ceri, 22 novembre 365) è stato un vescovo romano, ariano, che divenne Antipapa con il nome di Felice II dal 356 alla sua morte; insieme ad Ippolito, è il secondo e finora ultimo Antipapa ad aver ricevuto la canonizzazione.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nel 355 papa Liberio fu esiliato dall'imperatore Costanzo II a Beroea, in Tracia, perché sostenne tenacemente il Credo niceno rifiutando di condannare Atanasio di Alessandria. Il clero romano, riunito in concilio s'impegnò, allora, solennemente a non riconoscere alcun altro vescovo di Roma fin tanto che Liberio fosse stato in vita.[1] L'imperatore, tuttavia, che stava sostituendo i vescovi cattolici esiliati con vescovi di tendenza ariana, cercò d'insediare un nuovo vescovo di Roma al posto di Liberio. Invitò a Milano Felice, arcidiacono della chiesa di Roma; all'arrivo di quest'ultimo, Acacio di Cesarea riuscì a fargli accettare l'ufficio dal quale Liberio era stato espulso con la forza e lo consacrò insieme ad altri due vescovi ariani. La maggior parte del clero romano riconobbe la validità della sua consacrazione, ma il laicato non volle avere nulla a che fare con lui e rimase fedele al legittimo papa esiliato.

Quando Costanzo visitò Roma nel maggio del 357, il popolo, rappresentato da una delegazione di influenti matrone romane chiese il ritorno del legittimo vescovo, Liberio, che, infatti, dopo la firma della terza formula di Sirmio tornò alla sua sede. I vescovi, riuniti in concilio in quella città della bassa Pannonia, scrissero a Felice ed al clero romano raccomandandogli di ricevere Liberio in tutta carità e di mettere da parte i loro dissensi; aggiunsero anche che Liberio e Felice avrebbero dovuto governare insieme la chiesa di Roma. Il popolo ricevette il legittimo papa con grande entusiasmo, ma un grande dissenso sorse presto contro Felice che, alla fine fu costretto a lasciare la città. Poco dopo, quest'ultimo, con l'aiuto dei suoi sostenitori, tentò di occupare la basilica Julii (Santa Maria in Trastevere), ma infine fu esiliato per sempre, con voto unanime del senato e del popolo. Per quanto riguarda il resto della sua vita, poco si sa, ed i resoconti pervenuti sono contraddittori, ma sembra che ne abbia spesa gran parte in ritiro nella sua dimora nei pressi di Porto, e fu decapitato nella piccola frazione laziale di Ceri. Liberio permise ai membri del clero romano, compresi i sostenitori di Felice, di mantenere le loro posizioni. Una leggenda successiva confonde le posizioni di Felice e di Liberio.

Durante il regno di papa Gregorio XIII, il diritto di Felice a comparire tra i Papi venne messo in discussione, e allo scopo di scoprire se si sarebbe trovato un miracoloso aiuto alla discussione, il suo sarcofago venne aperto. Si dice che venissero trovate inscritte sul suo corpo le parole "papa e martire", ma questa testimonianza soprannaturale è in contraddizione con le prime autorità della Chiesa.

La confusione con san Felice Martire[modifica | modifica sorgente]

Negli apocrifi Acta Felicis ed Acta Liberii, così come nel Liber pontificalis, Felice è stato ritratto come santo e confessore della fede. Questa distorsione dei fatti reali probabilmente ebbe inizio con la confusione tra questo Felice ed un altro Felice, un martire romano di data anteriore.

Secondo il Liber Pontificalis, Felice fece costruire una chiesa sulla via Aurelia. È ben noto, tuttavia, che su questa strada fu sepolto un martire romano, Felice; quindi sembra probabile che anche questo fatto generò confusione con il martire e confessore Felice, che appunto come confessore non pontefice compare nel Martirologio romano il 29 luglio ed è dichiarato martire sul III miglio della via Portuense.

Le spoglie di San Felice sono conservate tutt'oggi nella chiesa della Madonna di Ceri, vicino Cerveteri, che si pone vicina alla via Aurelia, ma anche alla via Portuense. Potrebbe essere il santuario laziale la chiesa costruita da Felice, dato che è sia sulla via Aurelia, ma anche, come riporta l'altra fonte, vicina alla via Portuense.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Marcellini et Fausti Libellus precum, no.1: Quae gesta sunt inter Liberium et Felicem episcopos in Collectio Avellana, ed. Gunter; Hieronymus, Chronicon, ad an. Abr. 2365

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]