Abd al-Latif al-Baghdadi

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Muwaffaq al-Din Muhammad 'Abd al-Latif ibn Yusuf al-Baghdadi (in arabo: موفق الدين محمد عبد اللطيف بن يوسف البغدادي), noto più comunemente come Abd al-Latif al-Baghdadi o Abdallatif al-Baghdadi (in arabo: عبداللطيف البغدادي) (Baghdad, 1162Baghdad, 1231) è stato un famoso medico, storico, egittologo e viaggiatore, nonché uno dei più prolifici scrittori del Vicino Oriente del tempo[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Un interessante ricordo di Abdallatif, scritto da lui stesso, viene conservato con aggiunte del contemporaneo Ibn Abu-Osaiba (Ibn Abi Usaybi'a). Da quest'opera impariamo che la più alta istruzione della gioventù di Baghdad consisteva principalmente nello studio minuzioso delle regole e dei principi della grammatica, e nell'imparare a memoria l'intero Corano, un trattato o due di filologia e giurisprudenza e la poesia araba scelta.

Dopo aver ottenuto grande profitto da questo tipo di istruzione, Abd al-latif si applicò alla filosofia della natura ed alla medicina. Per rendere proficue le proprie conoscenze, si recò prima a Mossul (1189), e poi a Damasco. Grazie a lettere di raccomandazione scritte dal visir di Saladino, visitò l'Egitto, dove realizzò il suo sogno di parlare con Mosè Maimonide.

In seguito formò uno dei circoli di dotti che Saladino riuniva attorno a sé a Gerusalemme. Insegnò medicina e filosofia a Il Cairo ed a Damasco per molti anni e poi, per breve tempo, ad Aleppo.

Il suo amore per i viaggi lo portò a visitare diverse parti dell'Armenia e Asia Minore durante la vecchiaia. Inoltre, stava organizzando un pellegrinaggio al La Mecca quando morì a Baghdad.

Racconto d'Egitto[modifica | modifica wikitesto]

Abdallatif fu senza dubbio un uomo di grande conoscenza e intelligente. Nelle numerose opere (soprattutto in ambito medico) che Osaiba gli attribuisce, una sola, il suo Racconto d'Egitto illustrato e dettagliato (in due parti), sembra nota in Europa.

Archeologia[modifica | modifica wikitesto]

Abd-al Latif era ben consapevole del valore degli antichi monumenti, e pregò i regnanti musulmani di conservare e proteggere gli artefatti ed i monumenti pre-islamici. Fece notare che la conservazione delle antichità avrebbe prodotto numerosi benefici per i musulmani:[2]

  • "i monumenti sono utili prove storiche della cronologia"
  • "forniscono prove delle Sacre Scritture, dato che il Corano cita loro ed i loro popoli"
  • "sono promemoria della resistenza umana e del destino"
  • "mostrano la politica e la storia degli antenati, la ricchezza delle loro scienza, ed il genio del loro pensiero"

Nel discutere la professione di cacciatore di tesori, fece notare che i cacciatori poveri venivano spesso sponsorizzati da ricchi uomini d'affari nelle loro spedizioni archeologiche. In alcuni casi, una spedizione poteva rivelarsi una truffa, con il cacciatore che spariva con il denaro preso allo sponsor. Questa pratica fraudolenta continua tuttora, con ricchi uomini d'affari egiziani ingannati dai cercatori di tesori locali.[3]

Egittologia[modifica | modifica wikitesto]

Quest'opera fu una delle prime di egittologia. Contiene una vivida descrizione di una carestia causata, durante la residenza dell'autore in Egitto, dal Nilo che non esondò. Scrisse anche dettagliate descrizioni degli antichi monumenti egizi.[4]

Autopsia[modifica | modifica wikitesto]

Al-Baghdadi scrisse durante la carestia egiziana del 597 AH (1200 d.C.), ed ebbe l'opportunità di osservare ed esaminare numerosi scheletri. Si trattò uno dei primi esempi di autopsia postmortem, attraverso il quale scoprì che Galeno si sbagliava riguardo alla formazione delle ossa della mascella e dell'osso sacro.[5]

Traduzione[modifica | modifica wikitesto]

Il manoscritto in arabo fu rinvenuto nel 1665 da Edward Pococke, un orientalista, e conservato nella biblioteca Bodleiana. Lo stesso Pococke pubblicò il manoscritto in arabo nel 1680. Suo figlio, Edward Pococke il Giovane, tradusse l'opera in latino, anche se riuscì a pubblicare solo metà del suo lavoro. Thomas Hunt tentò di pubblicare la traduzione completa di Pococke nel 1746, ma anche lui fallì nel tentativo.[6] La traduzione completa di Pococke in latino fu infine pubblicata da Joseph White di Oxford nel 1800. Nel 1810 l'opera fu tradotta in francese, con ottime note di Silvestre de Sacy.[7]

Opere mediche[modifica | modifica wikitesto]

Al-Mukhtarat fi al-Tibb[modifica | modifica wikitesto]

Il Mukhtarat fi al-Tibb di Al-Baghdadi fu una delle prime opere di hirudoterapia. Introdusse un più moderno uso della sanguisuga medica, affermando che le sanguisughe potevano essere utilizzate per la pulizia dei tessuti dopo le operazioni chirurgiche. Fece comunque capire che esisteva un rischio nell'utilizzo di sanguisughe, ed avvisò i pazienti che le sanguisughe stesse dovevano essere pulite prima di essere utilizzate. Scrisse anche che dopo che le sanguisughe avevano succhiato il sangue, il sale doveva essere "sparso sulla parte interessata del corpo umano".[8]

Medicina dal Libro e dalla Vita del Profeta[modifica | modifica wikitesto]

Scrisse un libro intitolato Al-Tibb min al-Kitab wa-al-Sunna (Medicina dal Libro e dalla Vita del Profeta), in cui descriveva le pratiche mediche islamiche fin dal tempo di Maometto.[9]

Diabete[modifica | modifica wikitesto]

Al-Baghdadi fu anche l'autore del principale libro che parlava di diabete.[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Chambers Biographical Dictionary, ISBN 0-550-18022-2, pag 3
  2. ^ Okasha El Daly, Egyptology: The Missing Millennium : Ancient Egypt in Medieval Arabic Writings, Routledge, 2004, p. 10, ISBN 1-84472-063-2.
  3. ^ Okasha El Daly, Egyptology: The Missing Millennium : Ancient Egypt in Medieval Arabic Writings, Routledge, 2004, p. 36, ISBN 1-84472-063-2.
  4. ^ Dr. Okasha El Daly (2005), Egyptology: The Missing Millennium: Ancient Egypt in Medieval Arabic Writings, UCL Press, ISBN 1-84472-063-2. (cfr. Arabic Study of Ancient Egypt, Foundation for Science Technology and Civilisation.)
  5. ^ Emilie Savage-Smith (1996), "Medicine", in Roshdi Rashed, ed., Encyclopedia of the History of Arabic Science, Vol. 3, p. 903–962 [951]. Routledge, Londra e New York.
  6. ^ Gerald J. Toomer (1996), Eastern Wisedome and Learning: The Study of Arabic in Seventeenth-Century England, pp. 272-273, Oxford University Press, ISBN 0-19-820291-1.
  7. ^ G. J. Toomer (1996), Eastern Wisedome and Learning: The Study of Arabic in Seventeenth-Century England, p. 275, Oxford University Press, ISBN 0-19-820291-1.
  8. ^ Nurdeen Deuraseh, "Ahadith of the Prophet on Healing in Three Things (al-Shifa’ fi Thalatha): An Interpretational", Journal of the International Society for the History of Islamic Medicine, 2004 (3): 14–20 [18].
  9. ^ a b The Prophet’s Medicine: Part One

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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