Ubaldo Soddu

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Ubaldo Soddu
Soddu Ubaldo.jpg
23 luglio 1883 – 25 luglio 1949
Nato aSalerno
MortoRoma
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataFlag of Italy (1860).svg Regio Esercito
ArmaArtiglieria
Anni di servizio1904-1941
GradoGenerale d'armata
GuerreGuerra italo-turca
Prima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
CampagneCampagna di Grecia
Comandante diComando Superiore Truppe Albania
Studi militariScuola Militare di Fanteria e Cavalleria
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Ubaldo Soddu (Salerno, 23 luglio 1883Roma, 25 luglio 1949) è stato un generale italiano.

Generale d'armata del Regio Esercito, fu sottocapo di Stato Maggiore dell'Esercito e sottosegretario di Stato alla Guerra. Il 13 giugno 1940, subito dopo scoppio delle ostilità, assunse l'incarico di sottocapo di Stato Maggiore Generale. L'8 novembre 1940, durante la guerra contro la Grecia, sostituì il generale Sebastiano Visconti Prasca alla testa del Comando Superiore Truppe Albania. A causa delle sconfitta patita dalla truppe italiane tra il 22 e il 23 novembre 1940 fu dapprima affiancato al comando delle truppe, e poi sostituito, dal Capo di Stato Maggiore Generale Ugo Cavallero.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Salerno il 23 luglio 1883, frequentò la Scuola Militare di Fanteria e Cavalleria di Modena uscendone nel 1904 con il grado di sottotenente di artiglieria.[1] Entrato nel Regio Esercito, prese parte alla Guerra italo-turca e successivamente alla Grande Guerra combattendo sul fronte italiano. Nel 1918 va a combattere sul fronte francese, con il grado di tenente colonnello. Nel luglio dello stesso anno diviene comandante del III Battaglione, 52º Reggimento fanteria, della Brigata "Alpi", inquadrata nell'8ª Divisione del II Corpo d'armata.

Si distingue anche su quel fronte, venendo decorato con due Medaglie d'argento al valor militare, una Croce al merito di guerra e con la Legion d'onore francese. Tra il 1927 e il 1930 insegna presso l'Accademia Militare di Modena e quindi al Corso di applicazione per Ufficiali Superiori presso la Scuola di guerra dell'esercito. Dal 1930 al settembre 1933 è comandante dell'89º Reggimento di fanteria Salerno; in quello stesso mese assume l'incarico di Comandante della Scuola centrale di fanteria, ricoprendo tale incarico fino al gennaio 1934, quando viene promosso al grado di generale di brigata, ed assume l'incarico di Capo di Gabinetto del Ministero della Guerra. Nel 1936 fu promosso al grado di generale di divisione per meriti eccezionali, e nel luglio dell'anno successivo diviene comandante della 21ª Divisione fanteria "Granatieri di Sardegna". Nel 1937 diviene Sottocapo di Stato Maggiore dell'esercito,[2] e nell'aprile 1938 viene elevato al rango di generale di corpo d'armata.

Nel novembre dello stesso anno il generale Alberto Pariani[3] gli fa esaminare un piano operativo di invasione dell'Egitto redatto dal Governatore della Libia Italo Balbo, che prevedeva di concentrare le forze disponibili ad est, e di mantenersi strettamente sulla difensiva sulla frontiera tunisina.[4] In un documento ufficiale, egli riconobbe che l'offensiva verso l'Egitto non aveva alternativa "perché un atteggiamento difensivo alla frontiera orientale favorirebbe il concentramento delle truppe inglesi", ma in un documento "personale" aggiunse, però, che un serio piano offensivo poteva attuarsi solo con la disponibilità "immediata" (cioè in Libia) delle forze sufficienti a realizzarlo.[4]

Il 31 ottobre 1939[5] venne nominato Sottosegretario di Stato presso il Ministero della Guerra.[2] Il 31 marzo 1940 ricevette un promemoria segreto scritto da Mussolini in cui egli annunciava l'intenzione di entrare in guerra a fianco della Germania, contro Francia e Gran Bretagna: tale riservatissimo memorandum fu consegnato a Vittorio Emanuele III quello stesso giorno e successivamente al Ministro degli Esteri Galeazzo Ciano, al Capo di Stato Maggiore Generale Pietro Badoglio, ai tre capi di Stato maggiore, Rodolfo Graziani, Domenico Cavagnari e Francesco Pricolo, al ministro dell'Africa italiana Attilio Teruzzi, al segretario del PNF Ettore Muti.

Il 10 aprile 1940 venne fatto Commendatore dell'Ordine militare di Savoia. In quel mese si occupò anche di riorganizzare[6] il Servizio Informazioni Militare, disponendo che il ramo che si occupava di controspionaggio e antisabotaggio andasse a costituire un nuovo servizio: il C.S.M.S.S. (Controspionaggio Militare e Servizi Speciali). Posto al comando del colonnello Santo Emanuele, tale servizio era destinato a compiti di controspionaggio e ai Servizi Speciali (essenzialmente sabotaggi, attentati, terrorismo e anche eliminazione fisica degli avversari).

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'entrata in guerra dell'Italia, il 13 giugno 1940, assunse anche gli incarichi di sottocapo di Stato Maggiore Generale[2] e comandante dell'Armata Territoriale. Dopo l'inizio dell'offensiva contro la Francia, lanciata dal Gruppo di Armate Ovest al comando del Principe di Piemonte, andò a ispezionare il fronte insieme al Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, Maresciallo d'Italia Rodolfo Graziani. L'8 novembre 1940, dopo le prime inconcludenti battute della campagna di Grecia, fu chiamato a sostituire[7] il generale Visconti Prasca alla testa del Comando Superiore Truppe Albania[7]; lo stesso giorno è promosso al grado di generale d'armata.[8]

Arrivato in Albania il primo ordine emanato fu quello di arrestare definitivamente l'offensiva, per passare alla difesa in attesa dell'arrivo di consistenti rinforzi: solo in un secondo momento, con più truppe a disposizione, avrebbe lanciato l'offensiva finale che avrebbe consentito di risolvere la guerra. Durante un'ispezione effettuata il 17 novembre il Capo di Stato Maggiore della Regia Aeronautica Pricolo ebbe un incontro con Soddu. Nel suo diario Pricolo annotò che lo trovò insicuro e pauroso sulla situazione: "mostrava preoccupazione e fiducia a scatti"[9].

Le disposizioni emanate furono criticate dal suo predecessore, Visconti Prasca, ora al comando dell'11ª Armata, il quale già l'11 novembre fu sostituito dal generale Carlo Geloso.[10] Il 14 novembre l'esercito greco al comando del generale Alexander Papagos passò decisamente all'offensiva. Quattro divisioni e una brigata attaccarono il settore nord-occidentale del fronte macedone tenuto dalle truppe italiane, attestate lungo il corso del fiume Devoli, concentrandosi in particolare tra il massiccio della Morova e il monte Ivan, con obiettivo Coriza.

Con l'arrivo di altre due divisioni greche in zona di combattimento, la situazione del fronte si fece insostenibile e, temendo lo sfondamento, egli decise per una ritirata di circa cinquanta chilometri, abbandonando Coriza al nemico. La conquista della città ebbe grosse ripercussioni sia politiche (in Grecia vi furono pubbliche manifestazioni di giubilio per le strade da parte della popolazione) che militari: il 30 novembre fu sostituito nelle cariche di sottocapo di Stato Maggiore Generale e sottosegretario di Stato alla Guerra dal generale Alfredo Guzzoni[11]. Il generale Geloso, comandante dell'11ª Armata, propose che anche il fronte dell'Epiro, per evitare un possibile accerchiamento, si ritirasse di sessanta chilometri attestandosi a nord di Santi Quaranta e di Argirocastro. Egli non accettò e tra il 1º e il 2 dicembre i greci ruppero il fronte italiano nel settore di Permeti.[12]

Tale disastro gli causò un forte stress emotivo, dovuto alla mancanza di abitudine al comando di un'armata in tempo di guerra[12]. In una telefonata con Guzzoni del 4 dicembre arrivò a invitare Mussolini a risolvere il conflitto in modo diplomatico, cioè con una proposta di armistizio.[13] La risposta del Duce fu l'invio sul posto del generale Ugo Cavallero (il quale, dopo le dimissioni di Pietro Badoglio avvenute il 28 novembre, divenne ufficialmente Capo di Stato Maggiore Generale il 4 dicembre) in Albania con il compito di affiancarlo, e valutarne l'operato. Cavallero arrivò a Elbasan, in Albania (dove si trovava il comando della 9ª Armata del generale Mario Vercellino) nel pomeriggio del 4 dicembre,[14] accolto da Soddu e Vercellino, e da allora affiancò di fatto Soddu nella condotta delle operazioni belliche[14] , sostituendolo ufficialmente al comando delle truppe il 13 gennaio 1941.[15]

Essendo entrato a far parte della Camera dei fasci e delle corporazioni nel 1939, durante la XXX Legislatura, rimase parlamentare fino all'8 agosto 1943. Dopo la caduta del fascismo, avvenuta il 25 luglio di quell'anno, si ritirò definitivamente a vita privata, ma divenne un osservato speciale del nuovo governo guidato da Badoglio.[16] Fu arrestato e rinchiuso nel carcere militare di Forte Boccea, da dove venne liberato il 12 settembre su ordine del Feldmaresciallo Albert Kesselring. Dopo la fine della guerra non scrisse alcun libro di memorie sulla guerra di Grecia, tranne un dattiloscritto inedito datato Desenzano del Garda, inverno 1948.[17]

Massone, Soddu fu iniziato nel 1912 nella Loggia "Nicola Fabrizi - Secura Fides" di Modena[18].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Perché Bonaparte nel 1797 inizia una nuova campagna contro l'Austria. 1914
  • Statuti libici personali e reali, Tip. degli Stab. militari di pena, 1924
  • Movimento e guerra celermente risolutiva, 1937

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine militare di Savoia
— 10 aprile 1940[19]
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Assunto il comando di un reggimento, in critiche condizioni, con l'energia e col valor personale, manteneva per vari giorni i suoi reparti a fianco di quelli francesi, in ostinata resistenza. Ferito continuava ad esercitare il suo comando, dando bell'esempio di coraggio e di sprezzo del pericolo, meritandosi la citazione all'ordine dell'armata francese.»
— S. Imoges (Champagne), 16-23 luglio 1918.
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«In due successive azioni di prima linea, colpito ambe le volte da gas asfissiante, rimaneva impavido al suo posto di comando; con elevato spirito di sacrificio rifiutava di curarsi, rimanendo al proprio posto. E riusciva a mantenere in posizione il proprio battaglione, ove i colpiti dai gas erano in numero considerevole.»
— Canal lateral de l'Aisne-Sissonne, 27 settembre-27 ottobre 1918.
Medaglia commemorativa della spedizione in Albania - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della spedizione in Albania
Croce al Merito di Guerra - nastrino per uniforme ordinaria Croce al Merito di Guerra
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 26 marzo 1936[20]
Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia
— [21]
Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
— 18 aprile 1931[22]
Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia
Grande Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Grande Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
Gran cordone dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Gran cordone dell'Ordine della Corona d'Italia
— [23]
Cavaliere dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia
— 28 dicembre 1933[24]
Ufficiale dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia
Commendatore dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia
— 10 aprile 1940[25]

Onorificenze estere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gazzetta del Regno d'Italia n.227, del 29 settembre 1904.
  2. ^ a b c Sweet2006, p. 96
  3. ^ Lucio Ceva, Balbo e la preparazione della guerra in Africa settentrionale, ITALIA CONTEMPORANEA n° 243, giugno 2006.
  4. ^ a b Minniti 2000, p. 173
  5. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n.258, 7 novembre 1939.
  6. ^ Circolare n. 114850 del 24 aprile 1940.
  7. ^ a b Rochat 2008, p. 266
  8. ^ Pricolo 1946, p. 31
  9. ^ Pricolo 1946, p. 29
  10. ^ Visconti Prasca 1946, p. 165 , appaiono alquanto scolastiche e da manuale
  11. ^ Gazzetta del Regno d'Italia n.299, del 23 dicembre 1940 XIX.
  12. ^ a b Cervi 1965, p. 218
  13. ^ Pricolo 1946, p. 68
  14. ^ a b Cervi 1965, p. 219
  15. ^ Uno dei motivi per cui venne cacciato è da ricercare nel fatto che Mussolini riteneva inappropriato che egli, anche in tempo di guerra, si dilettasse nella composizione di colonne sonore per film. Galeazzo Ciano, Diario 1937-1943, Rizzoli Editore, Milano, pag. 492
  16. ^ Vento 2010, p. 271
  17. ^ Ceva 1991, p. 230
  18. ^ V. Gnocchini, L'Italia dei Liberi Muratori, Mimesis-Erasmo, Milano-Roma, 2005, p.257.
  19. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  20. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n.168, 22 luglio 1936.
  21. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n.224, 22 settembre 1920.
  22. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n.240, 16 ottobre 1931.
  23. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia N. 221 del 22 settembre 1937.
  24. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n.133, 1º maggio 1933.
  25. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n.144, 21 giugno 1935.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonello Biagini, Alessandro Gionfrida, Lo stato maggiore generale tra le due guerre, Roma, Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, 1997.
  • Antonello Biagini, Fernando Frattolillo, Silvio Saccarelli, Verbali delle riunioni tenute dal capo di SM generale: raccolta di documenti della seconda guerra mondiale, Volume 1, Roma, Ufficio storico dello Stato maggiore dell'Esercito, 1985.
  • Mario Cervi, Storia della guerra di Grecia, Milano, Rizzoli Editore, 1965.
  • Emilio Gin, L'ora segnata dal destino: gli alleati e Mussolini da Monaco all'intervento. Settembre 1938-Giugno 1940, Roma, Edizioni Nuova Cultura, 1947, ISBN 88-6134-831-9.
  • (EN) David M. Kennedy, The Library of Congress World War II Companion, New York, Simon & Schuster, 2007, ISBN 1-4165-5306-1.
  • (EN) McGregor Knox, Mussolini Unleashed, 1939–1941: Politics and Strategy in Fascist Italy's Last War, Cambridge, Cambridge University Press, 1982, ISBN 0-521-33835-2.
  • Fortunato Minniti, Fino alla guerra. Strategie e conflitto nella politica di potenza di Mussolini 1923-1940, Roma, Esi, 2000.
  • Mario Montanari, La campagna di Grecia, Roma, Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, 1980.
  • Francesco Pricolo, Ignavia contro eroismo: l’avventura italo-greca: ottobre 1940 – aprile 1941, Roma, Ruffolo Editore, 1946, ISBN 88-428-1604-3.
  • (EN) Owen Pearson, Albania in the Twentieth Century, A History: Volume II: Albania in Occupation and War, New York, IB Tauris & Co, Ltd., 2006, ISBN 1-84511-104-4.
  • Giulio Rochat, Le guerre italiane 1935-1943: dall’Impero d’Etiopia alla disfatta, Torino, Einaudi Editore, 2008.
  • (EN) John Joseph Timothy Sweet, Iron Arm: The Mechanization of Mussolini's Army, 1920-1940, Mechanicsburg, Stackpole Books, 2006, ISBN 0-8117-3351-3.
  • Sebastiano Visconti-Prasca, Io ho aggredito la Grecia, Milano, Rizzoli Editore, 1947.
  • Andrea Vento, In silenzio gioite e soffrite: storia dei servizi segreti italiani dal Risorgimento alla Guerra Fredda, Milano, Il Saggiatore, 2010, ISBN 88-428-1604-3.
  • Giovanni Cecini, I generali di Mussolini, Roma, Newton & Compton Editori, 2016, ISBN 8-85419-868-4.

Periodici[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Ceva, Italia e Grecia 1940 – 1941. Una guerra a parte, in L’Italia in guerra 1940–1943, Brescia, Annali della Fondazione Luigi Micheletti, marzo 1991.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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