Sebastiano Visconti Prasca

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Sebastiano Visconti Prasca
Prasca.jpg
Il generale Sebastiano Visconti Prasca
23 gennaio 1883 – 25 febbraio 1961
Nato aRoma
MortoMonte Porzio Catone
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataFlag of Italy (1860).svg Regio Esercito
ArmaFanteria
Anni di servizio1904 - 1940
GradoGenerale di corpo d'armata
GuerreGuerra italo-turca
Prima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
CampagneCampagna di Grecia
Comandante diIII Corpo d'armata
Comando Superiore Truppe Albania
11ª Armata
Decorazionivedi qui
Studi militariScuola Militare di Fanteria e Cavalleria di Modena
Pubblicazionivedi qui
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Sebastiano Visconti Prasca (Roma, 23 gennaio 1883Monte Porzio Catone, 25 febbraio 1961) è stato un generale italiano, veterano della guerra italo-turca e della prima guerra mondiale, raggiunse il grado di generale di corpo d'armata del Regio Esercito ed è noto per aver diretto, con clamoroso insuccesso, le fasi iniziali della Campagna di Grecia durante il secondo conflitto mondiale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Roma il 23 gennaio 1883, membro della nobile famiglia dei Visconti. Arruolatosi nel Regio Esercito iniziò a frequentare la Scuola Militare di Fanteria e Cavalleria di Modena da cui uscì con il grado di sottotenente di fanteria[1] nel 1904. Prese parte alla guerra italo-turca, dove fu insignito della Medaglie di bronzo al valor militare e successivamente alla Grande Guerra, al termine della quale risultava insignito di una seconda Medaglia di bronzo al valor militare e della Croce al merito di guerra. Promosso tenente colonnello nel 1917, entrò alla Scuola di guerra di Torino, al termine della quale prestò servizio presso lo Stato maggiore. Nel gennaio 1920 andò in Germania come membro della Commissione Inter-alleata per la Slesia Superiore, ma nel 1921 ritornò in Italia, assegnato al Ministero della Guerra, e nel 1922 entrò nel Consiglio dell'Esercito.

A partire dal marzo 1924 fu addetto militare a Belgrado per un periodo di sei anni,[2] venendo richiamato in Patria nel 1930 in quanto accusato, neanche molto velatamente, dal governo jugoslavo di aver esercitato attività spionistiche sul suolo nazionale.[2] Ritornato per un breve periodo allo Stato maggiore, assunse il comando del 36º Reggimento fanteria e poi di quello della piazza militare di Bologna. Nell'ottobre 1933 fu assegnato all'Ufficio del Capo di stato maggiore dell'esercito, generale Pietro Badoglio. Fu successivamente allontanato da tale incarico per decisione dello stesso Capo di stato maggiore, in quanto sospettato di avere rivelato un accordo segreto concluso tra lo stesso Badoglio e il generale francese Maurice Gamelin. Visconti Prasca fu sempre considerato francofilo, e ancora pochi mesi dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale dichiarava che la sconfitta della Germania ad opera dei Paesi alleati era inevitabile.[3]

L'influenza sulla guerra d'Etiopia[modifica | modifica wikitesto]

In quello stesso mese di ottobre pubblicò un libro di strategia militare dal titolo, eloquente, di Guerra decisiva nella quale teorizzava una Guerra lampo movimentista e rapida[4], che venne letto in anteprima dallo stesso Mussolini. Al Duce il libro piacque moltissimo e non è da escludere che tale volume ebbe un'influenza decisiva nelle vicende che portarono allo scoppio della guerra d'Etiopia.

Mussolini apprezzava moltissimo Visconti Prasca sin da quando era addetto militare a Belgrado: già nel 1931 l'ammirazione era tale che se ne trova un accenno in proposito nelle note dell'archivio del generale Pietro Gazzera[5]. Nell'aprile del 1934, su incarico di Badoglio, eseguì una ricognizione in Eritrea[6] e al suo ritorno scrisse una relazione che fu di aiutò nella stesura dei piani di invasione dell'Etiopia, che si sarebbero concretizzati l'anno successivo.[6]

Nel mese di dicembre dello stesso anno divenne comandante del Corpo di spedizione italiano addetto al controllo della Saar nell'ambito di una decisione assunta dalla Lega delle Nazioni per supervisionare le elezioni amministrative che si tenevano in quella regione. Nel gennaio 1935 fu promosso al grado di generale di brigata, diventando Aiutante di campo onorario di S.M. il Re Vittorio Emanuele III. Nel settembre dello stesso anno assunse il comando della 5ª Brigata fanteria "Cosseria", nel settembre 1937 fu promosso al grado di generale di divisione e nel mese di dicembre assunse il comando della 2ª Divisione Celere "Emanuele Filiberto Testa di Ferro".

Fu per un breve periodo addetto militare a Parigi,[7] dove seguì il rapido deterioramento delle relazioni bilaterali italo-francesi, avvenute subito dopo l'invasione della Cecoslovacchia da parte delle truppe tedesche.[7] Dopo l'occupazione dell'Albania, avvenuta in quello stesso mese di marzo del 1939, rimase ancora a Parigi, ma fu richiamato in Patria all'inizio del 1940,[3] assegnato alla Stato Maggiore Generale. Per un breve periodo fu comandante del III Corpo d'armata[3] posizionato lungo il confine francese[8] in previsione dell'entrata in guerra dell'Italia a fianco della Germania.

La campagna di Grecia[modifica | modifica wikitesto]

Il 26 maggio,[9] su raccomandazione del Ministro degli esteri Galeazzo Ciano e del Sottocapo di Stato maggiore generale Ubaldo Soddu, divenne Comandante in capo delle forze armate italiane presenti in Albania (Comando Superiore Truppe Albania),[10] al posto del generale Carlo Geloso.[8] Durante l'incontro di presentazione con Mussolini, avvenuto a Palazzo Venezia, non si parlò di guerra contro la Grecia o la Jugoslavia.[11] Al suo arrivò in Albania si trovò al comando di un Corpo d'armata rinforzato, forte all'incirca di 100.000 uomini, comprendente cinque divisioni[12] nonché unità ausiliarie e reparti albanesi[9] pari all'incirca ad ulteriori due divisioni.[11]

Appena insediatosi al posto di comando si adoperò direttamente per la costituzione di alcune bande di irregolari albanesi, al comando di Xhafer Bey Ypi e Kazim Bey Kokuli.[9] Il 1 giugno, pochi giorni prima dell'entrata in guerra dell'Italia, fu elevato al rango di Generale di corpo d'armata. Nel mese di luglio Mussolini, spinto dal Ministro degli Esteri Galeazzo Ciano, per controbilanciare la sconfitta di Graziani in Nord Africa ed i successi ottenuti dalla Wehrmacht, prese la decisione di attaccare un paese neutrale, senza consultare l'alleato Tedesco. Il Regno Ellenico[13] fu il bersaglio scelto, perché considerato facile da conquistare, anche per via della valutazione fatta da Visconti Prasca sulla scarsa volontà di combattere dei Greci: se fosse stato ritenuto necessario inviare un'intera armata in Albania per invadere la Grecia, probabilmente il comandante sarebbe stato un ufficiale diverso da Visconti Prasca, che era un generale di Corpo d'Armata di fresca nomina.[14]

Lo Stato Maggiore Generale elaborò un piano di invasione, denominato "Esigenza G" o "Emergenza G". Il piano iniziale delle operazioni fu studiato dal generale Geloso, su ordine di Mussolini, al suo rientro dall'Albania. Esso prevedeva l'utilizzo di 11 divisioni, due reggimenti di cavalleria e uno di granatieri, ma per la sua riuscita era previsto che l'esercito bulgaro attaccasse contemporaneamente in Tracia, distogliendo parte delle forze greche dal fronte dell'Epiro.[15] Il successivo piano prevedeva l'uso di venti divisioni,[15] con relativo supporto logistico, che dovevano trovarsi in Albania prima dell'inizio delle operazioni belliche.[15] L'11 agosto[16] fu convocato da Ciano a Roma, dove il ministro lo mise al corrente della decisione di invadere la Ciamuria[8] e le isole Ioniche,[16] ordinandogli di prepararsi ad iniziare le operazioni entro la fine del mese.

A Tirana egli lavorò a lungo sulla stesura di un piano di invasione della Grecia che richiedeva l'uso di quattro divisioni binarie, cioè su due reggimenti, che avrebbero attaccano su un fronte lungo circa 60 miglia. Il giorno 14[17] Badoglio, informato del precedente incontro quando questo era ormai avvenuto, gli ordinò di eseguire solo gli ordini provenienti dallo Stato Maggiore Generale.[17] Il 13 ottobre fu presa la decisione ufficiale[13] di attaccare la Grecia, comunicata da Mussolini a Badoglio durante una riunione al vertice a cui parteciparono Mussolini, Badoglio, Visconti Prasca, Ciano e Francesco Jacomoni di San Savino, con data di inizio delle operazioni fissata per il giorno 26,[13] poi posticipata al 28.

Il giorno 28,[13] ormai con la stagione invernale alle porte, le truppe italiane passarono all'offensiva[13] su tutto l'aspro ed infido territorio montuoso che costituiva il fronte dell'Epiro, incontrando nella marcia una debole resistenza tanto che Visconti Prasca telegrafò a Roma che l'avanzamento stava procedendo a "ritmo accelerato". A causa delle pessime condizioni meteorologiche e dell'inizio dei contrattacchi lanciati dal Capo di Stato Maggiore dell'Esercito greco Alexander Papagos, l'avanzata venne però sospesa l'8 novembre.[18]

L'esonero dal comando[modifica | modifica wikitesto]

Mussolini, infuriato, lo esonerò dal comando quello stesso giorno, sostituendolo con il generale Ubaldo Soddu, il quale, pressato anch'egli incessantemente dal dittatore, non riuscì nell'intento di ribaltare le sorti del conflitto e fu a sua volta sostituito poco tempo dopo direttamente dal nuovo Capo di stato maggiore generale Ugo Cavallero, che si trasferì da Roma a Tirana per dirigere da lì la guerra sul fronte greco,[13] ma gli affidò il comando della neocostituita 11ª Armata che, sorta il 9 novembre per trasformazione del preesistente Comando Superiore Truppe Albania e forte dell'VIII e XXV Corpo d'Armata (ex Corpo d'Armata Ciamuria), era schierata nel settore sud; successivamente estese il proprio schieramento dal massiccio del Pindo al Mare Jonio.

Quando Soddu arrivò in Albania ordinò alle truppe di attestarsi definitivamente sulla difensiva, in quanto l'offensiva iniziale doveva considerarsi fallita.[18] L'esercito italiano e più in generale la politica estera fascista subirono, a causa del pesante insuccesso diplomatico e militare, un forte contraccolpo: il 4 dicembre le dimissioni presentate dal Capo di Stato Maggiore Generale Maresciallo d'Italia Badoglio furono accettate da Mussolini, che lo sostituì con il generale Cavallero. L'esonero di Visconti Prasca dal comando dell'11ª Armata arrivò già il giorno 11 novembre, sostituito da Carlo Geloso, e nel mese di dicembre venne definitivamente posto in congedo. Più volte, inutilmente, presentò appello contro tale decisione, ma non venne mai reintegrato in servizio.

Dopo l'armistizio di Cassibile dell'8 settembre 1943 si unì ai movimenti di Resistenza contro gli occupanti tedeschi, ma il 24 ottobre fu arrestato e successivamente condannato a morte. La sentenza venne commutata nella prigionia in Germania, dove fu internato nell'Offizierslager 64Z di Schocken[19] (Poznań), da dove nell'aprile 1945[20] fu liberato assieme a molti altri ufficiali superiori dall'Armata Rossa. Durante tale periodo ebbe modo di assistere personalmente all'arrivo delle truppe sovietiche a Berlino.

Rientrato in Italia nell'ottobre dello stesso anno, pubblicò un libro di memorie intitolato Ho aggredito la Grecia (Rizzoli, 1946), velleitario nel tentativo di auto-riabilitarsi e sminuire le sue responsabilità nella catastrofe greca dell'esercito italiano; ancora dopo la fine della guerra aveva, invano, chiesto al Presidente della Repubblica Luigi Einaudi di esaminare il suo ricorso contro la destituzione del 1940. Dal 1951 fino alla sua morte Visconti Prasca fu Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di San Giorgio in Carinzia. Sposato con Angelica Zoppi, figlia del senatore Vittorio, si spense a Monte Porzio Catone, vicino a Roma, il 25 febbraio 1961.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Incaricato di portare ordini e prendere notizie presso i vari reparti combattenti, benché leggermente ferito al principio del combattimento, continuò per l'intare giornata il suo compito con intrepidezza e coraggio sotto il fuoco nemico.»
— Mergheb, 27 gennaio 1912.
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Durante oltre due anni di guerra, in molteplici circostanze, eseguì ardite ricognizioni sulle prime linee e disimpegnò il servizio di ufficiale di collegamento con le truppe combattenti, dando prova di fermezza e sprezzo del pericolo.»
— Medio Isonzo, maggio 1915-settembre 1917.
Medaglia commemorativa della spedizione in Albania - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della spedizione in Albania
Croce al Merito di Guerra - nastrino per uniforme ordinaria Croce al Merito di Guerra
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Grande ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 15 aprile 1940[21]
Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia
Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia
— 13 gennaio 1924[22]

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • La guerra decisiva, Arti Grafiche Ubezzi & Dones, Milano, 1935.
  • Giovanna d'Arco, Fratelli Treves Editori, Milano, 1937.
  • La Jugoslavia e gli Jugoslavi, Fratelli Treves Editori, Milano, 1938.
  • Ho aggredito la Grecia, Rizzoli Editore, Milano, 1947.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gazzetta del Regno d'Italia n.227, del 29 settembre 1904.
  2. ^ a b Vento 2010
  3. ^ a b c Cervi 1965, p. 54
  4. ^ Minniti 1994, p. 101
  5. ^ Udienza da Sua Eccellenza Mussolini il 20 aprile 1931-IX a Palazzo Venezia ore 17,15.
  6. ^ a b Minniti 1994, p. 108
  7. ^ a b Gin 2012, p. 26
  8. ^ a b c Knox 1982, p. 107
  9. ^ a b c Pearson 2006, p. 7
  10. ^ Dipendente dal Gruppo di Armate Sud agli ordini del Maresciallo d'Italia Emilio De Bono, in pratica il Comando Superiore Truppe Albania disponeva solamente del XXVI Corpo d'armata.
  11. ^ a b Cervi 1965, p. 55
  12. ^ Si trattava delle divisioni di fanteria 53ª Arezzo, 19ª da montagna Venezia, 23ª Ferrara, la 3ª alpina Julia e la 131ª corazzata Centauro.
  13. ^ a b c d e f Kennedy 2007, p. 462
  14. ^ Cervi, Mario (1965). Storia della guerra di Grecia. Rizzoli..
  15. ^ a b c Cervi 1965, p. 56
  16. ^ a b Knox 1982, p. 171
  17. ^ a b Knox 1982, p. 172
  18. ^ a b Kennedy 2007, p. 463
  19. ^ Trionfi 2014, p. 563
  20. ^ Trionfi 2014, p. 550
  21. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, n.257, 2 novembre 1940.
  22. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, n.94, 19 aprile 1924.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonello Bigini, Alessandro Gionfrida, Lo stato maggiore generale tra le due guerre, Roma, Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, 1997.
  • Mario Cervi, Storia della guerra di Grecia, Milano, Rizzoli Editore, 1965.
  • Emilio Gin, L'ora segnata dal destino: gli alleati e Mussolini da Monaco all'intervento. Settembre 1938-Giugno 1940, Roma, Edizioni Nuova Cultura, 1947, ISBN 88-6134-831-9.
  • (EN) David M. Kennedy, The Library of Congress World War II Companion, New York, Simon & Schuster, 2007, ISBN 1-4165-5306-1.
  • (EN) McGregor Knox, Mussolini Unleashed, 1939–1941: Politics and Strategy in Fascist Italy's Last War, Cambridge, Cambridge University Press, 1982, ISBN 0-521-33835-2.
  • Mario Montanari, La campagna di Grecia, Roma, Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, 1980.
  • (EN) Owen Pearson, Albania in the Twentieth Century, A History: Volume II: Albania in Occupation and War, New York, IB Tauris & Co, Ltd., 2006, ISBN 1-84511-104-4.
  • Sebastiano Visconti-Prasca, Io ho aggredito la Grecia, Milano, Rizzoli Editore, 1947.
  • Maria Trionfi, Il diario dell'attesa: storia di una famiglia 1943-1945, Milano, Biblioteka Edizioni, 2014, ISBN 88-98801-03-3.
  • Andrea Vento, In silenzio gioite e soffrite: storia dei servizi segreti italiani dal Risorgimento alla Guerra Fredda, Milano, Il Saggiatore, 2010, ISBN 88-428-1604-3.
  • Giovanni Cecini, I generali di Mussolini, Roma, Newton & Compton Editori, 2016, ISBN 8-85419-868-4.

Periodici[modifica | modifica wikitesto]

  • Fortunato Minniti, Oltre Adua. Lo sviluppo e la scelta della strategia operativa per la guerra contro l'Etiopia, in Società di Storia Militare Quaderno 1993, Roma, Gruppo Editoriale Internazionale, marzo 1994, pp. 85-142, ISBN 88-8011-043-8.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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