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Teodora (film 1954)

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Teodora
Gianna Maria Canale in una sequenza del film
Lingua originaleitaliano
Paese di produzioneItalia, Francia
Anno1954
Durata88 min
Rapporto1,37:1
Generestorico, epico, avventura
RegiaRiccardo Freda
SoggettoAndré-Paul Antoine, Riccardo Freda
SceneggiaturaClaude Accursi, Ranieri Cochetti, Riccardo Freda, René Wheeler
ProduttoreGiuseppe Fatigati
Casa di produzioneLux Film, Lux Compagnie Cinématographique de France
Distribuzione in italianoLux Film
FotografiaRodolfo Lombardi
MontaggioLeo Catozzo, Helene Turner, Mario Serandrei
MusicheRenzo Rossellini
ScenografiaFiliberto Sbardella, Antonio Valente, Riccardo Freda
CostumiVeniero Colasanti, Esther Scott
TruccoGiuseppe Annunziata
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Teodora, anche noto come Teodora, imperatrice di Bisanzio, è un film del 1954, diretto da Riccardo Freda, qui al suo primo film girato a colori.

Teodora è una ballerina di umili origini, che vive di espedienti ma riesce a sedurre l'imperatore Giustiniano I e a farsi sposare, in un periodo di conflitti politici e religiosi. I patrizi, avversari del geniale ma debole imperatore, per mezzo di Teodora riescono a manipolarlo e a ribaltarne il potere. A un certo punto Giustiniano è così confuso da non rendersi conto di chi lo tradisce e chi gli è rimasto fedele, fa arrestare sua moglie e subito dopo anche il suo ministro, Giovanni di Cappadocia; Teodora fugge inseguita dagli armigeri e dalle belve ruggenti, ma quando sta per essere strangolata arrivano i sostenitori della giustizia guidati da Belisario, che convince l'imperatore dell'innocenza di Teodora, calunniata dai suoi infami avversari.[1]

La fonte di qualsiasi episodio della vita di Teodora è la Storia segreta di Procopio di Cesarea, uno storico che, dopo aver descritto in termini propagandistici la vita dell'imperatore Giustiniano I, volle, forse per vendetta contro un'ingiustizia subita, scrivere una cronaca scandalosa dipingendo a tinte forti la vita della bellissima e sfrontata imperatrice e circondandola di un alone peccaminoso. In principio i produttori erano orientati a basarsi sulla storia di Procopio o su quella del drammaturgo francese Victorien Sardou. Alla fine Freda, ideatore del soggetto con la collaborazione del francese André Paul Antoine, arrivò a un compromesso intrecciando vari episodi dei due soggetti, alterandone tuttavia la verità storica e snaturando vari personaggi.[2]

Freda, che pure non era fra i registi più blasonati dell'epoca, ebbe il privilegio di essere il primo in Europa a girare un film in Technicolor grazie alla coproduzione italo-francese che mise a sua disposizione un budget enorme, una moltitudine di comparse e un set sontuoso. Prima di dedicarsi alle riprese del film, il regista girò alcune scene nella Basilica di San Vitale di Ravenna, utilizzando il colore e mettendo in risalto i mosaici che celebrano Giustiniano e Teodora per un breve documentario (I mosaici di Ravenna, 1954) e compiendo così un efficace percorso verso la padronanza del nuovo standard tecnico.[3]

Il set del Palazzo Imperiale venne costruito in un edificio di 170 metri di lunghezza nel palazzo delle Corporazioni, all'EUR. Un'area di oltre 7.000 metri quadrati venne utilizzata per l'ambientazione del circo. Qui, inoltre, gli architetti e gli scenografi Antonio Valente e Filiberto Sbardella[4] utilizzarono più di mille metri cubi di marmo, travertino, bardiglio e porfido col quale costruirono due ali di gradinate di 8 ordini, lunghe ciascuna 120 metri, e spianando il terreno con 25.000 metri cubi di terra. Ci si avvalse infine di quasi cinquemila comparse[2].

«[...] I colori, le sontuosità dei costumi e delle architetture appagano certo l'occhio; fin troppo, che riescono a distrarre l'attenzione degli spettatori dalle vicende sentimentali ed eroiche. Tutta la parte coreografica è spettacolosa, e non c'è economia di nulla, dato anche che le bizantinerie dell'ambiente si prestavano al lusso più sfrenato. Corse, battaglie, fughe nello sfondo maestoso del colonnati del Circo, dei palazzi Imperiali, rendono lo spettacolo avvincente, anche se pletorico e un tantino grottesco per coloro che non si contentano di film di gusto popolare. Gli interpreti non spiccano per eccellenza di interpretazione, ma va tenuto conto che sono come bloccati nel convenzionale.»

Il New York Times dopo la distribuzione del film nelle sale statunitensi scrisse: "Cecil B. DeMille, nostro più importante regista, dovrebbe imparare da Freda".[6]

  1. Corriere d'Informazione, 30 settembre 1954, p. 6
  2. 1 2 Teodora imperatrice riveduta e corretta, articolo di Angelo Nizza, La Stampa, 3 settembre 1954
  3. Simon Popek, Il grande schermo: Teodora e l'espressività dei colori, in Cinemazeronotizie, nº 11, dicembre 2016, p. 5
  4. La terra è di chi la coltiva, il 900 di Filiberto Sbardella in un progetto espositivo itinerante - Pasquale Biagio Cicirelli - Claudio Gatti - Libro - Youcanprint - | IBS, su www.ibs.it. URL consultato il 7 gennaio 2024.
  5. Al Vittoria: Teodora di R. Freda
  6. Freda, un uomo solo con settantadue film, articolo di Mimmo Calopresti, La Stampa, 20 novembre 1998

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