Teatro romano di Torino

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Teatro romano
Teatro romano di torino 01.JPG
I resti del Teatro romano visti da via XX Settembre.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Provincia Torino Torino
Amministrazione
Ente Soprintendenza ai Beni Architettonici e per il Paesaggio del Piemonte
Visitabile Si
Mappa di localizzazione

Coordinate: 45°04′26.3″N 7°41′07.85″E / 45.073972°N 7.685514°E45.073972; 7.685514

Planimetria della Augusta Taurinorum dove si può notare il teatro (in rosso), nell'estremo angolo nord-orientale.
Un'immagine dei resti del Teatro romano e della Galleria Sabauda.

Il Teatro romano di Torino è parte delle vestigia romane dell'antica Augusta Taurinorum, comprese nell'area del Parco Archeologico di via XX Settembre. Risalente al 13 a.C., fu attivo fino al III secolo e rappresenta l'unica infrastruttura della città romana ad aver lasciato cospicue testimonianze delle tre fasi costruttive successive. Dopo secoli di decadimento è stato riportato alla luce nel 1899, su volere di re Umberto I.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La fondazione del primo teatro[modifica | modifica wikitesto]

Il teatro fu quasi sicuramente una delle prime costruzioni romane realizzate intorno al 13 a.C., a seguito della conquista dei territori da parte delle truppe romane dell'imperatore Augusto, per elevare allo status di città il modesto villaggio rinominato Augusta Taurinorum. La sua edificazione fu probabilmente finanziata con il contributo di Marcus Julius Cottius (Cozio)[1], nemico ma in seguito alleato e præfectus civitatis dell'imperatore Augusto.

L'edificio più antico era originariamente costituito da una cavea semicircolare e da una parete con tre portali che costituiva la scæna; essa era infine affiancata da due annessi laterali (parascænia). L'intero edificio era quindi circondato da un recinto ligneo che si raccordava ad un portico rettangolare post scænam. Per ovviare al clima piovoso della zona la cavea era probabilmente coperta da una seconda sovrastruttura lignea.

Ristrutturazione e costruzione del portico[modifica | modifica wikitesto]

Dopo circa mezzo secolo il teatro vide una prima trasformazione per far fronte al degrado degli anni ma anche alle esigenze di una città più popolosa. Le strutture mobili in legno, di cui non vi rimane traccia, furono sostituite da elementi in muratura e fu ricostruita anche la scæna frons, dotandola di dispositivi funzionali alle scenografie teatrali. Lo spazio retrostante la parete di scena fu ampliato fino al limitare della cinta muraria, edificando un portico quadrangolare che inglobò quello precedente. Questo primo ampliamento si potrebbe attribuire a Cozio II o a suo figlio Donno, rispettivamente figlio e nipote del prefetto Marcus Julius Cottius[2].

La ristrutturazione e l'ampliamento dell'Età Flavia[modifica | modifica wikitesto]

Grazie al prolungato periodo di pace e di prosperità economica intercorso tra il 70 e il 90 d.C., il teatro fu completamente ristrutturato. Per aumentarne la capienza la cavea fu ingrandita con l'aggiunta di un ordine di scalinate più esterno e fu realizzata una nuova facciata curvilinea in sostituzione della precedente. Ad essere ampliato fu anche il portico dietro la parete di scena che venne dotato di un peristilium[3] con un nuovo colonnato in pietra che ospitava locali di servizio e piccoli spazi adibiti a camerini riservati agli attori. Ampliato fino ad una capienza di tremila persone e al culmine del suo splendore, il teatro, con tutta probabilità, ospitò anche alcune naumachìe, come sembrerebbero testimoniare alcuni canali di scolo rinvenuti nelle sue immediate vicinanze e sotto il tracciato iniziale dell'attuale via Roma.

Il declino e la distruzione[modifica | modifica wikitesto]

Il teatro fu utilizzato per più di due secoli fino all'affermarsi del cristianesimo che impose il divieto delle rappresentazioni teatrali. Al termine del IV secolo[4] l'edificio, ormai abbandonato, divenne cava di materiali edilizi per la contestuale costruzione della prima cattedrale, la basilica dedicata a Cristo Salvatore.

L'assedio del Cinquecento[modifica | modifica wikitesto]

Quasi irriconoscibile e in gran parte spogliato dei marmi più pregiati, i resti del teatro furono quasi completamente distrutti dal primo assedio francese del Cinquecento.

La riscoperta[modifica | modifica wikitesto]

Dopo secoli di oblìo, gli attuali resti furono riportati alla luce soltanto tra il 1899 e il 1906, durante gli scavi per la costruzione della nuova ala di Palazzo Reale, commissionata da re Umberto I. Di fondamentale importanza fu l'intervento dell'architetto e studioso Alfredo D'Andrade; egli si oppose fermamente alla demolizione delle vestigia e, a seguito di rilievi e scavi sul posto, fece opportunamente modificare il progetto di ampliamento della manica di Palazzo Reale, consentendone il restauro e la conservazione dei resti. I lavori di risistemazione terminarono nel 1911 e i resti del teatro sono attualmente visibili sia nella parte esterna accanto al vicino Duomo di San Giovanni, che nella parte sotterranea del palazzo adiacente, prestigiosa sede del Museo di Antichità.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il teatro sorgeva nel quadrante nord-orientale della città, ovvero il quartiere più agiato, circondato da numerose abitazioni patrizie e non lontano dal forum. Come consuetudine, fu edificato in prossimità di un declivio per sfruttarne la pendenza e a ridosso delle mura che racchiudevano il centro abitato. Dagli scavi emersi si può infatti ancora notare l'intervallum, ovvero il camminamento ricavato nello spazio che intercorreva tra il perimetro delle mura e gli edifici in prossimità di esse. Fu poi in seguito rimaneggiato e ampliato. Esso rappresenta uno degli esempi di teatro più piccoli nel suo genere ed è strutturalmente similare al teatro romano di Augusta Raurica, l'attuale Basilea.

Inoltre, la vicinanza con la Porta Principalis Dextera potrebbe suggerire che fosse abitualmente frequentato anche dagli abitanti delle campagne vicine. Probabilmente il teatro non era l'unica struttura di intrattenimento della piccola Augusta Taurinorum, poiché vi sono supposizioni sulla presenza di un anfiteatro che, secondo alcune ipotesi ancora del tutto prive di riscontri, avrebbe forse trovato luogo al di fuori della Porta Principalis Dextera, presso l'attuale via Borgo Dora[5], oppure al di fuori della Porta Principalis Sinistra[6], in prossimità dell'attuale piazza San Carlo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Re dei Cozii regnò sui territori della Valle di Susa e del tratto alpino che oggi porta il suo nome (Alpi Cozie). Egli latinizzò il proprio nome dopo la resa nell'ultima battaglia contro le truppe di Augusto e ne fece edificare l'arco in suo onore a Susa.
  2. ^ La realizzazione di opere pubbliche con il contributo di personaggi facoltosi era una pratica consueta e apprezzata nella società romana, nonché l'attività più gratificante per gli stessi finanziatori.
  3. ^ Un frammento di intonaco dipinto raffigurante fogliame e uccellini in volo rinvenuto negli scavi del 1900 è l'unica traccia della decorazione del portico risalente a questo periodo.
  4. ^ La data può ritenersi attendibile poiché nel 398 la cattedrale fu completata per ospitare il Sinodo dei vescovi della Gallia e dell'Italia settentrionale.
  5. ^ Una prima ipotesi della presenza dell'anfiteatro nell'antica Augusta Taurinorum, è quella che vedrebbe nell'andamento descrivente un'ellisse di via Borgo Dora l'unica testimonianza superstite del profilo dell'anfiteatro. L'ubicazione (a poca distanza dal teatro e dalle terme della città), le misure riscontrabili dalla lunghezza della via e dall'ipotetica ellisse generata potrebbero essere infatti compatibili con quelle di un piccolo anfiteatro.
  6. ^ Nota come Porta Marmorea, ubicata presso l'attuale incrocio tra via Bertola e via XX Settembre e distrutta intorno al 1660.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Politecnico di Torino Dipartimento Casa-Città, Beni culturali ambientali nel Comune di Torino, Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino, Torino 1984, p. 286
  • Luisa Brecciaroli Taborelli, "Per gli antichi monumenti patrii e pel decoro del paese”. Osservazioni sul teatro romano di Torino", in Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte, n. 20, 2004, pp. 53–76
  • Luisa Brecciaroli Taborelli, Ada Gabucci, Le mura e il teatro di Augusta Taurinorum: sequenze stratigrafiche e dati cronologici, in Luisa Brecciaroli Taborelli (a cura di), "Forme e tempi dell'urbanizzazione nella Cisalpina (II secolo a.C. – I secolo d.C.)", Atti delle Giornate di Studio, Torino 4-6 maggio 2006, All'Insegna del Giglio, Firenze 2007, pp. 243–259, (part. pp. 247–251)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]