Teatro romano di Benevento

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Teatro romano di Benevento
Benevento
Benevento-Teatro Romano-esterno.jpg
Teatro romano: vista degli ordini da sud
Civiltàromana
Utilizzoimperatori romani
Stileromano
EpocaI secolo - VI secolo d.C.
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneBenevento-Stemma.png Benevento
Amministrazione
Visitabile
Sito webwww.comune.benevento.it
Mappa di localizzazione

Coordinate: 41°07′50.48″N 14°46′18.84″E / 41.13069°N 14.7719°E41.13069; 14.7719

Il teatro romano di Benevento viene costruito fra la fine del I secolo e l’inizio del II secolo d.C. sotto l'imperatore Traiano nelle vicinanze del cardo maximus, zona sud-occidentale della città, e oggi circondato dal medievale Rione Triggio.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il teatro beneventano rappresenta il tipico modello di teatro diffuso dall’età augustea e per tutto il periodo imperiale: a differenza del teatro greco che viene costruito su un declivio naturale, quello romano viene edificato in piano, caratterizzato da una cavea semicircolare sorretta da archi e volte che formando una struttura chiusa rendeva possibile la copertura con un velarium.

L’impianto teatrale, alto in origine 23 metri, costituito da una cavea di 98 metri di diametro e un’orchestra di 30 metri, viene inaugurato fra il 125 e il 128 d.C. dall'imperatore Adriano, al quale per l’occasione viene destinata un’epigrafe dedicatoria visibile nei pressi del frontescena. La cavea, a pianta semicircolare, presentava tre ordini: tuscanico, ionico e corinzio, di cui oggi resta solo l’ordine inferiore, costituito da venticinque arcate su pilastri con semicolonne tuscaniche. Anche il frontescena, ossia la struttura che fa da sfondo e scenografia per lo spazio scenico, è parzialmente conservato. Tuttavia presenta ancora una grande nicchia centrale e due nicchioni absidati ai lati, nei cui assi si aprono la Porta Regia e le due aperture minori. Di particolare interesse sono i due ambienti posti ai lati della scena, le aulae, di cui una, posta a sinistra del frontescena guardando la cavea, conserva ancora in parte il rivestimento in lastre marmoree policrome. Alle spalle della scena tre scalinate portano ad un livello inferiore, forse ad un ingresso monumentale per gli artisti.

Costruito in opera cementizia con paramenti in blocchi di pietra calcarea e in laterizio, il teatro beneventano subisce un importante restauro in età severiana, come testimonia una base onoraria dedicata dalla Colonia Beneventana a Caracalla, erede designato del padre Settimio Severo, con il titolo di Cesare, fra il 197 ed il 198 d.C. Indagini archeologiche condotte negli ultimi anni hanno appurato che il teatro rimase fuori dalla cinta muraria edificata nel IV secolo d.C., è forse a partire da questo periodo, e per tutto il medioevo, che il complesso monumentale diviene sede di abitazioni private e spoliato degli elementi lapidei, riutilizzati in altre costruzioni. La “parcellizzazione” e la presenza di case documentate in dipinti e immagini è evidente nelle cartografie di età moderna, in particolare nella pianta urbana del Mazarini del 1823, dove rappresentano una testimonianza del riuso dell’edificio che continuò a esistere in altre forme e funzioni.

Nel 1782 le strutture del settore meridionale della cavea costituiscono le fondazioni della chiesa di S. Maria della Verità.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

La cavea del teatro

Anche se il teatro fu inaugurato intorno al 125-128 d.C. sotto Adriano, recentemente sono emerse sotto di esso strutture sepolte da un'alluvione avvenuta nel I secolo d.C.: si suppone quindi che sia stato costruito sui resti di un edificio anteriore.

Abbandonato in epoca longobarda, il teatro fu parzialmente interrato e utilizzato come fondazione per abitazioni.

Il recupero[modifica | modifica wikitesto]

Il recupero del teatro inizia a fine Ottocento a opera dell’architetto Almerico Meomartini che effettua a proprie spese i primi lavori di scavo riuscendo a realizzare una pianta piuttosto precisa dei resti nascosti dalle abitazioni. Gli scavi si protraggono durante gli anni Venti e Trenta del Novecento, ma vengono interrotti a seguito del terremoto del 1930 e i tragici accadimenti della Seconda Guerra Mondiale dove i numerosi bombardamenti devastano gran parte del centro storico della città ma non il monumento. La ricostruzione post bellica per la salvaguardia dei beni culturali della città rende l’area del teatro un vero e proprio deposito di statue, elementi lapidei ed epigrafi provenienti dagli edifici danneggiati. Lungo il viale d’ingresso e lo spazio retrostante la scena sono esposti i mascheroni che richiamano quelli usati dagli attori e i resti frammentari di molte delle 56 colonne di età romana della cattedrale bombardata. Dopo significativi restauri, in particolar modo sulla cavea, il teatro viene restituito alla città ed alla sua originaria funzione: la rappresentazione dello spettacolo “Le donne al parlamento” di Aristofane, messo in scena il 26 giugno del 1957, rappresenta l’inizio di una nuova stagione del complesso monumentale beneventano.

Nel 1990 si svolse la puntata finale di Miss Italia di quell'anno e nel 2001 venne utilizzato come luogo dove trasmettere il Festivalbar 2001.

Oggi il teatro, grazie all'acustica eccellente ed essendo totalmente agibile, è utilizzato nella sua funzione originaria, per manifestazioni musicali e culturali, in particolare la "Città Spettacolo" e la stagione lirica.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alfredo Zazo, Curiosità storiche Beneventane, ed. De Martini S.P.A., Benevento 1976.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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