Scontri stellari oltre la terza dimensione

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Scontri stellari oltre la terza dimensione
StarCrash.jpg
Una scena del film
Titolo originale Starcrash
Lingua originale inglese, italiano
Paese di produzione Italia, Stati Uniti
Anno 1978
Durata 94 min
Rapporto 1,85 : 1
Genere fantascienza
Regia Luigi Cozzi (come Lewis Coates)
Soggetto Luigi Cozzi (come Lewis Coates), Nat Wachsberger
Sceneggiatura Luigi Cozzi (come Lewis Coates), Nat Wachsberger
Produttore Nat Wachsberger, Patrick Wachsberger
Fotografia Paul Beeson, Roberto D'Ettorre Piazzoli
Montaggio Sergio Montanari
Effetti speciali Germano Natali, Armando Valcauda, Matteo Verzini
Musiche John Barry
Scenografia Aurelio Crugnola
Trucco Giancarlo De Leonardis
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Scontri stellari oltre la terza dimensione (Starcrash)[2][3] è un film di fantascienza del 1978, diretto dal regista Luigi Cozzi con lo pseudonimo di Lewis Coates. Il film, girato sulla scia del successo di Guerre stellari,[4][5] è ricordato per le musiche di John Barry.[6]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

L'avventuriera fuorilegge Stella Star e il suo inseparabile amico Akton, dopo avere cercato inutilmente di sfuggire alle astronavi dell'impero, vengono catturati e condannati ai lavori forzati su due pianeti diversi. Poco tempo dopo tuttavia, grazie alle loro riconosciute abilità di pilota e navigatore, i due compagni vengono graziati dall'imperatore cosmico e assoldati per aiutarlo a difendere il regno dal terribile Conte Zarth Arn, dispotico tiranno pronto a tutto pur di dominare l'intero universo. L'imperatore li invia, assieme al fedele robot Elle, alla ricerca del pianeta fantasma dove il Conte ha la sua base segreta, per distruggerla.

Durante le ricerche, Stella atterra assieme Elle in un pianeta abitato da grotteschi uomini primitivi, che distruggono il robot e prendono Stella prigioniera conducendola in un labirinto di grotte. Stella viene salvata da un personaggio mascherato, che si rivela essere il giovane Raima[1], unico sopravvissuto di una missione imperiale alla ricerca del pianeta fantasma. I due vengono infine raggiunti da Akton, che rivela loro che il pianeta in cui si trovano, Diamantia, è proprio quello che stavano cercando.

Penetrati nella base segreta del Conte Zarth Arn apparentemente vuota, i tre vengono fermati dallo stesso Conte e dalle sue truppe, che rivela l'intenzione di far esplodere il pianeta assieme all'imperatore che sta sopraggiungendo in loro aiuto; il Conte li lascia quindi prigionieri di due "Golem" robotici. Akton si sacrifica per permettere a Stella e Raima di fuggire. Nel frattempo giunge l'Imperatore, che trova il modo di garantire la fuga a tutti prima della distruzione del pianeta.

Tornato alla base, l'imperatore intende sconfiggere il Conte con un attacco a sorpresa alla sua base spaziale, ma l'azione delle truppe imperiali viene vanificata dalla robusta difesa dei ribelli. L'unica speranza è quindi condurre un attacco suicida con un'intera isola spaziale contro la base del Conte.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Le riprese si svolsero a partire da novembre 1977, a Bari, negli studi di Cinecittà a Roma, sull'Etna a Catania, nelle Alpi svizzere e a Tropea.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film uscì in Germania Ovest il 21 dicembre 1978, in Italia il 15 gennaio 1979, negli USA il 9 marzo 1979 e in Francia il 28 marzo 1979. Nel mercato internazionale è stato distribuito coi titoli Starcrash, The Adventures of Stella Star, Female Space Invaders.[6]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

La pellicola fu accolta alla sua uscita da recensioni caustiche, ma nel corso del tempo ha raccolto un certo seguito da parte dei fan[7] ed è in parte stata rivalutata dalla critica anglosassone[8] ed è ricordato per le musiche di John Barry.[6]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Chiavini, Pizzo e Tetro (2001) scrivono che "pur nell'inferiorità di mezzi, il film di Cozzi resta un divertente viaggio nella space opera di gran moda nell'età d'Oro della fantascienza, colmo di omaggi e citazioni".[8]

Fantafilm definisce la pellicola "una folle girandola di situazioni che attingono a Flash Gordon, Barbarella, Star Trek, Guerre stellari (e l'elenco potrebbe continuare), condotta (pensiamo) volutamente su toni da parodia. I personaggi, appena abbozzati, vivono un'avventura in uno spazio intergalattico surrealmente illuminato da stelle e pianeti multicolori o si aggirano tra scenografie di cartapesta. Combattono contro scheletrici robot armati che fanno il verso alle creazioni di Harryhausen, contro inguardabili trogloditi, e viaggiano a bordo di astronavi giocattolo."[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Il personaggio è accreditato nei titoli internazionali come Simon, mentre nel doppiaggio italiano è sempre chiamato Raima
  2. ^ Scontri stellari oltre la terza dimensione, in MYmovies.it, Mo-Net Srl.
  3. ^ L. Maltin, Guida ai film 2009, Dalai, 2008, p. 1816, ISBN 978-88-6018-163-3.
  4. ^ Andrew M. Butler, Solar Flares: Science Fiction in the 1970s, Liverpool University Press, 16 ottobre 2012, p. 59, ISBN 978-1-78138-922-5.
  5. ^ Brian J. Robb, A Brief Guide to Star Wars, Little, Brown Book Group, 6 settembre 2012, pp. 53–ì, ISBN 978-1-78033-583-4.
  6. ^ a b c d Bruno Lattanzi e Fabio De Angelis (a cura di), Scontri stellari oltre la terza dimensione, in Fantafilm. URL consultato l'11 aprile 2012.
  7. ^ Mark Clark, Star Wars FAQ: Everything Left to Know About the Trilogy That Changed the Movies, Applause Theatre & Cinema Books, 1º agosto 2015, pp. 142–143, ISBN 978-1-4950-4608-7.
  8. ^ a b Chiavini, Pizzo e Tetro (2001), pp. 19-20

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Approfondimenti
  • Richard Dean (a cura di), Curved Space: The Adventures of Stella Star, edizione illustrata, Createspace Independent Pub, 2010, ISBN 978-1-4537-2532-0.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]