Salvia nemorosa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Salvia nemorosa
Salvia nemorosa-IMG 3624.jpg
Salvia nemorosa
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Lamiales
Famiglia Lamiaceae
Tribù Mentheae
Genere Salvia
Specie S. nemorosa
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi I
Ordine Lamiales
Famiglia Lamiaceae
Sottofamiglia Nepetoideae
Tribù Mentheae
Sottotribù Salviinae
Nomenclatura binomiale
Salvia nemorosa
L., 1762
Nomi comuni

Salvia silvestre

La salvia nemorosa (nome scientifico Salvia nemorosa L., 1762) è una pianta perenne erbacea aromatica dai fiori labiati appartenente alla famiglia delle Lamiaceae.[1]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome generico (Salvia) deriva dal latino "salvus" ( = salvare, sicuro, bene, sano) un nome antico per questo gruppo di piante dalle presunte proprietà medicinali.[2][3][4] Il nome specifico (nemorosa) indica un habitat tipico dei boschi.[5][6]

Il nome scientifico della specie è stato definito da Linneo (1707 – 1778), conosciuto anche come Carl von Linné, biologo e scrittore svedese considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione "Species Plantarum - Edition 2 - 1: 35. 1762" del 1762.[7]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il portamento
Le foglie
Infiorescenza
I fiori

L'altezza di queste piante varia da 3 a 6 dm. La forma biologica è emicriptofita scaposa (H scap), ossia in generale sono piante erbacee, a ciclo biologico perenne, con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve e sono dotate di un asse fiorale eretto e spesso privo di foglie. Tutta la pianta si presenta grigio-tomentosa.[8][9][10][11][12][4]

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono secondarie da rizoma.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

La parte aerea del fusto è eretta e ramosa.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie sono solamente cauline con disposizione opposta e picciolo lungo 1 - 2 cm. La lamina ha delle forme strettamente lanceolate con apice acuto e bordi crenulati in modo regolare. Dimensione della lamina delle foglie: larghezza 1 - 1,5 cm; lunghezza 4 - 5 cm.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

L'infiorescenza, più o meno densamente cilindrica, è formata da diversi verticillastri sovrapposti di 2 - 6 fiori. I fiori sono sottesi da alcune brattee a forma ovato-acuminata o lanceolato-acuminata lunghe 6 - 9 mm. Le brattee sono violacee all'apice.

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

I fiori sono ermafroditi, zigomorfi, tetraciclici (con i quattro verticilli fondamentali delle Angiosperme: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (ogni verticillo ha 5 elementi). Lunghezza dei fiori: 8 – 15 mm.

  • Formula fiorale. Per la famiglia di queste piante viene indicata la seguente formula fiorale:
X, K (5), [C (2+3), A 2+2] G (2), supero, 4 nucule[9][11]
  • Calice: il calice è un tubo lanoso (gamosepalo - i sepali sono 5 e sono concresciuti) e zigomorfo (le fauci terminano in modo bilabiato con dei denti acuti erbacei: tre nella parte superiore e due in quella inferiore). Il calice è percorso da alcune nervature longitudinali. Lunghezza del tubo: 5 - 6 mm.
  • Corolla: la corolla è un tubo terminante in modo bilabiato (corolla gamopetala formata da 5 petali con struttura 2/3 e zigomorfa); le labbra sono lunghe quanto il tubo. Il labbro superiore è simile ad un cappuccio allungato e ricurvo (è convesso verso l'alto); il labbro inferiore è formato da tre lobi (quello centrale è più grande di tutti ed è concavo). La gola interna è provvista di una anello di peli per evitare l'intrusione di insetti troppo piccoli e non graditi.[4] Il colore è violaceo, raramente può essere rosa. Lunghezza del tubo: 8 - 12 mm.
  • Androceo: gli stami sono ridotti a due (il paio posteriore è vestigiale o assente), tutti fertili e con filamenti paralleli (non convergenti); sono inoltre inclusi (al massimo sporgono le antere) e sono avvicinati alla parte superiore della corolla. Il tessuto connettivo tra le teche in queste specie è molto sviluppato e le antere sono del tipo a bilanciere con un meccanismo adatto all'impollinazione incrociata ("meccanismo a leva"[13]). I granuli pollinici sono del tipo tricolpato o esacolpato.
  • Gineceo: l'ovario è supero (o semi-infero) formato da due carpelli saldati (ovario bicarpellare) ed è 4-loculare per la presenza di falsi setti divisori all'interno dei due carpelli. La placentazione è assile. Gli ovuli sono 4 (uno per ogni presunto loculo), hanno un tegumento e sono tenuinucellati (con la nocella, stadio primordiale dell'ovulo, ridotta a poche cellule).[14]. Lo stilo inserito alla base dell'ovario (stilo ginobasico) è del tipo filiforme e più lungo degli stami (in genere sporge dalla corolla). Lo stigma è bifido. Il nettario è un disco (a 4 lobi) alla base e intorno all'ovario più sviluppato anteriormente e ricco di nettare.
  • Fioritura: da (giugno) luglio a settembre.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Il frutto è un tetrachenio (composto da quattro nucule). La forma è più o meno ovoidale (o più o meno trigona). I semi, di colore marrone scuro, sono sprovvisti di endosperma e sono piccolissimi (in un grammo ne stanno oltre 200).[4]

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[16] – Distribuzione alpina[17])
  • Habitat: l'habitat tipico per questa specie sono i ruderi, gli incolti aridi, le praterie rase, i prati e pascoli anche rocciosi. Il substrato preferito è calcareo con pH basico, alti valori nutrizionali del terreno che deve essere arido.[17]
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 600 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare e montano (oltre a quello planiziale – a livello del mare).

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Areale alpino[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico alpino la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale:[17]

Formazione: delle comunità a emicriptofite e camefite delle praterie rase magre secche
Classe: Festuco-Brometea

Areale italiano[modifica | modifica wikitesto]

Per l'areale completo italiano la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale:[19]

  • Macrotipologia: vegetazione delle praterie
  • Classe: Festuco valesiacae-brometea erecti Br.-Bl. & Tüxen ex Br.-Bl., 1949
  • Ordine: Festucetalia valesiacae Br.-Bl. & Tüxen ex Br.-Bl., 1949
  • Alleanza: Festucion valesiacae Klika, 1931

Descrizione: l'alleanza Festucion valesiacae è relativa alle praterie steppiche continentali che crescono sui versanti esposti a sud nelle aree più calde ed aride dell’Europa centrale e delle Alpi. Le specie dominanti per questa alleanza sono quelle dei generi Festuca e Stipa. I suoli preferiti sono quelli calcarei. La distribuzione di questo gruppo è relativa alle regioni (sub-) continentali dell’Europa centrale e orientale. In Italia si rinviene nei settori più caldi delle Alpi.[20]

Alcune specie presenti nell'associazione: Achillea millefolium, Artemisia campestris, Asperula cynanchica, Carex humilis, Centaurea stoebe, Dianthus carthusianorum, Eryngium campestre, Euphorbia cyparissias, Festuca rupicola, Festuca valesiaca, Iris pumila, Koeleria macrantha, Potentilla arenaria, Stipa capillata, Stipa pulcherrima e Thymus pannonicus.[20]

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di appartenenza della specie (Lamiaceae), molto numerosa con circa 250 generi e quasi 7000 specie[11], ha il principale centro di differenziazione nel bacino del Mediterraneo e sono piante per lo più xerofile (in Brasile sono presenti anche specie arboree). Per la presenza di sostanze aromatiche, molte specie di questa famiglia sono usate in cucina come condimento, in profumeria, liquoreria e farmacia. La famiglia è suddivisa in 7 sottofamiglie: il genere Salvia è descritto nella tribù Mentheae (sottotribù Salviinae) appartenente alla sottofamiglia Nepetoideae.[8][21] Nelle classificazioni più vecchie la famiglia Lamiaceae viene chiamata Labiatae.

Il numero cromosomico di S. nemorosa è: 2n = 14.[22]

Sottospecie[modifica | modifica wikitesto]

Per questa specie è riconosciuta la seguente sottospecie:[1][23]

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:[1]

  • Salvia aprica Schur
  • Salvia collina Schur
  • Salvia illuminata Klokov
  • Salvia jailicola Klokov
  • Salvia moldavica Klokov
  • Salvia nemorosa subsp. illuminata Soó
  • Salvia nemorosa subsp. jailicola Soó
  • Salvia nemorosa var. latifolia K.Koch
  • Salvia nemorosa subsp. moldavica Soó
  • Salvia × sylvestris var. nemorosa (L.) Nyman
  • Sclarea nemorosa (L.) Mill.
  • Sclarea punctata Moench

Sinonimi della sottospecie pseudosylvestris[modifica | modifica wikitesto]

  • Salvia nemorosa subsp. tesquicola (Klokov & Pobed.) Soó
  • Salvia pseudosylvestris Stapf
  • Salvia × sylvestris subsp. cernua Des.-Shost.
  • Salvia × sylvestris subsp. tesquicola (Klokov & Pobed.) Soják
  • Salvia tesquicola Klokov & Pobed.

Altre notizie[modifica | modifica wikitesto]

La salvia silvestre in altre lingue è chiamata nei seguenti modi:

  • (DE) Hein-Salbei
  • (FR) Sauge des forets
  • (EN) Balkan Clary

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c The Plant List, http://www.theplantlist.org/tpl1.1/record/kew-183282 . URL consultato il 30 luglio 2017.
  2. ^ David Gledhill 2008, pag. 339
  3. ^ Botanical names, calflora.net. URL consultato il 18 luglio 2017.
  4. ^ a b c d Motta 1960, Vol. 3 - pag. 620
  5. ^ David Gledhill 2008, pag. 270
  6. ^ Botanical names, calflora.net. URL consultato il 30 luglio 2017.
  7. ^ The International Plant Names Index, ipni.org. URL consultato il 30 luglio 2017.
  8. ^ a b Kadereit 2004, pag. 235
  9. ^ a b c Tavole di Botanica sistematica, dipbot.unict.it. URL consultato il 7 settembre 2015.
  10. ^ Pignatti, vol. 2 – pag. 506
  11. ^ a b c Judd, pag. 504
  12. ^ Strasburger, pag. 850
  13. ^ Moein et al. 2016
  14. ^ Musmarra 1996
  15. ^ Pignatti, vol. 2 – pag. 437
  16. ^ Conti et al. 2005, pag. 158
  17. ^ a b c d Aeschimann et al. 2004, Vol. 2 - pag. 164
  18. ^ EURO MED - PlantBase, ww2.bgbm.org. URL consultato il 30 luglio 2017.
  19. ^ Prodromo della vegetazione italiana, prodromo-vegetazione-italia.org, p. Salvia nemorosa. URL consultato il 30 luglio 2017.
  20. ^ a b Prodromo della vegetazione italiana, prodromo-vegetazione-italia.org, p. 51.1.1 ALL. FESTUCION VALESIACAE KLIKA 1931. URL consultato il 30 luglio 2017.
  21. ^ Olmstead 2012
  22. ^ Tropicos Database, tropicos.org. URL consultato il 30 luglio 2017.
  23. ^ EURO MED - PlantBase, ww2.bgbm.org. URL consultato il 30 luglio 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]