Stipa pulcherrima

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Stipa pulcherrima
Мар'їн стрімчак. Stipa pulcherrima.jpg
Stipa pulcherrima
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Liliopsida
Sottoclasse Commelinidae
Ordine Cyperales
Famiglia Poaceae
Sottofamiglia Pooideae
Tribù Stipeae
Genere Stipa
Specie S. pulcherrima
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Monocotiledoni
(clade) Commelinidae
Ordine Poales
Famiglia Poaceae
Sottofamiglia Pooideae
Tribù Stipeae
Sottotribù Clade I Eurasiatico
(nome provvisorio)
Genere Stipa
Nomenclatura binomiale
Stipa pulcherrima
K. Koch, 1848

Stipa pulcherrima K. Koch, 1848 è una specie di pianta spermatofita monocotiledone appartenente alla famiglia Poaceae (sottofamiglia Pooideae ex Graminaceae).[1]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

L'etimologia del nome generico (Stipa) deriva da una parola greca il cui significato è "stoppa, lino, fibra, cordame" in riferimento alle infiorescenze piumose o plumose di alcune specie di questo genere.[2] Il nome specifico (pulcherrima) significa "la più bella" o "la più carina".[3]

Il nome scientifico della specie è stato definito dal botanico tedesco Karl Heinrich Emil Koch (Ettersberg, 6 giugno 1809 – Berlino, 25 maggio 1879) nella pubblicazione "Linnaea 21: 440. 1848" del 1848.[1]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il portamento
Le foglie
Infiorescenza
Spighetta generica con tre fiori diversi

Queste piante arrivano ad una altezza di 5 - 12 dm (massimo 15 dm). La forma biologica è emicriptofita cespitosa (H caesp), sono piante erbacee densamente cespugliose, perenni, con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve e presentano ciuffi fitti di foglie che si dipartono dal suolo.[4][5][6][7][8][9][10][11]

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono secondarie e fascicolate da rizoma.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

La parte aerea del fusto è eretta (spesso incurvata all'apice); alla base è avvolta da fibre biancastre. I culmi in genere hanno 5 nodi e sono subglabri.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Linee dei peli del lemma[6]
Sezione trasversale della lamina fogliare[6]

Le foglie lungo il culmo sono disposte in modo alterno, sono distiche e si originano dai vari nodi. Sono composte da una guaina, una ligula e una lamina. Le venature sono parallelinervie. Non sono presenti i pseudopiccioli e, nell'epidermide delle foglia, le papille.

  • Guaina: la guaina è abbracciante il fusto e priva di auricole; è inoltre subglabra.
  • Ligula: la ligula ha dei brevi peli, ed è breve o quasi nulla
  • Lamina: le foglie sono rigide (hanno uno strato continuo di sclerenchima sulla faccia inferiore) con lamina sottile e conduplicata con forme che variano da rotondeggianti a piane. In sezione trasversale si presenta con 3 - 5 coste per lato, quasi quadrate e pelose solamente sui lati. Larghezza delle foglie piane: 4 mm. Diametro delle foglie rotonde: 0,7 - 1,5 mm.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

Le infiorescenze sonoInfiorescenza principale (sinfiorescenza o semplicemente spiga): le infiorescenze, formate da alcune spighette, hanno la forma di una pannocchia lineare, breve e stretta. La fillotassi dell'inflorescenza inizialmente è a due livelli, anche se le successive ramificazioni la fa apparire a spirale. Lunghezza della pannocchia: 35 - 55 cm.

Spighetta[modifica | modifica wikitesto]

Infiorescenza secondaria (o spighetta): le spighette, con forme lanceolate e affusolate, sottese da due brattee distiche e strettamente sovrapposte chiamate glume (inferiore e superiore), sono formate da un fiore. Possono essere presenti dei fiori sterili (ridotto ad un corpo clavato); in questo caso sono in posizione distale rispetto a quelli fertili. Alla base di ogni fiore sono presenti due brattee: la palea e il lemma. La disarticolazione avviene con la rottura della rachilla sotto il fiore fertile. Lunghezza delle spighette: 60 - 80 mm.

  • Glume: le glume sono diseguali con reste. Lunghezza delle glume: 5 - 7 cm.
  • Palea: la palea è un profillo meno lungo del lemma.
  • Lemma: i lemmi sono molto grandi con la linea dorsale dei peli (vedi immagine) poco più breve di quelle subdorsali, mentre le linee marginali raggiungono l'apice. Hanno delle lunghe reste prive di peli. Lunghezza del lemma (senza resta): 19 - 23 mm (37 - 45 cm con la resta).

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

I fiori fertili sono attinomorfi formati da 3 verticilli: perianzio ridotto, androceo e gineceo.

  • Formula fiorale. Per la famiglia di queste piante viene indicata la seguente formula fiorale:[5]
  • , P 2, A (1-)3(-6), G (2–3) supero, cariosside.
  • Il perianzio è ridotto e formato da tre lodicule, delle squame traslucide, poco visibili (forse relitto di un verticillo di 3 sepali). Le lodicule sono membranose e non vascolarizzate.
  • Fioritura: da maggio a giugno

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

I frutti sono del tipo cariosside, ossia sono dei piccoli chicchi indeiscenti, con forme ovoidali, nei quali il pericarpo è formato da una sottile parete che circonda il singolo seme. In particolare il pericarpo è fuso al seme ed è aderente. L'endocarpo non è indurito e l'ilo è lungo e lineare. L'embrione è piccolo e provvisto di epiblasto ha un solo cotiledone altamente modificato (scutello senza fessura) in posizione laterale. I margini embrionali della foglia non si sovrappongono.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Come gran parte delle Poaceae, le specie di questo genere si riproducono per impollinazione anemogama. Gli stigmi più o meno piumosi sono una caratteristica importante per catturare meglio il polline aereo. La dispersione dei semi avviene inizialmente a opera del vento (dispersione anemocora) e una volta giunti a terra grazie all'azione di insetti come le formiche (mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della pianta (Distribuzione regionale[12] – Distribuzione alpina[13])
  • Habitat: l'habitat preferito per queste piante sono i terreni a serpentino, ma anche le rupi, i ripari sotto roccia e le praterie rase, prati e pascoli aridi del piano collinare. Il substrato preferito è calcareo ma anche calcareo/siliceo con pH basico, bassi valori nutrizionali del terreno che deve essere arido.[13]
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi, in Italia, queste piante si possono trovare da 100 a 800 m s.l.m.; nelle Alpi frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare e in parte quello montano.

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Areale alpino[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico alpino la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale:[13]

  • Formazione: delle comunità a emicriptofite e camefite delle praterie rase magre secche
  • Classe: Festuco-Brometea

Areale italiano[modifica | modifica wikitesto]

Per l'areale completo italiano la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale:[14]

  • Macrotipologia: vegetazione delle praterie
  • Classe: Festuco valesiacae-brometea erecti Br.-Bl. & Tüxen ex Br.-Bl., 1949
  • Ordine: Festucetalia valesiacae Br.-Bl. & Tüxen ex Br.-Bl., 1949
  • Alleanza: Festucion valesiacae Klika, 1931

Descrizione: l'alleanza Festucion valesiacae è relativa alle praterie steppiche continentali che crescono sui versanti esposti a sud nelle aree più calde ed aride dell’Europa centrale e delle Alpi. Le specie dominanti per questa alleanza sono quelle dei generi Festuca e Stipa. I suoli preferiti sono quelli calcarei. La distribuzione di questo gruppo è relativa alle regioni (sub-) continentali dell’Europa centrale e orientale. In Italia si rinviene nei settori più caldi delle Alpi.[15]

Alcune specie presenti nell'associazione: Salvia nemorosa, Achillea millefolium, Artemisia campestris, Asperula cynanchica, Carex humilis, Centaurea stoebe, Dianthus carthusianorum, Eryngium campestre, Euphorbia cyparissias, Festuca rupicola, Festuca valesiaca, Iris pumila, Koeleria macrantha, Potentilla arenaria, Stipa capillata e Thymus pannonicus.[14]

Altre alleanze per questa specie sono:[14]

  • Stipo-Poion xerophilae
  • Stipo capillatae-Poion carniolicae

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di appartenenza di questa specie (Poaceae) comprende circa 650 generi e 9.700 specie (secondo altri Autori 670 generi e 9.500[8]). Con una distribuzione cosmopolita è una delle famiglie più numerose e più importanti del gruppo delle monocotiledoni e di grande interesse economico: tre quarti delle terre coltivate del mondo produce cereali (più del 50% delle calorie umane proviene dalle graminacee). La famiglia è suddivisa in 11 sottofamiglie, il genere Stipa è descritto all'interno della sottofamiglia Pooideae e raccoglie un centinaio di specie distribuite nelle zone temperate in tutto il mondo (soprattutto Asia e Europa).[4][5]

Filogenesi[modifica | modifica wikitesto]

Il genere di questa specie (Stipa) è descritto all'interno della supertribù Stipodae L. Liu, 1980 (tribù Stipeae, Clade I Eurasiatico). La supertribù Stipodae è il quarto nodo della sottofamiglia Pooideae ad essersi evoluto (gli altri tre sono la tribù Brachyelytreae, e le supertribù Nardodae e Melicodae).[16]

La specie di questa voce fa parte del Gruppo di Stipa pennata; un gruppo polimorfo costituito da diverse specie che si distinguono soprattutto per la pelosità delle foglie e dei lemmi. I caratteri principali del gruppo sono: il portamento è densamente cespuglioso con culmi eretti (alla base sono avvolti da fibre biancastre); le foglie sono rigide (hanno uno strato continuo di sclerenchima sulla faccia inferiore) con lamina sottile e conduplicata; la ligula è breve o quasi nulla; le pannocchie hanno delle forme lineari e sono pauciflore; le spighette hanno un solo fiore; le glume sono diseguali con reste; i lemmi hanno delle lunghe reste piumose (20 - 30 cm). Gli habitat tipici per queste specie sono i prati aridi steppici.

Nella flora spontanea italiana, oltre alla S. pulcherrima, il gruppo è formato dalle seguenti specie:

Il numero cromosomico di S. pulcherrima è: 2n = 44.[17]

Variabilità[modifica | modifica wikitesto]

S. pulcherrima è una pianta variabile per diversi caratteri. Sandro Pignatti nella "Flora d'Italia" descrive alcune varietà (qui sotto elencate) di scarso interesse tassonomico per cui dalle checklist botaniche più recenti queste entità sono considerate sinonimi della specie principale.

Varietà rigida[modifica | modifica wikitesto]

Questa pianta, attualmente indicata con il sinonimo Stipa rigida Martinovsky, è stata individuata nel Lazio. Si differenzia per i culmi più bassi (30 cm), per le brevi foglie basali (10 cm) e per le guaine cigliate sul bordo e glabre nel resto. La ligula è lunga 0,5 mm con 7 coste principali, mentre il lemma è lungo 16 mm con una resta lunga 170 mm (le linee marginali raggiungono la base della resta).[18]

Varietà epilosa[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della varietà epilosa (Distribuzione regionale[12] – Distribuzione alpina[13])

Questa pianta, attualmente indicata con i seguenti sinonimi: Stipa epilosa Martinovský e Stipa pulcherrima subsp. epilosa (Martinovský) Tzvelev, è individuata dai seguenti caratteri: l'assenza del ciuffo di peli all'apice delle foglie; le coste delle foglie, visibili in sezione trasversale, sono glabre; il lemma, senza resta, è lungo 18 - 21 mm.

Altre pubblicazioni descrivono questa entità presente anche nelle province di Cuneo e Piemonte[13]. Sugli altri rilievi europei collegati alle Alpi si trova solamente nei Pirenei. Nel resto dell'Europa e dell'areale del Mediterraneo questa specie si trova oltre che nella Penisola Balcanica, anche nella Transcaucasia e Anatolia.[19]
  • Distribuzione altitudinale: nelle Alpi frequenta i seguenti piani vegetazionali: collinare e in parte sia quello montano che subalpino.

Varietà crassiculmis[modifica | modifica wikitesto]

Questa pianta attualmente è indicata con i seguenti sinonimi: Stipa crassiculmis Smirnov oppure Stipa pulcherrima subsp. crassiculmis (P. A. Smirn.) Tzvelev.

  • Descrizione: l'altezza di queste piante è di 4 - 8 dm; i culmi sono fittamente pelosi; la superficie delle foglie si presenta scabra per la presenza di tubercoli conici (in sezione trasversale si individuano 3 coste per lato, quasi quadrate e prive di peli); la guaina è fittamente pelosa; la ligula è lunga 3 - 6 mm; alla base della resta è presente un ciuffo di peli.
  • Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Nord Est Mediterraneo - Orofita.
  • Distribuzione: in Italia questa entità è rara e nella subsp. piacentina Martinovsky, Moraldo & Caputo si trova in Lombardia e sul'Appennino Napoletano.[12] Nel resto dell'Europa e dell'areale del Mediterraneo questa specie si trova nella Penisola Balcanica, Ucraina e Anatolia.[20]
  • Habitat: l'habitat preferito per queste piante sono i pascoli sassosi su substrato calcareo.
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi, in Italia, queste piante si possono trovare fino a 1.600 m s.l.m.;

Varietà etrusca[modifica | modifica wikitesto]

Questa pianta, attualmente indicata con il seguente sinonimo: Stipa etrusca Moraldo, si trova in Emilia Romagna e Toscana.[12][21]

Per l'areale completo italiano la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale:[14]

  • Classe: Rosmarinetea officinalis
  • Ordine: Rosmarinetalia officinalis
  • Alleanza: Alyssion bertolonii

Descrizione: l'alleanza Alyssion bertolonii è relativa alle garighe che si sviluppano su rocce ofiolitiche e suoli a pH neutro o basico. L'alleanza include comunità di camefite e nanofanerofite, soprattutto mediterranee ed endemiche. Distribuzione: dal Piemonte alla Toscana.[22]

Alcune specie presenti nell'associazione: Alyssum bertolonii, Euphorbia spinosa, Festuca inops, Festuca robustifolia, Thymus striatus, Thymus vulgaris, Genista desoleana, Genista januensis, Centaurea aplolepa, Satureja montana, Plantago holosteum, Stipa etrusca, Trinia glauca, Armeria denticulata, Minuartia laricifolia, Festuca robustifolia.

Altre sottospecie[modifica | modifica wikitesto]

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:[1]

  • Stipa crassiculmis P.A.Smirn.
  • Stipa crassiculmis subsp. euroanatolica Martinovský
  • Stipa crassiculmis subsp. heterotricha Dihoru & Roman
  • Stipa crassiculmis subsp. picentina Martinovský, Moraldo & Caputo
  • Stipa epilosa Martinovský
  • Stipa epilosa subsp. montana Moraldo
  • Stipa etrusca Moraldo
  • Stipa glabrinoda Klokov
  • Stipa grafiana Steven
  • Stipa grafiana f. leiantha Borbás
  • Stipa grafiana f. pubiflora Borbás
  • Stipa heterophylla Klokov
  • Stipa jacobsii F.M.Vázquez
  • Stipa mediterranea (Trin. & Rupr.) Asch. & Graebn.
  • Stipa mediterranea subsp. pulcherrima (K. Koch) Asch. & Graebn.
  • Stipa oreades Klokov
  • Stipa pennata var. breviglumis Maire
  • Stipa pennata var. grafiana (Steven) Linden
  • Stipa pennata subsp. grafiana (Steven) Kneuck.
  • Stipa pennata subsp. mediterranea (Trin. & Rupr.) Asch. & Graebn.
  • Stipa pennata var. mediterranea Trin. & Rupr.
  • Stipa pennata subsp. pulcherrima (K.Koch) Á.Löve & D.Löve
  • Stipa pennata var. pulcherrima (K.Koch) Asch. & Graebn.
  • Stipa pennata f. pulcherrima (K. Koch) Brand
  • Stipa pennata var. pulcherrima (K. Koch) Halácsy
  • Stipa pennata var. pulcherrima (K. Koch) Beck
  • Stipa platyphylla Czern. ex Trautv.
  • Stipa pulcherrima subsp. crassiculmis (P.A.Smirn.) Tzvelev
  • Stipa pulcherrima subsp. epilosa (Martinovský) Tzvelev
  • Stipa pulcherrima subsp. glabrinoda (Klokov) Tzvelev
  • Stipa pulcherrima subsp. grafiana (Steven) Pacz.
  • Stipa pulcherrima var. karadagensis Tzvelev
  • Stipa pulcherrima f. leiantha (Borbás) Soó
  • Stipa pulcherrima f. nudicostata Martinovský
  • Stipa pulcherrima f. pubiflora (Borbás) Soó
  • Stipa rigida Martinovský
  • Stipa turcica Martinovský

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c The Plant List, su theplantlist.org. URL consultato il 6 luglio 2019.
  2. ^ Botanical names, su calflora.net. URL consultato il 7 maggio 2019.
  3. ^ Botanical names, su calflora.net. URL consultato il 6 luglio 2019.
  4. ^ a b Kellogg 2015, pag. 213.
  5. ^ a b c Judd et al 2007, pag. 311.
  6. ^ a b c Pignatti 1982, Vol. 3 - pag. 593.
  7. ^ Motta 1960, Vol. 3 - pag. 776.
  8. ^ a b Strasburger 2007, pag. 814.
  9. ^ Pasqua et al 2015, pag. 467.
  10. ^ World Checklist - Royal Botanic Gardens KEW, su powo.science.kew.org. URL consultato il 6 luglio 2019.
  11. ^ a b eFloras, su efloras.org. URL consultato il 6 luglio 2019.
  12. ^ a b c d e Checklist of the Italian Vascular Flora, p. 171.
  13. ^ a b c d e f Flora Alpina, Vol. 2 - p. 988.
  14. ^ a b c d Prodromo della vegetazione italiana, su prodromo-vegetazione-italia.org. URL consultato il 30 luglio 2017.
  15. ^ Prodromo della vegetazione italiana, su prodromo-vegetazione-italia.org, p. 51.1.1 ALL. FESTUCION VALESIACAE KLIKA 1931. URL consultato il 30 luglio 2017.
  16. ^ Soreng et al. 2017, Pag. 284.
  17. ^ Tropicos Database, su tropicos.org. URL consultato il 27 giugno 2019.
  18. ^ EURO MED - PlantBase, su ww2.bgbm.org. URL consultato il 7 luglio 2019.
  19. ^ EURO MED - PlantBase, su ww2.bgbm.org. URL consultato il 7 luglio 2019.
  20. ^ EURO MED - PlantBase, su ww2.bgbm.org. URL consultato il 7 luglio 2019.
  21. ^ EURO MED - PlantBase, su ww2.bgbm.org. URL consultato il 7 luglio 2019.
  22. ^ Prodromo della vegetazione italiana, su prodromo-vegetazione-italia.org, p. 62.1.1 ALL. ALYSSION BERTOLONII PIGNATTI IN E. PIGNATTI & PIGNATTI 1977. URL consultato il 1º marzo 2016.
  23. ^ EURO MED - PlantBase, su ww2.bgbm.org. URL consultato il 7 luglio 2019.
  24. ^ [http EURO MED - PlantBase]. URL consultato il 7 luglio 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]