Roberti di Castelvero

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Roberti
Stemma Roberti 3.jpg
Virtus In Bello Pro Patria
Inquartato, al 1° d'oro, all'aquila imperiale, coronata nelle due teste, il tutto di nero; al 2° e 3° d'oro, a tre sbarre d'azzurro; al 4° di rosso, alla corona all'antica, d'oro, con due palme, di verde, infilzate nella corona, decussate e cadenti all'infuori, la corona accompagnata in punta da un bordone da pellegrino, d'argento, posto in palo; il tutto caricato da una fascia d'argento, sopracaricata da un biscione, di verde, ondeggiante in palo
StatoMarchesato del Monferrato Regno di Sardegna
Titoli
FondatoreGiacomo Roberti
Data di fondazioneXV secolo
Data di estinzioneXX secolo
EtniaItaliana

La famiglia Roberti è stata una nobile casata acquese originaria della Valsesia. Si trasferì da San Damiano d'Asti a Carpeneto e successivamente in Acqui Terme intorno alla metà del XVI secolo.[1] Ebbe i titoli di conte di Castelvero e consignore di Carpeneto[2][3][4][5] in Piemonte, il ramo dei Roberti di San Tommaso ebbe titolo marchionale in Sardegna. Si distinse principalmente in campo militare e diede allo Stato Sabaudo un Viceré di Sardegna. In epoca più recente, Giovanni Francesco Roberti fu uno dei pionieri dell'aviazione italiana.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Prime due generazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il capostipite, di cui solo si sanno il nome e il luogo d'origine, fu Giacomo di San Damiano d'Asti, il quale si trasferì a Carpeneto nel '500. Ebbe un figlio e lo chiamò Damiano in onore del paese di provenienza; questi si unì in matrimonio con la nobile Lucrezia Malaspina, dalla quale ebbe tre figli, e acquistò nel 1574 la signoria di Carpeneto[6].

Terza generazione[modifica | modifica wikitesto]

Mentre del primogenito Giovanni Battista è noto che intraprese la carriera legale e fu Podestà e Giudice di Nizza Monferrato, il secondogenito Bartolomeo fu investito consignore di Carpeneto nel 1596. Avendo ottenuta la cittadinanza acquese già nel 1567, si era trasferito intorno a quella data nella detta città; fu colui che fece edificare il palazzo di famiglia di Piazza Addolorata, rimasto dei Roberti per tre secoli, fino al 1866. Per comodità, data la sua nuova residenza, rinunciò in favore del Duca di Mantova a tutti i suoi diritti e proprietà in Carpeneto (sette mesi e mezzo l'anno di signoria e cascine varie) in cambio di tre quarti del Castello Paleologo e, cosa assai remunerativa, di tutte le rendite dei sei mulini del territorio di Acqui.

Bartolomeo sposò Clara Tillia D'Annone ed ebbe da lei quattro figli, di cui uno solo, Roberto, maschio.

Quarta generazione[modifica | modifica wikitesto]

Il figlio maschio di Bartolomeo, Roberto, secondo consignore di Carpeneto, fu Capitano dei cavalleggeri del Duca di Mantova Vincenzo II. Sposò la nobile Lucrezia Della Porta dei conti di Castelletto, da cui ebbe due maschi e una femmina. Morì di peste nel 1630. Delle tre sorelle, due (rispettivamente Geronima e Livia) andarono in moglie ai fratelli Guglielmo, consignore di Torre Uzzone, e Giacomo Doglio. Giulia, la seconda d'età, sposò Costanzo Avellani.

Quinta generazione[modifica | modifica wikitesto]

L'unico dei due maschi sopravvissuto alla peste fu il primogenito Giovanni Battista Roberti, nato nel 1606, fu da giovane Consigliere Generale del Monferrato e nel 1632 sposò la nobile Angela Maria Sicco dei signori di Ovrano, la quale gli diede tredici figli di cui otto maschi. Nel 1650 Carlo II Gonzaga-Nevers lo inviò a Vienna dall'imperatore Ferdinando III perché prendesse parte all'organizzazione del matrimonio tra il detto imperatore e la sorella del duca, Eleonora Gonzaga-Nevers, che avvenne l'anno seguente. Visto il felice risultato del suo operato, fu chiamato alla Dieta di Ratisbona del 1653 a mediare i conflitti tra il suo signore e il Duca di Savoia riguardanti l'investitura di parte del Monferrato. Ne fu ricompensato dal Duca di Mantova, che lo chiamò "magnifico ed eccellentissimo mio carissimo", con il titolo di Senatore di Casale "pei suoi alti servizi prestati allo Stato"[7]. Morì l'anno dopo, nel 1658.

Sesta generazione[modifica | modifica wikitesto]

Dei tredici figli di Giovan Battista, solo quattro giunsero all'età adulta. Francesco Maria, nato il 16 Ottobre 1639, fu quello che ricevette la primogenitura. Fu Capitano delle milizie acquesi; nel 1664 acquistò il feudo di Barbato, subito fuori dalla sua città, nel 1680 fu investito con titolo comitale del feudo di Castelvero, acquistato nello stesso anno[8]. Poco dopo, comperò le cascine Bianca e Cerreto e il mulino Bergamasco. Nel 1673 aveva sposato la nobile Silvia Bigliani di Nizza Monferrato. Il primo conte, così come suo figlio, fu immischiato in faccende poco gradite alla corona: appena ottenuto il titolo, si pose come protettore di un bandito del luogo, Michele Rodello, che maltrattava i contadini grazie alla sua protezione. La vicenda terminò nel 1690 con la morte di un soldato mandato a stanare il malvivente in casa sua: l'abitazione del bandito fu data alle fiamme e, nel 1692, il conte e suo figlio Carlo passarono quattro mesi in prigione. Francesco Maria Roberti, primo conte di Castelvero e quarto consignore di Carpeneto, morì il 21 Dicembre 1694, avendo generato undici figli di cui sette maschi.

La torre del palazzo dei Moscheni a Bergamasco; in basso, la finestrella da cui saltò il marchese per fuggire

Settima generazione[modifica | modifica wikitesto]

Il secondo conte fu Giovanni Battista II, nato il 28 Aprile del 1663. Il 15 Aprile 1686, notte di Pasqua, prese parte a una congiura ordita da Ortensio Faà di Bruno, sanguinario parroco, detto abate, di Carentino, ai danni dell'intera famiglia dei marchesi Moscheni: le tre famiglie in questione erano le più ricche della zona e l'abate voleva eliminare la concorrenza; si era perciò alleato con il contino. Le squadre di bravi capitanate dai due presero d'assalto il palazzo dei Moscheni uccidendo il secondogenito maschio e alcuni famigli e distruggendo e rubando il più possibile, ma non gli riuscì di uccidere il marchese. Il 1º Giugno fu emanato un mandato d'arresto per il contino Giovan Battista, che non fu trovato nella sua dimora di Acqui; le truppe mandate a Castelvero furono ricacciate ad archibugiate sparate da casa Rodello. In Agosto il contino, ancora latitante, fu condannato alla confisca dei beni (recuperati immantinente dalla famiglia grazie a un cavillo del testamento della nonna Angela Maria Sicco Bottini) e, in caso di cattura, alla decapitazione. Se la cavò pagando una pesante cauzione; l'abate era immune alla legge grazie all'abito talare[9][10]. Questo misfatto di gioventù non impedì a Giovanni Battista di servire lo Stato fedelmente in età adulta, tanto che il 12 Maggio 1692 il Principe Eugenio lo nominò Ufficiale Cesareo "per la prontezza e fedeltà con cui eseguì le incombenze appoggiategli in servizio di S. M. Cesarea". Sposò la nobile Adelaide Del Carretto dei marchesi di Santa Giulia, proveniente da uno dei tanti rami della potente famiglia aleramica. I due ebbero solo due figli, entrambi maschi. Giovan Battista Roberti morì il 5 Aprile 1700.

Ottava generazione[modifica | modifica wikitesto]

Il terzo conte di Castelvero fu il primogenito Francesco Amedeo; suo fratello morì infante. Nacque il 30 Settembre 1696 e a sei anni non ancora compiuti, essendo morto il padre, spettò a lui l'onore di dare ospitalità al Duca di Savoia Vittorio Amedeo II, futuro Re di Sardegna[11], che nel Giugno 1702 passò da Acqui diretto in Lombardia. Durante la Guerra di successione austriaca, nel 1745, Acqui Terme fu occupata dall'Infante di Spagna Don Filippo; la città, dopo aver giurato fedeltà a Carlo Emanuele III prima dell'ingresso degli invasori si dovette organizzare per accontentare i loro bisogni in modo pacifico attendendo la fine delle ostilità. Il 23 Luglio fu eletto un terzo consindaco, l'avvocato Bavosio, per svolgere questa mansione oltre ai due già presenti; costui formò un suo consiglio di soli aristocratici in cui figurava anche Francesco Amedeo Roberti. Quando il 17 Maggio 1746 i Francesi e gli Spagnoli lasciarono definitivamente la città, il conte fu scelto come componente dell'ambasciata acquese che andò a Castelnuovo Bormida a "complimentarsi con Sua Maestà e prestargli umilmente omaggio a nome della città": il 24 Maggio incontrò dunque il figlio del Duca che aveva ospitato a palazzo circa quarantaquattro anni prima. Nel 1719 aveva sposato la nobile Orsola Isabella Busca dei conti del Mango, anche lei proveniente come la suocera da una delle famiglie marchionali di ceppo aleramico. Ebbe da lei quattro maschi; morì nel 1757.

Nona generazione[modifica | modifica wikitesto]

Il primogenito maschio di Francesco Amedeo fu Adriano, che si fece sacerdote. Il quarto conte fu quindi Giovanni Crisostomo; costui nacque nel 1722 e sposò la nobile Teresa Emilia Vacca dei conti di Piozzo. Ebbe da lei un solo figlio, poiché il conte morì a soli 33 anni, il 12 Aprile 1756. Il fratello più piccolo dei quattro, Giuseppe Antonio, che morì celibe, ebbe una grande fileria di seta ad Acqui e fu consindaco della stessa nel 1779 e 1781; raggiunse inoltre il grado di Tenente Colonnello della regia armata.

Decima generazione[modifica | modifica wikitesto]

Il quinto conte Francesco Spirito Roberti fu valentissimo musicista[12], sia come compositore che come suonatore (specialmente col violoncello). Nacque il 20 Maggio 1755 e sposò la nobile Maria Teresa Della Chiesa dei marchesi di Cinzano e Roddi. Fu consigliere d'Acqui nel 1773, 1781 e 1784, ebbe il grado di Luogotenente Colonnello dell'esercito e visse durante il duro periodo delle guerre ed invasioni napoleoniche. Durante i vari tumulti, ospitò nel suo palazzo il Generale De-Vins, la Principessa di Lorena Armagnac Giuseppina Teresa, vedova di Vittorio Amedeo Savoia-Carignano e, infine, Napoleone Bonaparte[13]. Il conte salvò inoltre il 27 Febbraio 1799 il membro di una famiglia rivale di Acqui, Carlo Gardini, facendolo rifugiare nella sua dimora mentre sulla piazza antistante, piazza Addolorata, la folla meditava il suo linciaggio in quanto giacobino. Francesco Spirito ebbe dalla moglie dodici figli; morì il 6 Maggio 1819.

Undicesima generazione[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Maria Roberti nelle vesti di Viceré di Sardegna

Giuseppe Maria Roberti nacque il 20 Dicembre 1775 ad Acqui e morì nella villa del Cerreto il 27 Ottobre 1844. Fu per un anno circa, tra il 1804 e il 1805, Luogotenente degli Ussari di Lichtenstein a Vienna al servizio dell'Austria; fu in questa occasione che conobbe Francesca Romana Carolina von Rindsmaul, figlia di un Ciambellano e Generale di Sua Maestà l'Imperatore e Re e Canonichessa del Capitolo di Gratz, che sposò il 24 Gennaio 1805. Il conte fu poi Colonnello al comando del reggimento Savoia Cavalleria e successivamente raggiunse il grado di Tenente Generale (assimilabile all'attuale Generale di Corpo d'Armata) al comando della Cavalleria dell'Armata Sarda. Ebbe inoltre l'incarico di Governatore di Cagliari con le funzioni di Viceré di Sardegna[14][15] dal 1829 al 1831. Infine governò anche Cuneo e Novara dal 1838. Fu Commendatore dell'Ordine della Corona Ferrea d'Austria e Cavaliere di gran croce dei SS. Maurizio e Lazzaro. Il primo fratello, Pietro Renato Roberti, fu Capitano dei Dragoni e morì a 31 anni nel 1808, non prima di essersi distinto per la sua tenacia al Bricchetto nel 1796, guidando un gruppo di cavalieri all'attacco e combattendo con l'asta della bandiera che come alfiere portava. Grazie a questa carica il Reggimento Dragoni del Re, ora Genova Cavalleria, fu premiato con due medaglie d'oro. Il secondo fratello Emilio fu dal 1800 Colonnello del Reggimento Cacciatori Italiani da lui ideato e formato con ciò che i vinti di Marengo avevano lasciato. Nel 1821, ormai Generale, fu insignito dell'Ordine di Sant'Alessandro Nevskij, della Gran croce dell'Ordine imperiale di Leopoldo e col grado di Commendatore dell'Ordine Militare di Savoia, del quale fu anche tesoriere. Comandò la Divisione di Novara e fu anche appassionato numismatico; inoltre nel 1836 fu scoperto un mosaico romano nei sotterranei del palazzo di famiglia e anche in quella occasione mostrò grande interesse per le arti, impegnandosi perché ricevesse una degna collocazione. Altri tre fratelli morirono giovani sui campi di battaglia, uno morì infante e le due sorelle, Silvia Maria Orsola e Maria Anna, sposarono la prima il marchese Luigi Scati e la seconda il conte Carlo Piacentini.

Dodicesima generazione[modifica | modifica wikitesto]

Dei cinque figli di Giuseppe Maria il primo morì a un anno, la figlia Teresa si fece suora e anche l'ultimo figlio Alfredo entrò nei Gesuiti, morendo prima di essere ordinato sacerdote. Il terzogenito Vittorio Emanuele fu il sesto conte Roberti: nacque nel 1808 e morì nel 1871. Fu Colonnello di Stato Maggiore e Deputato nel Parlamento[16] per il Collegio di Nizza e sposò Luisa dei marchesi Guarnieri. Suo fratello Edmondo fu ufficiale di Marina, sindaco di Cagliari[17][18] e Deputato[19]; sposò Teresa Nin di San Tomaso dando inizio alla breve linea dei marchesi Roberti di San Tomaso assumendo il titolo maritali nomine. Ebbe infatti sette figlie femmine e l'unico maschio rimase senza prole; le figlie si accasarono con esponenti di varie famiglie sarde e piemontesi.

Tredicesima generazione[modifica | modifica wikitesto]

La prima figlia del conte Vittorio Emanuele, Aurelia, andò in sposa al barone Saverio Oreglia d'Isola; Carolina e Costanza, gemelle, sposarono rispettivamente Gerolamo Rambaldi e il marchese Paolo Colloredo Mels. Altri tre figli morirono in tenera età. Vittorio Emanuele nacque il 3 Settembre 1846 a Torino e gli fecero da padrino e madrina il Re Vittorio Emanuele II e la Regina Maria Adelaide ed ebbe l'onore quindi di portare il nome di Sua Maestà. Nel 1873 sposò Rosetta Ricci di Porto Maurizio, figlia di un senatore per censo[20] e della marchesa Maria Luisa Malliano Deroma di Santa Maria. Fu ufficiale in Savoia Cavalleria e Generale nella Milizia Territoriale, morì il 3 Novembre 1923

Il monumento a Francesco Roberti a Castel Boglione

Quattordicesima generazione[modifica | modifica wikitesto]

Il primogenito Luigi morì di tetano a 18 anni per le conseguenze di una caduta da cavallo, il nono conte fu perciò Edmondo, nato nel 1876. Ufficiale nel Genio, fu ferito in guerra ed ebbe una medaglia di bronzo al valor militare. Dal 1902 al 1912 lavorò in Siam come ingegnere civile aiutando la modernizzazione del Paese; fu per questo decorato dal re Chulalongkorn. Sposò la nobile Lea dei conti di Carpegna-Gabrielli da cui ebbe quattro figli e morì nel 1942. Degli altri fratelli, due morirono infanti e gli altri servirono l'Italia in guerra: Giuseppe Maria e Luigi morirono sul fronte e furono decorati il primo di una e il secondo di due medaglie d'argento al valore; Maria Vittoria fu attiva crocerossina meritandosi una medaglia di bronzo al valore, una Croce di guerra e una Croce d'argento, onorificenza della Croce Rossa; Vittorio combatté anch'egli come ufficiale di Artiglieria. Infine, Giovanni Francesco fu prima ufficiale della Regia Marina e poi colonnello della Regia Aeronautica; combattendo nella guerra di Libia fu tra i primi aviatori al mondo a compiere un bombardamento aereo e il primo nella storia a riportare alla base un aereo colpito dal nemico. Attivo anche durante la Grande Guerra, fu decorato di tre medaglie d'argento e della Croce di Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia. Sposò la nobile Emilia dei baroni Chantal, senza prole.[21] Gli è stato dedicato un monumento nell'odierna Castel Boglione, feudo dei suoi avi.

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma completo delle insegne imperiali

Inquartato, al 1° d'oro, all'aquila imperiale, coronata nelle due teste, il tutto di nero; al 2° e 3° d'oro, a tre sbarre d'azzurro; al 4° di rosso, alla corona all'antica, d'oro, con due palme, di verde, infilzate nella corona, decussate e cadenti all'infuori, la corona accompagnata in punta da un bordone da pellegrino, d'argento, posto in palo; il tutto caricato da una fascia d'argento, sopracaricata da un biscione, di verde, ondeggiante in palo.[5]

Lo scudo è accollato in petto all'aquila bicipite imperiale armata e rostrata d'oro, coronata di diadema imperiale e tenente nell'artiglio destro la spada e lo scettro e nel sinistro il globo imperiale, colla corona da conte infilzata nei due colli. Il motto è VIRTUS IN BELLO PRO PATRIA (alias: VIRTUS BELLI PRO PATRIA)[21]. La concessione di aquila, diadema e simboli imperiali fu probabilmente in favore del conte Giuseppe Maria, il quale si unì in matrimonio con una contessa del S.R.I., Romana Carolina von Rindsmaul.[21]

Residenze[modifica | modifica wikitesto]

La corte del palazzo di Acqui con l'altana

Alla famiglia appartenne il palazzo Roberti di Piazza Addolorata in Acqui Terme, la cui costruzione fu cominciata intorno al 1569. Tre secoli più tardi, nel 1866, la famiglia lo vendette agli Ottolenghi, famiglia di Acqui.[22]

La seconda residenza, abitata circa per un altro secolo, fu la villa del Cerreto vicino a Nizza Monferrato, comperata come cascina dal primo conte Francesco Maria nel XVII secolo e tramutata poi in residenza con parco, cappella con delle reliquie e una vasta biblioteca. Il Cerreto fu lasciato in dono a un ordine religioso.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ C. Chiaborelli, La nobile famiglia Roberti, Casale Monferrato, Società di Storia, Arte e Archeologia per la Provincia di Alessandria, 1934, pag. 6.
  2. ^ Pubblicazione della Regione Piemonte sulla storia di Castel Boglione. A pag. 2 le famiglie a cui fu infeudata (PDF), su regione.piemonte.it. URL consultato l'8 gennaio 2019 (archiviato dall'url originale l'8 gennaio 2019).
  3. ^ F. Guasco, Dizionario Feudale degli antichi stati Sardi e della Lombardia, Tipografia Chiantore-Mascarelli, Pinerolo, 1911..
  4. ^ M. Florio (a cura di), Interviste nel passato. Catalogo Bolaffi della Nobiltà Piemontese, in Il Centauro, Torino, Giulio Bolaffi Editore, 1993..
  5. ^ a b F. Bona, Onore Colore Identità, a cura di G. Mola di Nomaglio, R. Sandri-Giachino, Savigliano, Centro Studi Piemontesi, 2010..
  6. ^ F. Guasco, Dizionario Feudale degli Stati Sardi e della Lombardia,Tipografia Chiantore-Mascarelli, Pinerolo, 1911, pag. 405.
  7. ^ LL. PP. 26 Luglio 1657
  8. ^ F. Guasco, Dizionario Feudale degli antichi stati Sardi e della Lombardia, Tipografia Chiantore-Mascarelli, Pinerolo, 1911, pag.483.
  9. ^ Sito del comune di Bergamasco, narrazione della vicenda, su comune.bergamasco.al.it.
  10. ^ Pubblicazione della diocesi di Alessandria. Al capitolo VI vi è la narrazione dettagliata della vicenda (PDF), su diocesialessandria.it.
  11. ^ C. Chiaborelli, La nobile famiglia Roberti, Casale Monferrato, Società di Storia, Arte e Archeologia per la Provincia di Alessandria, 1934, pag. 39.
  12. ^ C. Chiaborelli, La nobile famiglia Roberti, Casale Monferrato, Società di Storia, Arte e Archeologia per la Provincia di Alessandria, 1934, pag. 58.
  13. ^ C. Chiaborelli, La nobile famiglia Roberti, Casale Monferrato, Società di Storia, Arte e Archeologia per la Provincia di Alessandria, 1934, pagg. 53-55.
  14. ^ Pubblicazione di un atto ufficiale di Giuseppe Maria Roberti facente funzioni di Viceré di Sardegna, su books.google.it.
  15. ^ Pubblicazione online della Gazzetta Ufficiale del Regno di Sardegna, in cui Giuseppe Maria Roberti è indicato come "Incaricato delle funzioni di Viceré", su books.google.it.
  16. ^ Sito della Camera dei Deputati, scheda di Vittorio Emanuele Roberti di Castelvero, su storia.camera.it.
  17. ^ Quotidiano del Comune di Cagliari, lista dei sindaci di Cagliari, su comunecagliarinews.it.
  18. ^ Pubblicazione online del libro su Cagliari di Sergio Atzeni con lista dei Sindaci della città, su books.google.it.
  19. ^ Sito della Camera dei Deputati, scheda di Edmondo Roberti di San Tomaso, su storia.camera.it.
  20. ^ Sito del Senato della Repubblica, scheda del Senatore Giovanni Francesco Ricci, su notes9.senato.it.
  21. ^ a b c C. Chiaborelli, La nobile famiglia Roberti, Casale Monferrato, Società di Storia, Arte e Archeologia per la Provincia di Alessandria, 1934..
  22. ^ C. Chiaborelli, La nobile famiglia Roberti, Casale Monferrato, Società di Storia, Arte e Archeologia per la Provincia di Alessandria, 1934, pag. 98.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • F. Guasco, Dizionario Feudale degli antichi stati Sardi e della Lombardia, Tipografia Chiantore-Mascarelli, Pinerolo, 1911.
  • C. Chiaborelli, La nobile famiglia Roberti, Casale Monferrato, Società di Storia, Arte e Archeologia per la Provincia di Alessandria, 1934.
  • F. Bona, Onore Colore Identità, a cura di G. Mola di Nomaglio, R. Sandri-Giachino, Savigliano, Centro Studi Piemontesi, 2010.
  • Collegio Araldico, Libro d'oro della Nobiltà Italiana, vol. XVI, Roma, 1969-1972, pag. 1364.
  • M. Florio (a cura di), Interviste nel passato. Catalogo Bolaffi della Nobiltà Piemontese, Torino, Giulio Bolaffi Editore, 1993, Il Centauro.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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