Piano sequenza

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Il piano sequenza è una tecnica cinematografica che consiste nella modulazione di una sequenza (un segmento narrativo autonomo) attraverso una sola inquadratura, generalmente piuttosto lunga. [1]

Come la profondità di campo, il piano sequenza prescinde dal montaggio (che attua un processo di sintesi eliminando tutto ciò che non serve al racconto), sfruttando la molteplicità dei piani all'interno della singola inquadratura e rispettando il tempo del mondo reale. Tuttavia spesso si parla di piano sequenza erroneamente, chiamando in questo modo un'altra tecnica, il long take, a cui si fa ricorso più spesso.

Si tratta di un'opzione estetica cui diversi registi faranno riferimento dopo l'uso rivoluzionario che ne fece il regista Orson Welles in Quarto potere (1941). Verrà poi teorizzata e sviluppata in un contesto culturale differente da André Bazin, che la considerava una tecnica atta, insieme a profondità di campo e long take, a riprodurre la realtà, senza le costrizioni tipiche che venivano imposte dal découpage classico, il quale vincolava lo spettatore ad un significato e ad un'emotività ben precisi. Queste teorie verranno fatte proprie dalla Nouvelle Vague.

Esempi notevoli[modifica | modifica wikitesto]

Alfred Hitchcock ha girato Nodo alla gola (1948) con 8 piani sequenza. Il suo obiettivo era quello di realizzare un film con un solo piano sequenza, ma le tecniche dell'epoca non lo consentivano. Le bobine della macchina da presa contenevano, infatti, un metraggio sufficiente per girare piani sequenza da una decina di minuti l'uno. Per simulare la continuità temporale e spaziale Hitchcock ha suturato gli otto piani sequenza tra loro sfruttando le superfici nere sopra le quali la macchina da presa capitava (schiene di personaggi, pareti, armadi, ecc.), rendendo invisibili i tagli. L'impressione che ne risulta è che il film sia girato in un'unica inquadratura.

Nel 1967 Jean-Luc Godard nel film Week-end, un uomo e una donna dal sabato alla domenica usa un piano sequenza della durata di circa 10 minuti, nel quale riprende una lunga coda in una strada di campagna.

Nel 1975 Michelangelo Antonioni termina il suo Professione reporter con un piano-sequenza della durata di 8 minuti circa, durante i quali la macchina da presa esce da una stanza per roteare intorno alla piazza circostante fino a quando non rientra nella stessa stanza dalla quale era uscita.

Nel 1977, con il film Una giornata particolare, Ettore Scola ha girato un piano sequenza tra i più complessi e lunghi della storia del cinema italiano[senza fonte]: la macchina da presa dall'esterno dell'edificio entra all'interno dell'appartamento (inizio film).

Nel 1992 Robert Altman apre il film I protagonisti con un piano sequenza di ben nove minuti e mezzo durante il quale si discute di celebri piani sequenza, intervallati da zoomate attraverso le finestre all'interno degli studi dove si discute, alla maniera hollywoodiana, di cinema-produzione.

Nel 1998 Brian De Palma nel film Omicidio in diretta usa un piano sequenza nella seconda scena del film di una durata di quasi 10 minuti in un palazzetto dello sport nella quale la macchina da presa segue costantemente Nicolas Cage; fu il piano sequenza con più comparse e personaggi che interagiscono mai realizzato fino a quel momento[senza fonte].

Nel 2002 Aleksandr Sokurov, dopo 2-3 tentativi falliti, è invece riuscito a girare un film realmente con un unico piano sequenza: Arca russa, girato in digitale proprio per sopperire al problema della pellicola troppo corta in un unico caricatore, è ambientato nell'Ermitage di San Pietroburgo.

Nel 2005 il regista Louis Nero gira a Torino in una sola notte un film di 124 minuti in un unico piano sequenza, il titolo è appunto Pianosequenza.

Nel 2008 Steve McQueen nel film Hunger realizza un piano sequenza di 17 minuti, che mostra il protagonista Bobby Sands mentre parla con un sacerdote.

Nel 2009 è andato in onda il quarto episodio della serie britannica Psychoville, interamente girato in due lunghi piani sequenza, il primo di 20 minuti, il secondo di 10.

Il film del 2012 La casa muta di Gustavo Hernandèz è stato girato in un unico piano sequenza.

Nel 2013 Alfonso Cuarón realizza nella scena iniziale di Gravity un piano sequenza di ben 17 minuti.

Nel 2014 il regista Cary Fukunaga inserisce nell'episodio Who Goes There della serie TV True Detective un piano sequenza di 6 minuti, guadagnandosi l'Emmy Award per la miglior regia in una serie drammatica.

Sempre nel 2014 il regista Alejandro González Iñárritu dirige il film Birdman, vincitore di quattro premi Oscar tra cui miglior regia. Il regista adotta quasi per l'intera durata del film la tecnica del piano sequenza seguendo gli attori all'interno di un teatro di Broadway, tra i corridoi, le stanze e il palcoscenico. In realtà non si tratta di un'unica ripresa della durata di due ore ma di più lunghe riprese fuse insieme approfittando di assenza di luce e immagini fisse. Il risultato resta comunque eccezionale[2].

Nel 2015 il regista tedesco Sebastian Schipper ha realizzato il film Victoria in un unico piano sequenza, per la totalità della sua durata, ripreso dall'operatore Sturla Brandth Grøvlen, dalle 4:30 alle 7:00 del mattino il 27 aprile 2014 a Berlino, nei quartieri di Kreuzberg e Mitte. La sceneggiatura era composta da dodici pagine e la maggior parte dei dialoghi furono improvvisati.

Nel 2017 il regista Sam Esmail realizza l'episodio eps3.4_runtime-error.r00 della serie TV Mr. Robot utilizzando un unico piano sequenza di ben 44 minuti. In realtà non si tratta di un'unica ripresa ma di più riprese fuse insieme approfittando di alcuni artifici.[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il piano sequenza | CineFile, cinefile.biz, 1 novembre 2016. URL consultato il 4 novembre 2016.
  2. ^ ROBERTO ESCOBAR, Birdman e il destino dell'attore in declino, espresso.repubblica.it, 6 febbraio 2015.
  3. ^ BADTV.IT, Mr. Robot 3×05 eps3.4_runtime-err0r.r00: la recensione, badtv.it, 10 novembre 2017.
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