Ordine sacro

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Ordinazione di tre presbiteri nel Duomo di Hildesheim

Ordine sacro è, nella religione cristiana, l'insieme degli uffizi ecclesiastici di diacono, presbitero e vescovo.

Nella Chiesa cattolica, in quelle ortodosse, e nella Chiesa Anglicana, esso è considerato uno dei sette Sacramenti. Alcune Chiese protestanti hanno dei ministeri ordinati, ma non considerano l'ordinazione un sacramento; altre Chiese non utilizzano il termine "ordine", quanto piuttosto quello di "ministero".

Cattolicesimo[modifica | modifica wikitesto]

« 1536. L'Ordine è il sacramento grazie al quale la missione affidata da Cristo ai suoi Apostoli continua ad essere esercitata nella Chiesa sino alla fine dei tempi: è, dunque, il sacramento del ministero apostolico. [...] »

(Catechismo della Chiesa Cattolica)

Nella Chiesa latina l'elenco completo dei due ordini, quello sacerdotale e quello episcopale, è menzionato per la prima volta nella lettera di papa Cornelio (251-253) a Fabio vescovo di Antiochia, nella quale erano indicati gli ordini allora in uso nella Chiesa di Roma.

Prima del Concilio Vaticano II, nella Chiesa latina e orientale i diversi gradi dell'ordine erano suddivisi in due categorie: ordini maggiori (episcopato, presbiterato, diaconato e suddiaconato) e ordini minori (accolitato, esorcistato, lettorato, ostiariato), e questi ultimi non erano sacramenti. Nella Chiesa latina chi riceveva gli ordini, a partire da quelli minori, veniva tonsurato e diventava chierico.

Dopo il Concilio Vaticano II (cfr. il decreto conciliare Presbyterorum Ordinis e il successivo motu proprio Ad Pascendum di Paolo VI) gli ordini minori sono stati ridotti e non vengono più chiamati ordini, ma ministeri: sono quelli dell'accolito e del lettore.[1]

Per quanto riguarda gli ordini maggiori, oggi la teologia cattolica non parla più di ordini (al plurale), ma di tre gradi dell'unico sacramento dell'Ordine:

  • Episcopato: i vescovi. Sono i successori degli apostoli. Esercitano il triplice ministero dell'insegnamento (munus propheticum o munus docendi), del governo pastorale (munus regalis o munus regendi), della santificazione (munus sacerdotalis o munus liturgicum). In età apostolica le loro funzioni erano indistinte rispetto quelle dei presbiteri. Dal II secolo sono normalmente i pastori delle Chiese locali (diocesi).
  • Presbiterato: presbiteri o preti. Sono i collaboratori dei vescovi con i quali condividono la predicazione della Parola di Dio, la presidenza dell'Eucaristia e delle altre celebrazioni sacramentali, esclusa, normalmente, la confermazione e il conferimento dell'Ordine sacro. Sono quindi sacerdoti come i vescovi. Possono esercitare il ministero nella guida di una parrocchia (in tal caso si dicono parroci), o in qualunque altro ministero che venga loro affidato dal vescovo proprio, cui devono obbedienza. Quando sono inviati dalla loro diocesi come missionari sono detti fidei donum.
  • Diaconato: i diaconi. Sono collaboratori dei vescovi nella modalità del servizio. Predicano la parola di Dio, amministrano il battesimo, assistono alla celebrazione del Matrimonio, coordinano il ministero della carità nella chiesa.

Questo sacramento è chiamato "ordine" in quanto con questo termine si designava, in epoca romana, un «corpo sociale», un gruppo di persone con funzioni pubbliche. Tale termine passò poi nella terminologia ecclesiastica per indicare un "collegio" o comunque un gruppo di persone incaricate di un ministero pastorale e/o dell'amministrazione di un culto.[2]

Come i sacramenti del battesimo e della confermazione, nella teologia cattolica si dice che l'ordine conferisce un carattere: l'ordine resta valido per tutta la vita di chi lo ha ricevuto (sebbene le funzioni non possano essere lecitamente attuate), anche in seguito a condanna alla pena della sospensione "a divinis", alla dimissione dallo stato clericale oppure alla decisione di abbandono del ministero.

Chi può essere ordinato[modifica | modifica wikitesto]

Nel Rito latino può essere ordinato qualsiasi battezzato di sesso maschile, celibe, che abbia compiuto venticinque anni (Codice Diritto Canonico N 1031) e che, dopo le prove della formazione in un Seminario, dopo gli studi filosofici e teologici, riceva la positiva valutazione dai responsabili della sua formazione e venga presentato al Vescovo per ricevere il sacramento dell'Ordine.

Il sesso degli ordinandi[modifica | modifica wikitesto]

Nella Chiesa cattolica gli ordini sacri sono conferiti solamente a uomini; anche i ministeri istituiti (lettorato e accolitato) sono riservati a uomini, anche se le donne possono svolgere de facto tali servizi durante le celebrazioni liturgiche, leggendo la Bibbia e (più raramente) prestando servizio all'altare.

Il Magistero si è sempre espresso in maniera negativa rispetto all'ordinazione femminile. Questa posizione fu affermata per la prima volta da Paolo IV[3] e ribadita con forza come definitiva da Giovanni Paolo II.[4] Anche Papa Francesco ha ribadito che questa posizione affermando che sul sacerdozio femminile "La porta è chiusa".[5]

Le motivazioni del Magistero sono le seguenti:

1) la scelta di Gesù in quanto Gesù non avrebbe scelto donne fra i suoi apostoli alcuna donna.

"Si deve, però, riconoscere che vi è qui un insieme di indizi convergenti, i quali sottolineano il fatto importante che Gesù non ha affidato alle donne l'incarico dei Dodici."[3]

2) la Tradizione della Chiesa è stata concorde nel rigettare l'ordinazione di donne sacerdote.

"Questa pratica della Chiesa riveste, dunque, un carattere normativo: nel fatto di non conferire l'Ordinazione sacerdotale se non ad uomini è implicita una tradizione continua nel tempo, universale in Oriente e in Occidente, ben attenta nel reprimere tempestivamente gli abusi. Una tale norma, che si appoggia sull'esempio del Cristo, è seguita perché viene considerata conforme al disegno di Dio per la sua Chiesa."[3]

3) solo un sacerdote uomo può agire in persona Christi.

"È per questo che non si deve mai trascurare questo fatto che Cristo è un uomo. Pertanto, a meno che non si voglia misconoscere l'importanza di questo simbolismo per l'economia della Rivelazione, bisogna ammettere che, nelle azioni che esigono il carattere dell'Ordinazione e in cui è rappresentato il Cristo stesso, autore dell'Alleanza, sposo e capo della Chiesa, nell'esercizio del suo ministero di salvezza – e ciò si verifica nella forma più alta nel caso dell'Eucaristia –, il suo ruolo deve essere sostenuto (è questo il senso originario della parola persona) da un uomo: il che a questi non deriva da alcuna superiorità personale nell'ordine dei valori, ma soltanto da una diversità di fatto sul piano delle funzioni e del servizio."[3]

Diversi teologi cattolici non accettano questa posizione e negano che si possa parlare di infallibilità per questo documento; a tale scopo si fa il caso di altre posizioni magisteriali ritenute infallibile anche in assenza di una definizione dogmatica e poi abbandonate dallo stesso magistero.[6] Questi teologi dissidenti sostengono che la scelta di solo apostoli uomini è comprensibile alla luce del contesto ebraico che Gesù non voleva urtare e non può essere presa come una norma eterna e valida per una società in cui la donna si è emancipata e ha superato il tradizionale stato di subalternità.

Tommaso d'Aquino, ad esempio, motivava l'impossibilità di un'ordinazione femminile con lo stato di soggezione che è naturale nelle donne:

"Per ricevere i sacramenti certe cose sono richieste quasi dalla natura stessa del sacramento: quindi in mancanza di esse uno non può ricevere né il sacramento, né la grazia sacramentale. Altre invece sono richieste non dalla natura del sacramento, ma dalla legge, per il rispetto dovuto al sacramento. E senza di esse si riceve il sacramento, ma non la grazia sacramentale. Ora, il sesso virile è richiesto per ricevere l'ordine non solo in quest'ultima maniera, bensì anche nella prima. Perciò anche se su una donna venissero fatte tutte le cerimonie dell'ordinazione, essa non riceverebbe l'ordine. Essendo infatti il sacramento un segno, gli atti che lo compiono non devono soltanto produrre la grazia sacramentale, ma [anche] esprimerne il segno. [..] Non potendo dunque il sesso femminile esprimere alcuna eminenza di grado, essendo la donna in stato di sudditanza, è chiaro che essa non può ricevere il sacramento dell'ordine."[7]

Diaconesse[modifica | modifica wikitesto]

Almeno fino al VI secolo in tutta Europa e fino all'VIII secolo in Oriente, era presente un ordine di diaconesse[8][9][10]. Era detta allora diaconessa la responsabile di una comunità monastica di donne, come attesta, tra gli altri, Gregorio di Nissa. Le diaconesse portavano il maforion, o velo di perfezione, assistevano le donne nella piscina battesimale, praticavano l'unzione e potevano distribuire la comunione alle ammalate.

Le diaconesse erano semplicemente consacrate con condizione di ammissione come la verginità o la vedovanza, con attività principale l'assistenza caritativa e sanitaria alle donne.[11]

La questione del celibato[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiese sui iuris.

La disciplina del celibato conosce due diverse tradizioni all'interno della Chiesa cattolica.

  • Nel Rito latino
    • I diaconi sono ordinati (a partire dal Concilio Vaticano II) sia celibi sia sposati, ma dopo l'ordinazione non possono più sposarsi (se sono celibi), né risposarsi (se sono sposati e rimangono vedovi). Un diacono sposato non può successivamente diventare presbitero (ad eccezione del caso in cui rimanga vedovo).
    • I presbiteri devono essere celibi.
    • Anche i vescovi devono essere celibi.
  • Nei Riti orientali
    • Per i diaconi non è richiesto il celibato, ma dopo l'ordinazione non possono più sposarsi.
    • Per i presbiteri, come per i diaconi non è richiesto il celibato, ma dopo l'ordinazione non possono più sposarsi.
    • Solo per i vescovi è richiesto il celibato: di conseguenza i vescovi vengono spesso scelti fra i monaci, in quanto tutti i monaci sono anche celibi, mentre i preti non monaci possono essere sposati.

Come si viene ordinati[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Rito dell'ordinazione sacerdotale.

Tutte le ordinazioni vengono celebrate ordinariamente nel corso della Messa. Momenti culminanti sono l'imposizione delle mani (gesto antichissimo con cui viene trasmesso il dono dello Spirito Santo) e la preghiera consacratoria (con cui si chiede a Dio la speciale grazia divina di cui ha bisogno l'ordinando per compiere il proprio ministero). L'ordinazione dei diaconi e dei preti viene impartita dal vescovo; l'ordinazione dei vescovi (chiamata consacrazione) viene impartita secondo il diritto canonico da almeno tre vescovi, tuttavia è valida anche se è impartita da un vescovo solo.

Altri uffici ecclesiastici[modifica | modifica wikitesto]

Nella Chiesa cattolica di rito latino esistono inoltre numerose cariche spettanti ad appartenenti all'ordine sacro, sebbene siano considerati alla stregua di titoli onorifici oppure differenziazioni all'interno dei vari gradi dell'ordine (cioè compiti, officii) e non comportino un'effettiva ordinazione (non sono cioè dei sacramenti):

  • Arcivescovo è il vescovo che presiede un'arcidiocesi.
  • Patriarca, nella Chiesa cattolica di rito latino, è il titolo dato ad un vescovo di una diocesi di importanza storica. Nella chiesa latina esistono quello di Venezia, di Lisbona e di Gerusalemme (altri sono stati successivamente soppressi). Mentre nella Chiesa cattolica di rito orientale il titolo non è solo onorifico e conferisce diritti maggiori rispetto al patriarca di rito latino.
  • Patriarca, nelle altre chiese non latine, è il capo supremo di un'altra Chiesa cattolica, diversa da quella romana.
  • Cardinali sono i vescovi, i presbiteri e talvolta i diaconi, che il papa elegge perché collaborino con lui nel governo della Chiesa universale. Inizialmente i cardinali erano i preti e i diaconi della chiesa di Roma, e i vescovi delle diocesi suburbicarie (cioè le diocesi vicine a Roma: Ostia, Porto Santa Rufina, ecc.), poi, nel tempo i papi hanno cominciato a creare cardinali, cioè loro più diretti collaboratori, vescovi o preti (o anche laici, soprattutto nel rinascimento) di altre diocesi o di altri paesi. Attualmente un candidato al cardinalato deve obbligatoriamente essere dapprima ordinato vescovo.
  • Parroco è il presbitero posto dal vescovo alla responsabilità di una parrocchia
  • Vicario parrocchiale è il presbitero posto dal vescovo al servizio di una parrocchia per aiutare il parroco
  • Aiuto pastorale è il presbitero inviato a una parrocchia ma solo per aiutare il parroco e/o il vicario parrocchiale nell'amministrazione dei sacramenti.
  • Cappellano è il presbitero inviato presso conventi, istituti (ospedali, carceri) per celebrare l'Eucaristia (se fisso, presiede la cappellania).
  • Cappellano militare è il presbitero preposto a fornire assistenza spirituale nell'esercito e nelle forze armate in genere.

Ortodossia[modifica | modifica wikitesto]

L'Ordine sacro è diviso in tre gradi: episcopato, sacerdozio e diaconato.

Si hanno due tipi di sacerdozio:

1) sacerdote e diacono sposato;

2) sacerdote e monaco (diacono non sposato)

Tutti gli altri titoli ecclesiastici gerarchici sono una pura invenzione umana e non divina.[12]

Protestantesimo[modifica | modifica wikitesto]

Diverse Chiese sorte dalla Riforma protestante hanno mantenuto il termine di ordine sacro, a cui però generalmente non è riconosciuto il carattere di sacramento.

Altre Chiese protestanti non hanno il termine di Ordine Sacro, ma solo un servizio pastorale non ordinato.

Ai ministri non è prescritto il celibato, e fino al XX secolo non erano ammesse donne al ministero. Questa regola è stata progressivamente abbandonata da numerose denominazioni protestanti.[13] Ad eccezione di gran parte dei pentecostali e dei gruppi evangelici più conservatori, ammettono le donne al pastorato anche di ordinamento episcopale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Paolo VI, Ad Pascendum, su Vaticano, 15 agosto 1972. URL consultato il 03.09.2017.
  2. ^ «La parola Ordine, nell'antichità romana, designava corpi costituiti in senso civile, soprattutto il corpo di coloro che governano. Ordinatio – ordinazione – indica l'integrazione in un ordo – ordine –. Nella Chiesa ci sono corpi costituiti che la Tradizione, non senza fondamenti scritturistici, chiama sin dai tempi antichi con il nome di taxeis (in greco), di ordines: così la liturgia parla dell'ordo Episcoporum – ordine dei Vescovi –, dell'ordo presbyterorum – ordine dei presbiteri –, dell'ordo diaconorum – ordine dei diaconi. Anche altri gruppi ricevono questo nome di ordo: i catecumeni, le vergini, gli sposi, le vedove...» Catechismo della Chiesa cattolica, num. 1537.
  3. ^ a b c d Franjo Card. Šeper, Inter insigniores, Sacra Congregazione per La dottrina della fede.
  4. ^ Giovanni Paolo II, Lettera apostolica - Ordinatio sacerdotalis, Libreria Editrice Vaticana, 1994.
  5. ^ La “porta chiusa” di papa Francesco. La delusione delle donne sul tema del sacerdozio femminile, su teologhe.org.
  6. ^ I teologi analizzano “Ordinatio Sacerdotalis”, su womenpriests.org.
  7. ^ Supplemento Questione 39, su viviroma.it.
  8. ^ Storia delle Donne Diacono, su womenpriests.org.
  9. ^ Jean Daniélou, The Ministry of Women in the Early Church, Faith Press, 1974, p. 14, ISBN 071640365X.
  10. ^ IL RUOLO DELLE DIACONESSE NELLA CHIESA PRIMITIVA, su bastabugie.it.
  11. ^ LA COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE (2003), su bastabugie.it.
  12. ^ Ordine Sacro, su web.tiscali.it.
  13. ^ Donne e chiesa. Esperienze di donne nelle chiese protestanti (PDF), su saenotizie.it.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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