Riserva regionale Montagne della Duchessa

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Riserva naturale regionale
Montagne della Duchessa
Tipo di area Riserva naturale
Codifica EUAP EUAP0267
Class. internaz. SIC IT6020020, IT6020021
Stati Italia Italia
Regioni Lazio Lazio
Province Rieti Rieti
Comuni Borgorose
Superficie a terra 3543 ha
Provvedimenti istitutivi L.R. 70, 07.06.90
Gestore Comune di Borgorose
Mappa Riserva regionale Montagne della Duchessa.jpg
Sito istituzionale

La Riserva Naturale Regionale delle Montagne della Duchessa, è una riserva naturale regionale che rientra nel Sistema delle Aree Protette della Regione Lazio. Istituita con la legge Regionale 70/90, si estende per circa 3500 ettari, interamente nel territorio del Comune di Borgorose, nel basso Cicolano, in Provincia di Rieti, nel territorio montuoso dei Monti della Duchessa.

Il nome "Montagne della Duchessa" fu coniato dall'ingegnere bolognese Francesco De Marchi nel XVI sec. in omaggio a Margherita d'Austria, Duchessa di Parma e Piacenza e del Ducato di Leonessa e Cittaducale.[1]. Il confine orientale e meridionale dell'area protetta coincide con quello regionale della limitrofa Regione Abruzzo sovrapponendosi a quello del Parco regionale naturale del Sirente - Velino, assieme al quale protegge un unicum ecologico rappresentativo dell’ecosistema appenninico.

Nel 2005, la regione ha individuato due siti di interesse comunitario (SIC) all'interno della riserva: l'area sommitale dei Monti della Duchessa (IT6020020) di circa 1173 ha e Vallone Cieco e Bosco Cartore (IT6020021) estesi su un'area di 521 ha. Tali aree aumentano il monitoraggio e la tutela dei Monti della Duchessa, a rischio di impoverimento floristico per l'uso a pascolo eccessivo e l'espansione antropica. Si sta preparando il Piano di Gestione dei SIC e della ZPS all'interno della riserva.[2]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le Montagne della Duchessa chiudono verso est quella parte della Valle del Salto che, sormontata dal Monte Nuria, è denominata Cicolano, confluendo a sud nella catena del Sirente-Velino. Il nome deriva dai suoi antichi abitanti, gli Equi, etnia appartenente al gruppo osco-umbro (da Aequicolanus). Le loro tracce si rinvengono negli "oppida" di Monte Frontino, a 1167 m sopra S. Stefano di Corvaro, di Colle Civita, a 951 m sopra al cimitero di Spedino, di Castelluccio, a 932 m sopra le Ville.

Numerosi segni con epigrafi sparse qua e là per il territorio, resti di età romana in località Colle Pezzuto e Campo di Mezzo, testimoniano la romanizzazione avvenuta tra il IV secolo a.C. e il III secolo a.C.. L'emergenza archeologica più importante è il tumulo funerario di Corvaro, ricadente in località Montariolo, il cui arco cronologico va dalla fine del IX secolo a.C. al II secolo a.C., I secolo a.C.. Gli scavi realizzati fino ad oggi hanno portato alla luce alcune centinaia di tombe. Una necropoli simile (ma più piccola) a quella di Corvaro è stata individuata e parzialmente scavata nella Riserva. Non lontano dal tumulo di Corvaro, in località S. Erasmo, era presente un'area sacra con una sorgente alle cui acque venivano attribuite proprietà taumaturgiche.

Nel medioevo si diffuse nella zona il benedettino che, sostenuto dai longobardi prima e dai franchi poi, diede un forte impulso alle attività economiche e trovò il centro di maggior rilievo nella chiesa di Santa Anatolia. Importanti romitori punteggiano le pendici della Duchessa: l'eremo di S. Costanzo a Bocca di Teve e l'eremo di S. Leonardo nel vallone di Fua. Le invasioni dei Saraceni favorirono la costruzione di castelli, tanto che verso la fine del X secolo nel Cicolano se ne contavano una trentina.

I castelli di Collefegato (l'attuale Borgorose) e Corvaro hanno storie parallele che, spesso, si sovrappongono come quando, agli inizi del Quattrocento, Re Ladislao li inserì in un unico contado insieme ad altri castelli. Il contado di Corvaro, di cui per primo fu investito Bonomo da Poppleto, passò successivamente ai Mareri ed in seguito fu inserito nella contea d'Albe insieme a Santa Anatolia, Castelmenardo, Spedino, Torano e Latuscolo, possesso dapprima degli Orsini e, poi, dei Colonna. Il castello di Collefegato rimase alla famiglia Mareri fino al XVII secolo. L'importanza di Corvaro nel medioevo è testimoniata dalla presenza di un convento francescano, probabilmente costruito nel 1236, del quale si hanno ancora oggi i resti poco fuori il centro abitato: ad esso si lega la tradizione del "santo cappuccio" che, si ritiene nella credenza popolare, appartenesse a S. Francesco. Con l'avvento di Napoleone e l'abolizione dei feudi, l'intero Cicolano passò al distretto di Cittaducale e, nel 1927, fu aggregato alla Provincia di Rieti

Spedino di Borgorose

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Le “Montagne della Duchessa” geomorfologicamente fanno parte del settore occidentale del gruppo del Sirente-Velino nell'Appennino centrale e comprendono diverse cime che raggiungono e superano i 2000 metri: il Costone (2239 m), Murolungo (2.184 m), Monte Morrone (2141 m), Punta dell'Uccettu (2004m) e Monte Cava (2000 m), solcate da valli anche profonde.

L'intera superficie della Riserva Naturale è caratterizzata da un dominio di piattaforma carbonatica costituito da formazioni calcaree di vario tipo (Cretaceo Medio - Superiore).

Alle quote più basse, queste tipologie si identificano con depositi detritici di origine fluviale molto permeabili; a quote maggiori sono presenti depositi morenici di origine glaciale e formazioni mioceniche di origine marina (vicinanze del Lago della Duchessa). Nel Wurmiano due grosse lingue glaciali erano presenti dal Piano della Duchessa fino ad una quota di 1500 m e in Valle Amara fino a 1450 m.

Depositi bauxitici con spessore molto variabile testimoniano un fenomeno di emersione risalente al Cretaceo Inferiore (Coppo Dei Ladri, Monte Cava, Fonte La Vena). I fenomeni di carsismo, legati alla natura calcarea del substrato, hanno creato particolari geoforme epigee e ipogee. Le forme epigee (dolina carsica) si presentano come concavità del terreno più o meno profonde; al loro interno sussistono condizioni microclimatiche diverse da quelle esterne con il verificarsi del fenomeno dell'inversione termica cui corrisponde anche l'inversione della vegetazione, come si osserva al “Cau di Cartore”.

Le forme ipogee più comuni sono grotte e inghiottitoi, profonde buche in cui si incanala l'acqua di superficie. Nella Riserva sono presenti due inghiottitoi attivi, l'uno in Val di Teve, l’altro lungo la sponda settentrionale del lago. In corrispondenza dell’attuale lago, che occupa una conca di origine glaciale, i fenomeni carsici hanno causato la formazione di due doline; esse determinano la caratteristica forma «a otto» del bacino lacustre.

In generale i complessi litologici affioranti nella Riserva sono ascrivibili a due litologie prevalenti:

  • complessi ad alta permeabilità per carsismo e fratturazione;
  • complessi a permeabilità da media ad alta per porosità (Valle Amara, circondario del Lago).

La conformazione morfologica che ne deriva è caratterizzata da:

  • valli a forma di "U" (alta Valle di Teve), con versanti levigati dallo scorrimento dei ghiacci;
  • valli a forma di "V", caratteristiche delle incisioni di tipo torrentizio, formanti un paesaggio rupestre ricco di fenomeni carsici (bassa Valle di Teve, Vallone di Fua, Vallone del Cieco, Valle Amara).

Clima e fitoclima[modifica | modifica sorgente]

I parametri climatici presentano delle difformità data l’estensione altitudinale della Riserva che varia da quote intorno agli 800 m fino a quote massime superiori ai 2200 m. L’andamento delle precipitazioni (così come registrato dalla stazione meteorologica di Avezzano) assume due diverse tipologie:

Mediamente la piovosità annua si attesta intorno ai 1000-1200 mm alle alte quote, mentre a fondovalle si registra una piovosità di circa 700 mm. Anche le precipitazioni medie del trimestre estivo, ben distribuite (circa un terzo di quella annua) non fanno pensare ad un periodo di aridità prolungato.

Le temperature medie oscillano tra 4 e 7 °C nelle fasce altimetriche più elevate e passano a 10-12 °C nelle aree di fondovalle. La temperatura media del mese più caldo è di circa 24 °C mentre la temperatura media del mese più freddo è di circa 6 °C.

Flora[modifica | modifica sorgente]

Nella Riserva sono presenti vari tipi di vegetazione legati a fattori ecologici quali la quota, l’esposizione, la natura della roccia madre e il tipo di suolo, e dall’uso passato da parte dell’uomo. Semplificando la complessità della realtà vegetale, in generale all’aumentare della quota si passa da boschi più o meno termofili (letteralmente “amanti del caldo”) a boschi mesofili (tipici di stazioni con condizioni termiche intermedie) e microtermi (tipici di stazioni con temperature molto basse), che lasciano poi il posto agli arbusteti e alle praterie d’alta quota.

Acer opalus

Piano collinare[modifica | modifica sorgente]

Nel piano collinare e nel piano basso montano, fino a circa 1000-1100 m, sono presenti querceti termofili caratterizzati dalla roverella (Quercus pubescens) o dal cerro (Quercus cerris), a cui si accompagnano il carpino nero (Ostrya carpinifolia), l’acero opalo (Acer opalus) e l’acero di Montpellier (Acer monspessulanum). Sempre in questo piano altitudinale, i campi coltivati fino agli anni cinquanta e poi abbandonati e le aree in passato completamente disboscate sono oggi occupate da arbusteti termofili a ginepro comune (Juniperus communis), ginepro ossicedro (Juniperus oxycedrus), prugnolo (Prunus spinosa) e altri arbusti termofili o meso-termofili. Nel piano montano intermedio sono presenti soprattutto boschi mesofili di latifoglie misti caratterizzati ancora dal cerro ma soprattutto dal carpino nero, dall’orniello (Fraxinus ornus), dall’acero opalo, dal nocciolo (Corylus avellana) e da alcuni sporadici faggi (Fagus sylvatica).

Piano montano[modifica | modifica sorgente]

Tilia cordata

Salendo verso il piano alto montano il faggio diviene prevalente sulle altre latifoglie; in questo piano altitudinale sono infatti presenti boschi di faggio (sia cedui sia fustaie) in cui la specie dominante è accompagnata da acero montano (Acer pseudoplatanus), carpino nero, acero riccio (Acer platanoides). Intorno a circa 1650-1700 m la faggeta viene sostituita da arbusteti a ginepro nano (Juniperus nana) e poco oltre dalle praterie mesofile a Festuca nigrescens. Sulle pareti rocciose situate tra 900 e 1300 m ed esposte verso i quadranti meridionali sono presenti colonie di leccio (Quercus ilex). Nei fondivalle umidi e freschi vegetano il tiglio (Tilia cordata), il frassino maggiore (Fraxinus excelsior) e l’olmo montano (Ulmus glabra). Infine nel fondo della Val di Teve sono presenti alcuni individui della rara betulla (Betula pendula), testimonianza di una vegetazione forestale antica legata agli ultimi cicli glaciali.

Specie di particolare interesse fitogeografico[modifica | modifica sorgente]

Nel territorio della Riserva sono state censite più di 500 specie vegetali. Tra le specie più rare ed interessanti si segnalano: Dryopteris villari subsp. villari, Paeonia officinalis subsp. villosa, Matthiola italica, Saxifraga ascendens subsp. parnassica, Saxifraga exarata subsp. ampullacea, Alchemilla plicatula, Amelanchier ovalis subsp. cretica, Astragalus danicus, Grafia golaka, Ligusticum lucidum subsp. cuneifolium, Gnaphalium diminutum, Tragopogon pratensis subsp. minor, Fritillaria tenella, Allium lineare, Luzula sieberi subsp. sicula, Arrhenatherum elatius subsp. sardorum, Nigritella rubra subsp. widderi, Corallorhiza trifida.

Fauna[modifica | modifica sorgente]

La fauna della riserva è rappresentata da un'abbondante numero di specie; finora sono state censite 227 specie di insetti, 9 specie di anfibi, 10 specie di rettili, 97 specie di uccelli, 38 specie di mammiferi. Tale ricchezza è imputabile alla collocazione geografica dell’area in esame, che coincide con il punto di unione di almeno tre potenziali direttici di spostamento della fauna selvatica: Sirente-Velino, Monti Simbruini-Monti Carseolani-Monti del Cicolano, Monti della Laga-alta Valle dell'Aterno-complesso del Monte Nuria; grazie alla sua posizione il comprensorio delle Montagne della Duchessa è dunque un’area di eccezionale valenza biogeografica.

Avifauna[modifica | modifica sorgente]

Tra le 97 specie di uccelli censite nella riserva, 81 risultano nidificanti. Tra i rapaci è facile osservare il gheppio, il falco pellegrino, il lanario, il falco lodolaio e la poiana. L'aquila reale compare solo di passaggio, essendo nidificante sul vicino monte Velino. Tra i rapaci notturni si rilevano anche il barbagianni, la civetta, l'allocco ed il rarissimo gufo reale. Per i visitatori della Riserva è quasi scontato avvistare il grifone, presente con una numerosa colonia, risultato della buona riuscita di un progetto di reintroduzione eseguitoi negli ultimi quindici anni alle falde del Velino dal Corpo Forestale dello Stato. Nelle boscaglie si possono avvistare ghiandaie, picchi e nelle zone di bassa quota, nel periodo estivo, l'upupa. Molto importante è la presenza in quota della coturnice, sopravvissuta malgrado la forte pressione venatoria subita prima dell’istituzione dell'area protetta. Lungo le sponde del lago si possono incontrare alcuni Anatidi migratori occasionali come il germano reale, la moretta e la marzaiola.

Fauna minore[modifica | modifica sorgente]

Tra i piccoli mammiferi si ritrovano lo scoiattolo, la donnola, il moscardino, il toporagno, il quercino, l'arvicola terrestre. Nelle praterie di altitudine è presente l'arvicola delle nevi, la cui distribuzione nel resto dell’Appennino Centrale (Sibillini, Gran Sasso e Maiella) è frutto degli ultimi eventi glaciali. Nelle grotte della Riserva sono presenti numerose specie di Chirotteri di particolare rarità. Tra i rettili sono presenti la vipera dell'Orsini, che frequenta i pascoli steppici di alta quota e si nutre prevalentemente di Ortotteri, la vipera comune, il biacco e l'orbettino; per gli anfibi segnaliamo il tritone crestato, presente con una cospicua popolazione nel Lago della Duchessa.

Grandi mammiferi[modifica | modifica sorgente]

Tra gli ungulati, oltre alla presenza dell’ubiquitario cinghiale, c’è da segnalare quella del cervo, insediatosi nella Riserva in seguito ad un intervento di reintroduzione effettuato dal Corpo Forestale dello Stato nella limitrofa Riserva naturale Monte Velino agli inizi degli anni novanta. Si segnala anche la presenza del capriolo, giunto spontaneamente per l’espansione delle popolazioni presenti in territorio abruzzese. I carnivori sono rappresentati dalla faina, dal tasso, dalla martora (ritenuta scomparsa e di recente individuata in almeno due località), dall’elusivo gatto selvatico e da almeno un branco di lupi appenninici. L’orso bruno marsicano ha lasciato segni del suo passaggio, ma la ridotta estensione della riserva induce a considerarlo come specie occasionale o di transito.

Il Lago della Duchessa[modifica | modifica sorgente]

Il Lago della Duchessa è uno dei punti di attrazione del parco, anche per la sua posizione panoramica. Si trova a 1788 m s.l.m. tra le pareti di roccia delle montagne del Murolungo (2184 m) e del Morrone ( 2141 m) e una zona prativa che d'estate si ricopre di ranuncoli ed è il rifugio del tritone crestato.[3]. Il lago, privo di immissari, è lungo 400 m e largo 150 m, e presenta variazioni di livello dovute al suo essere alimentato solo dalle precipitazioni e dallo scioglimento delle nevi. La sua forma sembra indicativa di una antica fusione tra due doline[4].

I media lo resero noto per un falso comunicato di depistaggio delle BR del 1978 nel caso del sequestro di Aldo Moro[4].

Sede[modifica | modifica sorgente]

Via della Boscareccia 1, 02021, Corvaro di Borgorose

Telefono e fax 0746/306493 - Cellulare Ufficio Tecnico 334 3471654

Cellulare Servizio Guardiaparco 334 3471567

E-mail duchessariserva@yahoo.it

Accessibilità[modifica | modifica sorgente]

Chi proviene da Rieti può prendere la strada a scorrimento veloce Salto-Cicolana per Borgorose e in poco più di mezz'ora arrivare a Corvaro. Si può accedere alla Riserva tramite due accessi principali:

  • uscendo a sinistra, dopo l'uscita autostradale Valle del Salto della A24, sulla strada che da Corvaro porta a Santa Anatolia - Torano di Borgorose, si prende la strada che conduce al caratteristico borgo di Cartore, punto di partenza dei principali sentieri escursionistici del versante meridionale della Riserva;
  • percorrendo via dello Sport a Corvaro, salendo attraverso Valle Amara, si accede invece al settore nord-orientale della Riserva.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fonte: sito ufficiale.
  2. ^ Fonte: sito ufficiale
  3. ^ Parchicard Lazio, Guida ai servizi nelle aree protette della Regione Lazio 2007-2008, a cura di Regione Lazio e CTS Ambiente, p.138.
  4. ^ a b Fonte: www.laghidellazio.it

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]