Mashrabiyya

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La mashrabiyya (in arabo: مشربية‎) è un dispositivo di ventilazione forzata naturale, frequentemente usato nell'architettura tradizionale dei Paesi arabi.
La riduzione della superficie, prodotta dalla griglia della mashrabiyya, accelera il passaggio del vento. L'effetto viene accompagnato dal contatto con superfici umide, bacini o piatti riempiti d'acqua, che diffondono il senso di freschezza all'interno della casa.

Arcata chiusa da una mashrabiyya. Alhambra (Granada, Spagna).

La mashrabiyya è spesso presente nei palazzi a fianco di porte di servizio che conducono ad anticamere. Elaborata nell'architettura islamica, essa serve essenzialmente a salvaguardare le donne da sguardi indiscreti. Costituita generalmente da piccoli elementi in legno intarsiato, assemblati secondo un disegno geometrico, sovente complesso, la mashrabiyya forma una stretta griglia di cui sono spesso dotate finestre, logge e balconi, chiamati in tal modo per sineddoche. Tale tecnica è parimenti utilizzata nella fabbricazione di mobili, e il nome che questi ultimi ricevono è parimenti quello di mashrabiyya.

La "gelosia" designa un sistema di persiane orientabili che consentono alle persone situate all'interno di un'abitazione di osservare ciò che si trova loro davanti, senza peraltro essere visti.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

La parola araba deriva dalla radice linguistica <š-r-b> che significa "bere".[1] La parola sembra creata dall'abitudine di bere, posizionandosi all'ombra di una mashrabiyya.[2]

Egitto[modifica | modifica wikitesto]

Questo tipo di finestre è caratteristico dell'architettura cairota del XVII e del XVIII secolo.

al-Andalus[modifica | modifica wikitesto]

Le finestre a gelosia permettono di diffondere la luce sulle pareti interne con una luminosità delicata che proviene dal soffitto, illuminando gli stucchi, principalmente di color blu, bianco e rosso. Le gelosie dei palazzi nasridi sono finestre ricoperte da decorazioni e vetri colorati, che non lasciano filtrare all'interno altro che una luce dolce, fornendo un'illuminazione minima, ma sufficiente alle sale.

Tale tecnica fu molto usata nell'Egitto mamelucco del XIII secolo, per poi essere adottato in al-Andalus.

Esempi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ in arabo: شرب‎, shariba.
  2. ^ in arabo: مشربة‎, mashraba, "luogo dove si beve". Cfr. Vocabolario Arabo-Italiano, Roma, Istituto per l'Oriente, 1993, p. 660b

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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