Martino da Parma

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Beato Martino da Parma

Vescovo di Mantova

 
Nascitainizio XIII secolo
Morte24 luglio 1268
Venerato daChiesa cattolica
Martino da Parma
vescovo della Chiesa cattolica
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Incarichi ricopertiVescovo di Mantova
 
Natoinizio XIII secolo
Consacrato vescovomaggio 1252
Deceduto24 luglio 1268
 

Martino da Parma, della famiglia da Puzolerio (Parma, inizio XIII secolo – Mantova, 24 luglio 1268), è stato un vescovo italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il vescovo di Mantova Martino da Parma, in passato venerato come beato, è così descritto nella Cronica del parmense Salimbene de Adam, che lo conobbe: “Fu un uomo raffinato, modesto, benevolo, disinteressato e generoso. Offriva volentieri da mangiare agli altri in modo cortese e dignitoso, ed era un gran bevitore”.[1]

Fu canonico parmense e cappellano pontificio, forse appartenente alla famiglia de Pizoleriis o da Puzolerio. Tuttavia, gli antichi storici di Mantova fino almeno al Maffei compreso (XVII secolo) erano convinti che questo vescovo appartenesse alla casa dei conti di Casaloldo. Il medesimo Maffei afferma che il vescovo Martino, salito a quella dignità nel 1252, era nato “della nobilissima Famiglia de'Conti Casaloldi”, avendo però come fonte solamente quanto “fu lasciato scritto, e dipinto nella Sala de' Vescovi mantovani dal gran Servo di Dio Francesco Gonzaga”, cioè l'iscrizione fatta eseguire nell'anno 1606 dal vescovo mantovano dell'epoca, da cui egli trae la notizia che proverebbe la provenienza di Martino dai Casaloldi: B. Martinus Parmensis ex Comitibus Casaloldis.[2]

Fu solo il parmigiano padre Ireneo Affò, alla fine del XVIII secolo, a provare con buone ragioni che Martino da Parma, vescovo di Mantova dal 1252 al 1268, non apparteneva alla famiglia Casaloldi.[3]

Lo storico mantovano Maffei riporta una lettera inviata a Martino di Parma nell'anno della sua elezione a vescovo mantovano, il 1252, da papa Innocenzo IV: era stato proprio il pontefice a decidere l'elevazione del precedente vescovo di Mantova, Giacomo dalla Porta, alla dignità di cardinale e vescovo di Porto, presso Roma, e la sua sostituzione appunto con Martino, già prevosto di Parma e cappellano pontificio[4].

Appena eletto, nel maggio 1252, non solo si preoccupò di riunire i propri vassalli per riaffermare i diritti del vescovato, ma anche, nel dicembre di quello stesso anno, faceva includere negli Statuti cittadini le Costituzioni di Innocenzo III e di Federico II contro gli eretici. Scomparsi i due grandi campioni del ghibellinismo, Federico II ed Ezzelino da Romano, la Chiesa locale poteva attendere con relativa tranquillità al proprio assestamento.

Divise i beni capitolari in prebende; diede le costituzioni ai canonici, ai religiosi dell'Ospedale di S. Gervasio, forse anche ai sacerdoti della città. Fu anche legato pontificio[5].

Negli Statuti Bonacolsiani si accenna alla morte di Martino, avvenuta il 24 luglio 1268, come all'epoca in cui furono regolati i diritti feudali, e fu messo fine al processo d'allodiazione, tramite la decisione di porre fine all'alienazione del patrimonio vescovile.[6].

Secondo alcune notizie riferite da Maffei, all'inizio del Seicento i resti di Martino furono trasferiti dal vescovo Francesco Gonzaga in un sepolcro nella chiesa di San Marco a Mantova, su cui fu fatta incidere l'iscrizione[7].

(LA)

«B(EATI) MARTINI PARMENSIS EX COMITIBUS CASALOLDIS CIRCA ANN(UM) MCCLII. OLIM EPISCOPI MANTUAE, VITAE SANCTIMONIA, AC PASTORALI PRUDENTIA INSIGNIS, OSSA, ET CINERES, NE DIUTIUS DELITESCERENT, PIETATE IN SANCTUM PREDECESSOREM HOC MONUMENTUM ORNAVIT FRATER FRANCISCUS GONZAGA MANTUE EPISCOPUS ANNO DNI. MDCVI»

(IT)

«(Qui sono), affinché non rimanessero disperse più a lungo, le ossa e le ceneri del beato Martino da Parma, dei conti di Casaloldo, un tempo vescovo di Mantova dall’anno 1252, illustre per santità di vita e saggezza pastorale; frate Francesco Gonzaga, vescovo di Mantova, mosso dalla devozione per il santo predecessore, abbellì questo monumento nell’anno del Signore 1606»

(Scipione Agnello Maffei)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fuit curialis homo, humilis et benignus et liberalis et largus. Libenter dabat comedere aliis curialiter et decenter, et erat magnus potator. VAINI 1986, p. 108.
  2. ^ MAFFEI, 1990, pag. 601
  3. ^ La corretta interpretazione inizia a comparire a partire da Carlo D'Arco: “Se il padre Ireneo Affò provato non avesse con buone ragioni che quel Martino da Parma vescovo di Mantova del 1252 stato non fosse de' Casaloldi, potuto avrebbe cadere sospetto che appartenuto avesse a questo ramo di famiglia, leggendosi entro la cattedrale di Mantova sul sepolcro di esso prelato scritto così. L'unica fonte che ci parla di Martino come un conte dei Casaloldi è una tarda iscrizione – peraltro di collocazione incerta: nella cattedrale di Mantova, o nella sala dei vescovi, o nella chiesa di San Marco? - forse approntata all'inizio del XVII secolo, mentre i documenti del XIII secolo lo indicano sempre e solo come “Martino da Parma”: è pertanto impossibile affermare con ragionevole sicurezza l'appartenenza del vescovo di Mantova eletto nel 1252 alla stirpe dei Casaloldo; senza contare che l'Affò ha provato con argomenti buoni e credibili l'infondatezza della ricostruzione degli storici mantovani. L'attribuzione di Martino da Parma alla famiglia comitale dei Casaloldo va forse addebitata a una confusione sorta tra gli antichi storici con il successore dello stesso Martino, cioè Filippo da Casaloldo, il quale nei documenti a lui contemporanei viene detto senza possibilità di dubbio "conte di Casaloldo"; la confusione è anche favorita dal fatto che nel passato i due prelati si ritenevano morti nello stesso anno, il 1303.
  4. ^ Ecco la missiva pontificia nella versione di Maffei: “Innocenzo Vescovo Servo de'Servi di Dio. Al Vescovo Mantovano. Non procedendo adunque il diletto figlio, l'Arciprete, e Capitolo di Mantova, alla provisione della Chiesa Mantovana, allora vacante, senza Pastore, fra l'termine, che da noi fu giudicato, e prefisso, e havendo il venerabile nostro fratello, il Vescovo di Porto, al quale noi habbiamo dato piena possanza di provedere all'istessa Chiesa, proveduto loro, e alla Chiesa di te, che sei ora Prevosto di Parma, e nostro Capellano; Noi considerando che più da te co'meriti tuoi sarà inalzata la dignità di quel Pontificato, che tu stesso sublimato dall'honore del Vescovado, habbiamo havuta, e abbiamo l'istessa provisione per grata, e approvata; e te medesimo, al quale habbiamo determinato di dare con le nostre mani l'uffitio della consecratione, per cui potrà il Gregge del Signore esser ristorato con la divina salutifera parola, e custodito da'morsi del Lupo rapace; t'habbiamo conceduto, e concediamo a gl'istessi, e alla Chiesa mantovana per Vescovo, e Pastore, dandoti la piena amministratione di quella, tanto nelle cose spiritali, quanto temporali. E sperando fermamente, e tenendo per certo, che tu, il quale con esso noi appresso la Sede Apostolica così lodevolmente lungo tempo hai conservato, ch'a noi, e a'nostri fratelli molto accetto, e caro ti sei reso con la prerogativa della virtù, la predetta Chiesa con providenza, e salute, essendone Autore Iddio, reggerai, commandiamo, che tu stesso prudentemente conoscendo, come dall'affetto sincero, che noi portiamo a quelli, e alla Chiesa Mantovana, è derivato l'affetto, che te stesso dotato della scienza delle lettere, ornato dell'honestà de'costumi, e chiarissimo per la maturità del consiglio, tanto utile, e provato per lunga esperienza, a noi stessi habbiamo tolto, e alla Chiesa Romana, acciochè loro, e alla Mantovana Chiesa fosti da noi conceduto, non fuggendo il nostro incommodo per loro commodità , tu istesso, dico, andando all'istessa Chiesa, con tanto studio ti porti in haver cura di quella, ch'a te medesimo sij profittevole co'l merito della vita, e alla famiglia, ch'a te si crede, con l'esempio; sì che la Chiesa istessa si rallegri d'haver in te ritrovato quel, che di te con buona conscienza celebriamo”. Cfr. MAFFEI 1990, pagg. 598-599.
  5. ^ Vescovi della diocesi, in Diocesi di Mantova Archiviato il 24 dicembre 2014 in Internet Archive..
  6. ^ VAINI 1986, pp. 108-109. Invece secondo gli antichi storici di Mantova, come Donesmondi e Maffei, ed anche secondo Ferdinando Ughelli, il vescovo Martino sarebbe morto dopo breve malattia nell'anno 1303; tale notizia è certo frutto della confusione occorsa tra Martino ed il suo successore nel vescovado mantovano, Filippo da Casaloldo, effettivamente defunto nel 1303: lo scambio è stato favorito dal fatto che gli stessi storici consideravano anche Martino da Parma appartenente alla famiglia dei conti Casaloldi. Cfr. MAFFEI 1990, pag. 601, 636; UGHELLI-COLETI 1717.
  7. ^ Maffei racconta inoltre che spirò “con fama di Beato nel Cielo, e fu sepolto in un'Arca di fino Alabastro nella Chiesa di S. Marco, dove concorrendo il Popolo con infinite lagrime gli furono sospese molte Imagini di cera, d'argento e di pittura, in testimonianza delle gratie per gli suoi meriti ricevute. Le Sacre Ossa di lui furono co'l tempo collocate in una Capella, con lettere, che dicevano. Il Beato Martino da Parma, Vescovo di Mantova; e testifica l'istesso Donesmondi, che in Brescia soleva l'Imagine di lui dipingersi con raggi di Beato fra molt'altre della famiglia de'Casaloldi; e alla fine il Vescovo Gonzaga trasferì con le proprie mani quelle Sacre ossa in un sepolcro di fini marmi nella chiesa di S. Marco, con lampana accesa, e voti sospesi, e degna Inscrittione dell'uno, e dell'altro Prelato”. MAFFEI 1990, pag. 601; DONESMONDI 1612, p. 303.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • I. Affò, Memorie istorico-critiche del beato Martino da Parma, Parma, 1787.
  • AA. VV., Casaloldo nel tempo, Comune di Casaloldo – Circolo didattico di Castel Goffredo, Mantova, 2002.
  • C. D'Arco, Studi intorno al Municipio di Mantova dall'origine fino all'anno 1863, vol. VI, Mantova, 1874, passim.
  • I. Donesmondi, Dell'historia ecclesiastica di Mantova, vol. I, Sala Bolognese, Forni, s.d. (Ristampa dell'edizione di Mantova, Fratelli Osanna, 1612).
  • S. A. Maffei, Annali di Mantova, Tortona, Viola, 1675, Ristampa anastatica Sala Bolognese, Forni, 1990, vol. II, pp. 598–601, 636.
  • F. Ughelli-N. Coleti, Italia Sacra, vol. IV, Venezia, 1717, Ristampa anastatica Sala Bolognese, Forni.
  • M. Vaini, Dal Comune alla Signoria. Mantova dal 1200 al 1328, Milano, F. Angeli, 1986.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]