Macchi M.9

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Macchi M.9
Macchi M.9 della Aviación Naval Argentina
Macchi M.9 della Aviación Naval Argentina
Descrizione
Tipo idrobombardiere
Equipaggio 2 (pilota, osservatore)
Progettista Alessandro Tonini
Costruttore Italia Macchi
Data primo volo 1918
Utilizzatore principale Italia Regia Marina
Altri utilizzatori Polonia Siły Powietrzne
Brasile Força Aeronaval
Argentina Aviación Naval
Esemplari circa 30
Dimensioni e pesi
Lunghezza 9,40 m
Apertura alare 15,40 m
Altezza 3,25 m
Superficie alare 48,5
Peso a vuoto 1 250 kg
Peso carico 1 800 kg
Propulsione
Motore un Fiat A.12
Potenza 250 CV (184 kW)
Prestazioni
Velocità max 188 km/h
Autonomia 1 000 km
Tangenza 5 500 m
Armamento
Mitragliatrici 1 Vickers da 7,7 mm

i dati sono estratti da Jane's All the World's Aircraft 1919[1]

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Il Macchi M.9 era un idrobombardiere biplano a scafo centrale prodotto dall'azienda italiana Aeronautica Macchi tra il 1918 ed i primi anni venti.[2]

Storia del progetto[modifica | modifica sorgente]

L'M.9 venne progettato come idrovolante da bombardamento per equipaggiare l'aeronautica navale della Regia Marina durante la prima guerra mondiale.

Un piccolo numero di aeromobili del dopoguerra sono state costruite con quattro posti sotto la denominazione M.9bis, e sono stati utilizzati in Svizzera e in Italia per il trasporto passeggeri e posta.[2][1]

Tecnica[modifica | modifica sorgente]

Caratterizzato da un aspetto tradizionale per la sua epoca, l'M.9 introdusse la scelta di unire le ali utilizzando una travatura reticolare Warren in luogo di quella tradizionale, caratteristica che rimarrà per le produzione successive. Presentava uno scafo centrale con struttura in legno ricoperta da pannelli di compensato, su quale era ricavato un abitacolo aperto a due posti affiancati, protetto da un parabrezza, per il pilota ed l'osservatore e posizionato davanti alle ali. Posteriormente lo stesso terminava in un impennaggio cruciforme monoderiva e dotato di piani orizzontali controventati. La configurazione alare era biplano-sequiplana, caratterizzata cioè dall'ala inferiore di dimensioni minori della superiore, la prima dotata di due galleggianti equilibratori applicati sulla parte inferiore tramite una struttura tubolare. Le due ali erano collegate tra loro da una travatura Warren realizzata in legno e rinforzata con tiranti in filo d'acciaio, ed allo scafo centrale tramite un'incastellatura dove era anche collocato il motore 6 cilindri in linea Fiat A.12 in configurazione spingente abbinato ad un'elica bipala in legno a passo fisso.

Una successiva versione, denominata M.9bis, venne realizzata per il mercato civile ed era caratterizzata dalla presenza di uno scompartimento per due passeggeri e il trasporto merci.

Impiego operativo[modifica | modifica sorgente]

Militare[modifica | modifica sorgente]

L'M.9 venne inizialmente impiegato nel Servizio Aeronautico della Marina, con circa 16 esemplari consegnati prima dell'armistizio dell'autunno 1918 seguiti da altri circa 14 alla fine del conflitto[2] e rimasti in servizio fin dopo il 1920, anno in cui la forza aerea assunse la nuova denominazione di Forza Aerea della Regia Marina.

Nel 1919, nell'ambito di una missione militare di propaganda ai fini di promuovere la produzione aerea italiana nell'America del Sud vennero presentati alle autorità brasiliane che decise di acquistarne 5 esemplari per dotare la scuola di volo della propria Força Aeronaval e con cui pianificheranno, senza riuscirci, un raid aereo Rio de Janeiro - Buenos Aires. Gli esemplari rimasero in servizio fino al 1923.[3]

Nella successiva tappa della missione vennero ceduti 2 esemplari all'Argentina che li assegnò alla Aviación Naval Argentina che li impiegò, primi velivoli a svolgere quel ruolo nel paese, come pattugliatori marittimi.[4]

Nel 1921 la Polonia ne acquistò 9 esemplari da assegnare alla Morski dywizjon lotniczy, l'aviazione di marina della Polska Marynarka Wojenna, nella propria base navale di Puck, in quell'anno trasportati via mare fino al porto di Danzica. Successivamente, nel 1923, ne furono realizzati altri 5 esemplari dall'azienda locale Centralne Warsztaty Lotnicze (CWL), che aveva assunto il compito della manutenzione dei velivoli italiani, andando ad integrare i precedenti e rimasti in servizio fino al 1926.

Civile[modifica | modifica sorgente]

Oltre alla versione militare alla fine del conflitto venne prodotta una piccola serie proposta al mercato civile, denominata M.9bis, dotata di 4 posti ed utilizzata in Svizzera e in italia nel 1919, e nei primi anni venti come trasporto passeggeri e aereo postale.[5][2][1]

Versioni[modifica | modifica sorgente]

M.9
versione militare da bombardamento leggero.
M.9bis
versione civile a 4 posti, 2 membri di equipaggio e due passeggeri.

Utilizzatori[modifica | modifica sorgente]

Militari[modifica | modifica sorgente]

Macchi M.9 in servizio nella polacca Siły Powietrzne.
Argentina Argentina
Brasile Brasile
bandiera Regno d'Italia
Polonia Polonia

Civili[modifica | modifica sorgente]

Svizzera Svizzera
operò con la versione M.9bis.[5]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Jane's All the World's Aircraft 1919, pag. 390 e 391
  2. ^ a b c d Taylor 1989, pag. 617
  3. ^ (PT) Macchi M.9Aerobote de reconhecimento e bombardeio in Poder naval, http://www.naval.com.br/. URL consultato il 19-11-2008.
  4. ^ (ES) Escuadrillas Aeronavales de Patrulleros in HISTARMAR - Historia y Arqueologia Marítima, http://www.histarmar.com.ar/. URL consultato il 19-11-2008.
  5. ^ a b (EN) Rob Mulder, Fleet list of Ad Astra Aero AG and predecessors (1919-1931) in European Airlines.no, http://www.europeanairlines.no. URL consultato il 19-11-2008.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Carlo De Risio, L'Aviazione di Marina, Roma, Ufficio Storico Marina Militare, 1995. (ISBN non esistente).
  • (EN) Peter Gray, Owen Thetford, German Aircraft of the First World War, London, Putnam, 1962. ISBN 0-93385-271-1.
  • (EN) Fred T. Jane, All the World's Aircraft 1919, Londra, Sampson Low, Marston e Co.. (ISBN non esistente).
  • (EN) Michael John H. Taylor, Jane's encyclopedia of aviation, 2nd Edition, London, Studio Editions Ltd., 1989. ISBN 0-51710-316-8.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]