Led Zeppelin (album)

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Led Zeppelin
ArtistaLed Zeppelin
Tipo albumStudio
Pubblicazione12 gennaio 1969 Stati Uniti
31 marzo 1969 Regno Unito
Durata44:17
Dischi1
Tracce9
GenereHard rock[1]
Blues rock[1]
EtichettaAtlantic Records
ProduttoreJimmy Page
RegistrazioneOlympic Studios di Londra, settembre e ottobre 1968[2]
FormatiCD, LP
Certificazioni originali
Dischi d'oroArgentina Argentina[3]
(vendite: 30 000+)
Francia Francia[4]
(vendite: 100 000+)
Paesi Bassi Paesi Bassi[5]
(vendite: 50 000+)
Svizzera Svizzera[6]
(vendite: 25 000+)
Dischi di platinoAustralia Australia (2)[7]
(vendite: 140 000+)
Regno Unito Regno Unito (2)[8]
(vendite: 600 000+)
Spagna Spagna[9]
(vendite: 100 000+)
Stati Uniti Stati Uniti (8)[10]
(vendite: 8 000 000+)
Dischi di diamanteCanada Canada[11]
(vendite: 1 000 000+)
Certificazioni FIMI (dal 2009)
Dischi di platinoItalia Italia[12]
(vendite: 50 000+)
Led Zeppelin - cronologia
Album precedente
Album successivo
(1969)
Recensioni professionali
Recensione Giudizio
AllMusic [13]
Storia della musica [14]
The New Rolling Stone Album Guide [15]
Sputnikmusic 3.0 (Good)[16]
Piero Scaruffi [17]
Ondarock (Pietra miliare)[18]
Dizionario del Pop-Rock [19]
24.000 dischi [20]
Pitchfork [21]

Led Zeppelin (conosciuto anche come Led Zeppelin I) è l'album di debutto del gruppo britannico Led Zeppelin, pubblicato il 12 gennaio 1969 negli Stati Uniti d'America e il 31 marzo dello stesso anno nel Regno Unito dalla Atlantic Records.

L'album è spesso annoverato tra le pietre miliari della storia del rock, infatti la rivista statunitense Rolling Stone lo ha inserito alla 29ª posizione nella sua lista dei 500 migliori album.[22]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Jimmy Page si unì agli Yardbirds nel 1966 divenendone presto il secondo chitarrista solista al fianco di Jeff Beck e poi leader per le sue capacità tecniche.[23] Nel 1968 il gruppo si sciolse a causa di liti e divergenze musicali in quanto Page voleva un suono più blues rock che folk e allora il cantante, Keith Relf, e il batterista, Jim McCarty, se ne andarono per creare un gruppo folk progressivo, i Renaissance; in seguito abbandonò anche Chris Dreja e Page si ritrovò i diritti del nome Yardbirds ma anche i contratti di un tour in Scandinavia, così rifondò la band chiamandola New Yardbirds e contattò John Paul Jones per il basso, Terry Reid come cantante ma questi rifiutò indicando Robert Plant che a sua volta propose John Bonham come batterista.[23]

Presto il nome venne mutato in Led Zeppelin: su questo cambio di nome ci sono molte leggende ma la più accreditata riferisce che il batterista degli Who, Keith Moon, disse che il vecchio supergruppo composto da Beck, Page e John Entwistle sarebbe caduto come un lead Zeppelin ovvero come un "dirigibile di piombo", Page riprese il nome ma cambiò lead con led per evitare problemi di pronuncia.[24]

La nuova band registrò quindi un primo album nel settembre 1968 in circa due o tre settimane (in appena 36 ore e con un costo di 1 782 sterline come dichiarato poi da Page)[25][26] e l'11 novembre dello stesso anno firmarono con la Atlantic Records un contratto di 200 000 dollari, somma molto cospicua per i tempi e per un artista emergente.[27]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'album è fortemente influenzato dal blues, soprattutto da Willie Dixon, del quale vengono riproposte You Shook Me e I Can't Quit You Baby. I Led Zeppelin stravolgono i brani originali portando avanti il progetto di blues psichedelico iniziato dai Cream.[28]

A causa della propensione della band a non segnalare i compositori originali in alcuni brani, come quelli citati precedentemente, sfociò in una serie di cause legali con l'accusa di plagio (la stessa cosa accadrà poi per l'album Led Zeppelin II). Jimmy Page si è difeso dichiarando che nel blues è cosa comune che gli artisti condividano idee musicali tra di loro e che le rielaborino secondo la propria particolare sensibilità, dunque ne deriva che l'azione compiuta dagli Zeppelin è concettualmente lontana dal plagio vero e proprio.[29]

Due canzoni furono inoltre estromesse dal disco, si tratta di Baby Come on Home e Sugar Mama, queste verranno pubblicate nella ristampa del 2015 dell'album Coda.[30]

Ristampa del 2014[modifica | modifica wikitesto]

La ristampa di Led Zeppelin I, insieme a Led Zeppelin II e Led Zeppelin III, è uscita il 2 giugno (in Italia il 3 giugno) in 6 versioni: una versione CD standard, una deluxe con 2 CD, una standard con un vinile, una deluxe con 3 vinili, una versione digitale e una versione super deluxe contenente la versione deluxe CD e vinile, la versione digitale e un booklet con varie immagini della band; inoltre le prime 30.000 stampe delle versioni deluxe edition sono dotate di un foglio stampato ad alta qualità della copertina dell'album, ognuno con il proprio numero. La versione deluxe dell'album, che come copertina ha il negativo della copertina originale, contiene le registrazioni della band al teatro Olympia di Parigi.[31]

Brani[modifica | modifica wikitesto]

Lato A[modifica | modifica wikitesto]

  • Good Times, Bad Times è il brano di apertura ed è il primo singolo pubblicato dai Led Zeppelin negli Stati Uniti (con Communication Breakdown sul lato B[32]), dove entrò anche nella prestigiosa Billboard Hot 100, nonostante sia un brano molto forte, è stata suonata poco dai Led Zeppelin dal vivo (È stato però il brano d'apertura per la reunion del 2007 alla The O2 Arena di Londra).[33][34]
  • Babe I'm Gonna Leave You è un brano composto originariamente dalla cantante folk Anne Bredon nei tardi anni '50, eseguito per la prima volta da Joan Baez nel 1962 e riarrangiato da Jimmy Page per la pubblicazione nell'album, dove però è accreditato come Traditional.[35] A partire dal 1990 il brano è stato poi riaccreditato ad Anne Bredon, Jimmy Page e Robert Plant.[36]
  • You Shook Me è la terza traccia dell'album, una cover visto che è stata scritta da Willie Dixon e registrata per la prima volta da Muddy Waters nel 1962. Verso la fine del brano troviamo uno dei primi esempi di "chiamata e risposta" voce-chitarra, un accorgimento usato molto spesso nei brani hard-rock degli anni '60 e '70.[37] La pubblicazione del brano provocò numerose polemiche tra la band e Jeff Beck, precedente chitarrista degli Yardbirds, che accusò i Led Zeppelin di avere copiato la versione presente nel suo album Truth, uscito nel luglio del '68 negli Stati Uniti e nel novembre del '68 nel Regno Unito.[38]
  • Dazed and Confused chiude il primo lato dell'album, è caratterizzata da un assolo di chitarra suonato con un archetto da violino;[39] dal vivo questo assolo poteva essere dilatato per oltre mezz'ora, come è testimoniato nel live The Song Remains the Same. La canzone è una rielaborazione più rock di un brano del cantautore americano Jake Holmes, pubblicato nel suo disco di esordio The Above Ground Sound nel giugno del '67, riarrangiato da Jimmy Page con alcune variazioni ma non accreditato al suo compositore originale. A seguito di un accordo extra-giudiziale intercorso nel 2011, i successivi album dei Led Zeppelin a partire da Celebration Day (2012) hanno ampliato il merito del cantautore per Dazed and Confused riportando la dicitura "By Page - Inspired by Jake Holmes".[40]

Lato B[modifica | modifica wikitesto]

  • Your Time is Gonna Come è un brano originale caratterizzato dall'assolo di organo (suonato da John Paul Jones) che inizia la canzone e rimane sempre in essa,[41] che parla di una storia d'amore finita e di una possibile vendetta, infatti il ritornello ripete "your time is gonna come" ovvero "il tuo tempo sta arrivando".[42]
  • Black Mountain Side è un riarrangiamento del brano tradizionale irlandese Down by Blackwaterside, caratterizzato da venature di ispirazione araba e indiana, rafforzate dalla presenza del musicista indiano Viram Jasani, che nel brano suona le tabla. Anche qua fu segnalata una forte attinenza fra la versione degli Zeppelin e l'arrangiamento chitarristico di Bert Jansch nell'album del 1966 Jack Orion.[43]
  • Communication Breakdown è uno dei primi brani originali composti in sessione congiunta dagli Zeppelin, sviluppato collettivamente dall'intera band a partire da un'idea chitarristica di Page; Johnny Ramone ha affermato che lo stile di questa canzone è stato la base dei Ramones e quindi si potrebbe affermare che questo brano abbia inventato il punk rock.[44]
  • I Can't Quit You Baby è la cover di un secondo brano blues di Willie Dixon del 1956.[45] La canzone è molto calma ed è rimasta nella loro scaletta dei concerti fino al 1970.[46]
  • How Many More Times è il brano di chiusura ed il più lungo dell'album con i suoi 8' 27", anch'esso risultato di una elaborazione collettiva da parte dell'intera band. Il brano, che presenta un secondo intervento di Page all'archetto del violino, incorpora volutamente citazioni dei brani Rosie di Don Partridge, Beck's Bolero di Jeff Beck (presente nell'album Truth di Jeff Beck ma accreditata a Page come autore) e The Hunter del chitarrista blues Albert King, registrata con i Booker T. & the M.G.'s.[47] Da notare che, nella versione originale dell'album, la durata riportata è di 3' 30": non si tratta di un errore, Page chiese espressamente che venisse riportata questa indicazione per depistare i deejay britannici che non avrebbero mai consentito la trasmissione di un brano di tale lunghezza.[48]

Copertina[modifica | modifica wikitesto]

La copertina dell'album riprende, rielaborandolo, un fotogramma della ripresa del disastro dello Zeppelin LZ 129 Hindenburg avvenuto il 6 maggio 1937, mentre sul retro viene rappresentata una foto dei quattro membri della band scattata dall'ex bassista degli Yardbirds, Chris Dreja.[49]

L'esplosione dello Zeppelin Hindenburg, rappresentato sulla copertina dell'album

La nipote del conte von Zeppelin, la contessa Eva von Zeppelin, dopo aver visto la copertina dell'album che agganciava il nome Zeppelin alla tragedia dell'Hindenburg, minacciò di querelare i Led Zeppelin per uso illegale del nome di famiglia e quindi durante una loro esibizione a Copenaghen nel 1970 dovettero chiamarsi "The Nobs".[50]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Le prime recensioni furono piuttosto negative, per poi migliorare nel corso del tempo, un esempio è la rivista Rolling Stone.[51]

(EN)

«(Led Zeppelin I) Offers little that its twin, the Jeff Beck Group, didn’t say as well or better three months ago. / To help fill the void created by the demise of Cream, they will have to find a producer (and editor) and some material worthy of their collective attention.»

(IT)

«(Led Zeppelin I) Offre poco che il suo gemello il Jeff Beck Group, non abbia detto altrettanto bene o meglio tre mesi fa. / Per colmare il vuoto creato dalla scomparsa dei Cream, loro dovranno trovare un produttore (un editore) e del materiale degno dei loro talenti collettivi.»

(Rolling Stone)

Nonostante le critiche, l'album fu un successo commerciale, infatti entrò dopo 2 mesi dall'uscita nella classifica Billboard 200 alla posizione numero 10[52] ed ottenne il disco d'oro americano nel luglio dello stesso anno.[53]

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Lato A
  1. Good Times, Bad Times – 2:47 (Jimmy Page, John Paul Jones, John Bonham[54])
  2. Babe I'm Gonna Leave You – 6:41 (Anne Brendon, Jimmy Page, Robert Plant)
  3. You Shook Me – 6:27 (Willie Dixon, J. B. Lenoir)
  4. Dazed and Confused – 6:26 (Jake Holmes (non accreditato) - Jimmy Page)
Lato B
  1. Your Time Is Gonna Come – 4:34 (Jimmy Page, John Paul Jones)
  2. Black Mountain Side – 2:12 (Jimmy Page)
  3. Communication Breakdown – 2:29 (Jimmy Page, John Paul Jones, John Bonham)
  4. I Can't Quit You Baby – 4:42 (Willie Dixon)
  5. How Many More Times – 8:28 (Jimmy Page, John Paul Jones, John Bonham)

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Altri musicisti[modifica | modifica wikitesto]

  • Viram Jasani - tabla (nella canzone Black Mountain Side)

Classifiche[modifica | modifica wikitesto]

1969/1970[modifica | modifica wikitesto]

Classifica 1969-70 Posizione
massima
Australia[55] 9
Canada[56] 11
Danimarca[57] 8
Finlandia[58] 3
Germania[59] 11
Norvegia[60] 14
Regno Unito[61] 6
Olanda[62] 14
Spagna[63] 1
Svezia[64] 11
USA - Billboard 200[65] 10

Della ristampa del 2014[modifica | modifica wikitesto]

Classifica 2014 Posizione
massima
Finlandia[66] 3
Polonia[67] 10
Regno Unito[68] 4
Ungheria[69] 6
USA - Billboard 200[70] 7

2021[modifica | modifica wikitesto]

Classifica (2021) Posizione
massima
Grecia[71] 5

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b https://www.discogs.com/master/4126-Led-Zeppelin-Led-Zeppelin
  2. ^ https://discography.ledzeppelin.com/lz1.html
  3. ^ (EN) Gold & Platinum Discs, su capif.org.ar, Cámara Argentina de Productores de Fonogramas y Videogramas. URL consultato il 25 maggio 2015 (archiviato dall'url originale il 6 luglio 2011).
  4. ^ (FR) Les Certifications depuis 1973, su infodisc.fr. URL consultato il 14 febbraio 2016. Selezionare "LED ZEPPELIN" e premere "OK"
  5. ^ (NL) NVPI - Overzicht Goud/Platina, su NVPI. URL consultato il 14 febbraio 2016 (archiviato dall'url originale il 25 febbraio 2012).
  6. ^ (DE) Edelmetall, su Schweizer Hitparade. URL consultato il 30 dicembre 2021.
  7. ^ (EN) Accreditations - 1999 Albums, su aria.com.au, ARIA. URL consultato il 14 febbraio 2016.
  8. ^ (EN) Led Zeppelin, su British Phonographic Industry. URL consultato il 14 febbraio 2016.
  9. ^ (ES) Productores de Música de España, Solo Exitos 1959–2002 Ano A Ano, 1ª ed., ISBN 84-8048-639-2.
  10. ^ (EN) Led Zeppelin - Led Zeppelin – Gold & Platinum, su Recording Industry Association of America. URL consultato il 22 giugno 2014.
  11. ^ (EN) Led Zeppelin – Gold/Platinum, su Music Canada. URL consultato il 13 marzo 2015.
  12. ^ Led Zeppelin (certificazione), su FIMI. URL consultato il 17 giugno 2019.
  13. ^ (EN) Stephen Thomas Erlewine, Led Zeppelin, su AllMusic, All Media Network. URL consultato il 26 febbraio 2017.
  14. ^ [1]
  15. ^ da The New Rolling Stone Album Guide di Nathan Brackett with David Hoard, pagina 479
  16. ^ [2]
  17. ^ [3]
  18. ^ [4]
  19. ^ da Dizionario del Pop-Rock di Enzo Gentile & Alberto Tonti, Ed. Baldini & Castoldi, pagina 577
  20. ^ da 24.000 dischi di Riccardo Bertoncelli e Chris Thellung, Zelig Editore, pagina 556
  21. ^ [5]
  22. ^ (EN) 500 Greatest Albums of All Time: Led Zeppelin, 'Led Zeppelin', su rollingstone.com, Rolling Stone. URL consultato il 7 agosto 2013.
  23. ^ a b Swanbook, The Yardbirds: la fucina dei chitarristi, su L'Astrolabio Online Magazine. URL consultato il 29 dicembre 2021.
  24. ^ La storia di come nacque il nome Led Zeppelin, su Louder music, 25 ottobre 2018. URL consultato il 29 dicembre 2021.
  25. ^ Led Zeppelin I: la storia del leggendario album di debutto della band di Jimmy Page e Robert Plant, su www.virginradio.it. URL consultato il 29 dicembre 2021.
  26. ^ Led Zeppelin: 5 curiosità sul loro album di debutto, su stonemusic.it, 12 gennaio 2021. URL consultato il 1º gennaio 2022.
  27. ^ (EN) Led Zeppelin Signs w/ Atlantic - Press Release, su Led Zeppelin - Official Website. URL consultato il 29 dicembre 2021.
  28. ^ Recensione: Led Zeppelin - I - storiadellamusica.it, su www.storiadellamusica.it. URL consultato il 29 dicembre 2021.
  29. ^ Alessandro Ceccarelli, Musica: Cinquant’anni fa nasceva la leggendaria band dei Led Zeppelin, su www.dazebaonews.it. URL consultato il 9 gennaio 2022.
  30. ^ (EN) David Fricke, David Fricke, Led Zeppelin 'Coda (Reissue)' Album Review, su Rolling Stone, 31 luglio 2015. URL consultato il 31 dicembre 2021.
  31. ^ Luca marinelli 71 View All Posts, Led Zeppelin: il trailer della ristampa del primo album, su Metallus.it, 10 aprile 2014. URL consultato il 31 dicembre 2021.
  32. ^ Led Zeppelin - Good Times Bad Times, su Discogs. URL consultato il 10 gennaio 2022.
  33. ^ Led Zeppelin: 50 anni fa usciva il singolo Good Times Bad Times, su Notizie Musica, 9 marzo 2019. URL consultato il 9 gennaio 2022.
  34. ^ Dave Lewis, From a Whisper to A Scream, p. 34.
  35. ^ Dave Lewis, From a Whisper to A Scream, p. 35.
  36. ^ The Tangled Tale of Babe I'm Gonna Leave You - SantaFe.com, su santafe.com. URL consultato il 30 dicembre 2021.
  37. ^ ShieldSquare Captcha, su www.songfacts.com. URL consultato il 10 gennaio 2022.
  38. ^ Dave Lewis, From a Whisper to A Scream, p. 37.
  39. ^ Dave Lewis, From a Whisper to A Scream, p. 39.
  40. ^ Galatiotorosario Ha Detto, Lo strano caso di “Dazed and Confused”, su fardrock.wordpress.com, 16 gennaio 2019. URL consultato il 30 dicembre 2021.
  41. ^ Your Time Is Gonna Come - soundhistoria, su www.soundhistoria.com. URL consultato il 30 dicembre 2021.
  42. ^ Alessandro Pinton, Your Time is Gonna Come, Led Zeppelin: Testo e Traduzione, su Legendary Cover. URL consultato il 9 gennaio 2022.
  43. ^ (EN) 5 Facts About "Black Mountain Side" By Led Zeppelin, su Society Of Rock. URL consultato il 30 dicembre 2021.
  44. ^ (EN) onlylovecanleavesuchamark, How Led Zeppelin’s “Communication Breakdown” sparked The Ramones’ American Punk Rock revolution, su Don't Forget The Songs 365, 1º ottobre 2013. URL consultato il 30 dicembre 2021.
  45. ^ I can’t quit you baby - Led Zeppelin • Traduzione e testo •, su Testi Rock, 22 aprile 2014. URL consultato il 30 dicembre 2021.
  46. ^ Dave Lewis, From a Whisper to A Scream, p. 44-45.
  47. ^ Led Zeppelin, vittime o carnefici di plagio? Ce lo dicono 12 brani., su stonemusic.it, 8 marzo 2021. URL consultato il 30 dicembre 2021.
  48. ^ ShieldSquare Captcha, su www.songfacts.com. URL consultato il 30 dicembre 2021.
  49. ^ Alessandro Pinton, Quanto può durare il volo di un dirigibile?, su Legendary Cover, 19 marzo 2017. URL consultato il 30 dicembre 2021.
  50. ^ Led Zeppelin - Official Website at ledzeppelin.com
  51. ^ (EN) John Mendelsohn, John Mendelsohn, Led Zeppelin I, su Rolling Stone, 15 marzo 1969. URL consultato il 31 dicembre 2021.
  52. ^ (EN) Led Zeppelin Biography, Songs, & Albums, su AllMusic. URL consultato il 31 dicembre 2021.
  53. ^ (EN) Patrick Doyle, Patrick Doyle, 'Led Zeppelin II': How Band Came Into Its Own on Raunchy 1969 Classic, su Rolling Stone, 20 ottobre 2016. URL consultato il 31 dicembre 2021.
  54. ^ I minutaggi e gli autori sono presi dal sito https://www.allmusic.com/album/led-zeppelin-mw0000194593
  55. ^ Go-Set Australian charts - 23 May 1970, su web.archive.org, 26 settembre 2011. URL consultato il 31 dicembre 2021 (archiviato dall'url originale il 26 settembre 2011).
  56. ^ RPM Volume 11 No. 8, April 21 1969 - RPM, su web.archive.org, 18 settembre 2009. URL consultato il 31 dicembre 2021 (archiviato dall'url originale il 18 settembre 2009).
  57. ^ danskehitlister.dk, su web.archive.org, 10 aprile 2016. URL consultato il 31 dicembre 2021 (archiviato dall'url originale il 10 aprile 2016).
  58. ^ Timo Otavan Kirjapaino), Sisältää hitin : levyt ja esittäjät Suomen musiikkilistoilla vuodesta 1972, Otava, 2006, ISBN 951-1-21053-X, OCLC 77271443. URL consultato il 31 dicembre 2021.
  59. ^ Suche - Offizielle Deutsche Charts, su www.offiziellecharts.de. URL consultato il 31 dicembre 2021.
  60. ^ norwegiancharts.com - Led Zeppelin - Led Zeppelin, su norwegiancharts.com. URL consultato il 31 dicembre 2021.
  61. ^ (EN) Official Charts Company, su www.officialcharts.com. URL consultato il 31 dicembre 2021.
  62. ^ Dutch Charts - dutchcharts.nl, su dutchcharts.nl. URL consultato il 31 dicembre 2021.
  63. ^ (EN) Nielsen Business Media Inc, Billboard, Nielsen Business Media, Inc., 3 luglio 1982. URL consultato il 31 dicembre 2021.
  64. ^ HITS ALLER TIJDEN, su www.hitsallertijden.nl. URL consultato il 31 dicembre 2021.
  65. ^ (EN) Led Zeppelin, su Billboard. URL consultato il 31 dicembre 2021.
  66. ^ (FI) Suomen Virallinen Lista, su Musiikkituottajat. URL consultato il 31 dicembre 2021.
  67. ^ [http://olis.onyx.pl/listy/index.asp?idlisty=868&lang=en Oficjalna lista sprzeda�y :: OLIS - Official Retail Sales Chart], su olis.onyx.pl. URL consultato il 31 dicembre 2021.
  68. ^ (EN) Led Zeppelin reissues storm Official Albums Chart Top 10, su www.officialcharts.com. URL consultato il 31 dicembre 2021.
  69. ^ Album Top 40 slágerlista - Hivatalos magyar slágerlisták, su slagerlistak.hu. URL consultato il 31 dicembre 2021.
  70. ^ (EN) Chart Watch: His & Hers #1s For Blake, Miranda, su yahoo.com. URL consultato il 31 dicembre 2021.
  71. ^ (EN) Official IFPI Charts - Top-75 Albums Sales Chart (Combined) - Week: 8/2021, su ifpi.gr, IFPI Greece. URL consultato l'8 marzo 2021 (archiviato dall'url originale l'8 marzo 2021).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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