Postumo (Lucio Battisti)

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Battisti nel 1982

Il postumo, come viene chiamato dagli appassionati, è un fantomatico album di Lucio Battisti, che sarebbe stato registrato (o quantomeno composto) nel periodo compreso tra il 1994, anno della pubblicazione del suo ultimo album ufficiale (Hegel), e il 1998, anno della morte del musicista.

Il disco non è mai stato pubblicato, né sono trapelate in altro modo informazioni o contenuti; la sua stessa esistenza finora non ha trovato alcuna conferma ufficiale, anche se diversi discografici hanno testimoniato di aver avuto trattative con Battisti per la pubblicazione di un nuovo album.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le prime voci[modifica | modifica wikitesto]

Dall'inizio della collaborazione con Pasquale Panella, a partire da Don Giovanni del 1986, Battisti aveva pubblicato i propri album con una notevole regolarità: uno ogni due anni, tutti in autunno tranne il primo, con all'interno sempre otto canzoni. Per questo motivo, dopo la pubblicazione di Hegel nel settembre 1994 (ufficialmente l'ultimo disco del musicista), molti si aspettavano la pubblicazione di un nuovo album per il 1996. Tuttavia ciò non avvenne, ed iniziarono a circolare delle voci che spiegavano la mancata pubblicazione con delle difficoltà da parte di Battisti a trovare un accordo con le case discografiche, che (anche a causa del costante calo di vendite degli ultimi album) ritenevano ormai troppo alte le richieste di Battisti per il proprio "ingaggio"[1] (secondo il Corriere della Sera 400 000 - 500 000 copie di guadagno garantito[2]).

La consistenza di queste voci fu confermata dal discografico Michele Mondella, il quale dichiarò che nel 1996 Battisti aveva partecipato insieme alla moglie Grazia Letizia Veronese a delle contrattazioni con la BMG per la pubblicazione di un album, che non ebbero esito.[3] Secondo l'amministratore delegato Roberto Magrini, Battisti intavolò trattative anche con la RTI Music, che era disponibile a pubblicare il disco anche in perdita, ma solo alla condizione di incidere un album in cui duettasse con Mina (che la casa discografica aveva intenzione di pubblicare il 31 dicembre 1999, alla fine del millennio), che però Battisti non era disposto a realizzare; la RTI ripiegò poi sul molleggiato, pubblicando Mina Celentano.[4]

La burla de L'asola[modifica | modifica wikitesto]

La circolazione di questi rumors venne sfruttata all'inizio dell'aprile 1998 dal giornalista Franco Zanetti per la realizzazione di un pesce d'aprile. Il 30 marzo, infatti, pubblicò sul sito rockol.it una clamorosa notizia secondo la quale Battisti, a causa di problemi nel trovare una casa discografica, avrebbe pubblicato a breve il suo nuovo album (chiamato L'asola) su Internet[5], nel neonato sito luciobattisti.com[6]. Molti indizi potevano far dubitare della serietà della notizia (togliendo l'apostrofo e spostando l'accento si otteneva "La sola", termine romanesco equivalente a "raggiro", e l'acrostico della presunta tracklist formava la frase "pesce d'aprile"), tuttavia il disco era talmente atteso che numerosi giornali scelsero di riportarla, come il Corriere della Sera[7] (che apriva la pagina degli spettacoli con un titolo a sette colonne, cambiato e ridimensionato a giornale già in stampa solo quando un redattore appassionato di enigmistica si accorse degli indizi[8]), la Repubblica[9] e altre importanti testate nazionali. Il giorno successivo un altro articolo sullo stesso sito dichiarava che si era trattata solo di una burla[8], messa in scena dalla stessa redazione, che aveva appositamente realizzato anche il sito luciobattisti.com. A causa dell'enorme diffusione della notizia, ancora nei mesi successivi diversi giornalisti indicarono erroneamente il fantomatico L'asola come l'ultimo album di Battisti, sia in Italia che all'estero.[10][11][12]

Dopo la scomparsa di Battisti[modifica | modifica wikitesto]

L'improvvisa morte di Battisti, avvenuta il 9 settembre 1998, accese notevolmente l'interesse nei confronti del disco, che si ritrovò ad acquisire il ruolo di testamento artistico del musicista reatino, oltre che un affare potenzialmente molto lucroso per le case discografiche. Vincenzo Mollica, al termine dello speciale televisivo di Rai Uno andato in onda in prima serata il giorno della sua scomparsa (Lucio, quante emozioni), diede per certa l'esistenza del postumo augurandosi di poterlo ascoltare presto[13]. Le case discografiche RTI Music e BMG Ariola, però, smentirono che si stesse preparando la pubblicazione del disco[14].

Un altro passaggio importante nella vicenda si ebbe nel dicembre 1998, quando venne pubblicato il cofanetto a tiratura limitata LB - Lucio Battisti: oltre ai 21 box per i dischi che compongono la discografia (19 album più 2 singoli), il cofanetto conteneva un ventiduesimo box vuoto. Il misterioso spazio vuoto fu interpretato da molti come l'alloggiamento per il postumo[4][15], la cui pubblicazione sembrava imminente a tal punto che Mario Luzzatto Fegiz, sul Corriere della Sera, la diede per certa entro il 2000[4].

Invece l'album non venne pubblicato affatto; per spiegare la mancata pubblicazione nacquero varie teorie.

Nel 2000 il docente universitario Gianfranco Salvatore raccolse una dichiarazione di una stretta amica di famiglia dei Battisti, la quale dichiarò che, se fosse nella vedova Grazia Letizia Veronese, terrebbe per sé eventuali inediti, «come un ultimo meraviglioso regalo del proprio marito a cui ogni moglie ha diritto senza nessun dovere di dividerlo con migliaia o milioni di estranei».[1][16] Sulla base di tale dichiarazione, molti ritengono che il postumo non sia stato pubblicato per volontà degli eredi e in particolare della Veronese, che avrebbe vietato la pubblicazione dell'album o addirittura lo avrebbe distrutto fisicamente.

Negli anni successivi le voci sull'uscita del disco sono cessate e l'attenzione mediatica nei suoi confronti si è andata riducendo.

Le rivelazioni di Bovi[modifica | modifica wikitesto]

Nel settembre del 2018, in occasione della presentazione di un libro dedicato a Battisti nel ventennale della scomparsa, il giornalista e autore televisivo Michele Bovi ha dichiarato che «L'album c'è. Ce l'hanno i familiari. [...] Ma nessuno l'ha ascoltato».[17] Bovi ha infatti riportato alcuni fatti avvenuti nel corso del 1998, riferitigli da Roberto Gasparini (ex direttore artistico dell'etichetta discografica BMG), che rivelano come l'album fosse molto vicino alla pubblicazione.[17]

Secondo quanto riportato da Bovi, nella primavera del 1998 Battisti avrebbe incontrato a Roma alcuni dirigenti della BMG per trovare un accordo sulla pubblicazione dell'album. All'incontro (cui parteciparono l'amministratore delegato Franco Reali, lo stesso Gasparini, l'intermediario Antonio Coni, Battisti e la moglie Grazia Letizia) il musicista si disse pronto per la pubblicazione, e si raggiunse l'accordo economico (un garantito di 150 000 copie, anche se Battisti inizialmente ne voleva 500 000).[17] Tuttavia, alla richiesta di lasciare una copia delle registrazioni alla casa discografica, Battisti rifiutò, perché era a conoscenza di una fuga di registrazioni dall'archivio della BMG (con la quale erano già trapelati in modo clandestino gli inediti Il paradiso non è qui, Girasole e Il bell'addio); questa risposta irritò Reali, e la trattativa si fermò per qualche mese.[17] Secondo Bovi, nell'estate del 1998 Gasparini cercò di riavviare la trattativa recandosi a casa di Battisti a Molteno: nell'incontro venne trovato l'accordo finale, ma quaranta giorni dopo Battisti si ammalò e morì.[17]

Ipotesi[modifica | modifica wikitesto]

La copertina di Hegel

Dal momento che Battisti nell'ultimo periodo proponeva i suoi album alle case discografiche "a scatola chiusa"[3], cioè senza farli prima ascoltare, nessuno all'infuori della moglie Grazia Letizia o degli eventuali collaboratori potrebbero dire di cosa consistesse il contenuto dell'album. Pertanto rimangono ignoti sia lo stato di avanzamento della sua lavorazione, sia gli altri dettagli sul disco.

Contenuto e stato di lavorazione[modifica | modifica wikitesto]

L'ipotesi più ottimistica è quella secondo cui l'album sarebbe stato scritto, registrato e ultimato da Battisti, con la sola pubblicazione a rimanere in sospeso.[4] Secondo altre supposizioni, le canzoni sarebbero state composte ma non registrate, forse addirittura prive del testo.[1] Secondo Michele Bovi, nell'incontro con la BMG della primavera 1998, Battisti aveva il materiale «già pronto» e avrebbe voluto registrarlo a Londra, come aveva già fatto in passato.[17]

Il brano inedito Gabbianone, il cui testo appare chiaramente scritto da Pasquale Panella e la cui registrazione fu inviata in forma anonima a Leo Turrini e Tullio Lauro nel 1995[18], viene solitamente attribuito all'epoca di Don Giovanni[19] per la sonorità simile e l'assenza di strumenti elettronici, ma secondo altri sarebbe invece l'ultima registrazione di Battisti in studio[20], da attribuire al periodo post-Hegel, e quindi costituirebbe parte integrante del disco postumo.

Per altri il disco indicato come postumo non conterrebbe materiale recente di Battisti, ma una raccolta di materiale inedito risalente all'inizio della sua carriera[21] (della cui esistenza vi sono invece prove certe). Questa tesi era ripresa anche dal pesce d'aprile di Zanetti, che inserì nella scaletta de L'asola diversi brani che Battisti scrisse per altri interpreti negli anni Settanta ma non interpretò mai di persona.[6]

L'autore dei testi[modifica | modifica wikitesto]

Dato che per la quasi totalità della sua carriera Battisti si è affidato ad un paroliere per la composizione dei testi delle sue canzoni, i mass media si sono più volte interrogati su chi eventualmente fosse l'autore dei testi dell'ipotetico album[22][3]. Il discografico Claudio Buja ha raccontato che Battisti gli aveva detto che per il suo prossimo album aveva già trovato un nuovo paroliere.[23]

  • L'ipotesi di un'ulteriore collaborazione con Pasquale Panella, autore dei testi dei 5 album precedenti, è stata esclusa dal paroliere stesso, il quale già nel 1994 aveva dichiarato che non avrebbe collaborato più con Battisti[24] e ha ribadito che dopo l'uscita dell'album Hegel non ha avuto più rapporti con Battisti e, ammesso che il postumo esista, i testi non sono i suoi.[25][26] Anche secondo Michele Bovi il coinvolgimento di Panella va escluso.[17]
  • L'ipotesi di un ritorno a Mogol, avvalorata dal fatto che tra il 1992 e il 1998 si era parlato di un possibile riavvicinamento con Battisti[27], è stata anche in questo caso scartata dal paroliere, che ha dichiarato di non aver più collaborato con Battisti dopo Una giornata uggiosa (1980).
  • Un'altra ipotesi è quella di una produzione "casalinga" con i testi di Velezia, nome d'arte della moglie del musicista, sulla falsariga di E già; tuttavia la vedova Battisti non ha mai rilasciato dichiarazioni di nessun tipo al riguardo.
  • Un'ultima ipotesi vede lo stesso Battisti autore dei testi, come era già accaduto per alcune canzoni scritte all'inizio della sua carriera, nonché per lo stesso E già, dei cui testi, oltre alla moglie, è ritenuto, da buona parte della critica, co-autore lo stesso Battisti.[28] Questa ipotesi è avvalorata da quanto riportato da Michele Bovi, secondo il quale, negli incontri del 1998, Battisti avrebbe detto «questo è il mio lavoro», senza parlare di alcun tipo di collaborazione familiare o extrafamiliare.[17]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Gianfranco Salvatore (2000)pagina 249.
  2. ^ Un fan: vendo autografo. Pioggia d'insulti, in Corriere della Sera, 11 settembre 1998. URL consultato il 29 maggio 2011 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  3. ^ a b c Cesare G. Romana, L'ultimo disco fu rifiutato da tutti. Ora quell'album vale una fortuna, in Il Giornale, 12 settembre 1998, p. 14. qui una trascrizione dell'articolo
  4. ^ a b c d Mario Luzzatto Fegiz, Battisti, è giallo sull'ultimo disco, in Corriere della Sera, 5 dicembre 1998. URL consultato il 29 maggio 2011 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  5. ^ Lucio Battisti, come Prince, vende il suo nuovo disco su Internet?, in www.rockol.it, 1º aprile 1998. URL consultato il 29 agosto 2009.
  6. ^ a b Versione del sito luciobattisti.com del 25 febbraio 1999 su Internet Archive
  7. ^ Mario Luzzatto Fegiz, "Nuovo disco di Battisti". Ma è un pesce d'aprile, in Corriere della Sera, 1º aprile 1998. URL consultato il 1º luglio 2009 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  8. ^ a b Un pesce di nome Lucio, in www.rockol.it, 1º aprile 1998. URL consultato il 29 maggio 2011.
  9. ^ Che spasso quel disco di Luc(c)io Battisti, in Repubblica, 2 aprile 1998. URL consultato il 1º luglio 2009.
  10. ^ Paura per Lucio Battisti: operato, in la Repubblica, 29 agosto 1998. URL consultato il 29 maggio 2011.
  11. ^ Battisti: colpisce ancora "pesce d'aprile" su ultimo disco, in Agenzia giornalistica Italia, 29 agosto 1998. URL consultato l'11 aprile 2016 (archiviato dall'url originale il 13 aprile 2016).
  12. ^ (ES) El último adiós a Lucio Battisti, in La Nación, 11 settembre 1998. URL consultato l'11 aprile 2016.
  13. ^ Lucio, quante emozioni, Rai Uno, 9 settembre 1998, a 1 h 44 min 21 s.
  14. ^ Tra album e diritti d'autore reddito di 4 miliardi l'anno, in Corriere della Sera, 10 settembre 1998. URL consultato il 29 maggio 2011 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  15. ^ LB – Lucio Battisti, in Io Tu Noi Tutti - luciobattisti.info. URL consultato il 17 aprile 2015.
  16. ^ MUSICA: LUCIO BATTISTI, IN UN LIBRO LA VERITA SULL'INEDITO, in Adnkronos, 17 novembre 2000. parte 1 parte 2
  17. ^ a b c d e f g h Lucio Battisti, le rivelazioni di Michele Bovi sul disco mai pubblicato, in Rockol, 20 settembre 2018. URL consultato il 2 ottobre 2018.
  18. ^ Antonio Dipollina, IL TESORO NASCOSTO DI BATTISTI E MOGOL, in la Repubblica, 1º settembre 1995. URL consultato il 26 aprile 2016.
  19. ^ Inediti, in Io Tu Noi Tutti - luciobattisti.info. URL consultato il 26 aprile 2016.
  20. ^ Il Gabbianone, su debaser.it, 21 settembre 2006. URL consultato il 26 aprile 2016.
  21. ^ Battisti: un disco inedito in arrivo?, in Rockol, 30 agosto 2002. URL consultato il 10 aprile 2016.
  22. ^ Il disco postumo di Lucio: vedrà mai la luce? [collegamento interrotto], in Quotidiano Nazionale, 3 dicembre 2001. URL consultato il 18 settembre 2012.
  23. ^ Enrico Deregibus, Battisti, cinque anni dopo, in Kataweb, 9 settembre 2003. parte 1[collegamento interrotto] url[collegamento interrotto] (archiviati dagli nel febbraio 2016) Link alternativo con la trascrizione dell'articolo
  24. ^ Laura Putti, Io con Lucio Battisti per Hegel il terzino, 25 agosto 1994. URL consultato il 29 maggio 2011.
  25. ^ Marco Sicco, Interviste a Panella, in www.traccefresche.info. URL consultato il 29 maggio 2011. «Del disco postumo di cui si vocifera non so niente. Ammesso che esista davvero, i testi non sono miei.»
  26. ^ Mario Luzzatto Fegiz, Il paroliere: "Non l'ho mai visto abbiamo composto per telefono", in Corriere della Sera, 1º novembre 1998. URL consultato il 20 aprile 2009 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  27. ^ Mario Luzzatto Fegiz, Mogol Battisti, torna l'intesa?, in Corriere della Sera, 14 settembre 1995. URL consultato il 20 aprile 2009 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  28. ^ Gianfranco Salvatore (2000), pag. 226.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]