Kurt Alois von Schuschnigg

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Kurt Alois von Schuschnigg
Kurt Schuschnigg 1934.jpg

Cancelliere d'Austria
Durata mandato 25 luglio 1934 –
11 marzo 1938
Predecessore Engelbert Dollfuss
Successore Arthur Seyss-Inquart

Dati generali
Partito politico Cristiano sociale
(1927-1933)
Fronte Patriottico
(1933-1938)

Kurt Alois von Schuschnigg (Riva del Garda, 14 dicembre 1897Mutters, 18 novembre 1977) è stato un politico austriaco. Esponente del Fronte Patriottico, è stato l'ultimo capo di governo antinazista prima dell'Anschluss con la Germania nazista (1938), favorito dal suo successore Arthur Seyss-Inquart.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi e la carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Nato da una famiglia nobile del Tirolo Meridionale (attuale Trentino), parlava perfettamente sia l'italiano che il tedesco. Partecipò alla Prima guerra mondiale e giovanissimo si iscrisse al Partito Cristiano Sociale d'Austria; quando era chiaro che l'Austria-Ungheria avrebbe perso la guerra e che di conseguenza anche la sua terra natia sarebbe stata occupata dagli italiani, nel 1922 divenne avvocato a Innsbruck.

Divenne Ministro della giustizia (dal 1932 al 1934) nel governo di Engelbert Dollfuss, ucciso dai nazisti austriaci su ordine di quelli tedeschi il 25 luglio 1934, al quale successe alla sua morte nel 1934, restando Cancelliere fino al 1938. Precedentemente aveva fondato il gruppo paramilitare Ostmärkische Sturmscharen, di tendenze anticomuniste.

Il suo governo, come quello del suo predecessore Dollfuss, fu reazionario, fascista nello spirito, alleato all'Italia di Mussolini, e fortemente repressivo verso i partiti di sinistra, oltre che sottilmente antisemita; fu però molto avverso ad Hitler, e desideroso di conservare l'indipendenza dell'Austria.

Il dramma dell'invasione tedesca[modifica | modifica wikitesto]

Kurt von Schuschnigg nel 1936; nel taschino si nota la spilla del Fronte Patriottico

Dopo la rimilitarizzazione tedesca della Renania (7 marzo 1936), Schuschnigg cominciò a preoccuparsi per la sempre maggior invadenza della Germania e scese a patti con Hitler. L'11 luglio del 1936 fu sottoscritto un trattato fra Germania ed Austria con il quale la prima si impegnava a non interferire negli affari interni della seconda, ma al trattato erano allegate alcune clausole segrete con le quali l'Austria si impegnava ad amnistiare gli autori del tentativo di colpo di Stato nel quale era rimasto ucciso Dolfuß ed a inserire nel proprio governo esponenti del partito filonazista austriaco, impegno che egli cercò di differire il più possibile.[1]

Convocato il 12 febbraio del 1938 a Berchtesgaden, nella residenza montana di Hitler in Baviera, Schuschnigg si sentì imporre dal dittatore tedesco, pena l'occupazione militare dell'Austria da parte della Germania nazista, l'inserimento di tre filonazisti nel governo austriaco, Gleise-Hortenau alla Guerra, Fischböck alle Finanze e Arthur Seyss-Inquart agli Affari interni. Inoltre doveva essere revocato il divieto di ricostituzione del Partito Nazista Austriaco. Si trattava di un vero e proprio ultimatum e Schuschnigg firmò le condizioni (La formula fu "un perfezionamento del Trattato dell'11 luglio 1936" e Hitler concesse a Schuschnigg non più di quattro giorni di tempo per l'attuazione delle misure "concordate").

Costretto dagli eventi e con il consenso obtorto collo del presidente austriaco Wilhelm Miklas, Schuschnigg annunciò l'amnistia ai rivoltosi nazisti del 1934 ed il rimpasto di governo con l'ingresso dei tre ministri indicatigli da Hitler. Il 20 febbraio successivo Hitler dichiarava alla radio che i popoli di lingua tedesca non potevano rimanere a lungo separati dal popolo tedesco della Germania (il riferimento ad Austria ed a parte della Cecoslovacchia era evidente). Quattro giorni dopo Schuschnigg dichiarò al Parlamento austriaco che non avrebbe concesso altro alla Germania e che l'Austria sarebbe rimasta un paese libero ed indipendente. A tale discorso fecero eco violente manifestazioni di filonazisti austriaci in tutto il paese.

Schuschnigg si rivolse allora agli operai ed ai simpatizzanti del partito socialdemocratico, già soppresso dal suo defunto predecessore. L'appello non rimase inascoltato e il cancelliere tentò quindi ai primi di marzo una carta disperata: indire un referendum nel quale il popolo austriaco si esprimesse sull'intendimento che l'Austria dovesse rimanere un paese libero ed indipendente oppure no, il che fece infuriare Hitler. Il plebiscito, che fu annunciato il mercoledì 9 marzo, avrebbe dovuto svolgersi la domenica 13 marzo. Schuschnigg si era anche rivolto a Mussolini ma questi gli aveva risposto che il plebiscito sarebbe stato un errore[2] e che conveniva attendere ancora.

Intanto Hitler era deciso ad occupare il paese. Verificato tramite il suo inviato speciale a Roma, il principe Filippo d'Assia, che Mussolini non sarebbe intervenuto a favore dell'Austria in nessun caso, Hitler diede ordine di dar corso all'intervento militare tedesco, già studiato e preparato con il nome in codice Operation Otto. Le pressioni naziste sul presidente Miklas e su Schuschnigg, effettuate tramite i ministri nazisti Glaise-Horstenau e Seyß-Inquart divennero pesanti ed i due decisero, nel primo pomeriggio del venerdì 11 marzo, di revocare il referendum. A questo punto Hitler alzò la posta: pretese le dimissioni di Schuschnigg e la nomina a cancelliere di Seyß-Inquart, il quale avrebbe dovuto poi richiedere l'intervento armato tedesco quale aiuto per sedare i disordini. Schuschnigg si dimise per evitare spargimenti di sangue. Il presidente Miklas però si rifiutò fino all'ultimo di nominare cancelliere Seyß-Inquart, ma dovette cedere e due giorni dopo si dimise pure lui: le sue funzioni furono assunte dal nuovo cancelliere filonazista.

La cattività in mano nazista[modifica | modifica wikitesto]

Dopo le dimissioni Schuschnigg, che aveva tentato invano la via dell'esilio, fu imprigionato dai nazisti nella sua casa per diciassette mesi, ove fu tormentato dalla SS, sia fisicamente che moralmente, per essere poi inviato nel campo di concentramento di Dachau prima e in quello di Sachsenhausen poi. Come rammenta nel suo libro Austrian Requiem, gli fu permesso durante questo periodo di sposarsi per procura, cosa che avvenne a Vienna il 1º giugno 1938.

Trasferito nell'aprile del 1945 in Alto Adige, presso il lago di Braies in Val Pusteria, non lontano dal paese di Villabassa, fu uno degli Ostaggi delle SS in Alto Adige, le quali se ne servirono per trattare la resa con gli Alleati. Fu liberato dalle truppe americane il 5 maggio dello stesso anno.[3]

Negli USA e ritorno[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1947, al termine della Seconda guerra mondiale, si trasferì negli USA, dove divenne professore di Scienze politiche e di Diritto internazionale presso l'Università di Saint Louis nel Missouri a partire dal 1948. Nel 1968 tornò nella nazione natìa, e qui aderì al Partito Popolare (ÖVP).

Matrimoni e figli[modifica | modifica wikitesto]

Schuschnigg si sposò due volte. La prima nel 1925 con Herma Masera, dalla quale ebbe il figlio Kurt (1926); Herma morì nei pressi di Pichling, vicino a Linz, il 13 luglio 1935 a causa di un incidente d'auto. Nel 1938 sposò la ricca contessa Vera Czernin von Chudenitz, Vera Fugger prima del divorzio, dalla quale ebbe una figlia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ William Shirer, Storia del terzo Reich, Giulio Einaudi Editore, 1963, pag. 325
  2. ^ «Se il risultato sarà soddisfacente, la gente dirà che il risultato è frutto di una manipolazione — gli disse Mussolini — se sarà contrario, per il governo la situazione sarà insostenibile; se sarà incerto, sarà stato inutile» (Winston Churchill, The second world war, 1° Volume: The gathering storm, 15º capitolo: The rape of Austria, February, 1938 Cassel & Company LTD, Londra, 1964)
  3. ^ Il trasporto degli ostaggi in Alto Adige nel 1945, su archivpragserwildsee.com

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • William Shirer, Storia del terzo Reich, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1963
  • Richard Lamb, Mussolini e gli inglesi, Corbaccio, Milano, 1997 ISBN 88-7972-286-7
  • (EN) Winston Churchill, The second world war, (12 Volumi), Cassel & Company LTD, Londra, 1964

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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