Il gatto con gli stivali

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Il gatto con gli stivali in un'incisione ottocentesca di Gustave Doré.
Il gatto con gli stivali in un'illustrazione ottocentesca di Carl Offterdinger

Il gatto con gli stivali è una fiaba popolare europea. La più antica attestazione scritta della storia risale a Giovanni Francesco Straparola, che la incluse nelle sue Piacevoli notti (pubblicate a partire dal 1550) con il titolo di Costantino Fortunato; è incerto se Straparola abbia inventato la fiaba o abbia semplicemente trascritto un racconto della tradizione orale.[1] Un secolo più tardi, vide la luce la versione di Giambattista Basile. Nel Romanticismo tedesco fu Ludwig Tieck a scrivere questa fiaba con linguaggio tipicamente romantico, prendendosi gioco della letteratura del tempo. Apparve in "Fiabe popolari" dello stesso Tieck, insieme ad altre celebri fiabe come Barbablù; la loro caratteristica era quella di nascondere l'orrore attraverso la comicità, o l'ironia. Celebri divennero anche le versioni create da Charles Perrault e dai Fratelli Grimm.

La trama[modifica | modifica wikitesto]

Un ricco e vecchio mugnaio, in punto di morte chiama a sé i suoi tre figli: al figlio maggiore lascia in eredità il suo mulino e il cavallo; al secondogenito viene lasciato il mulo e una casa di campagna; al figlio minore viene lasciato il gatto che amava tanto. Il ragazzo è triste e deluso: cosa se ne fa di un gatto?

Sconsolato, si siede su una roccia a pensare il da farsi, quando il gatto gli dice di non preoccuparsi: insieme faranno fortuna.

Così, il felino si mette all'opera e prende un sacco dove mette della crusca e del cruschello, poi lo lascia vicino ad un fiume: due conigli notano la crusca e entrano nel sacco per mangiarla. Immediatamente il gatto chiude il sacco di scatto. Il giovane si chiede cosa deve farci un gatto con due conigli. Presi due stivali, il gatto si reca al palazzo del re e gli offre in dono i due conigli, portatigli da un certo marchese di Carabàs.

Il gatto porta poi al re della cacciagione fresca, sempre da parte del marchese di Carabàs, e quindi, sotto minaccia, convince dei contadini a dire che le terre che stanno coltivando sono del marchese di Carabàs. E così fanno quando il re decide di fare una passeggiata per il suo regno. Al sentire ancora il nome del marchese di Carabàs, al re viene la curiosità di sapere chi sia questo misterioso e generoso marchese di cui non si è mai sentito parlare, e decide di invitarlo al castello.

Il gatto dice al ragazzo di buttarsi in acqua e di dire di essere stato aggredito e derubato dei suoi abiti. Il piano funziona e il giovane viene invitato al castello, dove conosce la principessa che s'innamora quasi subito di lui.

Il re però gli dice che tra qualche giorno andrà a pranzo nel suo castello. Il giovane deglutisce: e adesso? Ci pensa il gatto che, passeggiando, un giorno vede un castello molto bello. Una delle guardie lo avvisa: il proprietario è una specie di orco mago che uccide chiunque osi sfidarlo. Il gatto si presenta al suo cospetto e gli chiede se è veramente potente come dice di essere, visto che quasi nessuno gli crede.

Per tutta risposta, l'orco si trasforma prima in un feroce leone che terrorizza il gatto, poi torna umano. Il gatto si finge sorpreso e gli chiede, scetticamente, se può trasformarsi in qualcosa di più piccolo: l'orco subito si trasforma in un topolino... per essere così mangiato tranquillamente dal gatto!

Così, il giovane diviene il nuovo padrone del castello: il re capisce che il marchese esiste davvero e gli chiede se vuole sposare sua figlia. Il giovane accetta di buon grado e diventa così principe.

E il gatto dagli stivali diventa un nobile cacciatore, che cacciava i topi solo per divertimento.


Analisi e varianti[modifica | modifica wikitesto]

La fiaba ha di certo alle spalle una lunghissima tradizione orale, e di conseguenza mette in luce alcuni thopos di antichissima memoria; ad esempio, la scalata sociale compiuta dal protagonista che da povero si ritrova ricco è riscontrabile in altre fiabe di tradizione secolare, come ad esempio Cenerentola. Allo stesso modo è di antico retaggio l'animale "umanizzato" che con la sua astuzia aiuta il protagonista in difficoltà: il fatto che si tratti di un gatto può essere fatto risalire all'epoca in cui il felino era d'ausilio agli uomini contro i topi e altre calamità[2].

Le versioni attualmente più note della fiaba discendono dalla codificazione di Perrault, risalente al XVII secolo: è l'autore francese a introdurre alcuni elementi che oggi rendono la fiaba riconoscibile, quali gli stivali (ulteriore simbolo dell'umanizzazione del Gatto) e l'orco (elemento "magico" mancante nelle versioni precedenti). Nelle codificazioni precedenti sussitono numerose differenze: sia in quella di Straparola che in quella di Basile il Gatto è di sesso femminile e non ha altri attributi antropomorfi se non quello della parola. Da notare come la versione di Basile abbia un finale decisamente più amaro: dopo il matrimonio del padrone con la figlia del re la Gatta si finge morta per mettere alla prova il sentimento del ragazzo nei suoi confronti; quando questi, invece di onorarla, decide di buttare via il suo cadavere, la Gatta smette di fingersi morta e scappa via offesa, nonostante il rimorso del padrone e non prima di aver svelato alla moglie le sue umili origini.

Adattamenti[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Adattamenti teatrali[modifica | modifica wikitesto]

  • Il gatto con gli stivali, 2006, opera in musica di Enrico Miaroma, prima esecuzione Riva del Garda. È stata poi eseguita in numerosi concerti in Italia a Malcesine, Adria (Teatro Comunale) , Corbola, nella Repubblica Cinese di Taiwan e presso la Westminster School of Music di Londra.

E-book[modifica | modifica wikitesto]

  • Perrault Il gatto con gli stivali Editore Mursia collana Beccogiallo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ W. G. Waters, The Mysterious Giovan Francesco Straparola, in Jack Zipes, a c. di, The Great Fairy Tale Tradition: From Straparola and Basile to the Brothers Grimm, p 877, ISBN 0-393-97636-X
  2. ^ https://books.google.it/books?id=EGawYxu_fqsC&pg=PA61&lpg=PA61&dq=analisi+fiaba+il+gatto+con+gli+stivali&source=bl&ots=rD1VE0ogGk&sig=LmhWc6oGNndd04e9z6ZTRoB_png&hl=it&sa=X&ei=YVZgVdnKHYT5yQOot4DAAw&redir_esc=y#v=onepage&q=analisi%20fiaba%20il%20gatto%20con%20gli%20stivali&f=false

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