Giuseppe Virgili (scultore)

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Un ritratto fotografico di Giuseppe Virgili

Giuseppe Virgili (Voghiera, 27 agosto 1894Bologna, 20 luglio 1968) è stato uno scultore e disegnatore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Voghiera nel 1894 da Francesco, artigiano del luogo, e Silvia. Ebbe tre sorelle: Luigia, Irma e Maria.

Dopo aver frequentato l'Istituto d'arte "Dosso Dossi" a Ferrara, dove seguì i corsi di Maldarelli, Legnani e Longanesi, nel 1914 si diplomò in Plastica all'Accademia delle Belle Arti di Bologna, dove frequentò le lezioni assieme a Giorgio Morandi, Severo Pozzati, Gino Marzocchi e Vitale Vitali, al quale dedicò nel 1914 uno dei suoi primi ritratti[1].

La sua attività di ritrattista venne interrotta con la partenza per la Grande Guerra, dalla quale rientrò nel 1919, recandosi per la prima volta a Milano nel 1920 dall'amico scultore Arrigo Minerbi e appena dopo in Toscana per apprendere le tecniche di lavorazione del marmo.

Tornato a Voghiera, lavorò per un breve periodo come impiegato e dal 1928 iniziò ad insegnare all'Istituto d'arte cittadino che lo vide allievo.

Morì il 20 luglio 1968 in una clinica bolognese dopo una breve malattia[2].

Carriera e produzione artistica[modifica | modifica wikitesto]

Dopo le prime opere giovanili, iniziò la produzione di un genere a lui molto caro, il bassorilievo, producendo nel 1920 il grande gesso in altorilievo raffigurante San Sebastiano, a cui seguirono alcune Teste di bimbi e i primi Ritratti funerari della sua carriera, nella Tomba della famiglia Gozzi nella Certosa di Ferrara.

Nelle opere dei primi anni Venti, soprattutto nel pendant costituito dalla Testa di bimba che sorride e dalla Testa di bimba imbronciata, è riscontrabile l'influsso espressionista di Adolfo Wildt[3], che si palesa nelle sue deformazioni, assieme alle linee sinuose del liberty, nelle lastre bronzee del 1924, eseguite per il concorso indetto dal Comune di Vergato per l'esecuzione del Monumento ai Caduti, che Virgili si aggiudicò, assieme all'architetto Tumiati che ne curò la struttura.

Nello stesso anno iniziò anche l'esperienza espositiva, firmandosi con lo pseudonimo di "Virgilio Virgili"[4].

Nel 1926 eseguì altri bassorilievi in bronzo e marmo, tra cui Il Cero e Il sudario di Cristo per due tombe di famiglia nel cimitero del suo paese natale, opere dal leggero accostamento ai Preraffaelliti[4].

Negli anni Trenta ottenne la commissione per l'Allegoria della Musica, una delle tre statue, insieme a Il genio dell'Arte di Ulderico Fabbri e ad Il Canto di Gino Colognesi, da porre sulla fiancata dell'Auditorium cittadino[5], per il quale nel 1942 eseguirà anche il busto del musicista Girolamo Frescobaldi, che dà il nome all'Istituto, ma esposto solo nel 1948 dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e attualmente posto sulla facciata.

Tornato sul bassorilievo eseguendo due versioni di uno dei santi patroni ferraresi, San Giorgio, iniziò la produzione di piccole terracotte patinate con un processo chimico ancora parzialmente sconosciuto.

Tra il 1934 e 1935 eseguì il primo Monumento ai Caduti di Voghiera (poi distrutto per ricavarne il metallo) ed il Putto in bronzo per la fontana della Palazzina Marfisa[6].

Nel 1940, lodato dal critico Ugo Ojetti che ne apprezzava il taglio elegante e robusto, vinse il Concorso per il Bassorilievo alla Biennale di Venezia con Civiltà di Roma[7], opera distrutta dall'autore, come accadde con altre opere ritenute da Virgili non più adeguate al suo stile. Alla seguente Biennale venne segnalato per il Ritratto di donna, eseguito un paio di anni prima.

Alla fine del decennio eseguì bassorilievi per le Colonie d'Africa[8] e Guerrieri, un altorilievo in gesso, opere di recente ritrovamento. Quest'ultimo, unito alla porzione riconducibile al bozzetto Minatori collocabile a fine degli anni Venti, è stato chiamato nel 2012 La battaglia non vinta, ritrovato e ora esposto a Palazzo Costabili, sede del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara[9].

Partecipò alla IV edizione della Quadriennale di Roma (1943)[10], come a quella successiva, ribattezzata Rassegna nazionale delle arti figurative[11].

Continuò inoltre la produzione di busti in bronzo, ritratti e piccole terracotte, ma anche di figure femminili quasi a grandezza naturale come la Bagnante e la Danzatrice che nel 1951 gli fece vincere il Concorso indetto dal Ministero della Pubblica Istruzione per l'Accademia Nazionale di Danza a Roma[12].

Negli anni Cinquanta partecipò alle attività del circolo artistico ferrarese "Al Filò"[13][14], a cui nel 1953 Florestano Vancini dedicò un cortometraggio in cui, oltre a Virgili, comparivano gli scultori Ulderico Fabbri e Annibale Zucchini, i pittori Marcello Tassini, Ervardo Fioravanti, Danilo Farinella, Galileo Cattabriga e l'incisore Nemesio Orsatti.

Nel 1954 partecipò al Concorso per la realizzazione del portale del Duomo di Siena, bando che tuttavia si fermò alla sola presentazione degli elaborati. Nel 1955 eseguì il secondo Monumento ai Caduti di Voghiera ed espose alla Mostra del Bronzetto di Padova, dove il Ratto di Europa e la Caduta di Fetonte vennero acquistati rispettivamente dal Museo di Hagen in Germania e dal Quirinale su segnalazione dal Presidente Giovanni Gronchi[2].

Nel 1959-60 fu di nuovo presente alla VIII Quadriennale di Roma.[15].

Il suo stile virava in quegli anni verso una moderata astrazione, ispirata dall'austriaco Fritz Wotruba, svolta anticipata nel decennio precedente con l'assottigliamento delle forme nella serie delle Danzatrici e dei Balletti e in opere di influenza indiana come il Serparo e Eva col serpente.

L'astrazione proveniente dal cubismo è invece palese in opere come Scissione, Pietà, Duello e Cavallo morente, mentre una semplice stilizzazione è riscontrabile nei bronzi Il potatore, Due muratori che tirano la fune e Calciatori.

Non mancarono in questo decennio le commissioni pubbliche, come lo stemma per il Comune di Ferrara del 1960[16], il grande pannello per la sede cittadina dell'Enel con L'uomo che riceve la luce[17], e due ritratti funerari del 1964 per la pittrice ferrarese Giovanna Baruffaldi, amica e collega, e la figlia Lorenza[18], nella Certosa di Ferrara. L'ultima opera eseguita fu il bassorilievo in terracotta San Giorgio, del 1966, anno in cui partecipò, per l'ultima volta, alla IX Quadriennale[19] e all'esposizione "Omaggio a Dante degli artisti italiani d'oggi", tenutasi alla Galleria d'arte moderna di Ferrara.

Tecniche di produzione[modifica | modifica wikitesto]

La produzione di Virgili, incentrata sulle realizzazioni scultoree, contava anche una certa frequenza di disegni, sia come forma d'arte autonoma, sia come fase preparatoria alle opere plastiche (in terracotta o in bronzo), realizzate dopo una fase intermedia, quella del bozzetto, quasi sempre in terracotta.

Sua grande particolarità era la lavorazione delle statue con una patinatura ottenuta sia per raschiamento che per reazione di agenti chimici.

Nella vasta raccolta di disegni vi sono i progetti per un fregio (mai realizzato) per l'Università di Ferrara, della Tomba M. M., per il collezionista ferrarese Mario Magrini (Ferrara, 1884-1964),realizzata poi nel 1969 dall'amico e collega Ulderico Fabbri e situata nel Cimitero monumentale della Certosa di Ferrara, del Nuovo studio, oltre che di monumenti di soggetti religiosi e di genere. Svariati furono i temi della produzione grafica indipendente: da progetti di monumenti a quelli di figure singole, a temi naturali comprendenti numerosi studi di gatti, a ritratti e Nudi sia maschili che femminili.

Virgili si cimentò anche nell'incisione, rimasta però un esperimento più che un vero e proprio filone di produzione[20].

Principali esposizioni[modifica | modifica wikitesto]

Fra le esposizioni collettive a cui Virgili prese parte in Italia si ricordano principalmente le quattro edizioni della Quadriennale di Roma del 1943, 1948 (per quell'anno ribattezzata "Rassegna nazionale delle arti figurative"), 1959, 1965[21].

All'estero Virgili partecipò alle seguenti manifestazioni:

Fra le retrospettive dedicate a Virgili si ricordano:

  • 1970: "Virgili", Fiera di settembre, Portomaggiore;
  • 1978: "G. Virgili", Ferrara, Palazzo dei Diamanti, nell'allora Sala d'Arte "Benvenuto Tisi";
  • 1980: Galleria Comunale, Copparo;
  • 1980: Galleria Bernagozzi, Portomaggiore;
  • 1984: "Ferrara Ritrovata - 55 Artisti Ferraresi dell'Ottocento e Novecento", Galleria "Il Tarlo", Ferrara;
  • 2006: Palazzina di Marfisa d'Este, esposizione di piccoli bronzi in occasione della messa in posa della copia del Putto nella fontana.

Opere in musei e luoghi pubblici[modifica | modifica wikitesto]

Alle opere di Virgili è dedicata una sala nel Museo civico di Belriguardo all'interno della Delizia di Belriguardo di Voghiera. Sono presenti le seguenti opere[22][23]:

  1. Autoritratto, disegno;
  2. Nudo maschile, disegno;
  3. Bambino, disegno;
  4. Testa di donna, disegno;
  5. Nudo di donna, disegno;
  6. Bimbo che canta, gesso patinato;
  7. Uomo pensoso, gesso;
  8. Cristo benedicente, bassorilievo in gesso;
  9. Pugilatori, bassorilievo in terracotta;
  10. Fecondità "Randoli", terracotta;
  11. Testa di bimba sorridente, terracotta;
  12. Madonna, gesso;
  13. Testa di donna, terracotta;
  14. Contemplazione, terracotta patinata;
  15. Testa di ragazza, terracotta;
  16. Danzatrice, terracotta patinata;
  17. Tramonto, terracotta patinata;
  18. Assunzione, gesso patinato;
  19. Eva con mela, terracotta patinata;
  20. Scissione, terracotta patinata;
  21. Il prigioniero, terracotta;
  22. Ritratto di Giovanna Baruffaldi, bozzetto in gesso;
  23. Offerta alla Patria, gesso;
  24. San Giovannino, bozzetto in terracotta.

Diverse opere di Virgili sono conservate nel Museo d'arte moderna e contemporanea Filippo de Pisis di Ferrara[24], attualmente chiuso per restauri dovuti al sisma del 2012.

Virgili è stato autore di alcune statue situate in luoghi pubblici del ferrarese: oltre alla più nota, il Putto nei giardini della Palazzina Marfisa d'Este[25][26][27] e all'Allegoria della Musica e al Busto di Gerolamo Frescobaldi sulle facciate del conservatorio di Ferrara, si ricordano i monumenti ai caduti a Vergato[28][29] nella provincia bolognese e a Voghiera[30], nella provincia ferrarese.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel 1960 fu insignito della Medaglia d'Oro del Comune di Ferrara per meriti artistici.
  • A Virgili sono state dedicate due vie, di cui una a Boara, frazione di Ferrara e la prima a Voghiera, suo paese d'origine.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lucio Scardino, Vitale Vitali 1893 1961- architettura-grafica-pittura, Liberty House, 1989, pag. 12.
  2. ^ a b Franco Solmi, "Giuseppe Virgili – Palazzo dei Diamanti - Ferrara 1978", Cento (Fe), Siaca Arti Grafiche, 1978.
  3. ^ Lucio Scardino, "Appunti su Giuseppe Virgili, scultore vicoaventino in Sculture di Giuseppe Virgili – Museo di Belriguardo", Ferrara, Liberty House, 1989, pag.10.
  4. ^ a b G. Medri, La rassegna degli scultori, "Il Diamante", anno I, n. 13, 14/11/1928.
  5. ^ a cura di Lucio Scardino, "Arrigo Minerbi e gli scultori della fornace Grandi di Bondeno", Liberty House, 1998, pag. 77.
  6. ^ Dapprima posto nei locali del Mercato Ortofrutticolo ferrarese: M. Zucchini, "L'agricoltura ferrarese nella Mostra del Ventennale Fascista", Rassegna della Mostra delle Attività di Ferrara Fascista nel ventennale della fondazione dei Fasci 1919-1939, 1-28 ott. XVII, Cooperativa Tipografica Azzoguidi, Bologna, pag. 60; opera soggetta a ricollocazione e lavori di restauro.
  7. ^ Lucio Scardino, "Appunti su Giuseppe Virgili, scultore vicoaventino in Sculture di Giuseppe Virgili – Museo di Belriguardo", Ferrara, Liberty House, 1989, pag.14.
  8. ^ Gianni Cerioli, "Ritrovate sculture ferraresi per l' Africa", La Pianura, n. 3, 2004, pag. 42-44.
  9. ^ Chiara Toschi cavaliere, "Dal piccone alla spada: un'opera di Virgili" in "Le due Muse – Scritti d' arte, collezionismo e letteratura in onore di Ranieri Varese", Il lavoro editoriale, 2012, pagg. 441-448.
  10. ^ IV Quadriennale d'Arte Nazionale a Roma.
  11. ^ Rassegna Nazionale di Arti figurative,V Quadriennale.
  12. ^ Lucio Scardino, "Appunti su Giuseppe Virgili, scultore vicoaventino in Sculture di Giuseppe Virgili – Museo di Belriguardo", Ferrara, Liberty House, 1989, pag.15.
  13. ^ Lucio Scardino, "Al «Filò», ovvero otto artisti e un cineasta nella Ferrara del Neorealismo", in "Il cinema in Padania", anno III, 1989, n. 5-6, Rosenberg & Sellier.
  14. ^ Florestano Vancini, Al filò, 1953
  15. ^ IV Quadriennale d'Arte Nazionale.
  16. ^ Stemma posto nella Sala del Consiglio Comunale.
  17. ^ Edificio attualmente chiuso al pubblico
  18. ^ a cura di Lucio Scardino, Per il centenario della pittrice Giovanna Baruffaldi (1913-1992) Con un omaggio allo scultore Laerte Milani (1913-1987), Liberty House, 2013, pag. 7.
  19. ^ IX Quadriennale Nazionale d'Arte di Roma
  20. ^ Lucio Scardino, "Incisori ferraresi del Novecento", Liberty house, 2001, pag. 102
  21. ^ Giuseppe Virgili nell'Archivio-Biblioteca della Quadriennale
  22. ^ Museo civico di Belriguardo
  23. ^ Sito del TCI
  24. ^ Sito ufficiale del Museo
  25. ^ www.patrimoniosos.it
  26. ^ www.ciberjob.org
  27. ^ www.rivista.fondazionecarife.it
  28. ^ Ricerca Itinerari - Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia-Romagna
  29. ^ Monumento di Vergato (BO) / Monumenti, cippi e lapidi / Luoghi della Memoria / Rileggiamo La Grande Guerra Archiviato il 26 aprile 2014 in Internet Archive.
  30. ^ Ricerca Itinerari - Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia-Romagna

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  1. Franco Solmi, Giuseppe Virgili – Palazzo dei Diamanti - Ferrara 1978, Cento, Siaca Arti Grafiche, 1978.
  2. Lucio Scardino, Appunti su Giuseppe Virgili, scultore vicoaventino in Sculture di Giuseppe Virgili – Museo di Belriguardo, Ferrara, Liberty House, 1989.
  3. Arianna Fornasari, Giuseppe Virgili - Prima ipotesi di catalogo completo, Ferrara, Liberty house, 2014.
  4. Sito dedicato a Giuseppe Virgili

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