Giuseppe Torelli (scrittore)

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«Giuseppe Torelli, più noto sotto il nome di Ciro d'Arco, è stato una specie di pianeta che s'aggirò vita natural durante intorno a quell'astro ch'era l'Azeglio. Un po' della fama del maestro, restò allo scolaro, ch'era insieme amico e panegirista.»

(Recensione riportata in L'Esposizione universale di Vienna: pubblicazione dell'Universo Illustrato, Milano, n.9 - 6 luglio 1873, p.126)
Giuseppe Torelli

Deputato del Regno di Sardegna
Legislature VII
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-
Collegio -

Deputato del Regno d'Italia
Legislature VIII, IX
Gruppo
parlamentare
-
Collegio -
Sito istituzionale

Giuseppe Torelli (noto con lo pseudonimo di Ciro D'Arco; Recetto, 13 dicembre 1816[1]Torino, 25 aprile 1866) è stato uno scrittore, giornalista e politico italiano, amico di Massimo d'Azeglio e vicino a Cavour, commentatore politico di primo piano della parte moderata, durante la delicata fase iniziale nel processo d'unificazione italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di un medico originario del biellese e da madre del luogo[senza fonte], orfano nell'infanzia con la sorella Giuseppina[2], venne affidato a un tutore che lo fece educare nel piccolo collegio di Doccio - un convitto in Valsesia alle porte di Varallo, gestito dai fratelli sacerdoti Marco e Gervaso Zanoni[3]; quindi, successivamente, si spostò nei collegi dei padri somaschi di Casale Monferrato (1828)[2] e dei gesuiti a Novara[4].

Si trasferisce quindi a Torino, città dove Torelli incontrò, fra gli altri, Angelo Brofferio - suo amico malgrado l'opposto atteggiamento politico di estrema sinistra, protagonista di accese polemiche e di scontri in teatro -, e dove in seguito nel 1835 si laureò in medicina, pur non esercitando mai la professione.

Di certo, il clima culturale nel capoluogo piemontese, dovette favoriire incontri interessanti, tuttavia senza dimenticare le personalità della società in espansione nella vicina Novara dagli Anni '30 del XIX secolo con cui entrò in contatto. Si ricordano, per esempio, Luigi Camoletti con il suo giornale "Iride"[5], il maestro di cappella nel Duomo, Saverio Mercadante, figura di primo piano nel panorama musicale non soltanto novarese[6], Giuseppe Regaldi (Varallo, 1809 - Bologna, 1883), noto verseggiatore, letterato e organizzatore di accademie di poesia improvvisata; Giacomo Giovanetti; Carlo Negroni.

Nel contempo, Torelli dovette avvicinarsi anche agli ambienti intellettuali di una Milano, già luogo dell'incipiente industria culturale. Infatti, presso Pirotta pubblicò nel 1839, l'Ettore santo, una sorta di riesumazione dei suoi trascorsi nel collegio di Doccio. L'accoglienza favorevole gli aprirà l'ingresso nelle riviste che caratterizzavano la variegata editoria torinese: si occuperà di articoli d'attualità culturale e di colore sia per la "Rivista Europea" degli eredi Stella, apprezzati da Carlo Tenca[7], sia per il suo diretto concorrente "L'Eco: giornale di scienze, lettere, arti, mode e teatri", uno dei periodici dell'editore Paolo Lampato, che per il foglio di spettacoli musicali dei Ricordi.

Nel 1843 pubblicò un romanzo sperimentale: Ruperto d'Isola[8]. Per sua stessa ammissione dovette alla biblioteca Braidense la preparazione culturale. La sua versatilità intellettuale - sapeva occuparsi di letteratura, medicina, musica, costume - fu molto stimata nei salotti milanesi. Intuì le novità dell'epoca in Italia nel periodo che anticipò l'elezione di papa Pio IX. Si avvicinò alla fronda milanese pro governo austriaco, rimase attratto dalle riforme piemontesi che stavano rafforzando l'ascesa di Carlo Alberto di Savoia in senso costituzionale.

Ritornò in Piemonte ai primi dell'emblematico 1848, chiamato da Giacomo Durando[2], per collaborare ad uno dei fogli apparsi con la liberalizzazione, "L'Opinione".

Appresa la notizia delle cinque giornate, da Novara si trasferì a Milano per ottenere la direzione (1848), con Tenca in un primo tempo, della rivista "Il XXII marzo", il giornale del governo provvisorio di Gabrio Casati. Torelli si orientò presto in quella situazione verso le posizioni moderate filopiemontesi, antimazziniane, in contrasto con gli esponenti della sinistra democratica - capofila Carlo Cattaneo e Enrico Cernuschi - che aveva conosciuto in precedenza. Fuggito dalla città in tumulto per il ritorno imminente delle truppe austriache, ne offrirà nei Ricordi politici, non tanto un resoconto storico quanto una brillante rievocazione di fatti e uomini. Trascorse i mesi dell'armistizio tra Novara e il Lago Maggiore: fu il momento della sua linea d'ombra.

Nel gennaio 1849 fu testimone diretto dell'atmosfera rivoluzionaria a Genova dove si trasferì, mentre in primavera emigrò a Parigi, nella città repubblicana del presidente Napoleone Bonaparte. Due viaggi che fortificarono ulteriormente le sue idee moderate, anti-giacobine.

Da collaboratore occasionale divenne, al ritorno nell'estate, articolista di spicco de "Il Risorgimento", il giornale di Cavour. Incominciò così, con lo pseudonimo di Ciro D'Arco, a seguire le vicende della fase politica subalpina, pubblicando articoli di fondo dapprima a sostegno del governo Azeglio, poi dalla parte del Governo Cavour I, narrando spesso notizie di parecchi uomini politici come Tommaso Grossi, Michelangelo Castelli, Giovanni Lanza, Giuseppe Cornero, Francesco Ferrara, il Brofferio, Giuseppe Revere (Trieste, 1812 - Roma, 1889), ecc. La sua posizione di opinionista fu espressamente riconosciuta dallo statista Camillo Benso che definì Torelli e Castelli le colonne del "Risorgimento". Giocò un suo ruolo nel favorire il connubio, avvicinando Domenico Buffa che era uomo di Urbano Rattazzi.

Terminate le pubblicazioni del giornale, gli articoli apparsi nel 1849-'50 furono riuniti in volume, nelle Lettere di Ciro D'Arco, la sua rubrica politica sul giornale cavouriano.

Dal 1851 fu direttore del foglio ufficiale del Regno di Sardegna, la Gazzetta Piemontese, già curato da Guglielmo Stefani.[9]

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

  • Ettore santo: autobiografia di un galantuomo come gli altri, Milano, Tip. Pirrotta, 1839 (on-line)
  • Ruperto d'Isola, soliloqui d'una mosca, Milano, presso Carlo Turati libraio, 1843 (vol. 2)
  • Pensieri sull'Italia di un Anonimo lombardo, Parigi, L.R. Delay, 1848 (on-line)
  • Lettere di Ciro D'Arco, Torino, Ferrero e Franco, 1850
  • Emiliano, in «Cronista», Torino, 1856 (poi a cura di Maria Patrucco Rustico, Torino, Einaudi, 1980)
  • Le elezioni politiche lettera a Massimo D'Azeglio di Ciro D'Arco, Torino, Tip. G. Favale e C., 1860 (on-line)
  • Camillo di Cavour: commemorazione di Ciro D'Arco, Torino, Tip. G. Favale e C., 1861 (on-line)
  • Paesaggi e profili, Firenze, Felice Le Monnier, 1861
  • Paesaggi, storia e leggende in Piemonte, 1861
  • Massimo d'Azeglio: commemorazione di Ciro D'Arco, Firenze, G. Barbèra editore, 1866 (on-line)

Raccolte postume[modifica | modifica wikitesto]

  • Scritti vari di Giuseppe Torelli (Ciro d'Arco), raccolti e ordinati per cura di Cesare Paoli, Milano, Libr. Educazione e d'Istruzione P. Carrara, 1871[10] (on-line)
  • Ricordi politici di Giuseppe Torelli, pubblicati per cura di Cesare Paoli, Milano, Libr. Educazione e d'Istruzione P. Carrara, 1873 (on-line)
  • Massimo d'Azeglio, Lettere di Massimo d'Azeglio a Giuseppe Torelli: con frammenti di questo in continuazione dei Miei ricordi, pubblicate per cura di Cesare Paoli, 3ª ed., Milano, P. Carrara, 1877

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A sollevare il dubbio sull'anno, malgrado tutta la comunità scientifica è stata fin qui unanime e concorde che la data di nascita sia il 13 dicembre 1816, l'uscita di un volumetto in cui si afferma fin dal titolo "Un giornalista liberale tra Cavour e Azeglio: Giuseppe Torelli (1815-1866): contributi per una biografia da documenti inediti e rari", scritto da Bianca Maria Sguazzotti e Giulio Quirico, S.l. [ma Novara], s.n., [ma stampa 2015], che Torelli sia invece nato nel 1815.
  2. ^ a b c Ricordi politici di Giuseppe Torelli, pubblicati per cura di Cesare Paoli, Milano, Libr. Educazione e d'Istruzione P. Carrara, 1873, pp.XII-XIX.
  3. ^ Calendario generale pe' Regii Stati, pubblicato con autorità del governo e con provilegio di S.S.R.M., primo anno, Torino, Dalla Stamperia della vedova Pomba e figli, 1824, p.442.
  4. ^ F. Anghinoni, Giuseppe Torelli, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», 1930, fasc. II-III, pp. 145-188 e fasc. IV, pp. 415-433.
  5. ^ Camoletti aveva fondato a Novara un Gabinetto di lettura, e per molti anni diresse l'"Iride Novarese", giornale officiale della divisione di letteratura, belle arti, scienze, agricoltura, commercio e di utili cognizioni, nato nel maggio del 1837, e nel quale collaborarono il già citato A. Brofferio, G. Regaldi, G. Giovanetti, C. Cantù, lo stesso Torelli al suo esordio nel giornalismo, scrivendo novelle e recensioni, F. A. Bianchini ed altri. Cfr. Giovan Battista Finazzi, Notizie biografiche raccolte ad illustrazione della bibliografia novarese pubblicata nell'anno 1886, Novara, Tip. Novarese Diretta da Rizzotti e Merati, 1890, p.30.
  6. ^ Si veda la recensione di Torelli: Saverio Mercadante, "Strenna Teatrale Europea", Milano, a.III, 1840.
  7. ^ Tenca scriverà sul "Ruperto d'Isola" di Torelli nella nuova serie della "Rivista Europea", anno II, febbraio 1844.
  8. ^ Secondo Scollo, il personaggio Emiliano è lo stesso protagonista del Ruperto d'Isola, un Ettore Santo ormai cresciuto e consapevole, in grado, attraverso lo schema del Bildungsroman, di giungere al dominio di sé. Cfr. Roberto Scollo, Note sulla narrativa di Giuseppe Torelli, in Atti del convegno Piemonte e Letteratura 1789-1870 (17/15 ottobre 1981), II tomo, Assessorato alla Cultura Regione Piemonte, 1981.
  9. ^ Attorno alla doppia direzione si alimentarono polemiche. Così "La cronaca: giornale di scienze, lettere, arti, economia, industria" di Ignazio Cantù, dispensa n. 19, 1856, p.910, commenterà a tal proposito: "Che fa Stefani? scrive per la Gazzetta Piemontese. Che fa Giuseppe Torelli? dirige la medesima Gazzetta come direttore sine cura e col solo incomodo di intascare un ricco emolumento".
  10. ^ Comprende "Storia naturale della buffoneria", "Bizzarrie", "Profili", "Foglietti volanti", "Follie scientifiche e filosofiche", "Cinque giorni di cura".

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nota bio-bibliografica, in Giuseppe Torelli, Emiliano, a cura di Maria Patrucco Rustico, nota introduttiva di Marziano Guglielminetti, Torino, Einaudi, 1980.
  • Bianca Sguazzotti, Giulio Quirico,Un giornalista liberale tra Cavour e Azeglio: Giuseppe Torelli (1815-1866), S.l. [ma Novara], s.n., stampa 2015.

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