Georgios Papandreou

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Georgios Papandreou
Γεώργιος Α. Παπανδρέου.jpg

Primo ministro della Grecia
Durata mandato 19 febbraio 1964 –
15 luglio 1965
Predecessore Ioannis Paraskevopoulos
Successore Georgios Athanasiadis-Novas

Durata mandato 8 novembre 1963 –
30 dicembre 1963
Predecessore Stylianos Mavromichalis
Successore Ioannis Paraskevopoulos

Durata mandato 26 aprile 1944 –
3 gennaio 1945
Predecessore Sofoklīs Venizelos
Successore Nikolaos Plastiras

Dati generali
Partito politico Unione di Centro
Firma Firma di Georgios Papandreou

Georgios Papandreou (in greco Γεώργιος Παπανδρέου; Kalentzi, 13 febbraio 1888Atene, 1º novembre 1968) è stato un politico greco, primo esponente della dinastia politica dei Papandreou. Era il padre dell'ex primo ministro greco Andreas Papandreou (fondatore del Pasok al termine del regime dei colonnelli)[1] e il nonno di un altro primo ministro greco, George Papandreou.

La sua vita politica fu un'altalena di carcere e di cariche governative, un alternarsi di repubblica e monarchia, di unioni e scissioni di partiti, tentando di trovare continuità e coerenza in una situazione di perenne instabilità, finché tutto finì con il regime dei colonnelli.[2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Deputato liberale alla Camera, divenne ministro dell'Interno nel 1923 e dell'Economia nel 1925.[2][3] Fu deportato dal generale Theodoros Pangalos, tornò al governo con Eleutherios Venizelos, divenendo ministro dell'Istruzione dal 1930 al 1932, poi nel 1933 divenne ministro dei Lavori pubblici.[2][3] Nel 1935 uscì dal partito liberale per fondare quello socialdemocratico.[2][3] Nel 1936, durante il regime di Ioannis Metaxas, fu deportato nell'isola di Andros.[2][3]

Liberato 5 anni dopo, partecipò alla Resistenza antifascista, fu arrestato di nuovo dagli Italiani nel 1942 e, alla fine del 1943, riuscì a fuggire in Egitto, dove fu nominato capo del governo greco in esilio; successivamente riordinò e assestò le forze armate greche all'estero.[2][3]

La guerra civile lo costrinse a dimettersi nel gennaio 1945, ma dopo il 1947 partecipò con vari incarichi ai governi di Dimitrios Maximos[3], di Nikolaos Plastiras e, infine, di Sofocle Venizelos, figlio del vecchio leader liberale Eleuterio Venizelos.

Con Venizelos ebbe, alternativamente, urti e alleanze, finché non raggiunse con l'Unione di centro una forza e una vastità di consensi elettorali tali da consentirgli, nel novembre 1963, di tornare al potere e di formare un governo nel mese di febbraio del 1964,[2] con un programma politico di rinnovamento democratico.

Un anno dopo ebbe forti contrasti con il re Costantino II e fu praticamente esonerato da quest'ultimo.[2]

Incominciò allora l'ultima battaglia di Papandreou per tornare al potere, diretta contro la Corte e a favore di un regime di legalità costituzionale.[2] In grandi comizi, chiese al popolo di decidere se in Grecia dovesse comandare la Corte o il Parlamento.

Ma qualcuno aveva già deciso che il comando non doveva toccare né all'una né all'altro: il 21 aprile 1967 il colpo di Stato dei colonnelli costrinse il re all'esilio e riportò Papandreou in carcere.[2]

Il vecchio leader morì un anno dopo, in casa sua, ma sotto la sorveglianza dei suoi carcerieri.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN42641822 · ISNI (EN0000 0000 8223 5241 · LCCN (ENn82050817 · GND (DE119153572 · BNF (FRcb16699273t (data) · NLA (EN35978538 · WorldCat Identities (ENn82-050817