Finanziamenti alla Chiesa cattolica in Italia

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I finanziamenti alla Chiesa cattolica italiana da parte dello Stato italiano comprendono finanziamenti diretti ed altri tipi di oneri economici e finanziari, tra cui:

  • l'otto per mille (quote assegnate e ripartizione di quelle non assegnate)
  • finanziamenti a scuole ed università non statali cattoliche
  • finanziamento e contrattualistica differenziata per gli insegnanti di religione cattolica nella scuola pubblica
  • finanziamenti a mezzi di comunicazione cattolici
  • finanziamenti per infrastrutture di proprietà e ad uso dello Stato Vaticano
  • finanziamenti per l'assistenza religiosa negli ospedali pubblici
  • esenzioni e agevolazioni fiscali

Tali finanziamenti e oneri sono disposti sia da accordi bilaterali intrattenuti da Repubblica Italiana e Stato del Vaticano, quali i Patti Lateranensi e relative revisioni e convenzioni doganali[1], che da leggi nazionali[2] e locali italiane[3].

Educazione e ricerca[modifica | modifica wikitesto]

Scuole pubbliche non statali cattoliche[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Scuola pubblica, Scuola privata e Scuola cattolica.

Le scuole non statali, di cui circa il 63% delle quali è gestita dalla Chiesa cattolica[4][5], ricevono ad oggi denaro pubblico[6][7] sotto forma di:

  • sussidi diretti, per la gestione di scuole dell'infanzia e primarie[8]
  • finanziamenti di progetti finalizzati all'elevazione di qualità ed efficacia delle offerte formative di scuole medie e superiori[6][7]
  • contributi alle famiglie (i "buoni scuola" per le scuole di ogni ordine e grado).[9][10]

I finanziamenti sono delegati dallo Stato alle Regioni con il Decreto Legislativo n.112 del 31/03/2021, art. 138[11], in cui viene delegato l'ambito dei contributi alle scuole non statali.

L'articolo 33 della Costituzione italiana[modifica | modifica wikitesto]

L'articolo 33 della Costituzione della Repubblica Italiana sancisce che "Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato."[12].

Questo articolo ha diverse interpretazioni politiche, tra cui principalmente:[13]

  • lo stato, pur riconoscendo il diritto di istituzione di scuole non statali, non può e non deve accollarsi alcun tipo di onere delle scuole non statali
  • lo stato deve sostenere la libertà di scelta dell'istituzione scolastica da parte delle famiglie, finanziando le scuole non statali allo stesso modo di quelle pubbliche

Tuttavia sin dal 1992 diverse leggi nazionali e regionali, decreti e circolari ministeriali (tra cui DM 261/98, DM 279/99, legge 62/2000, DM 27/2005) sanciscono finanziamenti diretti e indiretti alle scuole non statali.

È stato inoltre evidenziato che il costo medio della formazione di uno studente di una suola paritaria, comparato con quello di una scuola pubblica, è minore. Questa differenza di spesa media, a condizione di supporre nulli i costi fissi, comporterebbe un risparmio di 6 miliardi di euro annui allo stato italiano.[14]

Sussidi diretti[modifica | modifica wikitesto]

Il DM 261/98 ed il DM 279/99 (Ministro della Pubblica istruzione Luigi Berlinguer, Democratici di Sinistra), consolidati nel testo unico «Concessione di contributi alle scuole secondarie legalmente riconosciute e pareggiate»[15], sono le basi normative che consentono la regolare concessione di finanziamenti alle scuole non statali.

Il governo D'Alema bis con la legge 62/2000[16] ha sancito l'entrata a pieno titolo nel sistema di istruzione nazionale delle scuole non statali, che pertanto devono essere trattate alla pari anche sul piano economico. La legge prevede anche:

  • l'applicazione anche alle scuole paritarie del trattamento fiscale riservato agli enti senza fini di lucro, se rispondenti ai requisiti dell'art. 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 (art.8)
  • l'istituzione di fatto dei buoni scuola statali (stanziamento di 300 miliardi di lire a decorrere dal 2001) (art. 12)
  • l'aumento di 60 miliardi di lire dello stanziamento per i contributi per il mantenimento di scuole elementari parificate (art. 13)
  • l'aumento di 280 miliardi di lire dello stanziamento per le spese di partecipazione alla realizzazione del sistema prescolastico integrato (art.13)
  • lo stanziamento di un fondo di 7 miliardi di lire per le scuole che accolgono disabili (art. 14), dato che per le scuole italiane l'accoglimento dei disabili è obbligatorio[17]

Conseguentemente all'approvazione della legge 62/2000, il governo Berlusconi IV, per tramite del Ministro Letizia Moratti, ha modificato i DM 261/98 ed il DM 279/99 con il DM 27/2005[18], apportando le seguenti modifiche:

  • l'espressione "concessione di contributi" viene sostituita con quella di "partecipazione alle spese delle scuole secondarie paritarie"
  • è abbassata la soglia di alunni per classe (da 10 a 8) per l'accesso ai contributi (art.1)
  • vengono innalzati i livelli massimi dei contributi (12.000 euro per una scuola media, 18.000 per una scuola superiore) ed istituiti i contributi per gli accordi di rete, con contributi fino a 100'000 euro per massimo 4 scuole (art.1)
  • sono più che raddoppiati i finanziamenti per i progetti formativi (da circa 6 milioni di euro ad oltre 13 milioni).[senza fonte][19]

Nel 2005 l'ammontare dei contributi alle scuole non statali è stato di circa 527 milioni di euro (si veda la circolare ministeriale 38/2005[20]).

Nel 2006 a fronte dei 980 milioni di euro di tagli apportati dalla legge finanziaria[21], i finanziamenti diretti alla scuola non statale sono stati incrementati del 2%[21]. Infatti, dalla comparazione delle somme stanziate dalla precedente c.m. 38/2005 con quelle della c.m. 31/2006[22] si evidenzia il passaggio dalla somma complessiva revisionale di circa 527,5 milioni a quella di circa 532,3 milioni di euro con un aumento di circa 4,8 milioni di euro[22], assegnati ai capitoli delle unità previsionali di base “scuole non statali” degli Uffici scolastici regionali, mentre sono rimaste invariate le somme relative ai capitoli 1291 e 1474 delle unità previsionali di base “scuole non statali” dell'Amministrazione centrale.

Buoni scuola[modifica | modifica wikitesto]

I buoni scuola vengono istituiti nel 2000 dal Governo D'Alema II con la legge 62/2000 (art.i 9-12) sulla parità scolastica con un piano straordinario di finanziamento[23] che prevede una spesa di 250 miliardi di lire (circa 130 mila euro) per l'anno 2000 e di 300 miliardi di lire (circa 160 mila euro) annue a decorrere dall'anno 2001, attuato poi dal governo Berlusconi II con la legge 289/2002 (art. 2, com. 7)[24] che prevede un tetto di 30 milioni di euro per il triennio 2003-2005.[25][26]

La Legge finanziaria 2004 del governo Berlusconi II (Ministro Moratti), aumenta il tetto per il 2005 a 50 milioni di euro con accesso indiscriminato ai buoni per tutte le famiglie, senza cioè limite di reddito alcuno. La legge sulla parità, inoltre, non prevede alcuna incompatibilità dei buoni statali con eventuali buoni regionali (previsti poi da Veneto, Emilia-Romagna, Friuli, Lombardia, Liguria, Toscana, Sicilia, Piemonte), per cui di fatto buoni statali e regionali risultano cumulabili.

Rimborso sostegno disabili[modifica | modifica wikitesto]

Le scuole paritarie ricevono inoltre un sostegno per l'accoglimento dei disabili, non previsto per le scuole statali, nonché il rimborso delle spese relative all'insegnamento di sostegno.[27]

Insegnanti di religione[modifica | modifica wikitesto]

La Legge 186/2003, varata dal governo Berlusconi con l'appoggio di La Margherita e Udeur, definisce lo stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica di ogni ordine e grado.[28]

L'idoneità all'insegnamento della religione cattolica è data dall'Ordinario Diocesano (art.3, comma 4), un funzionario territoriale della Chiesa Cattolica. In precedenza, considerata la sola normativa che prevede che lo Stato organizzi obbligatoriamente l'ora di religione ma che gli studenti vi possano aderire facoltativamente, lo Stato assumeva gli insegnanti di religione solo con contratti annuali; invece, a seguito della promulgazione della Legge 186, gli insegnanti di religione cattolica vengono assunti dallo Stato a tempo indeterminato (art.3, comma 8), con stato giuridico e trattamento economico equivalenti a tutti gli altri insegnanti. In precedenza il trattamento economico era solo equiparato a quello degli insegnanti di ruolo, ma mancavano tutti gli altri diritti spettanti ai lavoratori dipendenti pubblici.

Inoltre, per tutti i 15.000 insegnanti di religione cattolica diventati dipendenti pubblici a partire dal 2003, l'eventuale revoca dell'abilitazione da parte dell'Ordinario Diocesano comporta per lo Stato l'obbligo di provvedere al loro impiego alternativo, come accade per tutti gli altri dipendenti pubblici non ritenuti idonei allo svolgimento delle loro funzioni.[29]

Università cattoliche[modifica | modifica wikitesto]

La legge 293/2003[30] conferisce riconoscimento legislativo all'Istituto di studi politici San Pio V finanziandolo per 1,5 milioni di euro annui. L'istituto, con sede in Roma, è promotore della creazione della Libera università degli studi San Pio V, sempre in Roma.

Diverse leggi finanziare hanno stanziato cifre significative per le università di proprietà e indirizzo cattolico:

  • Legge 350/2003[31]: finanziamento di 20 milioni di euro per il 2004 e 30 milioni per il 2005 da destinare all'Università Campus Bio-Medico, istituita e promossa dall'Opus Dei, per la parziale realizzazione di un policlinico universitario, per il potenziamento della ricerca biomedica in Italia (art.4, comma 167).

Nel 2004 il governo, tramite il Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario, istituisce diverse ulteriori università non statali, legalmente riconosciute, tra cui l'Università Europea di Roma, fondata dall'istituto religioso dei Legionari di Cristo.

Nel 2017 le assegnazioni totali da parte del Miur previste dalla legge n. 243/1991[34] sono ammontate a 68.605.000 euro, di cui 41.827.905 agli otto atenei cattolici[35][36].

Assistenza religiosa negli ospedali pubblici[modifica | modifica wikitesto]

Cappella religiosa dell'ospedale Pietro Palagi di Firenze

L’accordo di Villa Madama, stabilisce all'art. 11 che la “… Repubblica italiana assicura che … la degenza in ospedali, case di cura o di assistenza pubbliche… non possono dar luogo ad alcun impedimento nell'esercizio della libertà religiosa o nell'adempimento delle pratiche di culto dei cattolici” e che la “… assistenza spirituale ai medesimi è assicurata da ecclesiastici nominati dalle autorità italiane competenti su designazione dell’autorità ecclesiastica e secondo lo stato giuridico, l’organico e le modalità stabiliti d’intesa fra tali autorità”.[37]

L'assistenza religiosa è prevista anche a livello sanitario nazionale dall'art. 38 della legge n. 833/1978[38], riguardante l'Istituzione del servizio sanitario nazionale, secondo cui "... è assicurata l'assistenza religiosa nel rispetto della volontà e della libertà di coscienza del cittadino. A tale fine l'unità sanitaria locale provvede per l'ordinamento del servizio di assistenza religiosa ...".

Dal 2000 al 2005 numerose regioni italiane, governate da vari schieramenti politici[39], firmano con i presidenti delle Conferenze Episcopali regionali schemi di intesa per l'assistenza religiosa negli ospedali pubblici. In particolare, quello tra la Regione Lombardia[37], firmato da Roberto Formigoni, Presidente della Regione, e il Cardinal Dionigi Tettamanzi, del 21 marzo 2005 prevede che in tutte le strutture sanitarie pubbliche e non statali sia previsto almeno un assistente religioso, due in strutture con più di 300 posti letto, uno ogni 350 in strutture con più di 700 posti letto (art.6)[37]. Gli assistenti religiosi devono essere assunti dalla struttura ospedaliera ospitante a cui carico è anche la messa a disposizione di: spazi per le funzioni di culto e per l'attività religiosa (chiesa o cappella e sagrestia), un alloggio arredato e in loco per gli assistenti religiosi, uffici, arredi, suppellettili, attrezzature, nonché tutte le spese necessarie al loro mantenimento, illuminazione e riscaldamento (artt. 1, 2, 4, 10)[37]. Gli assistenti sanitari sono sono assunti a tempo indeterminato con inquadramento previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del comparto sanità in fascia D, tipica degli infermieri[40], ovvero con stipendio netto di circa 1900 € lordi mensili[41].

Radio e televisione[modifica | modifica wikitesto]

Con la Legge finanziaria del 2005 viene stanziato 1 milione di euro per il potenziamento e l'aggiornamento tecnologico nel settore della radiofonia.[42] I soggetti che possono usufruire del contributo sono quelli indicati al comma 190 della Finanziaria del 2004[43], cioè: le "emittenti radiofoniche nazionali a carattere comunitario"[44]. Le uniche due emittenti che rispondono al requisito sono Radio Padania Libera, la radio della Lega Nord, e Radio Maria, radio cattolica.[45][46][47]

Otto per mille[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Otto per mille.

La regolamentazione fiscale italiana prevede la possibilità per i cittadini di finanziare, con lo 0,8% dell'imposta sui redditi delle persone fisiche totale raccolta dallo Stato, le confessioni religiose riconosciute dallo Stato, che con questo hanno stipulato un'intesa (forme di finanziamento minori sono riservate ai soggetti non religiosi, come il cinque per mille e il due per mille). In alternativa, la preferenza di assegnazione dell'otto per mille può essere diretta allo Stato stesso o non espressa. La ripartizione della quota dell'otto per mille non direttamente assegnata (per mancata indicazione di preferenza da parte dei contribuenti) avviene proporzionalmente all'ammontare di quanto assegnato invece con esplicita espressione della preferenza.[48]

Inoltre, a partire dal 2005 con il governo Berlusconi (DPC pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 26/1/2005[49]), sono stati stanziati una parte cospicua dei fondi che i cittadini hanno assegnato allo Stato a favore del finanziamento di opere di restauro di beni ed edifici religiosi di valore storico ed artistico, spesso di proprietà della Chiesa Cattolica (nel 2005 per un totale di circa 10 milioni di euro, il 10% dei 100 milioni complessivi di quota assegnata allo Stato).

Alcune voci di spesa del 2005:[49]

Simili voci di spesa sono state confermate anche negli anni successivi.[50]

Agevolazioni fiscali[modifica | modifica wikitesto]

Imposta comunale sugli immobili[modifica | modifica wikitesto]

La normativa del 1992[modifica | modifica wikitesto]

Il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504[51], varato ai tempi del Governo Amato I, costituisce tuttora la normativa di riferimento in tema di ICI.

Esso, all'art. 7, elenca le esenzioni dall'imposta. In particolare, la lettera i) stabilisce che:

«Sono esenti dall'imposta:
i) gli immobili utilizzati dai soggetti di cui all'articolo 87, comma 1, lettera c), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di cui all'articolo 16, lettera a), della legge 20 maggio 1985, n. 222.»

(Decreto legislativo 30 dicembre 1992, num. 504)

Il testo quindi rimanda, in parte, ad altri due testi legislativi:

  • i «soggetti beneficiari dell'esenzione» sono quelli indicati all'art. 87 del TUIR, e cioè: «gli enti pubblici e privati diversi dalle società, residenti nel territorio dello Stato, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attività commerciali». Questa è la definizione legislativa degli enti cosiddetti no-profit;
  • fra le destinazioni che devono esser date agli immobili perché siano esenti, vi è quella costituita dall'art. 16 a) della legge 222/1985: in questa legge si stabilisce che «si considerano attività di religione o di culto quelle dirette all'esercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, a scopi missionari, alla catechesi, all'educazione cristiana».

Quindi, il quadro delle leggi vigenti dispone che siano esenti dall'ICI gli immobili che appartengano ad enti no-profit, come ad esempio:

  • associazioni
  • sindacati
  • fondazioni
  • confessioni religiose

a patto che gli immobili stessi siano destinati esclusivamente allo svolgimento di attività: assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative, sportive, religiose e di culto.

L'elenco non comprende dunque le attività a fini di lucro. Inoltre, lo stesso decreto determina l'esenzione non solo in capo alla Chiesa cattolica, ma anche alle organizzazioni no-profit e alle altre confessioni religiose con cui lo Stato ha stretto un'intesa, che sono:

La Cassazione stabilisce, con due sentenze[senza fonte], che per quello che riguarda il diritto all'esenzione ICI «tanto gli enti ecclesiastici che quelli con fini di istruzione o di beneficenza sono esentati dall'imposta, limitatamente agli immobili direttamente utilizzati per lo svolgimento delle loro attività istituzionali [...] non lo sono, invece, per gli immobili destinati ad altro»[52], specificando che «un ente ecclesiastico può svolgere liberamente - nel rispetto delle leggi dello Stato - anche un'attività di carattere commerciale, ma non per questo si modifica la natura dell'attività stessa, e, soprattutto, le norme applicabili al suo svolgimento rimangono - anche agli effetti tributari - quelle previste per le attività commerciali».

Le modifiche del 2005-2006[modifica | modifica wikitesto]

La norma del 1992, come interpretata dalle due pronunce della Cassazione, viene poi modificata con il decreto-legge 17 agosto 2005, n. 163, predisposto dal Governo Berlusconi III. Seconda la nuova norma (art. 6), sono inclusi nell'esezione dall'ICI «anche gli immobili utilizzati per le attività di assistenza e beneficenza, istruzione, educazione e cultura pur svolte in forma commerciale se connesse a finalità di religione o di culto».

Il DL 163/2005 non fu convertito in legge[53] e pertanto la sua norma non entrò mai in vigore.

Un successivo decreto-legge del medesimo governo, il n. 203 del 30 settembre 2005 ("decreto fiscale collegato alla legge finanziaria 2006"), ha disposto che l'esenzione disposta dalla legge del 1992 «si intende applicabile alle attività indicate a prescindere dalla natura eventualmente commerciale delle stesse».

Nel 2006, con il Governo Prodi II viene modificata nuovamente la legislazione, riformando il DL 203/2005, come promesso da alcune delle forze politiche che lo sostengono durante la precedente campagna elettorale, le quali chiedevano la rimozione dell'esenzione dagli edifici sede di attività principalmente commerciali.

La legge 4 agosto 2006 n. 248 (di conversione del DL 223/2006) dispone che: «L'esenzione si intende applicabile alle attività indicate che non abbiano esclusivamente natura commerciale». Questa formulazione fu frutto di un emendamento votato da esponenti di entrambi gli schieramenti, permette di mantenere l'esenzione per le sedi di attività che abbiano fini "non esclusivamente commerciali".[54] Con la modifica della legislazione la commissione per la concorrenza dell'Unione europea interrompe le indagini che stava compiendo sull'esenzione, per riaprirle però l'anno seguente[54] .

Quadro attualmente vigente[modifica | modifica wikitesto]

Il quadro normativo vigente risulta quindi lo stesso del 1992, spiegato in precedenza, con l'aggiunta della clausola interpretativa del 2006.

Oratori[modifica | modifica wikitesto]

La "legge sugli oratori" (L. 203/2003) è presentata alla Camera dei deputati nel 2001 da Luca Volontè, Rocco Buttiglione ed altri parlamentari dell'Udc; passa il 19 giugno 2003, e grazie all'intervento del Presidente del Senato Marcello Pera, che ne consente l'esame in Commissione Affari Costituzionali del Senato in sede deliberante, ovvero senza passaggio in aula, è approvata nell'agosto dello stesso anno.[55]

La legge, definita da uno dei promotori, il senatore Maurizio Eufemi, come "punto qualificante del programma dell'Udc" riceve un consenso da parte di tutte le forze politiche parlamentari, ad esclusione di Comunisti italiani e Rifondazione Comunista.

Costruita sul modello di alcune leggi regionali di giunte di centro-destra (Lazio, Lombardia, Abruzzo, Piemonte e Calabria), sancisce il riconoscimento e l'incentivazione da parte dello Stato della funzione educativa e sociale svolta nelle comunità locali grazie alle attività di oratorio o similari, dalle parrocchie e dagli enti ecclesiastici delle chiese (non solo quella Cattolica) con le quali lo Stato ha stipulato intese. Tale riconoscimento rende possibile la concessione in comodato d'uso alle chiese dei beni mobili ed immobili di proprietà dello Stato, delle regioni e degli enti locali.

Finanziamenti alle infrastrutture dello Stato Vaticano[modifica | modifica wikitesto]

L'art. 6 del Trattato dei Patti lateranensi rende la fornitura idrica al Vaticano completamente gratuita, a spese dello Stato italiano.[56]

Inoltre è presente un'agevolazione fiscale sulla fornitura di gas naturale al territorio del Vaticano e agli immobili concordati che li esenta da imposte di consumo (tra cui accise e addizionali regionali) in quanto nella convenzione doganale italo-vaticana[1] del 30 giugno 1930 tali forniture sono considerate come cessioni all’esportazione.[57]

Le spese e i mancati introiti dello Stato italiano di questo capitolo sono stati stimati pari a circa 5 milioni di euro annui.[58]

Altri fondi[modifica | modifica wikitesto]

Nel febbraio del 2004, il Presidente della regione Veneto, Giancarlo Galan (Forza Italia), storna 50 milioni di euro dal fondo speciale per il disinquinamento delle acque di Venezia versandoli nelle casse della curia patriarcale e comunità ebraica (fondi per il Palazzo Patriarcale, per la Basilica della Salute, per il Seminario Patriarcale alla Salute e altri immobili della comunità ebraica).[59] La proposta era già stata avanzata dal segretario regionale all'ambiente Galan ed approvata all'unanimità nella riunione a Palazzo Chigi del Comitato per la gestione dei fondi per la salvaguardia di Venezia e della laguna, presieduto dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.[60][61]

Critiche sulla laicità dei finanziamenti[modifica | modifica wikitesto]

I diversi finanziamenti hanno ripetutamente prodotto polemiche per la possibile incoerenza con i principio di laicità previsto dalla Costituzione della Repubblica Italiana[62], soprattutto per quanto riguarda i finanziamenti non previsti dai Patti Lateranensi. Le critiche sono state mosse da diversi partiti politici,[63][64][65][66][67][68] da associazioni[69], giornali[70][71] e giornalisti come Curzio Maltese[72], nonché personaggi del mondo della cultura come Piergiorgio Odifreddi[73].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Convenzione Doganale Italo-Vaticana del 20 giugno 1930 (PDF), su pul.it.
  2. ^ webmaster_j5ic693b, Leggi statali a favore della Chiesa, su I costi della Chiesa. URL consultato il 5 ottobre 2021.
  3. ^ webmaster_j5ic693b, Leggi locali a favore della Chiesa, su I costi della Chiesa. URL consultato il 5 ottobre 2021.
  4. ^ Andrea Carlino, Scuole paritarie, quante sono e quanto ci costano. Il punto, su tecnicadellascuola.it, 26/07/2015.
  5. ^ Gigliola Alfaro, Scuole paritarie: in Italia sono 12.547, di queste 7.955 sono cattoliche. “Un patrimonio da non disperdere”, in SIR Agenzia di informazione, 19/05/2020.
  6. ^ a b Abelardo Massoni, Finanziamenti Scuole Paritarie 2021: le novità del nuovo emendamento, requisiti e importi, in Finanziamenti Migliori, 2/2/2019.
  7. ^ a b Scuola, più contributi o maxi-detrazione per salvare le paritarie, su Il Sole 24 ORE. URL consultato il 1º agosto 2021.
  8. ^ Giunta Comunale Comune di Crispiano, DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA COMUNALE N. 66 DEL 25/05/2020 - Convenzione disciplinante i rapporti tra il Comune e la Scuola dell`Infanzia Paritaria `Sacra Famiglia` di Crispiano – Determinazione contributo anno 2020. (PDF), in Comune di Crispiano, 25/05/2020.
  9. ^ Normativa GENNAIO 2008, su archivio.pubblica.istruzione.it. URL consultato il 1º agosto 2021.
  10. ^ Finanziamenti alle scuole paritarie, su www.flcgil.it. URL consultato il 1º agosto 2021.
  11. ^ DECRETO LEGISLATIVO 31 marzo 1998, n. 112 Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59., in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n.92, 21/04/1998. Ospitato su Normattiva.
  12. ^ La Costituzione - Art. 33, su senato.it.
  13. ^ https://www.ilsussidiario.net/autori/antonio-magliulo, SCUOLA/ Augias contro le paritarie, la risposta dei costituenti, su IlSussidiario.net, 22 maggio 2020. URL consultato il 1º agosto 2021.
  14. ^ Scuole paritarie: pochi costi, molti benefici Lo Stato così risparmia 5,6 miliardi, su AGeSC, 28 luglio 2015. URL consultato il 1º agosto 2021.
  15. ^ Testo coordinato - Decreto Ministeriale 8 giugno 1998, n. 261 - Decreto Ministeriale 19 novembre 1999, n. 279 Oggetto: Applicazione dell'art.12 della legge 7 agosto 1990, n.241 nelle materie di competenza della Direzione Generale per l'istruzione media non statale. Concessione di contributi alle scuole secondarie legalmente riconosciute e pareggiate. Modifica del D.M. 10 luglio 1991, n. 196, su archivio.pubblica.istruzione.it.
  16. ^ Legge 10 Marzo 2000, n. 62 - " Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all'istruzione", su camera.it, vol. 67/2000, Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 21/03/2000.
  17. ^ Iscrizione alunni con disabilità, su superabile.it.
    «Tutti gli alunni con disabilità hanno diritto a frequentare le classi comuni delle scuole di ogni ordine e grado (art. 12 comma 2 della Legge 104 del 1992). La scuola non può rifiutare l'iscrizione e se lo fa commette un illecito penale e può essere condannata per discriminazione, ai sensi della Legge 1 marzo 2006 n. 67.».
  18. ^ Decreto n. 27 del 11 febbraio 2005 - Concessione di contributi alle scuole secondarie paritarie di I e II grado., su archivio.pubblica.istruzione.it, 11 febbraio 2005.
  19. ^ XVII Legislatura -, su www.camera.it. URL consultato il 1º agosto 2021.
  20. ^ Circolare Ministeriale 27 settembre 2005, n. 75 - Prot. n. 5503/A7 - Contributi alle scuole non statali - saldo finanziamenti E.F.2005 - Capitoli 1291 e 1474, su edscuola.it.
  21. ^ a b Repubblica.it » Scuola & Giovani » Finanziaria, tagli per oltre un miliardo Cgil: "Continue regalie alle private", su www.repubblica.it. URL consultato il 1º agosto 2021.
  22. ^ a b Circolare Ministeriale 29 marzo 2006, n. 31 - Prot. n. 2532/A7 - Contributi alle scuole non statali. E.F. 2006, su edscuola.it.
  23. ^ LEGGE 10 marzo 2000, n. 62 - Normattiva, su www.normattiva.it. URL consultato il 18 ottobre 2021.
    «lo Stato adotta un piano straordinario di finanziamento alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano da utilizzare a sostegno della spesa sostenuta e documentata dalle famiglie per l'istruzione mediante l'assegnazione di borse di studio di pari importo eventualmente differenziate per ordine e grado di istruzione.».
  24. ^ Legge 289/2002, su www.camera.it. URL consultato il 18 ottobre 2021.
  25. ^ SERVIZIO STUDI, su leg15.camera.it. URL consultato il 18 ottobre 2021.
  26. ^ SERVIZIO STUDI, su leg15.camera.it. URL consultato il 18 ottobre 2021.
  27. ^ Scheda n. 454 Il MIUR deve pagare il sostegno anche per le scuole paritarie (Ord. Trib. Roma 21122/13) (PDF), su cnos-scuola.it.
  28. ^ L 186/2003, su www.camera.it. URL consultato il 1º novembre 2021.
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  30. ^ LEGGE 23 ottobre 2003, n. 293 - Norme sull'Istituto di studi politici «S. Pio V» di Roma, su www.normattiva.it. URL consultato il 2 novembre 2021.
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    «216. Allo scopo di promuovere il potenziamento della strumentazione tecnologica e l’aggiornamento della tecnologia impiegata nel settore della radiofonia, a decorrere dall’anno 2005 la quota prevista a valere sui contributi di cui al comma 190 dell’articolo 4 della legge 24 dicembre 2003, n. 350, ferma restando la misura del 10 per cento stabilita al medesimo comma, non può comunque essere inferiore a 1 milione di euro annui. Ai fini di cui al presente comma è autorizzata la spesa di 1 milione di euro annui a decorrere dall’anno 2005. ...».
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    «L'Italia provvederà, a mezzo degli accordi occorrenti con gli enti interessati, che alla Città del Vaticano sia assicurata un'adeguata dotazione di acque in proprietà. [...] A tutto quanto sopra si provvederà a spese dello Stato italiano...».
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    «Le forniture di gas naturale nel territorio dello Stato della Citta' del Vaticano, comprese le aree in cui hanno sede le istituzioni e gli uffici richiamati nella convenzione doganale italo-vaticana del 30 giugno 1930 sono considerate cessioni all’esportazione.».
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    «Il totale dei finanziamenti concessi alla Procuratoria di San Marco è di 17 milioni di euro. [...] [Venezia] Il totale dei finanziamenti concessi alla Diocesi è pari a 52 milioni di euro [...] [Chioggia] Il totale dei finanziamenti concessi alla Diocesi è pari a 10 milioni di euro.».
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Riferimenti normativi[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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