Edward Said

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Edward Said e Daniel Barenboim a Siviglia nel 2002

Edward Wadie Sa'id traslitterato anche Said, in arabo: إدوارد وديع سعيد‎, Īdwārd Wadīʿ Saʿīd, (Gerusalemme, 1º novembre 1935New York, 25 settembre 2003) è stato uno scrittore e docente statunitense, di padre americano di origini palestinesi e di madre palestinese, entrambi cristiani protestanti; ed egli stesso palestinese di nascita, vissuto tra la Palestina mandataria e l'Egitto fino ai 12 anni di età.

Fu anglista, docente di inglese e letteratura comparata alla Columbia University, teorico letterario, critico e polemista, particolarmente noto per la sua critica del concetto di Orientalismo. Fu, tra gli altri, influenzato dalle letture di Antonio Gramsci, Frantz Fanon, Aimé Césaire, Michel Foucault e Theodor Adorno.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Edward Said con la sorella Rosemarie in Palestina nel 1940

Edward Wadie Said nacque a Gerusalemme (allora parte del Mandato britannico della Palestina) il 1º novembre 1935. Suo padre, Wadie Said, fu un cittadino statunitense protestante di origini palestinesi, un uomo d'affari che aveva servito sotto il generale John Pershing durante la Prima guerra mondiale e che si spostò poi al Cairo nel decennio che precedette la nascita di Edward. Sua madre era nativa di Nazaret, anch'essa di fede protestante e di origine cristiana palestinese. La storica e scrittrice Rosemarie Said Zahlan era sua sorella.

Said visse tra il Cairo e Gerusalemme fino all'età di 12 anni e, nel 1947, frequentò la Anglican St. George's Academy di Gerusalemme. Verso la fine degli Anni quaranta Said studiò presso la sede egiziana del Victoria College di Alessandria d'Egitto fino alla sua espulsione nel 1951.
Successivamente frequentò la Northfield Mount Hermon School del Massachusetts, eccellendo negli studi ma soffrendo un periodo di alienazione sociale e culturale che influenzerà molto la sua produzione futura. Said entra a far parte della Columbia University nel 1963, dove lavora e insegna fino al 2003.

Concetto di Orientalismo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Orientalismo (saggio).

Said è particolarmente conosciuto per la sua critica al concetto di "Orientalismo", introdotta nell’omonimo saggio Orientalism (1978), definito dallo studioso come strumento attraverso il quale l’Occidente esercita la sua influenza e il suo controllo sull’Oriente, producendo rappresentazioni culturali lontane dalla realtà effettiva. In Orientalism, Said suggerisce una nuova metodologia di studio del colonialismo: un modo di pensare il cosiddetto Oriente da parte degli studiosi occidentali costituito da un insieme di concezioni false e stereotipate. Concezioni dovute a una visione del mondo di tipo eurocentrico, che ha come naturali conseguenze la creazione di opposizioni radicali fra ciò che è europeo e ciò che non lo è, al fine di creare un concetto di alterità e di ossessiva diversità nei confronti di tutto ciò che non è "occidentale".

Questo tipo di visione è stato reso possibile da una rappresentazione distorta, non sempre intenzionale ma comunque fattuale, dell'Oriente (vicino, medio ed estremo). Un simile tipo di rappresentazione di realtà fittizia appare lampante in diversi scrittori, politici e personaggi della cultura occidentale che si sono succeduti nel corso dei secoli; iniziando da Dante per passare a Shakespeare, Byron, Napoleone, Henry Kissinger e così via. Tale rappresentazione non è quindi circoscrivibile a un solo paese, ma appartiene ad un'intera cultura.

La tesi proposta nel saggio di Said sostiene dunque l’esistenza di un "sottile e persistente pregiudizio eurocentrico nei confronti dei popoli arabo-islamici e delle loro culture che trova la sua origine nella lunga e sedimentata tradizione occidentale di rappresentare l’oriente attraverso immagini fittizie e romanzate dell’Asia e, in maggior misura, del Medio Oriente.

Tra le varie rappresentazioni diffuse nell’immaginario occidentale troviamo quella che vede i popoli d’Oriente dipinti come irrazionali, violenti, selvaggi, moralmente corrotti e intellettualmente inferiori rispetto alle loro controparti occidentali. La relazione tra Occidente e l’Altro si viene a creare in modo contrastivo, manifestandosi in binomi come razionale/irrazionale, virile/effeminato, giustizia/crudeltà, bene/male, in modo tale da generare una percezione di disuguaglianza legata alle caratteristiche culturale innate dei popoli orientali.
Durante il colonialismo del XIX e XX secolo l’ideologia razzista intesa come teoria pseudoscientifica sosteneva la suddivisione della specie umana in razze distinte, alcune di esse caratterizzate da una superiorità congenita rispetto ad altre. In questo modo svolgeva la funzione di giustificazione ideologica alla schiavitù e alla discriminazione di razze considerate inferiori a quella occidentale.

Said spiega che questo processo si è realizzato mediante una conoscenza superficiale di ciò che è in effetti l'Oriente. In tal senso riporta l'esempio dello studioso Edward William Lane il quale passò dai due ai tre anni in Egitto al termine dei quali scrisse un libro intitolato Manners and Customs of the Modern Egyptians (Usi e costumi dei moderni Egiziani), pubblicato nel 1836 dalla Society for the Diffusion of Useful Knowledge, che conobbe una rapida diffusione per la dovizia d'informazioni fornite al lettore in tutto il mondo occidentale, divenendo ben presto una sorta di prisma tramite il quale veniva recepita la cultura tradizionale egiziana.

Secondo Said sono quattro gli elementi che hanno reso possibile uno sviluppo così omogeneo dello studio dell'Oriente in Europa: espansione, confronto storico, simpatia e classificazione. Da questi quattro elementi dipendono le strutture del moderno Orientalismo.

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Non mancarono reazioni anche vibranti di studiosi che replicarono come le argomentazioni di Said fossero eccessivamente generalizzate, non distinguendo minimamente fra gli orientalisti, ben diversi tra loro quanto a provenienza geografica, a formazione politica e a cultura religiosa. Senza considerare che molti di loro percepirono le argomentazioni mosse da Said come un attacco diretto alla loro integrità intellettuale e alla validità degli studi Orientalisti.

Fra i principali critici si possono citare William Montgomery Watt, Bernard Lewis e Francesco Gabrieli, Albert Hourani, Nikki Keddie e Kanan Makiya.
Tra quanti hanno avversato le tesi di Said è possibile ricordare anche il britannico Robert Graham Irwin e Ibn Warraq, pseudonimo di un intellettuale pachistano, apostata, autore di Defending the West. A Critique of Edward Said's Orientalism (2007). Irving, ad esempio, scrive:

«Goldziher sostenne la rivolta di Orabi contro il controllo straniero dell'Egitto. L'iranista di Cambridge Edward Granville Browne divenne l'unica persona a lavorare per la libertà persiana durante la rivoluzione costituzionale dell'Iran ai primi del XX secolo. Il principe Leone Caetani, un islamista italiano, si oppose all'occupazione della Libia da parte del suo Paese, cosa per la quale fu denunciato [all'opinione pubblica] come “Turco [rosso]”. E Louis Massignon può essere considerato come il primo francese a sposare la causa palestinese.»

Ancora, la storica Nikki Keddie sostiene che il lavoro di Said ha causato nel campo accademico degli studi orientalistici:

« […] Alcune sfortunate conseguenze… Penso che ci sia stata una tendenza ad adottare il termine Orientalismo nel campo degli studi sul Medio Oriente come un’ingiuria generalizzata, riferendosi in modo particolare a coloro che si prendono le parti sbagliate nella disputa arabo-israeliana, o a coloro che vengono giudicati troppo conservativi. […] Orientalismo è dunque un termine che spinge alcuni a respingere il lavoro di alcuni studiosi. Penso che sia un peccato. Questo potrebbe non essere ciò che Edward Said intendesse nel modo più assoluto, ma il termine è diventato suo malgrado una sorta di slogan. » — Approaches to the History of the Middle East (1994), pp. 144–45.

Anche l’orientalista anglo-americano Bernard Lewis esprime il suo dissenso nel confronti del pensiero di Said, rispondendo alle critiche rivolte contro di lui in Orientalism, accusando l’autore della politicizzazione degli studi scientifici sul Medio Oriente.

Lo studio di Said sulla questione palestinese è inoltre considerato fondamentale per l'approfondimento del problema dei rapporti tra palestinesi ed ebrei da un punto di vista storico e culturale.

Controversie riguardanti la vita di Edward Said[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1999, Justus Reid Weiner, ricercatore del Jerusalem Center for Public Affairs, pubblicò un articolo in Commentary, sostenendo che la famiglia di Said non era vissuta a Talbiya durante gli ultimi mesi del Mandato britannico e che quindi i Said non potevano essere considerati come rifugiati. Secondo Weiner, solo la zia di Said era proprietaria di una casa a Talbiya e la famiglia di Said si recava a Gerusalemme solo occasionalmente. La tesi però fu decisamente ridimensionata dallo stesso Said.

Edward Said e Joseph Conrad[modifica | modifica wikitesto]

Profondo studioso delle opere di Conrad, Edward Said scrisse nel 1966 il suo primo libro: Joseph Conrad e la finzione autobiografica, opera che costituiva un'espansione della tesi di dottorato che aveva presentato per conseguire il titolo di dottore di ricerca. In questa monografia, un classico in tutto il mondo, Said guida il lettore attraverso l'epistolario di Conrad, la sua vita, fatta di una lingua che non gli appartiene e le sue discrasie, in un percorso strutturato in cui ci aiuta ad acquisire consapevolezza su un uomo che ci ha lasciato otto volumi di lettere in cui analizza, racconta, rielabora, costruisce e distrugge il suo passato, la sua storia di uomo e scrittore, di migrante e di straniero. [1]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Orientalism, New York, Pantheon Books, 1978 (ISBN 0-394-42814-5); New York, Vintage, 1979 (ISBN 0-394-74067-X).
    • Orientalismo (traduzione italiana), Torino, Bollati Boringhieri, 1991 (e successive ristampe).
  • The Question of Palestine, New York, Vintage Books Editions, 1992 (ISBN 88-7990-038-2).
    • La questione palestinese (traduzione italiana), Roma, Gamberetti Editrice, 1995.
  • Culture and imperialism, New York, Alfred A. Knopf, Inc., 1993 (ISBN 06-7975-054-1).
    • Cultura e imperialismo. Letteratura e consenso nel progetto coloniale dell'Occidente (traduzione italiana), Roma, Gamberetti Editrice, 1998 (ISBN 88-7990-016-1).
  • Dire la verità. Intellettuali e potere, [ed. or.1994], Feltrinelli, 1995.
  • On Late Style: Music and Literature Against the Grain, New York, Vintage, 2006.
  • Umanesimo e Critica Democratica (traduzione italiana), Milano, Il Saggiatore, 2007
    • Sullo stile tardo (traduzione italiana), Milano, Il Saggiatore, 2009.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Premio Principe delle Asturie per la concordia (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Premio Principe delle Asturie per la concordia (Spagna)
— 2002

Note[modifica | modifica wikitesto]

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